Anelli del Potere

(Reindirizzamento da Vilya)

Gli Anelli del Potere, o Anelli di Potere, sono degli oggetti di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J. R. R. Tolkien. Si tratta di anelli dai grandi poteri magici le cui proprietà variano a seconda della personalità e delle intenzioni dei loro artefici, e la cui efficacia invece varia a seconda del potere, delle intenzioni, della forza di volontà e delle azioni di chi li indossa.

L'Unico Anello

La creazione degli Anelli del PotereModifica

Gli Anelli del Potere nominati ne Il Silmarillion e Il Signore degli Anelli, vennero creati da Celebrimbor nella Seconda Era.

Celebrimbor li forgiò con l'aiuto di Sauron che in quell'epoca si aggirava tra gli Elfi e gli Uomini della Terra di Mezzo facendosi chiamare Annatar (in quenya Signore dei doni) e presentandosi, senza svelare la sua vera identità, come un uomo saggio e di bell'aspetto.

Ponendosi ai loro occhi come un demiurgo benevolo, Sauron cercò di irretire gli elfi offrendo diverse conoscenze, in particolar modo nell'arte della fabbricazione di monili e oggetti dotati di potere e bellezza, facendo leva sul sentimento di emulazione delle opere degli Ainur.

«Ma perché dunque la Terra di Mezzo dovrebbe restare per sempre desolata e buia, laddove gli Elfi potrebbero renderla altrettanto bella di Eresseä, che dico, perfino di Valinor? [...] Non è dunque nostro dovere di lavorare fianco a fianco al suo arricchimento e per l'elevazione di tutte le stirpi elfiche che vi si aggirano, all'oscuro del molto potere e della sapienza che sono di coloro che stanno al di là dal Mare?»

(Un estratto dei discorsi rivolti da Sauron/Annatar agli elfi; in Il Silmarillion, op. cit., p. 509)

La sua opera lo condusse in tutto l'Eriador e ciò che restava del Beleriand (con l'eccezione del Lindon, l'unica contrada dove non fu benvoluto) e, soprattutto, in Eregion, nella città di Ost-in-Edhil, presso i Noldor che, per la loro ambizione, si dimostrarono i più sensibili alle sue parole.

Fu così che Sauron insegnò a Celebrimbor, Signore dell'Eregion, il più valente dei fabbri di Ost-in-Edhil, l'arte della creazione degli anelli magici, e gli orafi elfici ne crearono molti, tra i quali, appunto, i Grandi Anelli o Anelli del Potere.

L'Unico AnelloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Unico Anello.

A questo periodo risale anche la creazione dell'Unico Anello, che Sauron forgiò segretamente a Mordor presso il Monte Fato, infondendo in esso gran parte della sua volontà e forza vitale, col proposito di dominare tramite esso tutti gli altri anelli, e, conseguentemente, coloro che li portavano.

«in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il cui potere era legato a questo con assoluta soggezione e destinato a durare solo quanto quello dell'anello di Sauron. Buona parte della forza e della volontà dell'Avversario fluì in esso, e ciò perché il potere degli anelli elfici era assai grande, sicché l'anello che doveva governarli non poteva che essere un oggetto di potenza senza pari. Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d'Ombra. E, a patto che avesse con sé l'Unico Anello, era al corrente di tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e poteva vedere e governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano su di sé.»

(Il Silmarillion, op. cit., pp. 362-363)

Una volta forgiato l'Unico Anello, Sauron se lo mise al dito e tutti coloro che portavano gli anelli magici furono consapevoli della verità «sicché irati e impauriti, si sfilarono gli anelli»[1]. Sfumata la possibilità di controllarli, Sauron mosse guerra ai Noldor ingiungendo che gli consegnassero tutti gli anelli del potere.

Gli elfi tentarono di resistere, ma vennero sconfitti e Sauron si impadronì di tutti gli anelli con l'eccezione dei tre più potenti (che diverranno noti, in seguito, come i Tre Anelli o i Tre Anelli degli Elfi) che Celebrimbor aveva forgiato - a differenza di tutti gli altri - senza l'aiuto di Sauron. Sauron non poteva controllare questi anelli senza avere indosso l’Unico, ma era anche l’unico in grado di oltrepassare il loro potere.

I Nove Anelli degli uomini e i Sette Anelli dei naniModifica

Una volta recuperati gli anelli, Sauron cercò di soggiogare Nani e Uomini distribuendo loro i potenti artefatti. Nove (Nove Anelli, Nove Anelli degli Uomini) furono donati ad altrettanti re degli Uomini che, resi schiavi dal loro potere, si sarebbero trasformati, in seguito, nei nove nazgûl, i potenti spettri succubi di Sauron.

Sauron tentò di corrompere anche i Nani allo stesso modo, regalando loro sette anelli (Sette Anelli, Sette Anelli dei Nani), ma fallì nel suo intento: infatti la stirpe dei Nani era una creazione di Aulë e non poteva essere facilmente schiavizzata con la magia[2]. Gli Anelli infiammarono però la brama d'oro dei loro portatori, rendendoli immensamente avidi, ricchi e potenti; Gandalf afferma che all'origine di ogni grande tesoro dei Nani ci fosse uno degli Anelli del potere. Ben presto Sauron cercò di recuperare gli Anelli donati ai nani, rivelatisi inutili ai suoi fini. Soltanto tre Anelli tornarono però tra le sue mani, mentre gli altri quattro furono distrutti dal fuoco dei draghi.

Per quanto concerne l'Anello di Durin, esso fu l'ultimo ad essere recuperato da Sauron: Thráin II, il suo portatore, si sentiva insoddisfatto della vita che stava conducendo nell'Ered Luin a causa del malefico influsso dell'Anello, pertanto decise di riconquistare il reame di Erebor, ma mentre si stava riposando nel Bosco Atro fu catturato dalle forze di Sauron per poi essere imprigionato nella fortezza di Dol Guldur ed essere depredato dell'Anello. Il Nano fu poi trovato casualmente da Gandalf mentre questi stava ispezionando la fortezza per capire quale forza malvagia la dominasse (il Negromante, il quale, come Gandalf sospettava, non era altri che Sauron). Thráin, moribondo e impazzito a causa delle torture subite negli anni di prigionia, non riuscì neppure a ricordarsi né il proprio nome né quello del figlio Thorin Scudodiquercia, ma prima di morire consegnò la mappa e la chiave di Erebor a Gandalf affinché questi la consegnasse al figlio. Gandalf riconobbe l'identità del Nano prigioniero a Dol Guldur solo 91 anni dopo, quando incontrò casualmente Thorin a Brea: fu in quell'occasione che decise di organizzare la spedizione ad Erebor, cui partecipò anche Bilbo Baggins, dal momento che egli temeva una possibile alleanza tra Sauron, il quale stava riacquistando molto potere, e il drago Smaug.

Anello di DurinModifica

Esso era l'ultimo dei sette anelli dei nani rimasto ai nani, tutti gli altri infatti erano stati perduti, distrutti dai draghi o recuperati da Sauron. La tradizione dei Nani di Durin vuole che questo anello fosse anche il primo ad essere stato forgiato. Fu consegnato a Durin III, Re di Khazad-dûm, dagli artigiani elfici, non da Sauron, anche se in ultima istanza i Sette furono da lui controllati tramite l'Unico Anello. I possessori di questo anello non lo mostravano, non ne parlavano e non lo cedevano che in punto di morte, affinché il segreto fosse al contempo mantenuto e tramandato. Taluni ritenevano che esso fosse rimasto nascosto nelle tombe dei Re a Khazad-dûm, da altri (perlopiù il popolo di Durin) che esso fosse stato preso dagli orchi di Moria[3]. Quest'ultima ipotesi si giustifica perché Thrór vecchio e disperato, affidò l'Anello al figlio Thráin II con queste parole:

«Questo potrebbe essere per te la base di una nuova fortuna, benché sembri improbabile. Ma per fare oro occorre averne[4]

Detto questo Thrór partì inspiegabilmente verso Moria, che allora era infestata dagli orchi. Questo gesto gli costò la vita: venne decapitato dall'orco Azog. Siccome tutti erano all'oscuro della successione dell'Anello, i Nani lo ritennero perduto per sempre, ignorando che lo possedeva Thráin II. Il suo folle comportamento forse derivò dal fatto che Thrór era un po' rimbambito a causa dell'età, della sfortuna e del rimpianto degli antichi splendori, o forse fu causato dal risveglio di Sauron, che con le arti malefiche lo spingeva tramite l'Anello alla follia e distruzione. Questi eventi furono la causa della Guerra tra gli Orchi e i Nani di cui la Battaglia di Azanulbizar fu un momento saliente[4][5].

I Nani tuttavia rimasero immuni all'influsso malvagio degli Anelli. Il loro animo non poteva essere assoggettato in alcun modo; le loro vite non venivano influenzate. L'unica conseguenza subita dai possessori di Anelli, fu una indomabile brama di oro e oggetti preziosi, al punto che ogni altra cosa perdeva per loro interesse: se questo desiderio non veniva soddisfatto, i Nani diventavano prima tristi e poi ricolmi di rabbia. Sauron cercò ben presto di recuperare gli Anelli rivelatisi inutili. Si dice che le continue sventure degli eredi di Durin fossero dovute all'influsso malvagio del Signore Oscuro, infuriato dall'inefficacia dei suoi artefatti[3].

Entro certi limiti il Signore Oscuro vide comunque soddisfatti i suoi propositi. L'Anello suscitò in Thráin II brama di oro e desiderio di riscattare Erebor da Smaug, ma durante il tragitto ogni sorta di impedimenti (lupi, orchi, uccelli malefici, sfortuna etc.) si frapponeva tra lui ed il suo obbiettivo. Una notte, dopo essersi accampato con i compagni sotto le fronde di Bosco Atro scomparve e la mattina non se ne trovò traccia mai più. Molti anni dopo si scoprì che fu trascinato ai pozzi della fortezza di Dol Guldur dove venne depredato dell'Anello, torturato e abbandonato alla morte. Il caso volle che Gandalf, durante un'incursione nella fortezza, trovasse Thráin II in punto di morte ed impazzito, e dopo vari sproloqui circa un Anello sottrattogli (Gandalf nel momento non capì né l'identità del Nano né di che anello si trattasse), affidò allo stregone una mappa ed una chiave, rilevanti per i fatti accaduti ne Lo Hobbit, appena prima di spirare[6][7].

La prima apparizione cinematografica dell'Anello di Durin è nella trilogia de Il Signore degli Anelli, durante il prologo iniziale del primo film, Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, al momento della donazione dei Sette Anelli ai re dei Nani.

Si parla dell'Anello di Durin nelle edizioni estese della trilogia cinematografica de Lo Hobbit. Nel primo film, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato, si accenna alla scomparsa dell'Anello in un dialogo tra Gandalf e Saruman a Gran Burrone. Nel secondo film, Lo Hobbit - La desolazione di Smaug, Gandalf conosce il destino dell'Anello e del suo portatore: durante la Battaglia di Azanulbizar l'Anello era stato sottratto a Thráin da Azog, il quale lo aveva poi consegnato a Sauron.

I Tre Anelli degli elfiModifica

 
Narya, Nenya e Vilya rappresentati nel film La Compagnia dell'Anello

I Tre Anelli Elfici si chiamano Narya, Nenya e Vilya; Celebrimbor affidò Nenya a Galadriel, Vilya a Gil-Galad, (che lo diede ad Elrond prima della Battaglia dell'Ultima Alleanza), e Narya a Círdan il Carpentiere che in seguito lo consegnò a Gandalf. Nella Seconda Era, Narya e Vilya sono entrambi custoditi da Gil-Galad. I Tre Anelli furono forgiati a Ost-in-Edhil, nel 1590 S.E. da Celebrimbor.

Vilya è l'Anello d'Aria, il più forte dei Tre. È fatto d'oro e ornato con uno zaffiro. Il suo potere è ignoto, ma con ogni probabilità è legato alla salvaguardia e alla conservazione, dato che Celebrimbor creò i Tre con questo preciso scopo. Controlla i venti.

Nenya è l'Anello d'Acqua, l'Anello di Diamante, forgiato con Mithril e ornato da una pietra bianca. Il suo Portatore acquista il potere di conservare, salvaguardare e nascondere dal male. Galadriel utilizzò questo potere per creare e difendere Lothlórien. Dopo la partenza di Galadriel, tutto ciò che era stato creato con questo anello cadde in rovina. Domina l'acqua.

Narya è l'Anello Rosso, l'Anello di Fuoco. Il suo Portatore è in grado di instillare la speranza, coraggio e audacia in coloro che lo circondano, dando loro la forza per combattere la tirannia e la disperazione. In più protegge dal male chi lo indossa e ciò che lo circonda. Ha potere sul fuoco di Anor.

Tutti gli Anelli hanno il potere di preservare ciò che è stato e di mantenere "giovane" il luogo in cui è custodito.

Poiché Sauron non aveva avuto alcun ruolo nella loro creazione, i Tre Anelli non ne avevano subito l'influenza malvagia (benché legati al potere dell'Unico), di conseguenza coloro che li portavano non potevano essere assoggettati alla volontà dell'Oscuro Signore. I tre anelli vennero utilizzati a lungo dagli elfi, dopo che Isildur ebbe sottratto l'Unico a Sauron e questo scomparve fisicamente dalla Terra di Mezzo e fino all'epoca degli eventi narrati ne Il Signore degli Anelli; non furono usati per scopi di potere e dominio, ma per curare e mantenere integri i luoghi dove gli elfi abitavano.
Tuttavia se Sauron fosse stato in grado di recuperare l'Unico Anello, tutte le opere compiute tramite loro sarebbero state disvelate e corrotte, come spiega Elrond a Frodo, Gandalf e i rappresentanti dei popoli liberi durante il consiglio di Gran Burrone:

«tutto ciò ch'è stato compiuto da coloro che posseggono i Tre si volgerà contro di essi per distruggerli, e rivelerà a Sauron la loro mente ed il loro cuore, qualora il Nemico riconquistasse l'Unico. Allora sarebbe meglio che i Tre Anelli non fossero mai esistiti.»

(Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, op. cit., p. 339.)

Secondo Elrond[8], gli elfi non sapevano cosa sarebbe accaduto ai Tre Anelli in caso di distruzione dell'Unico: alcuni speravano di poterli utilizzare liberamente senza più alcun pericolo; altri, come Elrond, ritenevano invece che la scomparsa dell'Anello del Potere avrebbe segnato la fine del potere dei Tre, e di tutto ciò che era stato creato o conservato tramite loro, come infatti poi accadde. Gli Elfi erano disposti però a rinunciare a tutto, pur di non sottomettersi a Sauron.

NaryaModifica

«E quando si voltò e venne loro incontro, Frodo vide che Gandalf portava ora visibile al dito il Terzo Anello, Narya il Grande, e la pietra era rossa come fuoco.»

(Il ritorno del re - J. R. R. Tolkien)
 
Narya scritto in quenya

Il nome Narya trae origine da nàr che in lingua quenya significa fuoco[9].

Narya fu forgiato da Celebrimbor e dalla corporazione degli artigiani (Gwaith-i-Mírdain) di Eregion durante la Seconda Era, insieme agli altri due Anelli Elfici, Nenya e Vilya. Poiché Sauron non aveva avuto alcun ruolo nella loro creazione, i Tre Anelli non ne avevano subito l'influenza malvagia (restarono però in qualche modo ugualmente legati al potere dell'Unico Anello di Sauron), di conseguenza coloro che li portavano non potevano essere assoggettati alla volontà dell'Oscuro Signore[10].

Narya ha il potere di ispirare negli altri la resistenza alla tirannia, alla dominazione e alla disperazione, così come (in comune con gli altri due anelli) nell'avere il potere di nascondere il possessore dai remoti osservatori (eccetto da colui che possiede l'Unico) e nel donare resistenza al logorio del tempo[11].

Durante la guerra contro Sauron nella Seconda Era Celebrimbor affidò l'anello a Gil-galad. Quest'ultimo lo affidò poi a Círdan il Marinaio, signore dei Porti Grigi nell'estremo occidente[12][nb 1]. Nella Terza Era Círdan riconobbe la vera natura di Gandalf come un Maia di Valinor, e gli donò l'anello affinché potesse aiutarlo nel suo lavoro:

«"Prendi ora questo Anello", disse "perché le tue fatiche e le tue preoccupazioni saranno gravi, ma in tutte esso ti sosterrà e ti difenderà dalla prostrazione. Questo infatti è l'Anello del fuoco e chissà che con esso tu non riesca a riaccendere i cuori al valore di un tempo, in un mondo che va raggelandosi. Quanto a me, peraltro, il mio cuore è con il Mare e io dimorerò presso le rive grigie, a guardia dei Porti, finché l'ultima nave non sarà salpata. Quel giorno io attenderò te."»

(Círdan a Gandalf[11].)

Dopo la distruzione dell'Unico Anello e la sconfitta di Sauron, il potere di Narya scomparve del tutto insieme a quello degli altri Anelli del Potere. Gandalf portò Narya con sé sulla nave che dai Porti Grigi l'avrebbe condotto ad Ovest, accompagnato dai portatori degli altri due anelli.

La prima apparizione cinematografica di Narya è nella trilogia de Il Signore degli Anelli, durante il prologo iniziale del primo film, Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, al momento della donazione dei Tre Anelli ai signori degli elfi (l'anello è appunto portato da Cirdan). Compare di sfuggita anche nel finale de Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, quando Gandalf si appresta a partire per Valinor.

Narya compare anche nell'edizione estesa dell'ultimo film della trilogia cinematografica de Lo Hobbit, Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate. A Dol Guldur, il guardiano delle segrete nota che Gandalf ha con sé Narya e, dopo avergli chiesto informazioni sugli altri due anelli elfici, cerca di tagliargli la mano per prendersi l'Anello. Tuttavia, arriva Galadriel, che, dopo averlo minacciato, lo disintegra sfruttando il potere di Nenya.

NenyaModifica

«I raggi della Stella si rifrangevano su un anello che brillava al dito di Galadriel, come oro lucido placcato di luce argentata; una pietra bianca sfavillava, e pareva che la Stella del Vespro si fosse posata sulla sua mano.»

(La Compagnia dell'Anello, p.452, Bompiani 2001.)

Il nome Nenya trae origine da nén che in lingua quenya significa acqua.

Nenya fu forgiato da Celebrimbor e dalla corporazione degli artigiani (Gwaith-i-Mírdain) di Eregion durante la Seconda Era, insieme agli altri due anelli elfici, Narya e Vilya. Poiché Sauron non aveva avuto alcun ruolo nella loro creazione, i Tre Anelli non ne avevano subito l'influenza malvagia (benché legati al potere dell'Unico), di conseguenza coloro che li portavano non potevano essere assoggettati alla volontà dell'Oscuro Signore.

Nenya è descritto come costituito da mithril con incastonata una "pietra bianca", presumibilmente un diamante[13].

L'anello era portato da Galadriel di Lórien, e normalmente era invisibile; nell'episodio de Lo specchio di Galadriel contenuto nel romanzo Il Signore degli Anelli, Frodo è in grado di scorgere Nenya indossato al dito della dama elfica solo in quanto portatore dell'Unico Anello, mentre Samvise Gamgee, nella stessa occasione riferisce all'elfa di non averlo visto e di aver notato solo una luce brillare fra le dita[14].

«Tu hai visto il mio anello?», domandò [Galadriel], rivolgendosi a Sam. «No, Dama», rispose Sam. «A dir la verità, non capivo di che cosa parlaste. Ho visto una stella brillare attraverso il vostro dito.»

(Il Signore degli Anelli, libro II, finale del capitolo VII.)

Il potere di Nenya era quello di preservare e proteggere i luoghi abitati dagli elfi e le loro creazioni, nonché di occultarli agli occhi di Sauron. Dama Galadriel usò questi poteri per creare e preservare il reame di Lothlórien, ma accrebbero in lei anche la brama per il mare e il desiderio di fare ritorno alle Terre Immortali.

Dopo la distruzione dell'Unico Anello e la sconfitta di Sauron, il potere di Nenya scomparve del tutto insieme a quello degli altri Anelli del Potere. Galadriel portò Nenya con sé sulla nave che dai Porti Grigi l'avrebbe condotta ad Ovest, accompagnata dai portatori degli altri due anelli. Con l'allontanamento dell'anello, anche la magia e la bellezza di Lórien sbiadirono e la regione si spopolò gradualmente, tanto che nell'anno 121 della Quarta Era, quando Arwen vi si recò per morire, era ormai abbandonato: «Galadriel era partita, e anche Celeborn se n'era andato, e tutto era silenzio.»[15].

VilyaModifica

«Elrond portava un manto grigio e una stella in fronte, e teneva in mano un'arpa d'argento; al suo dito brillava un anello d'oro con una grande pietra blu, Vilya, il più potente dei Tre.»

(Il ritorno del re - J. R. R. Tolkien)

Il più potente dei Tre Anelli creati dagli elfi dell'Eregion.

Celebrimbor, signore dell'Eregion forgiò tutti e tre questi anelli indipendentemente da Annatar, una delle sembianze del Signore Oscuro Sauron. Come risultato di ciò, nessuno dei Tre Anelli venne macchiato dal male. Nonostante questo, come tutti gli altri anelli magici, Vilya divenne vulnerabile all'influenza di Sauron (nel caso questi l'avesse scoperto) quando creò l'Unico Anello che dominava tutti gli altri. In seguito alla distruzione dell'Eregion da parte di Sauron, Vilya venne spedito al Re degli Elfi Gil-galad nella lontana Lindon. Gil-Galad diede Vilya a Elrond prima di incamminarsi col suo esercito per incontrare Elendil, il Re di Gondor, e di dirigersi con esso e gli uomini di Gondor al Morannon, per sfidare gli eserciti di Sauron e Sauron stesso.

Come quasi tutti gli altri (escluso l'Unico di Sauron) Anelli del Potere, quali Nenya e Narya, Vilya era ornato da una gemma, una grande pietra blu, incastonata in una banda d'oro, che contribuiva a dargli il titolo di "Anello di Zaffiro". Un titolo meno usato per Vilya era Anello dell'Aria, che simboleggiava la sua prominenza anche sugli altri anelli degli Elfi.

Il potere di Vilya era quello di preservare la bellezza del mondo e di conservare uno stato di pace e serenità minimo nella Terra di Mezzo. Avendolo in mano, Elrond poté rendere la sua dimora di Gran Burrone a tutti gli effetti simile a Valinor, ma il potere dell'anello svanì del tutto in seguito alla distruzione dell'Unico.

NoteModifica

Annotazioni
  1. ^ «A questo punto, si dice che Gil-galad diede Narya, l'Anello Rosso, a Círdan, Signore dei Porti, ma più avanti si trova una nota a margine da cui risulta che lo tenne per sé finché non partì per la Guerra dell'Ultima AlleanzaJ.R.R. Tolkien, p. 324
Fonti
  1. ^ Il Silmarillion, op. cit., p. 363.
  2. ^ Il Silmarillion, op. cit., p. 364.
  3. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 417.
  4. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 412.
  5. ^ J.R.R. Tolkien, pp. 413-415.
  6. ^ J.R.R. Tolkien, p. 418.
  7. ^ J.R.R. Tolkien, Racconti incompiut, pp. 429-430.
  8. ^ La Compagnia dell'Anello, op. cit., p. 339.
  9. ^ J.R.R. Tolkien, p. 450.
  10. ^ Vedi Anelli del Potere per un trattazione più approfondita del legame fra l'Unico e i vari anelli minori.
  11. ^ a b J.R.R. Tolkien, p. 363.
  12. ^ J.R.R. Tolkien, p. 324.
  13. ^ La natura della pietra non viene chiarita, tuttavia l'uso della parola inglese "adamant" - un sinonimo arcaico per diamante o, genericamente, per ogni sostanza estremamente dura - è fortemente suggestiva.
  14. ^ La traduzione italiana è concorde con molte edizioni inglesi in cui viene usata la parole "finger" (dito) al singolare che rende la frase più suggestiva poiché suggerisce che il dito dell'elfa fosse diventato in qualche modo trasparente. Ma in The Treason of Isengard (settimo volume di The History of Middle-earth), cap. 13, nota 34, Christopher Tolkien lo indica come un refuso in luogo di fingers (dita).
  15. ^ La morte di Arwen è narrata in Annali dei Re e dei Governatori, appendice A, parte 5, de Il Signore degli Anelli.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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