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Vathek (romanzo)

romanzo scritto da William Beckford
Vathek
Titolo originaleVathek, an Arabian Tale
Altri titoliThe History of Caliph Vathek
VathekFrench.jpg
copertina della prima edizione
AutoreWilliam Beckford
1ª ed. originale1785
1ª ed. italiana1946
Genereromanzo
Sottogenereromanzo gotico
Lingua originalefrancese
Ambientazionedeserto
ProtagonistiVathek

Il romanzo orientaleggiante Vathek (titolo originale Vathek, o in alcuni testi Vathek, an Arabian Taleo The History of Caliph Vathek) rese il suo autore, il viaggiatore e scrittore inglese William Beckford, molto più famoso dei suoi libri di viaggio. Beckford compose Vathek in francese nel 1785, di getto, in tre soli giorni e due notti e lo pubblicò in inglese a Losanna nel 1787.[1]. Il romanzo ha oltre 160 note dell'autore (e del primo traduttore dal francese all'inglese), moltissime delle quali sono corpose e dotte.

Indice

TramaModifica

Il Califfo Vathek (con ogni probabilità una distorsione del nome Al-Wathiq, che fu in effetti un califfo abbaside), nipote di Hārūn al-Rashīd, è un uomo estremamente ricco, il suo palazzo a Samarah (evidente corruzione del toponimo Samarra, che fu in effetti per vari decenni capitale califfale abbaside) è immenso. Vathek è anche un uomo molto curioso soprattutto delle scienze esoteriche e dei misteri dell'occulto. Non bisogna dimenticare che è pure un uomo molto generoso. Ad un certo punto prende la decisione di ospitare, presso il suo palazzo, tutti gli stranieri che sono di passaggio a Samarah. Alcuni giorni dopo questa decisione giunge a Samarah uno strano straniero, dalle orribili fattezze, che viene immediatamente accompagnato al palazzo del Califfo.

Questo straniero mostra al Califfo degli oggetti unici e strabilianti, dice di venire da una regione sconosciuta dell'India e si rivelerà, dopo poco, un vero e proprio demonio. Il Califfo dà a questo straniero il nome di Giaour (infedele). Il Giaour è talmente crudele da pretendere, per svelare al Califfo alcuni dei suoi strabilianti segreti, che il Califfo Vathek rinneghi Maometto, incominci ad adorarlo e sacrifichi a lui cinquanta dei più bei bambini, figli degli uomini più facoltosi del suo regno.

Tra i vari segreti che il Giaour promette di svelare al Vathek c'è quello del "Palazzo del Fuoco sotterraneo" cioè il Palazzo dove riposa Solimano Ben Daoud (Sulayman ben Dawud). Il Califfo Vathek è deciso a compiere questo orribile sacrificio, pur di conoscere alcuni dei segreti che il Giaour ha promesso di svelargli. Con un geniale stratagemma, Vathek riesce a compiere il sacrificio dei cinquanta bambini. I relativi genitori lo vogliono uccidere per questo tremendo reato che il Vathek ha architettato ai loro danni.

Vathek riesce, grazie alla collaborazione di sua madre Carathis e del visir Morakanabad, a rifugiarsi nel suo palazzo e da lì, grazie ad un passaggio segreto nella magnifica torre. Al suo interno Vathek e sua madre si apprestano a eseguire un falò per ingraziarsi il Giaour. I sudditi, spaventati da quello che sta succedendo, decidono di cercare di spegnere il falò e salvare il loro Califfo. Il Vathek riesce a sacrificare alcuni suoi sudditi per ingraziarsi i favori del Giaour.

Dopo questa prova di sudditanza il Giaour fa pervenire a Vathek una pergamena con le istruzioni su dove andare per poter scoprire i vari segreti esoterici. Le istruzioni dicono di organizzare una carovana molto sfarzosa e di dirigersi verso Istakhar e poi li riceverà nuove istruzioni. Il Vathek riesce ad organizzare il viaggio, portando con sé gli eunuchi, le Sultane, le favorite, i paggi, i cuochi ed altro personale e parte per la destinazione che il Giaour gli ha ordinato.

Il Califfo Vathek, nel suo viaggio, si imbatte nei sudditi dell'Emiro Fakreddin. L'Emiro Fakreddin ha una figlia bellissima, di nome Nouronihar, e il Califfo se ne innamora riamato. Un Genio, dopo aver chiesto il permesso a Maometto, cerca di convincere Vathek a tornare sulla retta via lasciando perdere la malvagia idea di andare a Eblis.[2]

Il romanzo continua con la risposta del Vathek e della bella Nouronihar all'invito del Genio a tornare sulla loro scellerata idea di andare a Eblis e della fine delle storie di alcuni personaggi fondamentali.

PersonaggiModifica

  • Vathek : Califfo
  • Carathis : Madre di Vathek
  • Motavakel : fratello di Vathek
  • Morakanabad : Visir del Califfo
  • Rabalouk : primo Eunuco
  • Giaour : straniero
  • Fakreddin : Emiro
  • Nouronihar : figlia dell'Emiro
  • Gulchenrouz : cugino di Nouronihar

TemiModifica

In Vathek domina il deserto come terra inospitale. Il romanzo, che fu molto apprezzato da Lord Byron, solo in apparenza è una storia orientale sul tipo del romanzo ironico volterriano e muove i primi passi nella narrativa protoscientifica che Mary Shelley esplorerà.

Fantasia eroticaModifica

Si tratta di una fantasia erotica sul modello del racconto di De Sade, scritta sullo sfondo esotico del gotico o dell'orrore[3][4].

Vathek, inoltre, pur se non è gotico in senso stretto, superando il mondo medievale ed approdando invece nel campo della conoscenza, presenta tuttavia tematiche riconducibili al genere.

Sete di potereModifica

Il romanzo di Beckford offre poi un'opportunità di evasione nella vita di un gentiluomo inglese dell'epoca. L'eroe arabo di Beckford è assetato di potere, quel potere di dominare la vita e la morte che pervaderà anche Victor Frankenstein; per assecondare le sue ambizioni il protagonista si inoltra nelle caverne segrete di un mondo sotterraneo, dove però scopre che le sue fantasie sono destinate a rimanere tali. Vathek è un Rasselas privato della sua filosofia morale.

RiferimentiModifica

Nell'unico capitolo presente ci sono citazioni, tra cui Hārūn al-Rashīd, la Divina Commedia, Le mille e una notte, l'Iraq, la città di Babilonia, le divinità indù Viṣṇu e Ixhora.

CriticaModifica

William Beckford era noto per i suoi racconti di viaggio e per il gusto gotico delle sue storie. Solo in seguito alla rivalutazione da parte del critico Todorov il nome di Beckford è uscito dalle pure citazioni di genere esaltando i pregi del romanzo comunque già molto apprezzato da Byron[3].

NoteModifica

  1. ^ Enciclopedia Europea, Garzanti, Vol. II, Voce Beckford W.
  2. ^ Nella cultura islamica il nome del diavolo è Iblīs.
  3. ^ a b ib. Enciclopedia Europea, Garzanti, Vol. II, Voce Beckford W.
  4. ^ La messa in scena del terrore: il romanzo gotico inglese (Walpole, Beckford, Lewis), Franci G., Longo A. Editore, 1982

EdizioniModifica

  • Vathek, traduzione di Giaime Pintor, introduzione di Alberto Moravia, Collana Universale n.64, Torino, Einaudi, 1946. - Collana Centopagine n.27, Einaudi, 1973 - Collana Scrittori tradotti da Scrittori n.30, Einaudi, 1989.
  • Vathek (e gli episodi), Prefazione di Salvatore Rosati, trad. Aldo Camerino e R. Savinio, Collana Il Pesanervi: i capolavori della letteratura fantastica n.1, Milano, Bompiani, 1966. - Collana I Grandi Tascabili n.875, Bompiani, 2003.
  • I Grandi romanzi dell'orrore, traduzione di Gianni Pilo, Collana GTE: I Mammut n.46, Roma, Newton Compton, 1996, ISBN 88-8183-356-5.
  • Vathek, Introduzione di Jorge Luis Borges, trad. Aldo Camerino, La Biblioteca di Babele n.10, Franco Maria Ricci editore, 1978. - Collana La Biblioteca di Babele, Oscar Mondadori, Milano, 1990.
  • Vathek. Racconto arabo, a cura di Giovanni Paoletti, introduzione di Francesco Orlando, con testo a fronte, Collana Letteratura universale.I fiori blu, Venezia, Marsilio, 1996, ISBN 978-88-317-6470-4.
  • 'Vathek, quando l'Occidente sapeva guardare all'«esotico», Riccardo Rosati, Rivista di Studi Italiani, Anno XXXIV, 2 (Agosto),2016 81-87.

Voci correlateModifica

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