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Valentino Valentini
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Deputato della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 28 aprile 2006
Legislature XV, XVI, XVII, XVIII
Gruppo
parlamentare
Forza Italia - Il Popolo della Libertà
Circoscrizione Veneto 2
Lombardia 1 (XVIII)
Incarichi parlamentari
Segretario della III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) (XV)

Componente della XIV Commissione permanente (Politiche dell'Unione Europea) Componente della III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari) (XVII)

Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Forza Italia (dal 2013)
Precedenti:
FI (2006-2009)
PdL (2009-2013)
Titolo di studio Laurea in lingue
Professione Dirigente politico

Valentino Valentini (Bologna, 28 giugno 1962) è un politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Dopo una laurea in Interpretazione e un master in Business a Publitalia, nel 1985 Valentini venne assunto come interprete di conferenza al Parlamento europeo, grazie al fatto di parlare correntemente numerose lingue straniere fra cui inglese, russo, tedesco, francese, spagnolo e olandese.

Più tardi venne presentato dall'eurodeputato Antonio Tajani[1] al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, eletto deputato al Parlamento Europeo, che lo assunse come proprio assistente.

Nel 2001, in seguito alla vittoria elettorale della Casa delle Libertà e alla formazione del II governo Berlusconi, Valentini fu nominato capo dell'ufficio del Presidente del Consiglio, consigliere speciale per le relazioni estere e tutor delle imprese italiane all'estero (specialmente in Russia).

In tale veste iniziò a seguire Berlusconi in tutti i suoi viaggi all'estero, preparandone i discorsi e facendogli da interprete personale[1]. Durante questo periodo cominciò anche ad essere inviato a Mosca da Berlusconi per seguire le trattative tra Eni e Gazprom, al di fuori dei canali diplomatici formali, in contatto con Antonio Fallico, di ZAO Banca Intesa, consulente di Gazprom[1][2].

Nel 2005 fu insignito da Vladimir Putin dell'Ordine di Lomonosov[2]. Amico della Russia quindi, Valentini riuscì a guadagnarsi il rispetto anche degli USA: il Presidente George W. Bush dopo un vertice fece fermare addirittura la limousine solo per salutarlo.

Successivamente è stato candidato ed eletto deputato alle elezioni del 2006, per Forza Italia, e rieletto nel 2008, nelle liste del Popolo della Libertà. La sua attività legislativa è però quasi inesistente: dal 2006 non ha presentato nessun progetto di legge come primo firmatario, mozione, o ordine del giorno.[3][4]

Come risulta da un documento reso pubblico da Wikileaks, il 26 gennaio 2009 Ronald Spogli, ambasciatore statunitense a Roma, lo definiva "l'uomo chiave di Berlusconi in Russia, che viaggia senza staff né segreteria diverse volte al mese. Non è chiaro cosa vada a fare a Mosca, ma ci sono pesanti indiscrezioni sul fatto che presidi gli interessi di Berlusconi in Russia".[2] Valentini nel 2015 nel libro di Alan Friedman su Berlusconi replicherà che «quel memo è completamente assurdo».

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce a Forza Italia.[5][6]

Il 24 gennaio 2014 il presidente Berlusconi lo nomina Responsabile per i rapporti internazionali della nuova Forza Italia.[7]

Con la riorganizzazione del partito voluta dal consiglio di famiglia di Berlusconi (i figli, Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini) dopo il suo intervento al cuore del 2016, Valentini torna a lavorare al fianco del Cavaliere in coppia con Sestino Giacomoni.[8]

Alle elezioni politiche italiane del 2018 è rieletto nel plurinominale Lombardia 1.

ControversieModifica

Il 30 giugno 2015 la Procura di Milano notifica l'avviso di fine indagini a 34 indagati tra cui Valentini, accusato di falsa testimonianza nell'inchiesta Ruby Ter riguardante le cene di Arcore.[9] Il 24 luglio seguente la procura di Milano chiede per lui e altre 12 persone l'archiviazione [10] che viene accolta il 6 novembre dello stesso anno dal gip per mancanza di prove certe.[11]

NoteModifica

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