Villa Pliniana

villa di Torno
Villa Pliniana
La villa Pliniana.JPG
La solitaria villa Pliniana.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Torno
Coordinate 45°51′28.33″N 9°08′22.27″E / 45.85787°N 9.13952°E45.85787; 9.13952Coordinate: 45°51′28.33″N 9°08′22.27″E / 45.85787°N 9.13952°E45.85787; 9.13952
Informazioni
Condizioni In uso

La villa Pliniana è una villa sorta originariamente nel 1573, su un edificio preesistente anche se più modesto, nel territorio del comune di Torno, in provincia di Como, sulla sponda destra del ramo occidentale del lago di Como.

Indice

Fonte PlinianaModifica

La villa, situata in un'insenatura boscosa del lago, prese il nome da Plinio il Giovane, che descrisse per primo la fonte intermittente di natura carsica con una lettera indirizzata al suo amico Lucio Licinio Sura[1]. Un estratto della lettera recita:

« Ti ho portato in luogo di un piccolo dono dal mio paese natale un problema degno di codesta tua scienza profondissima. Nasce dalla montagna una sorgente, discende attraverso le rocce, si raccoglie in un piccolo vano atto a pranzarvi, tagliato a mano dall'uomo. Dopo essersi un po' trattenuta cade nel lago Lario. Ha una strana natura: tre volte al giorno si innalza e si abbassa per determinati crescimenti e diminuzioni. Forse che una corrente d'aria più nascosta ora apre l'apertura e i canali della sorgente e ora li chiude (...) Forse l’intermittenza è dovuta ad un vento sotterraneo o forse da un flusso e reflusso alternato nella sorgente, come un un’alta e bassa marea nel mare. Puoi avere un pasto e mangiarlo vicino ad esso, mentre l’acqua scorre con la tua tazza dalla fonte stessa così rinfrescante. Nel frattempo scompare e poi risale in un tempo regolare[2] »

La fonte fu visitata anche da Leonardo da Vinci pochi anni prima che venisse eretto il palazzo, descrivendo il fenomeno nel Codice Leicester[3].

StoriaModifica

Nel Medioevo gli abitanti di Torno insediarono nel sito originario alcuni mulini e impianti per la lavorazione della lana. Nel 1573 il conte Giovanni Anguissola - governatore di Como dopo aver capeggiato nel 1547 la congiura nella quale aveva trovato la morte Pier Luigi Farnese, duca di Parma e Piacenza - decise di costruirsi una villa-fortezza fuori città.

La fonte che sorge direttamente sul lago, a ridosso della montagna e dominata da una cascata alta circa 80 metri, venne poi racchiusa nel cortile interno dell'edificio.

Attribuita all'architetto Giovanni Antonio Piotti[4], la costruzione venne terminata nel 1577. Gli eredi la vendettero nel 1590 a Pirro I Visconti Borromeo, che la completò e fece terrazzare i terreni circostanti per adibirli alla coltivazione della vite e del castagno. Nel 1676 fu nuovamente venduta a Francesco Canarisi di Torno, che fece affrescare gli ambienti e vi aggiunse ritratti dei propri antenati e dei Plinii. Fu inoltre costruita una piccola cappella dedicata a San Francesco.

Nel 1590, Pirro I Visconti Borromeo acquistò la Villa dagli eredi del conte di Anguissola trasformandola in una suntuosa struttura. Nel 1676 la Famiglia Canarisi, una importante Famiglia di Como, divenne la proprietaria della Villa mantenendo detta proprietà sino agli inizi del Ottocento.

 
La Villa Pliniana in una illustrazione del 1820

Dagli inizi dell'XIX secolo la Pliniana passò per diversi proprietari, finché nel 1840 fu acquistata dal principe Emilio Barbiano di Belgiojoso d'Este, che ideò un completo rifacimento delle decorazioni. Dopo una rocambolesca fuga da Parigi che suscitò uno scandalo a corte, tra il 1843 e il 1851 Emilio visse nella villa in compagnia della sua amante Anne-Marie Berthier, principessa di Wagram e moglie del duca di Plaisance. Così viene ricordato l'arrivo della coppia:

« La Pliniana aprì loro il suo alto cancello e lo scroscio della cascata coprì le esclamazioni di gioia della contessa colpita da tanta bellezza. Nel salone, Anna si trattenne muta per l’emozione davanti ad un piccolo stipo che Napoleone nel 1797 aveva regalato ai suoi ospiti per ringraziarli dell’accoglienza ricevuta. Bonaparte aveva persino pensato di acquistare la villa che gli pareva un luogo di riposo ideale. Anna guardò intenerita il pianoforte su cui Rossini in tre giorni aveva composto il suo Tancredi, e su un muro della loggia lesse la pagina di Plinio il Giovane concernente la sorgente intermittente.[2] »

Dopo la morte di Emilio, il palazzo fu ancora utilizzato dalla moglie, la principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, mentre in seguito fu ereditato dal genero, Ludovico Trotti Bentivoglio. Nel 1890 la villa passò quindi ai Valperga di Masino, che ne trasferì gli arredi al castello di Masino[5].

La Pliniana ha attraversato poi un lungo periodo vivendo esclusivamente di ricordi culturali legati al periodo del Romanticismo e del Decadentismo europeo, non esclusa l'aura leggendaria dovuta a cinque secoli di storia e alla sua posizione geografica di difficile accesso.

La villa ospitò numerosi personaggi tra monarchi, scienziati, musicisti, poeti e scrittori: Napoleone, Giuseppe II, Francesco I e la regina Margherita di Savoia, Alessandro Volta, Lazzaro Spallanzani, Franz Liszt, Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Giacomo Puccini, Stendhal, Shelley, George Gordon Byron, Ugo Foscolo, Berchet, Alessandro Manzoni e Antonio Fogazzaro, che vi si ispirò per il romanzo Malombra dal quale fu tratto l'omonimo film girato nella villa da Mario Soldati nel 1942.

Il complesso della Pliniana fu infine acquistato nel 1983 dalla famiglia Ottolenghi, nella persona di Emilio Ottolenghi, torinese, e di suo figlio Guido, imprenditori proprietari della Pir, Petrolifera Italo Rumena, grande azienda fondata nel 1920, che costituirono la Società Immobiliare Pliniana, iniziando un lento lavoro di restauro storico durato circa trentanni, operando importanti ristrutturazioni e miglioramenti e ampliando l'unica strada di accesso alla villa[6][7] .

Attualmente il complesso viene gestito dalla catena di alberghi di lusso Sereno Hotels[8] che vi organizza cerimonie ed eventi culturali[9][10]

DescrizioneModifica

Il corpo di fabbrica principale presenta la facciata a picco sul lago con quattro ordini di finestre, al piano nobile dotate di timpani spezzati e all'ultimo piano inquadrate da lesene identiche alle finestre di Palazzo Gallio.

Al centro del piano nobile si presenta una loggia a tre arcate sostenute da colonne binate. Sul lato rivolto verso la montagna, dietro una statua di Nettuno con tridente, la loggia si apre su un cortile dove sorge la fonte Pliniana.

Il piano nobile è collegato a quello superiore per mezzo di un'ampia scala elicoidale in arenaria rivestita in legno, coperta da una volta dipinta rappresentante un cielo stellato. Il piano superiore ospita camere da letto e servizi aggiunti in epoca recente.

Al di sotto del piano nobile si trova un primo piano inferiore, costituito da locali di servizio tra cui un'ampia cucina, la dispensa e ambienti destinati alla servitù. Ancora più in basso, ormai al livello del lago, un secondo piano inferiore è costituito da un lungo corridoio illuminato da aperture quadrate senza chiusura, dal quale si accede a varie cantine a volta. Al di sotto un'apertura consente il deflusso nel lago delle acque della fonte Pliniana.

Dopo molti anni di abbandono precedenti l'acquisto da parte dell'ultimo proprietario, sono oggi completate le opere di restauro della villa e del suo complesso promosse dal gruppo PIR SpA e progettate dall'architetto Rosario Picciotto.

Leggende e curiositàModifica

 
Emilio Barbiano di Belgiojoso

A causa del suo isolamento e del suo aspetto severo, la villa è nota ancora oggi per essere dimora di spettri, anche perché il primo proprietario Giovanni Anguissola morì a sua volta assassinato dopo aver ucciso il duca di Parma. Lo stesso romanzo Malombra, di chiaro gusto decadente, rivela l'interesse di Fogazzaro per le materie occulte.

L'episodio più famoso, che arrivò a tingersi di leggenda, è però legato alla storia d'amore tra Emilio Barbiano di Belgiojoso, il principe che aveva sposato Cristina Trivulzio, e la principessa Anne-Marie Berthier (figlia del maresciallo Berthier, principe di Wagram e capo di stato maggiore di Napoleone, e della duchessa di Birkenfeld), che alla Pliniana vissero otto anni di pressoché totale isolamento. Anne-Marie, che viveva a Parigi assieme al marito, creato duca di Plaisance da Bonaparte, fuggì d'improvviso dalla capitale francese assieme al Belgiojoso, abbandonando, oltre al coniuge, una bambina appena nata, e suscitando un grande scandalo.[11] Così, tra la fine degli anni Trenta e i primi anni Quaranta, si dedicarono unicamente al piacere, in una villa dalle «sale folte di ombra, che sembran mute camere funerarie d'un castello di sovrani spariti», immersi in un paesaggio di «sepolcrali, alti cipressi», su «un ermo dirupo fra memorie immani d'agguati e di sangue».[12] Di essi si narra:

« Di sera, sui rintocchi della mezzanotte, erano soliti avvolgersi nudi insieme in un lenzuolo per tuffarsi dall’alto della loggia nel lago, come per cercare un lenimento alle febbre d’amore che li univa. I paesani sulla sponda opposta credettero di vedere un fantasma e si spaventarono. La ripetizione quotidiana del fatto confermò la loro credenza. Corse voce che, ogni giorno a mezzanotte precisa, un fantasma - forse quello dell’Anguissola o quello della vittima del governatore, il duca di Piacenza - piombava a capofitto nel lago.[2] »

La donna non si curava dello scandalo causato, e respinse i tentativi di farla tornare in Francia, mentre il principe, legato agli ambienti della cospirazione risorgimentale, declinò l'invito a tornare a occuparsi della patria. Un giorno, infine, Anne-Marie lo abbandonò mentre dormiva, per trasferirsi a Milano, dove acquisterà un palco alla Scala, riprendendo la vita mondana che già aveva caratterizzato gli anni precedenti la fuga col Belgiojoso. Questi, dal canto suo, rimase per alcuni anni recluso nella villa, finché, malato di sifilide, deciderà di trascorrere gli ultimi anni nel suo palazzo meneghino.[13]

NoteModifica

  1. ^ Plinio il Giovane, Epistularum Libri Decem, IV, 30 (testo in lingua latina su Wikisource).
  2. ^ a b c dal libro: "Gli amanti della Pliniana", di Magda Martini, 2003.
  3. ^ Leonardo da Vinci, Codice Leicester, f. 11 v.
  4. ^ La villa era stata in precedenza attribuita a Pellegrino Tibaldi o a Galeazzo Alessi: scheda sulla villa Pliniana sul sito della regione Lombardia.
  5. ^ Scheda del castello di Masino sul sito del FAI.
  6. ^ http://www.lastampa.it/2015/10/09/italia/cronache/cos-ho-perso-trentatr-anni-per-ristrutturare-la-mia-villa-sul-lago-3FeJnMq22H8KpLBpJHwhtN/pagina.html
  7. ^ http://lakecomoville.altervista.org/category/villa-pliniana-torno/
  8. ^ http://www.serenohotels.com/it/
  9. ^ http://www.serenohotels.com/it/property/villa-pliniana/history/
  10. ^ http://www.gemmaimmobiliare.it/latest_news/villa-pliniana-torna-agli-antichi-fasti-la-storica-villa-del-lago-di-como
  11. ^ L. Incisa, A. Trivulzio, Cristina Belgioioso, Milano, Rusconi, 1984, pp. 180-182
  12. ^ R. Barbiera, La Principessa di Belgioioso, Milano, Treves, 1914, pp. 233-236
  13. ^ L. Incisa, A. Trivulzio, cit., pp. 182-183. La nobildonna acquistò inoltre una villa a Moltrasio e un appartamento nel Palazzo Poldi Pezzoli

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