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Villino Raby
VillinoRaby1.jpg
Il Villino Raby.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
LocalitàTorino
IndirizzoCorso Francia 6
Coordinate45°04′36.34″N 7°39′57.92″E / 45.07676°N 7.66609°E45.07676; 7.66609Coordinate: 45°04′36.34″N 7°39′57.92″E / 45.07676°N 7.66609°E45.07676; 7.66609
Informazioni generali
Condizionicompletato
Costruzione1901
UsoPrivato
Realizzazione
ArchitettoGottardo Gussoni
IngegnerePietro Fenoglio
ProprietarioOrdine dei Medici e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO)
CommittenteMichele Raby

Il Villino Raby (o Palazzina Raby) è un edificio storico di Torino in stile Liberty che sorge nel quartiere San Donato, all'inizio di Corso Francia. Fu progettato da Pietro Fenoglio, in collaborazione con Gottardo Gussoni.

StoriaModifica

Nel 1901 l'edificio fu commissionato come abitazione privata da Michele Raby all'ingegner Pietro Fenoglio, il quale si avvalse della collaborazione dell'architetto Gottardo Gussoni. Fortemente rimaneggiato nel corso degli anni, il villino è stato sede di una scuola privata negli anni ottanta e dal 2004 è stato acquistato dall'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino (OMCeO), che si è occupato di una attenta ristrutturazione e che l'ha eletto a propria sede ufficiale dal 2011.

Caratteristiche progettualiModifica

 
Particolare dello scalone interno e della ringhiera realizzata dal Mazzuccotelli.
 
Particolare del cancello con la decorazione originale in ferro battuto.
 
Particolare del prominente bovindo angolare.

Ubicato sull'asse del primo tratto di corso Francia, al centro di una zona fortemente caratterizzata dall'architettura Liberty, il Villino Raby rappresenta un valido esempio di commistione di due correnti di questo stile, prendendo esempio dalla scuola belga e da quella francese. Il progetto originale di Pietro Fenoglio fu più volte modificato in corso d'opera con l'ausilio del collega Gussoni, interessando prevalentemente le parti in ferro battuto, le balaustre e l'ampio bovindo che giustifica la notevole variazione d'altezza rispetto al resto della struttura. L'influenza di Gussoni si avverte, inoltre, nella ridondante presenza di numerosi elementi decorativi in litocemento che riconducono alle sue tipiche caratteristiche progettuali neobarocche, facendone un esempio paragonabile alla più celebre Villa Scott ma assai differente dalla vicina Casa Fenoglio-Lafleur.[1]

L'edificio si basa su una planimetria asimmetrica sviluppandosi in modo assai articolato e ricco di differenti corpi di fabbrica. Accanto al grande bovindo presente nel prospetto principale si possono notare l'ingresso e la veranda con terrazzo, che è collegato al giardino sottostante dalla breve rampa. All'interno, fortemente rimaneggiato negli anni, rimangono le decorazioni ad opera del maestro Domenico Smeriglio da Poirino, che in seguito lavorerà ancora per Fenoglio in occasione della celebre Esposizione del 1902 e per la chiesa di Santa Elisabetta, all'interno del Villaggio Leumann e del maestro vetraio Ciravegna di cui si possono ancora ammirare i vetri originali del bovindo.

Di grande pregio è la ringhiera in ferro battuto dello scalone interno che si sviluppa su tre rampe e conduce al primo piano: realizzata dal Mazzuccotelli, essa è caratterizzata da un fitto disegno che è riproposto anche sul lampione alla base della scala e nella lanterna del lampadario dell'ingresso.

Originariamente la struttura era circondata da una decoratissima cancellata, la cui unica testimonianza superstite si può rintracciare nel decoro del portone carrabile, mentre nel cortile interno si trova la palazzina che ospitava le scuderie.

Mezzi di trasportoModifica

NoteModifica

  1. ^ Ubicata all'angolo di via Principi d'Acaja, a poche decine di metri.

BibliografiaModifica

  • Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, Il Liberty a Torino, Cassa di Risparmio di Torino, Torino 1981, pp. 29-34
  • Mila Leva Pistoi, Torino. Mezzo secolo di architettura 1865-1915. Dalle suggestioni post-risorgimentali ai fermenti del nuovo secolo, Tipografia torinese, Torino 1969, pp. 198, 209, 268
  • Riccardo Nelva, Bruno Signorelli, Le opere di Pietro Fenoglio nel clima dell'Art Nouveau internazionale, Dedalo, Bari 1979, pp. 16-17, figg. 61-62
  • Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984, p. 412
  • Maria Grazia Imarisio, Diego Surace, Torino liberty, Daniela Piazza Editore, Torino 1992, p. 105
  • Mila Leva Pistoi, Torino tra eclettismo e liberty 1865-1915, Daniela Piazza Editore, Torino 2000, pp. 192, 194, 196, 262-263, 268, 302

Voci correlateModifica

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