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Viaro Capodistria (o Capo d'Istria, in greco Βιάρος Καποδίστριας, traslitterato in Viaros Kapodistrias; 17741842) è stato un politico e patriota greco, membro della Filikí Etería, un'organizzazione segreta il cui scopo era quello di rovesciare il dominio ottomano della Grecia e di stabilire uno Stato greco indipendente.

Era il fratello maggiore di Giovanni e Agostino Capodistria.

BiografiaModifica

Nacque a Corfù, primogenito del diplomatico conte Antonio Maria Capodistria, e da Diamantina, figlia di Cristodulo Gonemi. Dopo gli studî di carattere generale nella sua città natale, si recò a Padova per studiare legge.[1] Quando ritornò, ebbe un seggio al senato ionico del 1818 a Corfù, venendo iniziato nella Filikí Etería da Aristide Pappas. Durante la rivoluzione ellenica, dalla loro base nel capoluogo isolano, Viaro e il commerciante Costantino Gherostato organizzarono legami tra i rivoluzionari e gruppi e fazioni favorevoli all'indipendenza greca dell'Europa occidentale[2], contribuendo parallelamente alla gestione per l'aiuto e la cura ai profughi fuggiti alle isole ribelli.[1]

Nel marzo del 1828 andò con Agostino nella penisola greca per assistere il loro fratello Giovanni, da poco nominato governatore della Grecia.[3] Fu parte del consiglio consultivo Panellinion (in greco Πανελλήνιον) e, assieme ad Alessandro Mavrocordato, messo a capo degli affari militari. Fu anche membro dell'Intendenza Generale, l'organo amministrativo principale per l'esercito e la marina, e commissario provvisorio delle Sporadi, poi, dall'ottobre 1829, Ministro degli Affari Navali. Allo stesso tempo, è stato responsabile della polizia segreta.[3] Inoltre, contribuì alla formazione dell'orfanotrofio e del museo archeologico dell'isola di Egina.
Lui e suo fratello Agostino vennero accusati di nepotismo, in particolare dall'opposizione anti-capodistriana, per le cariche e occupazioni di posti ai più alti vertici del nuovo Stato.[4] Viaro fu anche accusato di autoritarismo e di aver perpetrato abusi di potere.[5]

Nel maggio del 1831, dopo la caduta politica del fratello Agostino, Viaro fuggì a Corfù dove morì nel 1842.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c Εκπαιδευτική Ελληνική Εγκυκλοπαίδεια - Παγκόσμιο Βιογραφικό Λεξικό, vol. 4, Αθήνα, Εκδοτική Αθηνών, 1991, p. 262.
  2. ^ Spyridon M. Theotokis [Σπυρίδων Μ. Θεοτόκης], Αλληλογραφία Ι. Α. Καποδίστρια-Ι. Γ. Εϋνάρδου 1826 - 1831, Εν Αθήναις, Βιβλιοπωλείον Ι. Ν. Σιδέρη, 1929, p. 430.
  3. ^ a b Kyriakos Simopoulos [Κυριάκος Σιμόπουλος], Πως είδαν οι ξένοι την Ελλάδα του '21, vol. 5, Αθήνα, 1984, p. 286.
  4. ^ P. Paparrigopoulos [Κ. Παπαρρηγόπουλος] e P. Karolidou [Π. Καρολίδου], Ιστορία του ελληνικού έθνους από των αρχαιοτάτων χρόνων μέχρι του 1930, vol. 6, Εν Αθήναις, χ.χ., β' μέρος, Ελευθερουδάκης, p. 212.
  5. ^ Kyriakos Simopoulos, 1984, pp. 286; 385.
Controllo di autoritàVIAF (EN37657197 · ISNI (EN0000 0000 1383 9121 · GND (DE116053402 · CERL cnp01075387