Villa Spada al Gianicolo

edificio di Roma, sede dell'ambasciata irlandese presso la Santa Sede
Villa Spada al Gianicolo
V Giacomo Medici - ambasciata d'Irlanda P1250694.JPG
La villa vista da via Giacomo Medici.
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoVia Giacomo Medici, 1
Coordinate41°53′15.8″N 12°27′51.9″E / 41.887722°N 12.464417°E41.887722; 12.464417Coordinate: 41°53′15.8″N 12°27′51.9″E / 41.887722°N 12.464417°E41.887722; 12.464417
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII secolo
UsoAmbasciata d'Irlanda presso la Santa Sede
Piani3

Villa Spada al Gianicolo, detta anche villa Nobili Spada o semplicemente villa Spada, è una villa di Roma situata in via Giacomo Medici, al rione Trastevere, sul Gianicolo[1].

StoriaModifica

La villa fu costruita nel 1639 dall'architetto Francesco Baratta su incarico di Vincenzo Nobili. Il nome di Villa Spada appare per la prima volta nella Mappa del Nolli, del 1748, in cui si osserva che la proprietà era attraversata longitudinalmente da due vicoli diritti ed è già presente il palazzo del principe Giuseppe Spada Varalli. Nel 1849, l'edificio divenne nella sede di Giuseppe Garibaldi durante la Repubblica Romana dopo che la precedente sede, nella Villa Savorelli, era stata demolita dai cannoni francesi.

La villa era difesa dai bersaglieri della Divisione Lombarda, comandati dal colonello Luciano Manara, di soli 24 anni, eroe delle Cinque giornate di Milano e in seguito capo di stato-maggiore di Garibaldi. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno, i francesi iniziarono l'attacco decisivo al sito: questa volta fu Villa Spada ad essere demolita dai bombardamenti. I francesi furono inizialmente respinti da un contrattacco guidato da Manara e Garibaldi, ma tornarono in forze e riuscirono a superare i difensori. La villa fu devastata dalle cannonate e dal fuoco della fanteria. Manara fu ucciso da un colpo di carabina, ma i suoi bersaglieri continuarono a resistere. Lo stesso giorno, l'Assemblea della Repubblica Romana ordinò la resa[2].

 
L'attico

La villa fu ricostruita secondo i disegni originali intorno al 1900, a opera di Arturo Pazzi[1]: la facciata di colore chiaro contrasta con la decorazione in pietra scura ed è preceduta da una scala ad arco con gradini ai due lati e una piccola fontana a forma di conchiglia al centro. La scala conduce all'ingresso principale, una porta con traveazione, sormontata da uno stemma, e fiancheggiata nella parte inferiore della facciata da due finestre sovrastare ognuna da un'ovale. Al piano superiore ci sono due cornici quadrate e ancora sopra due aquile Nell'attico, tra le due aquile c'è un'iscrizione in latino che recita:

(LA)

«VILLA NOBILIA / VIATOR / HIC VBI AEDES AD ANIMOS / INTERAMOENIA EXHILARANDOS / A VINCENTIO NOBILIO EXCITATAS / ADSPICIS / AVG · CAESAREM AQVAE DE SVO NOMINE VOCITATAE / EXLACVALSIATINO MILLIARIO XIV / CONCEPTAE / ET INTRANSTIBERINAM REGIONEM PERDVCTAE / EMISSARIVM EXTRVSSISSENE SIS NESCIVS / DIXI ABIFELIXET VALE / AN SAL MDCXXXIX»

(IT)

«Villa Nobili. Sappi, viaggiatore, che qui vedi la casa costruita da Vincenzo Nobili per la ricreazione dell'anima tra le bellezze della natura, che Cesare Augusto costruì un acquedotto con il suo nome, originario del Lago Alsietino, attraverso quattordici miglia portate a Trastevere. Dissi. Sii felice e statti bene. Anno 1639»

( )

L'iscrizione fa riferimento ad alcuni arche dell'Aqua Alsietina (oggi perduta) che presero l'acqua per una naumachia svoltati a Trastevere[2][3]:

(LA)

«Navalis proeli spectaclum populo de[di tr]ans Tiberim, in quo loco nunc nemus est Caesarum, avato [s]olo in longitudinem mille et octingentos pedes ~ in latudine[m mille] e[t] ducenti. In quo triginta rostratae naves triremes a[ut birem]es ~ plures autem minores inter se conflixerunt. Q[uibu]s in classibus pugnaverunt praeter remiges millia ho[minum tr]ia circiter»

(IT)

«Allestii per il popolo uno spettacolo di combattimento navale al di là del Tevere, nel luogo in cui ora c'è il bosco dei Cesari, scavato il terreno per un lunghezza di milleottocento piedi e per una larghezza di milleduecento; in esso vennero a conflitto trenta navi rostrate triremi o biremi, e, più numerose, di stazza minore; in questa flotta combatterono, a parte i rematori, circa tremila uomini.»

(Res Gestae Divi Augusti, 23)

Nel 1939 fu eseguito un nuovo restauro sotto la guida di Tullio Rossi[1] e, nel 1946, la villa fu acquistata dal governo dell'Repubblica di Irlanda per ospitare l'ambasciata presso la Santa Sede[2][4].

NoteModifica

  1. ^ a b c Villa Nobili Spada, su InfoRoma.
  2. ^ a b c Villa Spada, su Roma Segreta.
  3. ^ (EN) Porta S. Pancrazio, su Rome Art Lover.
  4. ^ (EN) Villa Spada - Irish Embassy to the Holy See, su Rome Tour.

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