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Villa romana del Varignano

villa marittima romana in Liguria
Villa romana del Varignano
CiviltàRomana
UtilizzoVilla romana
EpocaI secolo a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComunePorto Venere
Amministrazione
ResponsabileDott.ssa Lucia Gervasini
VisitabileSi
Sito webwww.archeoliguria.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 44°03′53.48″N 9°50′25″E / 44.064856°N 9.840278°E44.064856; 9.840278

La villa romana del Varignano era una residenza padronale e residenziale dell'epoca romana presso la zona del Varignano Vecchio, nella frazione delle Grazie a Porto Venere, in provincia della Spezia. Nel 2016 l'area archeologica ha fatto registrare 1 291 visitatori.[1]

Il luogo è anche sede dell'omonimo Museo archeologico.

Cenni storici e descrizioneModifica

Il sito della villa romana è nel seno del Varignano Vecchio, affacciato sul mare, tra la zona del santuario delle Grazie e, a nordest, del forte militare omonimo[2].

Scavi condotti dal 1967 al 1986 hanno portato alla luce un complesso tardo repubblicano, situato in una posizione particolarmente felice: al fondo di una piccola valle ricca di acque, prospiciente il mare, circondata da un fundus coltivato a oliveto, forse anche con zone boschive e di pascolo

La prima fase di costruzione della villa è datata alla prima metà del I secolo a.C., in epoca sillana.[2]

Come ogni villa romana, anche questa era costituita da un edificio destinato alla residenza del proprietario unito ad un'area collegata all'attività agricola, in questo caso prettamente legata alla produzione e alla lavorazione di olio d'oliva[2].
Il quartiere padronale - pars urbana (1320 m²) - e la zona produttiva - pars fructuaria (1760 m²) - sono qui separate da una corte (4800 m²) che fungeva a luogo delle lavorazioni del torcularium (frantoio per olio).
Il complesso in questo caso era anche dotato di una darsena privata che consentiva i collegamenti, in particolare con la vicina Luni.

Gli appartamenti del dominus erano concepiti con uno sviluppo orizzontale, con atri pavimentati a mosaico e ambienti per il soggiorno e per il riposo notturno.
L'impianto per la lavorazione dell'olio - erano presenti due torchi per la spremitura, vasche di decantazione e una cella olearia a cielo aperto - rimase attivo fino al I secolo d.C.[2].
È da questo periodo infatti che l'area del fattore (vilicus) subì una significativa trasformazione architettonica, dagli archeologi definita per l'appunto seconda fase: fu realizzato un impianto termale privato, dotato di locali riscaldati e di vasche per bagni caldi e freddi. A questo scopo, per disporre della necessaria riserva d'acqua, fu costruita una cisterna con soffitto a volta, particolare questo considerato pressoché unico[2] nel suo genere rispetto ad analoghi edifici romani dell'Italia settentrionale.

Cessata l'attività collegata all'olio di oliva, la stessa residenza romana fu comunque frequentata fino al VI secolo[2].

NoteModifica

  1. ^ Dati visitatori 2016 (PDF), su beniculturali.it. URL consultato il 17 gennaio 2017.
  2. ^ a b c d e f Fonte dal sito turistico della Provincia della Spezia, su turismoprovincia.laspezia.it. URL consultato il 15-11-2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2011).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica