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Varzi
comune
Varzi – Stemma
Varzi – Veduta
Panorama dell'abitato
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Pavia-Stemma.png Pavia
Amministrazione
SindacoGiovanni Palli dal 27/05/2019
Territorio
Coordinate44°49′N 9°12′E / 44.816667°N 9.2°E44.816667; 9.2 (Varzi)Coordinate: 44°49′N 9°12′E / 44.816667°N 9.2°E44.816667; 9.2 (Varzi)
Altitudine416 m s.l.m.
Superficie57,61 km²
Abitanti3 138[1] (31-08-2018)
Densità54,47 ab./km²
FrazioniBognassi, Bosmenso, Braia di Cella, Caposelva, Casa Bertella, Casa Cabano, Casa Fiori, Castellaro, Cella, Dego, Fontana di Nivione, Monteforte, Nivione, Pietragavina, Rosara, Sagliano Crenna, San Martino, San Michele di Nivione, Santa Cristina
Comuni confinantiBagnaria, Colli Verdi, Fabbrica Curone (AL), Gremiasco (AL), Menconico, Ponte Nizza, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Val di Nizza, Zavattarello
Altre informazioni
Cod. postale27057
Prefisso0383
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT018171
Cod. catastaleL690
TargaPV
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantivarzesi
Patronosan Giorgio
Giorno festivo23 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Varzi
Varzi
Varzi – Mappa
Posizione del comune di Varzi nella provincia di Pavia
Sito istituzionale

Varzi (Vörs in dialetto varzese[2]) è un comune italiano di 3.138 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia.

Si trova nell'Oltrepò Pavese, in una conca al centro della valle Staffora, alla destra del torrente omonimo, sulla ex Strada statale 461 del Passo del Penice.

Indice

Geografia fisicaModifica

Il comune di Varzi sorge in una conca della Valle Staffora, nel sud della provincia, nel cosiddetto Oltrepò pavese (l'unica area lombarda, insieme all'Oltrepò mantovano, che si estende a sud del fiume Po). È percorso dal torrente Staffora, che dà il nome alla vallata che attraversa.

Dista circa 55 km da Pavia, capoluogo provinciale, mentre Voghera è a circa 29 km a nord-ovest.

Confina a sud-ovest con il Piemonte, più precisamente con la provincia di Alessandria.

StoriaModifica

 
Portici di Via di Porta Nuova
 
Chiesa dei Cappuccini
 
La chiesa dei Rossi
 
La torre di Porta Soprana

Di probabile origine ligure (il nome contiene la radice var che -cfr. i fiumi Var e Vara - dovrebbe significare fiume), Varzi è noto dal 993, quando era possesso dell'abbazia di San Colombano di Bobbio; in quell'epoca non era che una dipendenza della curtis di Ranzi, attualmente una piccola località nel territorio comunale. Presso Varzi sorgeva l'antica pieve di San Germano, della diocesi di Tortona, da cui dipendevano molti paesi della valle. Come il resto della vallata, cadde sotto il potere dei Malaspina, che ne ebbero regolare investitura nel 1164. Il diploma imperiale non cita ancora Varzi, ma i castelli circostanti. Probabilmente il paese cominciava a svilupparsi grazie ai traffici dei mercanti che, percorrendo la via del sale, dalla pianura risalivano la valle per raggiungere la costa ligure attraverso i passi del Pénice, Brallo e Giovà.

La fortuna di Varzi iniziò nel XIII secolo: le successive divisioni ereditarie tra i Malaspina determinarono nel 1221 la separazione tra i Malaspina dello Spino Secco (in Val Trebbia) e dello Spino Fiorito (in Valle Staffora); questi ultimi si divisero nel 1275 tra altre tre linee; il marchese Azzolino, capostipite della linea di Varzi, vi prese dimora, vi fece costruire il castello e fortificò il borgo, facendone il capoluogo di una vasta signoria. Essa comprendeva, oltre che gran parte del comune di Varzi attuale (tranne le frazioni Cella, Nivione e Sagliano che appartenevano al marchesato di Godiasco), il comune di Menconico e parte di quelli di Santa Margherita di Staffora e di Fabbrica Curone. Nel 1320 i Malaspina diedero a Varzi gli Statuti, compilati dal giurisperito cremonese Alberto dal Pozzo.

I Malaspina, seguendo il diritto longobardo che prevedeva la divisione ereditaria tra tutti i discendenti maschi, si suddivisero in molteplici linee, ognuna delle quali aveva poteri sempre più limitati: o su frazioni del territorio (Menconico, Santa Margherita di Staffora, Fabbrica Curone, Pietragavina, Monteforte ecc.) o su quote del capoluogo, che finì per essere amministrato in condominio da una pluralità di marchesi Malaspina, non di rado rissosi e turbolenti. Ne derivò inevitabilmente la rovina del marchesato: non solo dovette riconoscere la supremazia del Duca di Milano, che prese a disporne a proprio piacimento malgrado i diplomi imperiali, ma finì per cadere sotto il dominio di altre casate, dapprima Filippo Maria Visconti infeuda il conte Peterlino Dal Verme il 26 giugno 1430 di un terzo del feudo di Varzi con anche il terziere di Menconico dopo che si era estinta la locale linea dei Malaspina[3][4]. Alla sua morte il controllo ritornò alla camera ducale, per essere poi nuovamente riassegnato nel 1466 dal duca Galeazzo Maria Sforza assegnò la porzione del feudo di Varzi e di Menconico a suo zio Bosio I Sforza, conte di Santa Fiora assieme alla signoria di Castell'Arquato. Gli Sforza di Santa Fiora, fatta la loro prima comparsa in valle Staffora nel 1466, a poco a poco acquistarono la maggior parte delle quote feudali finendo per essere riconosciuti unici feudatari di Varzi. Ai Malaspina rimaneva solo il titolo di Marchesi, la proprietà del castello e una serie di redditi dispersi e sempre più esigui.

La progressiva rovina dei Malaspina comunque non diminuì la prosperità di Varzi, che rimase il centro dei commerci della valle e uno dei maggiori centri dell'Oltrepò. Il marchesato di Varzi era una delle principali giurisdizioni dell'Oltrepò, cioè uno dei grandi feudi dotati di larga autonomia giudiziaria e fiscale (vedi Oltrepò Pavese (storia) ). Nel XVIII secolo, passato ai Savoia nel 1743, fu sede di uno dei tre cantoni giudiziari in cui era divisa la provincia dell'Oltrepò. Il regime feudale ebbe termine nel 1797. In quest'epoca il territorio comunale era molto più piccolo di oggi. All'inizio del secolo successivo furono uniti i soppressi comuni di Bosmenso e Monteforte, che avevano costituito una signoria, nell'ambito della giurisdizione di Varzi, rimasta sempre ai Malaspina.

Unito con il Bobbiese al Regno di Sardegna nel 1743, in base al Trattato di Worms, entrò a far parte poi della Provincia di Bobbio. Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1859 entrò a far parte nel Circondario di Bobbio della nuova provincia di Pavia e quindi della Lombardia.

Nel 1872 fu unito a Varzi il comune di Pietra Gavina. Nel 1923 venne smembrato il Circondario di Bobbio e suddiviso fra più province[5]. Nel 1929 vi furono uniti i comuni di Sagliano Crenna, Cella di Bobbio (in parte, il resto del territorio aggregato a Santa Margherita di Staffora) e Bagnaria (che riacquistò l'autonomia nel 1946).

Dopo l'8 settembre del 1943, come in tutto l'Oltrepò Pavese, si formarono le prime bande partigiane e Varzi divenne, sul finire del settembre del 1944, il centro di una zona libera (le cosiddette 'repubbliche partigiane'), comprendente 17 comuni circostanti. Rimase territorio libero fino al 29 novembre.[6]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 
La chiesa di San Germano
  • Chiesa parrocchiale di San Colombano di Monteforte, l'attuale edificio sorse nel 1616 sui resti di un antico edificio fondato dai monaci colombaniani di Bobbio, dipende dal vicariato di Bobbio, Alta Val Trebbia, Val d'Aveto e Oltre Penice della Diocesi di Piacenza-Bobbio.[7]
  • Il tempio della fraternità a Cella di Varzi, a 700 m di altitudine.
  • Chiesa dei Cappuccini.
  • Chiesa dei Rossi.
  • Chiesa dei Bianchi.
  • Chiesa parrocchiale di San Germano.
  • Chiostro adiacente la Chiesa dei Rossi che fu ospizio per i pellegrini (ora "Al Chiostro B & B Varzi")

Architetture medioevaliModifica

  • Ruderi della torre d'avvistamento di Monteforte
  • Castello Malaspina
  • Torre delle Streghe
  • Torre di Porta Soprana
  • Torre di Porta Sottana
  • Vicolo dietro le Mura
  • Portici (Via del Mercato, Via della Maiolica, Via Roma, Via di Porta Nuova)

Parchi e sentieriModifica

Architetture semimoderneModifica

  • Casa Mangini
 
Particolare di un portone di accesso a un giardino

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

 
La torre di Porta Sottana

Abitanti censiti[8]

 

CulturaModifica

Questo paese fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle Quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e balli molto antichi. Strumento principe di questa zona è il piffero appenninico che accompagnato dalla fisarmonica, e un tempo dalla müsa (cornamusa appenninica), guida le danze e anima le feste.

AmministrazioneModifica

Comunità montaneModifica

 
Casa Mangini

Fa parte della fascia montana della Comunità Montana Oltrepò Pavese.

Infrastrutture e trasportiModifica

La Stazione di Varzi era il capolinea meridionale della ferrovia Voghera-Varzi, attiva fra il 1931 e il 1966.

È attraversato dalla ex Strada statale 461 del Passo del Penice, che collega Voghera a Bobbio, nel piacentino.

SportModifica

Il 3 giugno 1977 la 13ª tappa del Giro d'Italia 1977 si è conclusa a Varzi con la vittoria di Giancarlo Tartoni.

La principale squadra di calcio della città è l'A.S. Varzi 1960 che milita nel girone F lombardo di Promozione. È nata nel 1960. I colori sociali sono: granata e bianco

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2018.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 689.
  3. ^ http://www.varziviva.net/s_sforza.htm Gli Sforza di Santa Fiora nel Feudo di Varzi e Menconico]
  4. ^ https://condottieridiventura.it/peterlino-dal-verme/ Peterlino Dal Verme in Condottieri di ventura]
  5. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  6. ^ A.N.P.I. Voghera[collegamento interrotto]
  7. ^ S. COLOMBANO AB. - Diocesi di Piacenza - Bobbio
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

BibliografiaModifica

  • Daniele Bertacchi - Monografia di Bobbio (La provincia di Bobbio nel 1858), Comune di Varzi, Ristampa Bobbio 1991
  • Mons. Clelio Goggi Storia dei Comuni e delle Parrocchie della diocesi di Tortona - Tipografia "San Lorenzo" - 4ª Edizione - Tortona 2000
  • Cesare Bobbi, Storia Ecclesiastica Diocesana di Bobbio - Pievi e Parrocchie della Diocesi, la parrocchia di San Colombano di Monteforte - Archivi Storici Bobiensi, Bobbio
  • Vittorio Pasquali - La Provincia di Bobbio Post napoleonica - Descrizione del territorio e dell'economia nell'anno 1814 - (Archivi di Stato di Torino: "Quadro del circondario di Bobbio", mazzo 44), Ed. Amici di San Colombano, Bobbio 2004
  • A.Maestri. Il culto di San Colombano in Italia. Archivio storico di Lodi. 1939 e segg.
  • Archivum Bobiense Rivista annuale degli Archivi storici Bobiensi (1979-2008). Bobbio
  • Fiorenzo Debattisti Storia di Varzi (4 volumi) - Guardamagna Editori in Varzi - 1996, 2001, 2008, 2014
  • Fiorenzo Debattisti Un viaggio nel tempo - Guardamagna Editori in Varzi - Varzi Viva
  • Giorgio Fiori I Malaspina - Bibliotecha

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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