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Conus marmoreusModifica

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Conus marmoreus
Esposizione di C. marmoreus al museo di Phuket
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Mollusca
Subphylum Conchifera
Classe Gastropoda
Sottoclasse Caenogastropoda
Ordine Neogastropoda
Superfamiglia Conoidea
Famiglia Conidae
Genere Conus
Specie C. marmoreus
Nomenclatura binomiale
Conus marmoreus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Conus crosseanus Bernardi, 1861
Conus maculatus Perry, 1811
Conus pseudomarmoreus Crosse, 1875
Conus suffusus G. B. Sowerby II, 1870
Cucullus proarchithalassus Röding, 1798

Conus marmoreus Linnaeus, 1758 è una specie di molluschi gasteropodi della sottoclasse Caenogastropoda.[1] È la specie tipo del genere Conus.[2]

DescrizioneModifica

Conus marmoreus ha una conchiglia medio-grande di forma conica con guglia depressa. L'esemplare adulto può raggiungere una lunghezza massima di 150 mm con un valore tipico di 100 mm. L'apertura è piuttosto stretta, con margini quasi paralleli. Periostraco da giallastro a marrone aranciato, sottile, traslucido, liscio.[3]

La conchiglia presenta un caratteristico motivo ornamentale costituito da una retinatura che forma delle grandi macchie pseudo-triangolari o romboidali arrotondate. Le macchie sono bianche o rosa pallido mentre la retinatura puo variare dal marrone scuro al nero, al giallo, o anche arancio rossiccio. I colori e le dimensioni sono influenzati dalla collocazione geografica delle specie. Ad esempio le specie della Nuova Caledonia risultano solitamente di colore giallo o marrone rossiccio e di dimensioni più piccole rispetto a quelle di altre aree.[3] Più raramente la conchiglia si presenta di colore bianco senza retinatura. Questa specie era in passato considerata una specie separata chiamata Conus suffusus Sowerby iii, 1870, ma attualmente questo nome è considerato un sinonimo di C. marmoreus.[4]

Il corpo è striato. Dorso del piede da bianco a marrone chiaro, screziato di marrone, con una linea o fascia marginale nera che termina con una macchia latero-anteriore. I margini laterali del piede possono essere macchiati di marrone; bordo anteriore del piede occasionalmente giallo-arancio. Pianta del piede da bianca a crema, venata di varie sfumature di marrone, con linee longitudinali marrone più scuro. Lato ventrale del rostro crema, con linee trasversali marrone chiaro. Tentacoli dal bianco al marrone chiaro; punta bianca, marrone o nera. Sifone bianco, a volte con bordi da giallo a marrone chiaro.[3]

 
Conus marmoreus che si alimenta di una Monetaria caputserpentis

Radula toxoglossa costituita da un singolo dente radulari costituito da punta chitinosa, cava, simile a una freccia, formata nella guaina radulare. Questa punta viene alimentata con un veleno nella cavità buccale e quindi rilasciata, tramite un muscolo altamente estensibile simile ad una proboscide che nelle specie più grandi può raggiungere la maggior parte se non tutte le parti del guscio. Una volta rilasciata la radula rimane attaccata al Conus e quando la preda è paralizzata, il gasteropode ritrae la radula e avvolge la preda attraverso l'apertura radolare. La tossina prodotta dal C. marmoreus è mortale per i molluschi ma non per gli um ani, anche le le punture possono essere molto dolorose.[5]

L'habitat di questa specie sono le barriere coralline, zone intercotidali e sublitorali fino a una profondità di circa 10 m.[6]

C. marmoreus si nutre di vari gasteropodi tra cui altri conidi che uccide tramite la sua tossina letale per i molluschi, difficilmente colpisce i piccoli mammiferi. Il diametro dell'uovo di 390-400 µm suggerisce un periodo pelagico minimo di 7-8 giorni.[3]

Il C. marmoreus è diffuso nell Indo-Pacifico, dall'Africa orientale alla Polinesia orientale; a nord fino al Giappone meridionale e alle Hawaii e a sud fino al Queensland e alla Nuova Caledonia.[6]


NoteModifica

  1. ^ (EN) Conus marmoreus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  2. ^ (EN) Conus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  3. ^ a b c d Rockel, Korn & KohnOp. citata
  4. ^ (EN) Conus suffusus, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 4 febbraio 2021.
  5. ^ James Hayes, Cone Shells, the Northern Hospital, 2007.
  6. ^ a b J.M. PoutiersOp. citata, pag. 627

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Categoria:Conidae

Prova di avvisoModifica

La sistematica degli esseri viventi è una scienza in cui la ricerca è continua e di conseguenza la tassonomia delle specie è in evoluzione. In uno stesso tempo possono coesistere diverse classificazioni sistematiche, o queste posso susseguirsi. Il taxon quì indicato è diventato obsoleto a causa di nuove ricerche e non fa attualmente parte della sistematica di gruppo adottata da Wikipedia in lingua italiana.

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Avviso

La sistematica degli esseri viventi è una scienza in cui la ricerca è continua e di conseguenza la tassonomia delle specie è in evoluzione. In uno stesso tempo possono coesistere diverse classificazioni sistematiche, o queste posso susseguirsi. Il taxon quì indicato è diventato obsoleto a causa di nuove ricerche e non fa attualmente parte della sistematica di gruppo adottata da Wikipedia in lingua italiana.

Specie di EatoninaModifica

Il genere Eatonina conta 40 specie riconosciute:[1]

  • Specie Eatonina albachiarae Perugia, 2011
  • Specie Eatonina ardeae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina atomaria (Powell, 1933)
  • Specie Eatonina capricornea (Hedley, 1907)
  • Specie Eatonina caribaea (Faber, 2005)
  • Specie Eatonina colorata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina condita Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina cossurae (Calcara, 1841)
  • Specie Eatonina crassicarinata (Powell, 1937)
  • Specie Eatonina dilecta (W. H. Turton, 1932)
  • Specie Eatonina fulgida (J. Adams, 1797)
  • Specie Eatonina fulvicolumella Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina fusca (d'Orbigny, 1840)
  • Specie Eatonina fuscoelongata Rolán & Hernández, 2006
  • Specie Eatonina halia (Bartsch, 1915)
  • Specie Eatonina hedleyi Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina heliciformis Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina hutchingsae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina kitanagato H. Fukuda, Nakamura & Yamashita, 1998
  • Specie Eatonina lactea Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina laurensi Moolenbeek & Faber, 1991
  • Specie Eatonina lirata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina lunata (Laseron, 1956)
  • Specie Eatonina maculosa Ponder, 1965
  • Specie Eatonina maickeli Rolán & Fernández-Garcés, 2015
  • Specie Eatonina martae Rolán & Templado, 1993
  • Specie Eatonina matildae Rubio & Rodriguez Babio, 1996
  • Specie Eatonina micans (Webster, 1905)
  • Specie Eatonina ochroleuca (Brusina, 1869)
  • Specie Eatonina ordofasciarum Rolán & Hernández, 2006
  • Specie Eatonina pulicaria (P. Fischer, 1873)
  • Specie Eatonina pumila (Monterosato, 1884)
  • Specie Eatonina pusilla (Thiele, 1912)
  • Specie Eatonina rubicunda Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina rubrilabiata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina sanguinolenta Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina shirleyae Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina striata Ponder & Yoo, 1981
  • Specie Eatonina subflavescens (Iredale, 1915)
  • Specie Eatonina vermeuleni Moolenbeek, 1986

RadulaModifica

MorfologiaModifica

Il nastro radulare si forma nel sacco radulare, posto nella parte più interna della massa buccale. Questo nastro poggia su di un cuscinetto muscolare, detto odontoforo, responsabile della protrusione e retrazione dell'organo. Sul nastro sono situati i denti, disposti in file parallele e trasversali rispetto al nastro. I denti possono avere varie forme: in alcune specie sono stretti ed appuntiti come aghi, mentre in altre sono larghi con delle cuspidi. La cuspide centrale, di solito più grande delle altre, viene chiamata mesocono, mentre le cuspidi poste verso la parte intermedia del dente prendono il nome di endoconi e quelle poste verso il margine esterno ectoconi. Normalmente ogni fila di denti ripete precisamente il numero e la forma dei denti della fila precedente e di quella successiva. Il dente centrale di ogni fila, se presente, viene chiamato dente rachidiano. Di norma la forma e posizione dei denti di una fila è simmetrica rispetto al dente rachidiano, ovvero alla posizipone centrale. Le dimensioni dei denti solitamente diminuiscono dal centro della fila verso l'esterno. Il gruppo di denti posti vicino al dente rachidiano vengono detti denti laterali, mentree quelli posti all'estremita esterna sono chiamati denti marginali.

Tipi di radulaModifica

 
Alcuni tipi di radula

In base al numero, la disposizione e la forma dei denti si distinguoo sei principali tipi di radula:[2]

  • Ripidoglossa: caratterizzata da un dente radulare grande e privo di cuspidi. I denti lareali sono solitamente 5 fiancheggiato da numerosi denti marginali lunghi e stretti a forma di falce e talvolta posti a ventaglio. E' tipica dei Neritimorpha e Vetigastropoda.
  • Docoglossa o stereoglossa : il dente radulare è assente, o se presente poco sviluppato. I denti latelali sono da 1–3 (con quello esterno dominante) e da pochi (3 al massimo) denti marginali uncinati. E' caratteristico dei Patellogastropoda (non a caso chiamati anche Docoglossa).
  • Tenioglossa: sette denti per fila. Il dente rachidiano e ai lati due marginali e un laterale per lato. É comune in gran parte dei Caenogastropoda.
  • Ptenoglossa: costituita da file di denti marginali senza il dente rachidiano. I denti sono lunghi appuntiti e falciformi. È presente negli Epitonioidea.
  • Rachiglossa o Stenoglossa: è un tipo molto semplice in cui per ogni fila di denti c'è il dente centrale ed eventualmente due denti laterali, uno per parte. Il dente rachidiano è multicuspidato ed i laterali, ove presenti, sono solitamente larghi e forniti provvisti di molte cuspidi. È tipico dei Neogastropoda, che infatti sono anche detti Stenoglossi.
  • Toxoglossa: la radula è costituita da uno o una coppia di denti marginali. Questi denti sono scanalati e molto lunghi e appuntiti, con canali da cui possono essere espulse delle neurotossine. è tipica di alcuni predatori come ad eesmpio i Conoidea (detti anche Toxoglossa).

NoteModifica

  1. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore WoRMS
  2. ^ Riccardo Giannuzzi-Savelli, La radula dei gasteropodi e le loro abitudini alimentari, in Notiziario S.I.M., vol. 5, n. 11-12, Società Italiana di Malacologia, 1987, pp. 183-202.

VermetidaeModifica

Etimologia xModifica

Il nome della specie Buccinum undatum deriva il suo epiteto specifico undatum dalla parola latina undatus, participio perfetto del verbo undo (ondeggiare), che significa "increspato, ondulato", riferito alla forma prodotta dalle coste sulla superficie del guscio del mollusco.[1]

Descrizione xModifica

L'apertura è ovale e molto larga con la massima ampiezza verso la base, circondata da un peristoma che giace nel piano prosoclino. Il labbro esterno sorge appena sotto la periferia dell'ultima spirale, un po' obliquamente. Il suo corso iniziale è piuttosto rettilineo, successivamente il labbro si incurva più strettamente alla base dell'apertura dove la sua direzione giace più o meno ad angolo retto rispetto all'asse del guscio. Negli animali più anziani il suo bordo è un po' ispessito e sporgente, sottile in quelli giovani. Il canale sifonale è aperto e spesso corto, non si estende fino alla parte più basale del labbro esterno, che è attorcigliato di fronte e da cui è separato da una piccola tacca. La columella è corta e curva, il labbro estroflesso e applicato al fasciole sifonale.[2]

Le dimensioni sono variabili e raggiungono fino a 110 mm di altezza e 68 mm. di larghezza. L'ultima spirale è circa il 70% dell'altezza totale del guscio e l'apertura è circa il 50% dell'altezza del guscio. [2]

La testa non ha muso, ma forma un ripiano trasversale da cui spuntano i tentacoli ciascuno dei quali ha un occhio circa a metà strada dalla base. La parte di tentacolo sotto l'occhio è più spessa di quella distale ad esso. La bocca si trova sotto il ripiano. Il lembo del mantello è piuttosto spesso e liscio, formando a sinistra un sifone che si estende per un notevole tratto dal canale. I maschi hanno un pene molto grande dietro il tentacolo destro. Il piede è grande, a forma di scudo, con un'ampia estremità anteriore a doppio taglio che è leggermente convessa e un po 'angolata lateralmente; si rastrema posteriormente ad un punto arrotondato e reca un opercolo ovale con un nucleo quasi centrale e una scanalatura lungo il suo raggio posteriore.[2]

La radula è di tipo rachiglossa con una dente rachidiano mediano e due denti laterali. Ci sono ha 6 cuspidi sui denti rachidiani e 4 cuspidi sui denti laterali.[3] Solitamente, i denti radulari sono molto regolari e caratteristici nei gasteropodi, e sono comunemente usati ai fini della classificazione. I denti di Buccinum undatum, tuttavia, fanno un'eccezione a questa regola, poiché il numero di denticoli sia sui denti centrali che su quelli laterali varia notevolmente, fornendo un ottimo esempio di variazione meristica.[4]

I buccini sono carnivori e si cibano di carogne. È stato dimostrato in studi di Claus Nielsen (1975) e di John D. Taylor (1978) che B. undatum si nutre principalmente di policheti, in particolare Lanice, integrati da una varietà di bivalvi, principalmente Cardiidae e crostacei.[2]

I sessi sono separati e i maschi si distinguono facilmente in quanto sono provvisti di un organo genitale piuttosto lungo che, in stato di riposo, si trova sotto il bordo destro del mantello. Inoltre i gusci dei maschi sono generalmente più piccoli e meno gonfi di quelli delle femmine.

Il principale periodo di deposizione delle uova va da novembre a febbraio, o addirittura ad aprile, anche sepuò essere diverso a seconda delle aree. Le femmine si ritirano in aree di substrato duro per depositare le loro uova che vengono poste in capsule che di solito vengono prodotte in gran numero. Poiché devono essere attaccati a un substrato solido, molti buccini possono condividere un unico sito di attacco, e l'insieme risultante di capsule può essere molto grande. Sono state trovate masse di uova fino a 50 cm di lunghezza e 25 em di altezza che potevano contenere alcune migliaia di capsule. Alcuni studiosi hanno valutato gruppi di fino a 15.000 uova.[2] [5]

Sebbene potenzialmente tutte le uova possano svilupparsi, la maggior parte di esse costituiscono il cibo utilizzato da i primi embrioni che si sviluppano e solo 3-10 giovani di una capsula si schiudono dopo 3-9 mesi. Alla schiusa il guscio è lungo 1,0-1,4 mm e ha un diametro di 2,0 mm. Presenta una spirale embrionale liscia, piuttosto arrotolata e un'area larvale, delimitata da creste a spirale, che si sviluppa in un breve canale. [6]

È stato suggerito da alcuni studiosi che gli animali possano vivere per 10 anni, anche se questa stima non è condivisa universalmente in quanto basata sugli anelli opercolari che non sono necessariamente annuali.[6]

Vivono in habitat sublitorale a profondità da sotto la linea di bassa marea fino a 100 m. e sono scarsamente adattate alle condizioni intercotidali. Predilige fondali di sabbia, fango sabbioso o fondali pietrosi e vivono con temperature del mare moderate o fredde.[2] [5]

Sono ampiamente distribuiti nelle acque fredde dell'Atlantico settentrionale. Sul lato orientale dal nord del Golfo di Biscaglia al nord della Norvegia e in Islanda; sul lato occidentale tra il Labrador e il New Jersey. Si trova in tutto il Canale della Manica, nel Mare del Nord, nel Kattegat e nel Baltico fino al Mecklenburger Bucht. Nel Mediterraneo, è limitato alle acque più fredde e profonde.[2]

Secondo alcuni studi condotti sulla fauna abissale ed antartica i Buccini hanno avuto origine nel tardo Mesozoico.[7]

Pesca e uso alimentareModifica

Per secoli il buccino comune è stato utilizzato per il consumo alimentare in Europa, ed in particolare nelle isole Britanniche, lungo la costa francese e della Manica, in Belgio e nei Paesi Bassi. Nell'Inghilterra meridionale e nel Canada orientale il buccino comune è stato pescato a fini commerciali dagli anni '40. I buccini sono stati sfruttati inoltre da decenni come esche per la pesca nelle Isole Fær Øer e in Islanda. In Islanda dal 1966 sono stati effettuati esperimenti per la pesca commerciale di buccini in varie località e nella baia di Breiðafjörður.[8]

Nel Mare del Nord i buccini sono stati tradizionalmente pescati per il cibo, sia con nasse innescate lungo la costa dell'Anglia orientale e Lincolnshire, sia con speciali reti da traino dentro e intorno al mare di Wadden tedesco e olandese e nelle acque olandesi sudoccidentali. Nel Mare del Nord centrale, i buccini vengono raccolti principalmente come catture accessorie. Nel Golfo del Maine, dove i buccini erano tradizionalmente raccolti come catture accessorie accidentali della pesca dell'aragosta, è stata attivata una nuova attività di pesca commerciale che utilizza trappole per buccini appositamente progettate.[5]

L'Annuario delle statistiche della pesca della FAO riporta una crescita di produzione annuale da circa 15.852 t. nel 1995 a 17.988 t. nel 1999 nell'area nell'Atlantico nord-orientale (Belgio, Channel Is., Danimarca, Isole Faroe, Francia, Islanda, Irlanda, Isola di Man, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito).[5]

Galleria d'immaginiModifica

ConusModifica

AltroModifica

  1. ^ Errore nelle note: Errore nell'uso del marcatore <ref>: non è stato indicato alcun testo per il marcatore F486
  2. ^ a b c d e f g Fretter & GrahamOp. citata, pag. 487
  3. ^ M. G. Harasewych et al.Op. citata, pag. 38.
  4. ^ W.J. DakinOp. citata, pag. 49-50
  5. ^ a b c d Buccinum undatum (Linneo, 1758), Food and Agriculture Organization of the United Nations. URL consultato il 26 febbraio 2021.
  6. ^ a b Fretter & GrahamOp. citata, pag. 488
  7. ^ M. G. Harasewych et al.Op. citata, pag. 34.
  8. ^ Hildur Magnúsdóttir, The common whelk (Buccinum undatum L.): Life history traits and population structure, Faculty of Life and Environmental Sciences School of Engineering and Natural Sciences - University of Iceland, Reykjavik, 2010, p. 10.