Venere di Lely

Venere di Lely
Lely Venus BM 1963.jpg
AutoreDoidalsa
Datasconosciuta
Materialemarmo bianco
UbicazioneBritish Museum, Londra

La Venere di Lely è una statua in marmo del tipo Afrodite accovacciata. È una copia di un originale ellenistico di Doidalsa di Bitinia e risale all'Età antonina.

StoriaModifica

 
Allegoria di Pieter Paul Rubens, 1612-1613, eseguita dopo il suo soggiorno dai Gonzaga a Mantova, dove vide la Venere di Lely, poi nella collezione Gonzaga.

La statua è registrata per la prima volta nelle collezioni Gonzaga di Mantova, dove è stata inventariata nel 1627.[1] La statua fu vista dal pittore Rubens, che è rimasto con la famiglia Gonzaga mentre nel continente raccolse opere d'arte per Carlo I d'Inghilterra. Era un'importante influenza sul suo stile voluttuoso di dipingere il nudo femminile, tanto da apparire nella mostra "Rubens: A Master in the Making" della National Gallery dal 26 ottobre 2005 al 15 gennaio 2006.

Venne acquistata dai Gonzaga, nel 1627-1628, per Carlo I d'Inghilterra.[2] In Inghilterra venne vista nel 1631 come "la più bella statua di tutti" e valutata a 6.000 Écu.[3] Nella dispersione delle collezioni d'arte di Carlo I durante il Commonwealth, entrò in possesso del pittore e conoscitore Sir Peter Lely, da cui deriva il suo nome.[4] Due anni dopo la morte di Lely (1682), fu riacquistata dalla sua collezione per la Royal Collection. La statua fu rubata dal Palazzo di Whitehall, dopo che fu distrutto da un incendio il 4 gennaio 1698 e fu recuperata quattro anni dopo dalla Corona.[5][6]

Dal 2005 è stata data in prestito a lungo termine al British Museum, dopo il trattamento conservativo, ed è attualmente in mostra nella galleria 23.[7]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Published by Carlo d'Arco, Delle Arti e degli artefici di Mantova, II (1857), pp. 168–71, noted by A. H. Scott-Elliot, "The Statues from Mantua in the Collection of King Charles I" The Burlington Magazine 101 No. 675 (June 1959, pp. 214, 218–27) p 219f, note 18.
  2. ^ Alessandro Luzio, La Galleria dei Gonzaga venduta all'Inghilterra nel 1627-28 (1913).
  3. ^ "une figure de femme accroupie de marbre, aucuns disent Venus delli Eli, autres Hélène de Troye, c'est la plus belle statue de tous estimée à 6 mille escus": (a marble figure of a crouching woman, called by some the Venus of Elis, by others Helen of Troy, it is the finest statue of all, and is valued at 6000 Ecus) in the letter of the French agent Daniel Nys to Lord Dorchester, 13 June 1631; Scott-Elliot 1959:220; Haskell and Penny 1981:321.
  4. ^ (EN) In the Commonwealth Sale Inventory it is lot 10, ₤600, with the annotation bought by Lilly the Painter with Severall other his Mats. rarities. (A. H. Scott-Elliot, The Statues from Mantua in the Collection of King Charles I, The Burlington Magazine, Vol. 101, No. 675 (Jun., 1959), pp. 214, 218-227.
  5. ^ (EN) Cornelius C. Vermeule Notes on a New Edition of Michaelis: Ancient Marbles in Great Britain, American Journal of Archaeology, Vol. 59, No. 2 (Apr., 1955), pp. 129-150
  6. ^ (EN) British Museum, Report of the Trustees, Trustees of the British Museum, 1966.
  7. ^ (EN) https://www.royalcollection.org.uk/collection/69746/aphrodite-or-crouching-venus Royal Collection. Aphrodite or 'Crouching Venus', Second century AD.

BibliografiaModifica

  • (EN) Paul F. Norton, The Lost Sleeping Cupid of Michelangelo, The Art Bulletin, Vol. 39, No. 4 (Dec., 1957), pp. 251–257.
  • (EN) Anne H. van Buren, Erica Cruikshank Dodd, Ellen N. Davis, Clifford M. Brown, Letters to the Editor, The Art Bulletin, Vol. 57, No. 3 (Sep., 1975), pp. 466–467.

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