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BiografiaModifica

Frequentò studi di pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino e si trasferì a Napoli nel 1920. Fu inizialmente influenzato dal verismo tradizionale, con radici nel naturalismo della scuola di Posillipo. Fece quindi parte del "Gruppo Flegreo" (1927) e del Novecento napoletano, aggiornando la propria pittura verso un postimpressionismo, ispirato a Paul Cézanne e a Pierre Bonnard.

Insieme a Giuseppe Uva, Saverio Gatto, Alberto Buonoconto, Biagio Mercadante, Carlo Striccoli, Giuseppe Rispoli, Antonio Bresciani, Ettore Lalli, Francesco Paolo Prisciandaro e al critico d'arte e pittore Alfredo Schettini, fu tra i protagonisti dell'esperienza bohèmien del Quartiere Latino a Napoli. Frequentò il poeta e barone di Lucugnano Girolamo Comi, contribuendo all'esperienza culturale iniziata con Michele Pierri, Ferruccio Ferrazzi, Maria Corti e Donato Valli.

Nel 1960 fu invitato alla “11ª edizione del premio Avezzano-rassegna nazionale delle Arti Figurative” ad Avezzano (AQ), insieme a R. Brindisi, S. Cavallo, G. Ceracchini, E. Fantuzzi, C. Levi, G. Omiccioli, M. Rosa, G. Straghota, F. Trombadori, A. Vangelli ed altri[1]. Pur non condannando le nuove tendenze artistiche che, negli anni successivi al dopo guerra, si avviavano verso la ricerca di nuove strade nel campo pittorico, restò fedele alla sua visione figurativa, nella quale raggiunse la maturazione di un suo stile personale.[2]

Non disdegnò il confronto ed il dibattito con altri artisti e nel 1965 partecipò ad una mostra collettiva, con Antonio Vangelli, Antonio Enotrio, Giulio Turcato, Michele Rosa, Pier Carlo Pantieri e Mario Russo[3] presso la galleria “la Saletta” di Frosinone[4].

Opere principaliModifica

  • Autunno a Lucrino, olio su tela, Galleria dell'Accademia (Napoli)[5]
  • Paesaggio, olio su tela, Galleria dell'Accademia (Napoli)[5]
  • Grotte di Polignano
  • Campagna del Salento (1926)
  • Il lido di Baia
  • Verso Leuca (1932)
  • Luna e sassi (1956)
  • Plenilunio (1958)
  • Uliveto del Salento (1930-1950)

NoteModifica

  1. ^ Lucci s.d., pp. 186-217.
  2. ^ Lucio Galante, "CIARDO, Vincenzo", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 25, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 1981
  3. ^ Varone 2006, pp.63.
  4. ^ XXI Secolo, testata giornalistica.
  5. ^ a b Galleria dell'Accademia,  p. 106.

BibliografiaModifica

  • Carlo Franza, Vincenzo Ciardo. Il mio paesaggio, catalogo della mostra retrospettiva in Palazzo Ciardo a Gagliano del Capo, Ministero dei Beni Culturali, Verso l'ARTE EDIZIONI, 2007
  • Anna Caputi, Raffaello Causa, Raffaele Mormone (a cura di), La Galleria dell'Accademia di Belle Arti in Napoli, Napoli, Banco di Napoli, 1971, SBN IT\ICCU\NAP\0178087.
  • AA.VV., Fuori dall’ombra. Nuove tendenze nelle arti a Napoli dal '45 al '65, catalogo della mostra a Castel S. Elmo, Elio de Rosa Editore, Napoli 1991.
  • Nello e Saverio Ammendola, Ottocento-Novecento, due secoli di pittura a Napoli, con introduzione e intervista di M. Picone Petrusa, Electa Napoli, Napoli, 1999.
  • Varone G., Michele Rosa. L'uomo e l'artista. Provincialità e nuove istanze culturali all'origine della contravanguardia frusinate, Ceccano, Ed. Bianchini & figli, 2006, SBN IT\ICCU\RMS\1634251.
  • Lucci M. G. (a cura di), Vicende e storia critica del Premio Avezzano, 1949-2001, Promo Italia, Avezzano, s.d., pp. 186-217, SBN IT\ICCU\TER\0018573.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN18111470 · ISNI (EN0000 0000 6680 7027 · SBN IT\ICCU\SBLV\029488 · GND (DE122676718 · ULAN (EN500021443