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Vanchiglia

quartiere storico di Torino
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Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
Vanchiglia
Chiesa di Santa Giulia-Torino.JPG
La chiesa parrocchiale di Santa Giulia, a Vanchiglia
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
ProvinciaTorino Torino
CittàTurin coat of arms.svg Torino
CircoscrizioneCircoscrizione 7
QuartiereVanchiglia
Altri quartieriVanchiglietta
Codice postale10124
Superficie3,734 km²
Abitanti32 300 ab.
Densità8 650,24 ab./km²
Nome abitantivanchigliesi

Coordinate: 45°04′47.39″N 7°42′24.41″E / 45.07983°N 7.70678°E45.07983; 7.70678

Borgo Vanchiglia (Borgh Vanchija in piemontese) è uno dei quartieri storici di Torino, situato tra il confine nord-est del centro storico cittadino e la confluenza dei fiumi Po e Dora Riparia, appartenente alla Circoscrizione 7.

Generalmente (e amministrativamente) si associa al quartiere Borgo Vanchiglia anche la zona detta Vanchiglietta (Vanchijëtta), ovvero la lingua di terra in prossimità della confluenza tra il fiume Po e il fiume Dora Riparia, zona di urbanizzazione più recente, che si estende a nord-est lungo il principale corso Belgio, partendo dall'asse di corso Regina Margherita fino al punto di congiungimento dei due fiumi.
All'interno vi sono sia il grande Parco Colletta che il Parco Crescenzio, quindi l'area dell'ex-Stazione Merci, più l'area del Campus Luigi Einaudi (ex Italgas)[1].

Tutta la zona Vanchiglia-Vanchiglietta è quindi delimitata:

Superficie e popolazioneModifica

Tutto il quartiere, comprendente Borgo Vanchiglia e Vanchiglietta, ha una superficie di 3,734 km² e, in base ai dati demografici del 2006, conta circa 32.300 abitanti (14.200 Vanchiglia, 18.100 Vanchiglietta), di cui circa 2.900 stranieri. I dati del 1981 riportavano però 42.300 abitanti, questo calo impressionante dei residenti non deve però trarre in inganno: la trasformazione del quartiere da popolare a quartiere di prestigio ha certamente aumentato i vani non destinati all'abitazione, ma è soprattutto la vicinanza dell'università ad aver aumentato enormemente il numero delle case affittate a studenti fuori sede. Questi, pur abitando la maggior parte del proprio tempo in zona, non risultano nei dati anagrafici relativi alla popolazione residente.

Origine del nomeModifica

Di tradizione antica, il toponimo Vanchiglia risale quantomeno al Medioevo quando la zona era conosciuta con nomi quali Wanchillia, Val Quilia, Vinquilla o Vinchilla.[2] L'etimologia del nome tuttavia è incerta per gli studiosi, considerando il lungo evolvere del toponimo e il proliferare di varianti, e molteplici sono le ipotesi sul suo significato.

Secondo alcune fonti[3] si tratta di un derivato del sostantivo vench, termine piemontese che allude al "vinco", varietà di salice che cresce tipicamente lungo i corsi d'acqua e negli ambienti umidi: il suffisso -iglia, in tal senso, pare assumere valore collettivo[4] e indicherebbe una località caratterizzata da una moltitudine di vinchi. A conferma di questa ipotesi, documenti del XVII secolo riportano il nome nella forma Vinchilia (o Vinchillia), riconducibile in maniera ancor più manifesta al termine vinco - vanchiglia potrebbe nascere da una corruzione vernacolare del letterale vinchiglia. Ipotesi affini, tuttavia, associano il toponimo al termine giunco (nel senso di "valle dei giunchi o dei canneti")[2] o, ancora, a una corruzione dialettale di fanghiglia,[3] alludendo ad ogni modo alle caratteristiche morfologiche e geomorfologiche del territorio nel periodo precedente al suo insediamento.

Di altra natura, invece, è la teoria secondo cui Vanchiglia nasca dall'agglutinazione di val aquilia (variante medievale del latino vallis aculia), dal significato di "valle appuntita", in riferimento alla forma dell'area posta alla confluenza dei fiumi Po e Dora: un'ipotesi, quest'ultima, che ricalca altri toponimi extra moenia della Torino antica, per quanto anch'essi di dubbia origine (es. il rione di Valdocco nella sua presunta etimologia latina).

Da non escludere, infine, una possibile etimologia germanica alla base del toponimo, tenendo presente soprattutto la variante antica Wanchillia (riportata in un documento del 997)[5] che pare tradire un'origine non latina nell'utilizzo della w; anche qui torna utile Valdocco come termine di paragone, toponimo che secondo alcuni nasconderebbe un'origine germanica (dalla radice wald, ovvero "bosco" o, più letteralmente, "gualdo").[6][7]

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Torino.
 
La Mole vista da corso San Maurizio

La tradizione vuole che nei pressi di Vanchiglia vi fosse il centro di Taurinia o Taurasia, l'insediamento originario dei Taurini che abitavano queste terre prima dell'arrivo dei Romani:

«A Torino i rapporti tra Liguri e Celti ebbero un centro fecondo di vita nuova. Quivi il contatto fra i due popoli doveva essere più facile, dove la Dora si getta nel Po: quivi minima è la larghezza della pianura, ché i contrafforti alpini e le alture moreniche scendono a meno di 15 chilometri dal fiume e dalle opposte colline del Monferrato; così i Liguri di Torino accolsero la civiltà gallica e si adattarono a quel tenore di vita e la nuova civiltà ligure-gallica fiorì in attesa che la civiltà di Roma a sua volta si imponesse e tutti assimilasse.»

(Francesco Cognasso, Storia di Torino, Giunti Editore, 2002, p. 12)

Durante l'alto Medioevo, questa zona si trovava al di fuori delle cinta murarie della cittadella, a pochi passi dalle porte romane decumana e Fibellona[8] (l'attuale Piazza Castello); l'urbe terminava immediatamente al di là dei Giardini Reali, voluti da Emanuele Filiberto I di Savoia nel XV secolo, attraverso un bastione militare il cui nome, d'origine incerta ma intuibile, fu chiamato la contrada del cannon d'oro (la zona di Via Montebello), dalla quale inizia il vero e proprio centro storico della città. Il Borgo fu quindi delimitato a sud-ovest dal Corso San Maurizio, un viale fatto alberare da Vittorio Emanuele I nel 1818 in onore del santo del III secolo, protettore di Casa Savoia.
Vanchiglia si dovette quindi sviluppare maggiormente verso la confluenza del Po e della Dora tra il XVIII e il XIX secolo, costituito soprattutto da casette fatiscenti erette su terreni e viottoli paludosi, in cui l'acqua del fiume filtrava senza posa, tanto da venir denominata la contrada del moschino (zanzara), ma anche contrada dle pules (pulci), laddove sorgevano le attuali via Bava e via Napione. In misere e insalubri casette vi abitavano lavandai, barcaioli, artigiani e contadini. Tuttavia, i terreni paludosi risultavano anche fertili; nel 1852, il cronista Davide Bertolotti la descriveva in questi termini:

«...i prati maggiormente produttivi di Torino sono quelli che trovansi nella regione così detta di Vanchiglia: imperroché colà si scaricano le acque che trasportano l’immondizia della città, le quali mentre fecondano mirabilmente quelle terre, diffondono all’intorno effluvj nocivi all’umana salute. E nella regione di Vanchiglia appunto manifestaronsi i primi casi di colera allorché questo micidiale morbo invase la nostra città, dove però, Dio mercé, poco si diffuse e in breve spazio si spense...»

Soltanto nel 1872, il sindaco Rignon dispose l'abbattimento di tutto il fatiscente borgo, preoccupato della grave precarietà igienica (vi era da poco stato il colera). La riqualificazione del quartiere era comunque in atto già da circa dieci anni. Nel 1862-1866 sorse infatti, la Chiesa di Santa Giulia, oggi fulcro del quartiere stesso, opera neogotica di Giovanni Battista Ferrante e voluta dalla marchesa e venerabile Giulia Colbert Falletti di Barolo, ivi sepolta.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Giulia (Torino).

Il quartiere crebbe quindi nella sua forma odierna, estendendosi contemporaneamente alla zona Vanchiglietta. Nel 1899, l'esimio otorinolaringoiatra conte Giuseppe Gradenigo vi fondò anche un piccolo ospedale, gestito dalle suore Figlie della carità di San Vincenzo de' Paoli, tuttora esistente.

 
Struttura residua di uno dei due gasometri dell'area Italgas
 
Ristrutturazione edificio in Vanchiglietta

Agli inizi del XX secolo, a causa della presenza di vari opifici (ad alcune vie sono stati dati i nomi di alcuni comuni biellesi, in omaggio al territorio piemontese noto per i tessuti) meccanizzati, ma anche di nuove fabbriche e di nascenti industrie, Vanchiglietta fu uno dei primi quartieri con le ciminiere, tanto da guadagnarsi il curioso soprannome di Borgh dël fum (Borgo del fumo).

Sorsero, ad esempio, la prima "Società del gaz", fondata da Luigi Grassi, inizialmente funzionante a derivati del carbone[9], quindi le primissime fabbriche Venchi, la Cigala & Bertinetti, le prime carrozzerie Farina. Altre ipotesi, meno certe, darebbero il soprannome dël fum alla foschia derivata dai due fiumi, o alla vicinanza con la storica Regia Manifattura Tabacchi, che tuttavia si trova nell'adiacente quartiere di (Corso) Regio Parco.

Anni recentiModifica

La favorevole posizione centrale, e la vicinanza alle sedi dell'Università di Torino, hanno portato, sia Vanchiglia che Vanchiglietta, ad una graduale trasformazione in quartieri residenziali.
Negli anni più recenti, Borgo Vanchiglia si è affermato come uno dei poli propulsivi della creatività artistica e commerciale torinese. Alle botteghe artigiane, ancor presenti, si sono affiancate diverse realtà artistico-culturali di diverso ambito, come l'architettura, il design, la scultura, la pittura, il teatro, la musica, il cinema. Da pochi anni il Borgo è diventato teatro di realtà contrastanti tra la crisi economica che ha colpito i piccoli negozi, con i nuovi locali dedicati alla vita notturna giovanile, una questione che rimane ancor oggi oggetto di discussione aperta in merito alla movida[10].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  • Piazzetta Santa Giulia, cuore del Borgo Vanchiglia, altresì adibita ad area mercatale, ospita la già citata chiesa omonima, fatta costruire dalla filantropa marchesa venerabile Giulia di Barolo, nel 1866
  • La cosiddetta Fetta di Polenta, al secolo Casa Scaccabarozzi, situata in corso San Maurizio all'angolo con via Giulia di Barolo, uno dei palazzi più bizzarri dell'architettura torinese. È alta 27 metri, lunga 27 metri su via Giulia Di Barolo, larga 5 metri su corso San Maurizio e appena 0,70 metri sul terzo lato, formando così un sottilissimo trapezio. Fu progettata nel 1840 da Alessandro Antonelli per sua moglie, Francesca Scaccabarozzi, probabilmente per via di una scommessa. Il curioso nome deriva dalla forma del palazzo, che effettivamente può ricordare una sottile "fetta di polenta", tanto più verosimile in quanto dipinto in color ocra. L'architetto Antonelli abitò nel palazzo porticato vicino, in via Vanchiglia 9, progettato sempre da lui, sei anni dopo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Casa Scaccabarozzi.
  • Nei dintorni, in via Vanchiglia, 8, sebbene già sotto il quartiere Centro, si trova una casa sempre trapezoidale, sebbene meno accentuata: per similitudine, viene soprannominata la Fetta di Formaggio, eretta nel 1832 per il facoltoso marchese Birago di Vische dall'architetto Antonio Talentino
  • Uno dei più celebri vanchigliesi fu certamente Fred Buscaglione, la cui abitazione era nella popolare via Bava, al numero 26 bis, nella quale viveva anche il paroliere Leo Chiosso. I funerali pubblici di Buscaglione si tennero alla chiesa di Santa Giulia, il 6 febbraio 1960
  • in via Napione, 16, angolo via degli Artisti, è presente ancor oggi la villa del conte Gian Francesco Galeani Napione (1748-1830)
  • in via Napione,2 vi era la residenza di Carlo Mollino, architetto che ristrutturò il Teatro Regio nel 1965.
  • L'artista e pittrice Carol Rama ha abitato sino alla sua morte, avvenuta nel 2015, in via Buniva, mentre il suo studio era in via Napione, 15, laddove oggi sorge la casa-museo[11]
  • La palazzina dei Bagni Municipali, o Comunali, eclettico edificio del 1905 in corso Regina Margherita angolo via Vanchiglia
  • In largo Montebello, al numero 38, è situata una targa che segnala la casa dove la tradizione vuole abitasse Eugenia Barruero, colei che ispirò Edmondo De Amicis nella figura della Maestrina dalla penna rossa nel libro Cuore
  • Il largo Rosario Berardi (l'inizio di corso Belgio) fu dedicato al nome di un ispettore di polizia ivi assassinato dalle Brigate Rosse nel marzo 1978
  • Il Teatro della Caduta, inaugurato nel 2003 in via Michele Buniva 23, con i suoi 45 posti è il più piccolo teatro in attività a Torino e fra i più piccoli in Europa
  • Dal 2012 è operativo il nuovo Campus Universitario Einaudi di lungodora Siena, ex-area Italgas, che ospita principalmente le facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche; nel cortile interno è presente una grande statua in legno del Toro rampante, simbolo di Torino, opera di Mario Ceroli (1987)
  • L'area verde accanto al "Campus", compresa tra corso Regina Margherita e lungodora Siena, è stata intitolata dal Comune di Torino nell'aprile 2015 a Vittorio Pozzo, commissario tecnico della Nazionale di calcio negli anni trenta e quaranta e vincitore di due edizioni consecutive del campionato del mondo[12]
  • La passerella ciclopedonale sulla Dora, inaugurata il 16 aprile 2010, che collega il nuovo "Campus" Universitario con corso Verona e che è stata intitolata il 30 marzo 2016 all'architetto Franco Mellano dal Comune di Torino[13]
  • L'area verde di piazza Desiderato Chiaves è stata intitolata dal Comune di Torino in data 22 novembre 2018 allo studente Vito Scafidi, morto nel liceo "Darwin" di Rivoli nel 2008 per il crollo del soffitto di un'aula scolastica[14]
  • Ex-Opera Pia Reynero, oggi csoa Askatasuna: l'edificio, costruito nel 1892, ospitò fino al 1981 l'Opera Pia Reynero, nata nel 1924 dalla fusione dell'Asilo Reynero con l'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia. Durante la II guerra mondiale fu lievemente danneggiato dai bombardamenti. Dopo un periodo di abbandono seguito alla cessazione delle attività dell'opera pia nel 1996, divenne la sede del Centro Sociale Askatasuna, che vi organizza varie attività come concerti, cene, seminari e iniziative di solidarietà con i senzatetto.[15]

ServiziModifica

UniversitàModifica

Sul lungo Po Siena si trova il moderno Campus Universitario "Luigi Einaudi".

NaturaModifica

Nel quartiere si trova il Parco Colletta, polmone verde a ridosso della confluenza dei fiumi Po e Dora, dotato di una serie di infrastrutture sportive. Inoltre il lungo Po ed il lungo Dora sono attrezzati con piste ciclabili collegate tra loro all'interno di un parco verde.

A ridosso del Parco Colletta si trova il Parco Roberto Crescenzio, mentre su Corso Belgio si trova il Giardino Terenzio Magliano.

SportModifica

All'interno del Parco Colletta e nelle immediate vicinanze si trovano diverse strutture e società sportive:

  • U.S.D. Vanchiglia 1915[16], squadra di calcio fondata nel 1915 e che gioca nell'impianto di Via Ernesto Ragazzoni, 2
  • Varano Sporting Village in via Varano 64, sede anche della scuola calcio del "Varano Academy" della società di calcio Dorina militante, nel 2019/20, nel campionato di Serie C di calcio a 5 mentre la squadra a 11 gioca le partite casalinghe del campionato di Terza Categoria e del settore giovanile nell'impianto della Colletta.
  • Impianto Calcio "Colletta" in Piazza Aleramo 24
  • Piscina Colletta nell'omonimo parco in Via Ernesto Ragazzoni 2
  • Palestra Colletta in via Ragazzoni 5/7
  • Impianto Palestra Comunale "Crescenzio" in Lungo Dora Colletta 53
  • Pista di pattinaggio Parco Colletta in Piazza Aleramo
  • Bocciodromo "Crescenzio" in Lungo Dora Colletta 53
  • Bocciofila Vanchiglietta in Lungo Dora Colletta 39/a

CinemaModifica

  • Cinema "Fratelli Marx" in Corso Belgio, 53

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Gli Speciali di Unito: Campus Luigi Einaudi Archiviato il 6 ottobre 2014 in Internet Archive.
  2. ^ a b Da porto fluviale a "Borgo del fumo", in La Stampa, 15 maggio 1999. URL consultato il 28 aprile 2015.
  3. ^ a b Pietro Abate Daga, Alle porte di Torino: studio storico-critico dello sviluppo, della vita e dei bisogni delle regioni periferiche della città, Torino, Italia industriale artistica, 1926, p. 33.
  4. ^ La desinenza -iglia, così come la più comune -aglia (es. boscaglia), assume spesso valore collettivo o peggiorativo nelle formazione dei sostantivi.
  5. ^ La cappella ducale di Torino - La Schola Puerorum
  6. ^ Francesco Cognasso, Storia di Torino, Giunti Editore, 2002, p. 12.
  7. ^ Lombriasco. Ma che nome è questo?
  8. ^ Torino Medievale - Percorso - Porta Doranea
  9. ^ Tra decoro e progresso: il gas entra in città | annalisa dameri - Academia.edu
  10. ^ http://www.nuovasocieta.it/metropoli/il-quartiere-vanchiglia-boccia-la-movida/
  11. ^ https://torino.repubblica.it/cronaca/2015/09/25/news/addio_a_carol_rama_pittrice_anticonformista_che_anticipoo_le_vanaguardie-123638316/
  12. ^ Intitolazione di un giardino nella circoscrizione 7 a Vittorio Pozzo - Città di Torino - Verde Pubblico
  13. ^ http://www.comune.torino.it/ucstampa/comunicati/article_196.shtml
  14. ^ Copia archiviata, su comune.torino.it. URL consultato il 23 novembre 2018 (archiviato dall'url originale il 23 novembre 2018).
  15. ^ Centro sociale Askatasuna, già Opera pia Reynero, scheda a cura di museoTorino su www.museotorino.it/ (consultato il 26 aprile 2016)
  16. ^ [1]

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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