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Vanzone con San Carlo
comune
Vanzone con San Carlo – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
ProvinciaCoA of Verbano-Cusio-Ossola.svg Verbano-Cusio-Ossola
Amministrazione
SindacoClaudio Sonzogni (lista civica) dall'08/06/2009, riconfermato 26/05/2014
Territorio
Coordinate45°58′N 8°06′E / 45.966667°N 8.1°E45.966667; 8.1 (Vanzone con San Carlo)Coordinate: 45°58′N 8°06′E / 45.966667°N 8.1°E45.966667; 8.1 (Vanzone con San Carlo)
Altitudine677 m s.l.m.
Superficie15,73 km²
Abitanti379[1] (30-11-2018)
Densità24,09 ab./km²
FrazioniRoletto, Ronchi Dentro, Ronchi Fuori, Valeggio, Battiggio, San Carlo, Pianezza
Comuni confinantiAntrona Schieranco, Bannio Anzino, Calasca-Castiglione, Ceppo Morelli
Altre informazioni
Cod. postale28879
Prefisso0324
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT103070
Cod. catastaleL666
TargaVB
Cl. sismicazona 3A (sismicità bassa)
Nome abitantivanzonesi
Patrono25 novembre (santa Caterina da Siena)
Giorno festivo16 agosto (San Rocco)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vanzone con San Carlo
Vanzone con San Carlo
Vanzone con San Carlo – Mappa
Posizione di Vanzone con San Carlo nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola
Sito istituzionale

Vanzone con San Carlo (Vanzun in dialetto ossolano) è un comune di 379 abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Indice

Geografia fisicaModifica

Il comune è situato a circa metà della Valle Anzasca, sul lato sinistro dell'Anza, un torrente che scorre rispetto al comune in un profondo canalone. Il doppio toponimo rivela che storicamente non si trattava di un'unica unità amministrativa: Vanzone e San Carlo d'Ossola, la cui unificazione risale al 1875.

Il capoluogo ha sede a Vanzone, anticamente detto Avanzone o Vantionum, la cui etimologia risale ad una leggenda secondo cui il comune venne sempre risparmiato, avanzato, superato, dalle epidemie che storicamente si succedevano. L'ultima in ordine di tempo è la Spagnola del 1920, che fece diverse vittime ad Antrona Schieranco e a Calasca-Castiglione comune precedente Vanzone, e a Ceppo Morelli, comune successivo. Vanzone anche in quella occasione non denunciò alcun decesso.

Più a valle di trova San Carlo, un tempo chiamato Ciola o Civola.

StoriaModifica

Questi luoghi iniziarono ad ospitare insediamenti umani già in epoca romana. Lo testimoniano numerosi reperti databili attorno al I secolo d.C., rinvenuti in seguito a scavi archeologici di fine Ottocento.

Durante il Medioevo, le vicende che hanno caratterizzato Vanzone e San Carlo sono del tutto simili a quelle degli altri centri dell'intero territorio dell'Ossola: in un primo tempo feudo posto sotto la signoria vescovile, passato poi al comune di Novara, e successivamente, nel 1381 possesso visconteo.

Fino al 1433 il comune dipese, in ambito religioso, dalla chiesa di Bannio Anzino, finché non ottenne il diritto di costituirsi parrocchia autonoma. L'oratorio dell'Annunziata svolse funzioni parrocchiali fino alla metà del XVII secolo; all'interno di questa chiesa è conservata una serie di affreschi molto interessanti risalenti al XV secolo.

Tra il 1642 e il 1649 venne edificata l'odierna parrocchia di Santa Caterina, ricordata per il grande portale ligneo scolpito, mentre l'altare maggiore è opera dei fratelli Pozzi. Alla parrocchiale di San Carlo si accede da una scalinata imponente: nella chiesa va segnalato l'ottimo barocco espresso dagli intagli lignei dell'altare maggiore.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

La chiesa parrocchiale di Santa Caterina d'Alessandria, terminata nel 1649, per la sua costruzione furono spese centomila lire.

L'edificio è monumento nazionale[senza fonte], in stile basilicale con due matronei.

All'interno l'altare maggiore in marmi policromi, l'artistico tabernacolo con cupola sorretta da otto colonnine, adorno da sei angeli e un Cristo risorto in bronzo, la statua di Santa Caterina, una scultura in marmo di Carrara raffigurante l'Ultima Cena, la balaustra dell'altare del Sacro Cuore, il pulpito in noce scolpito, l'organo tubolare a millequattrocento canne.

All'ingresso si può ammirare l'artistica porta in noce massiccio con scolpito, nelle due formelle centrali, il martirio di Santa Caterina.

Si ricorda, inoltre, la presenza nella chiesa di una Santa Spina che si ritiene appartenere alla corona di Cristo che indossò durante la crocifissione. Questa insigne reliquia fu donata alla parrocchiale dal Signor Giovanni Bartolomeo Gardellino di Bannio il 14 aprile 1721, come risulta dal rogito del notaio Francesco Maria Ferrini. Il Gardellino l'ebbe dal vescovo di Terracina, Monsignor Bernardo Maria Conti. Fu anticamente riconosciuta dal Cancelliere Bernardo Castellini della Curia Vescovile di Novara, con rogito del 4 maggio 1721, reggendo la diocesi Monsignor Giberto Borromeo. Della Santa Spina si fece un primo solenne trasporto nel 1759 e si celebrò il primo centenario della donazione nel luglio 1821. In passato, questa reliquia veniva esposta a richiesta dei fedeli che avessero in casa un familiare in fin di vita, allo scopo di chiedere al Cielo di lasciarlo morire ponendo fine a lunghe sofferenze.

Di fronte alla chiesa di Santa Caterina si trova la casa parrocchiale che si ritiene contemporanea alla costruzione della chiesa parrocchiale nel 1642. È una costruzione con un loggiato a portico retto da colonne di pietra con tre archi inferiori che sostengono sei archetti superiori, sulla facciata sud dell'edificio si trovano due stemmi vescovili dipinti.

Architetture civiliModifica

La torre di Battiggio, detta "dei Cani" è monumento nazionale[senza fonte] ed è costruita in pietre locali squadrate: una caratteristica della Valle Anzasca. La torre è stata recentemente ristrutturata, ricostruendo per intero la parte alta della muratura e il tetto crollati: i suoi quattro piani sono adibiti a ecomuseo, sede di mostre ed eventi temporanei. Non è conosciuta la data di edificazione e nemmeno il motivo della sua presenza: si può pensare che servisse come rifugio momentaneo a qualche signorotto del luogo oppure a deposito sicuro per la conservazione di derrate alimentari che dovevano essere distribuite in valle. Giovanni Battista Fantonetti, nel suo volume del 1836 assicura di aver visto scolpito l'anno 1408 sull'architrave di una finestra ora rovinata. Secondo la tradizione, questa torre fu il deposito dei tesori della famiglia di Facino Cane, che sfruttò le miniere d'oro della vallata e batté anche moneta. Leggende non ne mancano: si dice ci sia un collegamento sotterraneo con la torre di Lancino. Forse fu il luogo dove venivano trattenuti i nemici dei "Cani".

Il Mulino di Roletto è l'unico mulino del comune visitabile, chiamato anche "Mulin ad Giachet" o "Complesso Giacchetti", dal nome della famiglia proprietaria. L'insieme dei meccanismi, tuttora utilizzabili, serviva per la lavorazione dei prodotti agricoli coltivati in loco. Esso è concentrato in due costruzioni in muratura che si trovano sul Rio Roletto, tra le frazioni Roletto e Ronchi Fuori: nella costruzione più piccola si trova un mulino per cereali con ruota idraulica orizzontale, mentre in quella più grande sono collocate una molazza per lo schiacciamento dei gherigli di noce, un camino per riscaldare la pasta di noci, un torchio a vite azionato a mano per ricavare l'olio di noce o il sidro dalla spremitura delle mele, una molazza per schiacciare le fibre di canapa e separarle dalle parti legnose.

Opera di pregio è inoltre il cosiddetto "Punt Partus" o ponte Pertuso, sull'Anza, definito "romano" per la sua tipica costruzione ad arco. Ma di romano non ha niente a che vedere poiché venne costruito nel 1537 dai Borromeo per unire le due sponde, probabilmente sostituendo un ponte di legno precedente.

Nel comune si trova anche un piccolo museo della lavorazione del latte, sito in Vanzone, in passato sede di latteria turnaria, il quale conserva al proprio interno molti strumenti per la lavorazione del latte e dei formaggi.

Altri siti di interesse sono: la chiesa della SS. Annunziata (Vanzone), la chiesa di San Carlo, l'oratorio di Santa Lucia e San Ignazio da Loyola (Roletto), l'oratorio di San Giuseppe (Ronchi Dentro), l'oratorio della Madonna d'Oropa (Valeggio), l'oratorio dei Santi Giulio e Filippo (Pianezza), la chiesetta di S. Michele, datata 1720, recentemente restaurata ed affrescata.

La miniera d'oro e le fonti termaliModifica

Nel territorio a circa 1.500 m s.l.m. è presente una miniera d'oro, abbandonata nei primi anni del novecento, nota come la miniera dei Cani. Nella galleria è presente una sorgente di acqua minerale, ricca soprattutto di ferro e di arsenico. Quest'acqua arsenicata ha caratteristiche curative e terapeutiche, conosciute fin dal Medioevo.

La fonte e la miniera sono soprannominate "dei Cani", si pensa, in memoria del celebre condottiero ducale di Arbetolo Visconti, Facino (Bonifacio) Cane che, insieme alla sua famiglia, pare intraprese attività di estrazione nelle miniere in questione nel XIV secolo.

In epoca più recente vi furono dei tentativi di utilizzazione delle fonti. Agli inizi del 1900, per interessamento del medico locale dottor Attilio Bianchi, nacque la "Società Anonima Sorgenti minerali e Miniere di Vanzone d’Ossola" (1906) con direttore sanitario lo stesso dott. Bianchi, il quale si mise subito all’opera per far conoscere, analizzare e studiare le acque.

Il 6 marzo 1909, posta in liquidazione la Società nata tre anni prima, si costituì a Milano la Società Anonima Miniere e Acque Arsenicali, che modificò gli obiettivi aziendali della precedente, puntando anche alla realizzazione delle terme arsenicali di Stresa, dove l'acqua di Vanzone doveva giungere fino all'area termale in riva al lago, secondo i visionari progetti dell'epoca, con una tubazione di oltre 40 chilometri... Del primo decennio del secolo è anche il progetto di realizzare a Vanzone, in località Battiggio, una clinica per l’utilizzo in loco delle acque; ma il progetto è stato più volte rinnovato senza ottenere risultati.

Nella stessa epoca l’acqua era anche smerciata in particolari bottiglie per cure a domicilio e ricevette premi in diverse esposizioni internazionali, fra cui Milano, Parigi, Firenze, Roma e Anversa.

Nel 1916, come testimoniano Vinaj e Pinali (1916-1923), la costruzione di una clinica restava un progetto e le cure venivano effettuate presso l’Albergo Regina di Vanzone, dove l’acqua veniva portata inizialmente a spalla soprattutto da donne, in seguito con una teleferica in contenitori di vetro e legno, dalle miniere fino in paese.

Nel 1961 il Consiglio della Valle Anzasca dava vita alla "S.p.A. Terme del Monte Rosa", avente come fine la valorizzazione delle sorgenti delle Miniere dei Cani ma sia per motivi economici sia per difficoltà tecniche di incanalamento e adduzione delle acque, non si ebbe mai un utilizzo ai fini terapeutici.

Un nuovo impulso alla valorizzazione delle acque si ha nel 1980, quando la Comunità Montana della Valle Anzasca promuove il simposio “Miniere d’oro e le acque arsenico ferruginose della Valle Anzasca”, volto sia a valutare la possibilità di avviare prospezioni atte a saggiare la redditività estrattiva dell’oro, che a valutare le ipotesi di sfruttamento terapeutico delle acque. Le autorizzazioni ministeriali attualmente in possesso del comune anzaschino sono relative alle cure in ambito dermatologico e per le malattie dell’apparato locomotore. Si sta attendendo quella per l’ambito otorinolaringoiatrico.

Nell’autunno 2006 sono terminati i lavori di canalizzazione delle acque che oggi arrivano nella casa detta “del Dottore”, donazione di Gabriele Garbagni, già scuola elementare e ora adibita a centro termale sperimentale, con la presenza di tre vasche per balneo-fangoterapia.

Il Comune di Vanzone con San Carlo ha affidato a un team specializzato la realizzazione di uno studio di fattibilità completo, per permettere a tutti di venire a conoscenza delle reali potenzialità di sviluppo che potranno portare le Acque dei Cani negli anni a venire. Lo studio è stato presentato ufficialmente alla popolazione il 24 maggio 2014 a Pontegrande, frazione di Bannio Anzino. È in atto una collaborazione con il Politecnico di Milano per lo studio e la progettazione e la promozione del futuro centro termale.

Escursionismo alpinoModifica

Interessante meta escursionistica è il rifugio Lamè in Valle Anzasca, raggiungibile da Vanzone, posto a 2422 m s.l.m. di proprietà della Pro Loco di Vanzone.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Claudio Sonzogni Partito Democratico della Sinistra Sindaco [3]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Claudio Sonzogni lista civica Sindaco [3]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Renato Oberoffer lista civica Sindaco [3]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Claudio Sonzogni lista civica Sindaco [3]
26 maggio 2014 in carica Claudio Sonzogni lista civica: due stelle alpine Sindaco [3]

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ a b c d e http://amministratori.interno.it/

BibliografiaModifica

  • Il Piemonte paese per paese - Ed. Bonechi - 1993
  • Vanzone con San Carlo – Divagazioni Itineranti, Giovanni Forgia, 1997

Collegamenti esterniModifica