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Violette Nozière al processo, nel 1933

Violette Nozière (Neuvy-sur-Loire, 11 gennaio 1915Le Petit-Quevilly, 18 novembre 1966) è stata una criminale francese che suscitò l'interesse della cronaca giudiziaria degli anni trenta.

Indice

BiografiaModifica

Il 28 agosto 1933 Nozière venne arrestata dalla polizia con l'accusa di avere avvelenato i propri genitori con del Soménal - un sonnifero - nella notte del precedente 21 agosto. Secondo le ricostruzioni, la giovane donna aveva aperto il gas nell'appartamento, al fine di far credere che i suoi genitori avessero tentato il suicidio. La madre era riuscita a salvarsi, ma il padre morì.

Fu condannata a morte per parricidio nel 1934 dietro denuncia dalla madre sopravvissuta a stento. Nel corso del processo dichiarò di essersi voluta vendicare delle ripetute violenze sessuali subite dal padre, smentite però puntualmente dalla madre. Il 6 settembre di quell'anno, davanti al giudice istruttore, Violette affermò che i suoi genitori se l'erano meritato e li accusò di pratiche incestuose: suo padre, Baptiste Nozière, meccanico delle ferrovie, avrebbe abusato di lei sin dall'età di dodici anni. Violette avrebbe voluto uccidere anche sua madre, che durante tutti quegli anni aveva continuato a far finta di non capire. Una volta ucciso il padre, Violette avrebbe voluto scaricare su sua madre l'onta, la colpa ed il rimorso.

I benpensanti rifiutarono di credere alla versione di Violette a causa della sua vita scandalosa: era infatti accusata anche di prostituzione occasionale nel quartiere latino di Parigi, dove conduceva una vita in contrasto con la morale del tempo. La sua relazione con un certo Jean Dabin, dalla reputazione ugualmente dubbia, non la fece entrare nelle simpatie dei giurati. Secondo loro, Violette avrebbe premeditato l'assassinio dei propri genitori solamente per accaparrarsi i loro risparmi, ammontanti a centosessantacinquemila franchi, e per continuare a frequentare il suo amante. Sua madre, sebbene costituitasi parte civile, finì per perdonare sua figlia ed implorò la stessa giuria con le parole: Pietà, pietà per la mia bambina!.

Malgrado tutto, Nozière fu condannata alla pena capitale, carica di significato simbolico per la pubblica accusa poiché, all'epoca, la ghigliottina non era più prevista per le donne. La pena di morte venne poi commutata ad ergastolo il 25 dicembre 1934. Il 26 agosto 1942 Philippe Pétain ridusse la pena a 12 anni di lavori forzati e, grazie ad una condotta esemplare tenuta in carcere, Violette fu definitivamente liberata il 29 agosto 1945. Il 15 novembre di quello stesso anno Charles de Gaulle le revocò anche il divieto di soggiorno su gran parte del territorio francese.

In seguito, Violette si sposò con un cancelliere della casa di reclusione di Rennes, dove era stata imprigionata. Si riconciliò con la madre ed ebbe anche cinque figli, ai quali non parlò mai del suo passato. Il 18 maggio 1963 Violette fu riabilitata dalla Corte di Rouen, riacquistando così il pieno esercizio dei suoi diritti civici ed un casellario giudiziale nuovamente immacolato. Morì tre anni più tardi, il 18 novembre 1966.

La famaModifica

Violette Nozière deve la sua fama all'interesse morboso suscitato presso l'opinione pubblica dalle cronache giudiziarie: esemplari in questo senso furono gli articoli, tra il feuilleton e il reportage, che la famosa rivista francese Détective dedicò al suo caso.

Ma la sua mitizzazione avvenne soprattutto ad opera dei principali artisti aderenti alla corrente del surrealismo che, individuando in lei un modello di resistenza all'autoritarismo familiare e all'ipocrisia sessuale borghese, la indicarono come modello eroico e musa ispiratrice. Durante lo svolgimento del processo le dedicarono un famosissimo hommage: una raccolta di poesie ed illustrazioni ad opera di André Breton, Paul Éluard ed altri artisti pubblicata in Belgio e parzialmente sequestrata dalla censura; lo stesso Breton le inviò in carcere un canestro di rose rosse.

Trasformata ormai in personaggio letterario la sua vicenda ha continuato ad essere fonte di ispirazione per artisti fino ai giorni nostri. Il regista Claude Chabrol nel 1978 portò la vicenda di Violette Nozière sugli schermi con il film omonimo interpretato da Isabelle Huppert; di lei sono state scritte diverse biografie, alcune delle quali palesemente romanzate.

In Italia gli Area inserirono nell'album 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! del 1978 una canzone intitolata Hommage à Violette Nozière a lei dedicata.

Il personaggio di Maria Noziére nel romanzo L'armata dei sonnambuli del collettivo di scrittori Wu Ming è ispirato ad una lontana antenata di Violette.

BibliografiaModifica

in francese:

  • Véronique Chalmet: Violette Nozière, la fille aux poisons, Flammarion, 2004
  • Jean Marie Fitere: Violette Nozière, Presses de la cite, 1975
  • Bernard Hautecloque Violette Nozière, la célèbre empoisonneuse des années Trente, Editions Normant, 2010
  • Dominique Modiano: Fleur de ruine, Editions du Seuil, 1991 (roman). Ma Violette Nozière vi viene evocata solo brievemente.
  • Bernard Oudine: L'affaire Violette Nozière, in Historia n° 379 1978

in inglese

  • Sarah Maza Violette Nozière. A story of murder in 1930s Paris 2011

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