Virgilio Malvezzi

scrittore, militare e politico italiano
Virgilio Malvezzi
Virgilio Malvezzi.jpg
NascitaBologna, 8 settembre 1595
MorteCastel Guelfo di Bologna, 11 agosto 1654
Luogo di sepolturaBasilica di San Giacomo Maggiore, Bologna
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoSpagna
ComandantiGómez Suárez de Figueroa y Córdoba
BattagliePresa di Acqui, Assedio di Verrua
Altre caricheStorico, scrittore
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Virgilio Malvezzi (Bologna, 8 settembre 1595Castel Guelfo di Bologna, 11 agosto 1654) è stato uno scrittore, militare e politico italiano.

BiografiaModifica

I primi anni e la formazioneModifica

 
Stemma della famiglia Malvezzi

Figlio di Piriteo, barone di Taranta, e della sua seconda moglie, Beatrice Orsini, il 2 ottobre 1613 conseguì il dottorato in utroque iure presso l'Università di Bologna. Nel 1614 si recò a Siena, dove il padre era stato nominato governatore al servizio di Cosimo II de' Medici. A Siena divenne amico intimo dell'umanista Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII. A contatto con il vivace ambiente intellettuale cittadino, Malvezzi accentuò e precisò i suoi interessi filosofici, si dedicò con assiduità allo studio e alla discussione delle opere di San Tommaso e Aristotele, di questioni di arte e di storia, e maturò un interesse particolare per la filologia e i classici, che studiò con profondo impegno.[1][2]

Frutto dell'esperienza senese è la sua prima opera a stampa, i Discorsi sopra Cornelio Tacito, pubblicati nel 1622 e dedicati al Granduca di Toscana Cosimo II. I Discorsi, in tutto cinquantatré su altrettanti brani tratti dal primo libro degli Annales di Tacito, ripropongono, ad una generazione di distanza, le tematiche affrontate da Scipione Ammirato nella sua opera omonima. L'opera si annunciava come stesa d'un fiato nel 1621, con un tono di «compostezza greve» che costituiva la dominante di questo giovane «eclettico, accademico ed erudito».[3] Quello stesso anno 1622 Malvezzi fece ritorno a Bologna col padre, che aveva rinunciato alla carica senese. Perfezionò lo studio del latino sotto la guida di Domenico Lappi e strinse stretti rapporti con l'ambiente intellettuale bolognese.[4]

Dal giugno 1624 ai primi del 1625 soggiornò a Roma, dove si legò agli intellettuali vicini a Urbano VIII e fu ammesso all'Accademia dei Desiosi fondata dal cardinale Maurizio di Savoia. Davanti all'Accademia pronunciò un discorso («Ragioni per le quali i letterati credono non potere avvantaggiarsi nella corte»), raccolto insieme con altri da Agostino Mascardi e pubblicato in un'edizione veneziana del 1641.[5]

Nel 1625 partì per militare sotto il comando del duca di Feria, governatore di Milano, ma a causa di problemi di salute - era debole, mangiava poco e soffriva di frequenti capogiri[6] - dopo un solo anno abbandonò la carriera militare per fare ritorno a Bologna. «Ma l'esperienza non fu inutile, se si considera da una parte che egli ebbe modo di provare agli spagnoli che, se il fisico era debole, la devozione era ferrea, e dall'altra che ebbe modo di provare a se stesso che la carriera marziale non era proprio fatta per lui.»[7]

Alla morte del padre, nell'ottobre del 1627, ereditò insieme al fratello Marco Antonio i suoi titoli e il feudo di Castel Guelfo, dove si dedicò allo studio delle opere di Tito Livio senza perdere il contatto con i circoli intellettuali bolognesi. Strinse amicizia con importanti pittori bolognesi, come Alessandro Tiarini e Guido Reni, che fu poi autore dei frontespizi delle sue opere maggiori e di un suo ritratto.[8][9] Iniziò anche un rapporto epistolare con Juan Antonio de Vera y Figueroa, ambasciatore di Spagna a Venezia, che gli fornì l'aiuto necessario per la stesura del Ritratto del privato politico christiano.

Gli anni spagnoliModifica

Il successo editoriale del Ritratto, immediatamente tradotto in spagnolo da Francisco de Balboa y Paz con il titolo Retrato del privado Christiano Político deducido de las acciones del Conde Duque (Napoli, 1635), garantì al Malvezzi la protezione del Conte di Olivares, e gli aprì le porte della Corte di Madrid, dove si recò nel luglio 1636. A Madrid Olivares gli commissionò una storia della Spagna dal Regno di Filippo III, che Malvezzi iniziò a scrivere in castigliano, lasciandola tuttavia incompiuta per far fronte ai nuovi incarichi che gli furono affidati.

 
Filippo IV di Spagna

Nel 1639 diede alle stampe La libra, analisi delle vittorie e delle sconfitte della Spagna durante il «felice regno di Filippo IV il Grande», con un bilancio decisamente favorevole alle armi spagnole nel confronto con la Francia e ad Olivares come grande architetto dei suoi successi militari, primo fra tutti la vittoriosa difesa di Fuenterrabìa assediata dall'esercito francese.[10] La stessa intenzione propagandistica e polemica hanno i Sucesos principales de la monarquia de España en el año 1639, pubblicati in spagnolo a Madrid, nel 1640, e in italiano un anno dopo, ad Anversa.[11]

Filippo IV era per Malvezzi l'incarnazione ideale del monarca. «Ha questo Re (cosa che forse non si è trovata in altri) tutte le qualità e puntualità, che fanno honorato un Cavagliere, senza che nociano a quelle che fanno grande un Re. Ha revocato dal bando, e rimesso fra sogli e scettri le virtù morali, discacciate non dalle ragioni, bensì da' vitii de' politici: mostrando che sono l'istesse quelle del principe e dell'huomo particolare; e se differenti, non per diversità di specie, ma per maggioranza di qualità, di private convertendole in Regie, con praticarle egli da Re».[12] Notava come egli dominasse la nobiltà non con la severità e i castighi, ma con la somma sua maestà, «onde l'impedire a uno il vedere il Re; lo slontanarlo dalla corte; lo scordarsi di lui, è tanto in quella felicissima Provincia, quanto in altri Regni, il bandire, il carcerare, il decapitare».[13] Ma soprattutto sottolineava la profonda pietas religiosa del re e il suo ruolo in difesa della fede cattolica: per l'antiporta del suo Davide perseguitato aveva concertato con Guido Reni la figura della Religione con uno scudo in mano «nel quale fosse l'arma del re di Spagna», che, accanto alle insegne di Filippo IV, riproduceva i territori dei Paesi Bassi colpiti da una freccia, «per mostrare che Sua Maestà ha sempre fatto scudo de' suoi stati alla Religione, e che per cagion di quella ha perduto l'Olanda e gran parte degli altri paesi bassi...».[14][15]

I suoi servizi alla monarchia spagnola vennero ricompensati nel 1640 con un seggio nel Consiglio di Stato e Guerra di Filippo IV e la nomina ad ambasciatore straordinario a Londra[16], affiancato dall'ambasciatore ordinario, Alonso Cárdenas, con l'incarico di concludere un'alleanza con Carlo I d'Inghilterra contro le Province Unite dopo la sconfitta inflitta inflitta dalla Marina Olandese all'Armada Española nella battaglia delle Dune, avvenuta in acque territoriali inglesi, violando la neutralità dell'Inghilterra. Malvezzi doveva anche entrare in contatto con gli esuli francesi, che la Spagna si offriva di sostenere. La missione si concluse con un fallimento, a causa delle eccessive richieste inglesi e delle difficoltà economiche che la Spagna stava attraversando, e Malvezzi fu inviato nelle Fiandre come consigliere di Ferdinando d'Asburgo.[17]

Gli ultimi anni e la morteModifica

Dopo la morte di Ferdinando, nel novembre del 1641, Malvezzi rimase in carica sotto il nuovo governatore Francisco del Melo, ma dopo la caduta in disgrazia di Olivares gli fu ordinato di tornare in Spagna e nel 1645, dopo aver rinunciato per motivi di salute a una nuova missione diplomatica presso il duca di Baviera, fu autorizzato a tornare a Bologna, dove fu nominato Senatore e Gonfaloniere di Giustizia ed entrò nell'Accademia dei Gelati con il nome di Esposto. Dei Gelati sarà anzi principe per un biennio a partire dal 1646. A Bologna Malvezzi tornò ad occuparsi di storia antica. È di questi anni un volume dedicato ad Alcibiade, lo statista ateniese noto per la sua politica estera aggressiva, e a Coriolano, l'aristocratico romano che, secondo Plutarco, fu ingiustamente condannato dai tribuni della plebe ed esiliato dalla città. La scelta di queste due figure da parte di Malvezzi non fu affatto casuale, poiché entrambe, sebbene in modi molto diversi, avevano una forte somiglianza con Olivares, suo amico e protettore di cui era determinato a difendere il buon nome.[18]

A Bologna non perse i contatti con la Spagna, come dimostrano, tra le altre cose, le lettere che ricevette da Diego Velázquez, che aveva avuto occasione di incontrare a Madrid, nelle quali il pittore sivigliano gli parlava di Pietro da Cortona e della possibilità, suggerita da Malvezzi e infine scartata, di chiamarlo in Spagna per lavorare agli affreschi del Real Alcázar di Madrid, che furono infine realizzati dai bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.

Malvezzi morì a Castel Guelfo l'11 agosto 1654. Fu sepolto nella Basilica di San Giacomo Maggiore a Bologna.

Stile e opereModifica

Lo stile laconicoModifica

 
Erycius Puteanus, disegno di Antoon van Dyck

«Il gusto poi che si riceve dal modo di Tacito consiste prima nello stile laconico, il quale tanto più piace dello asiatico quanto il vino puro dell'inacquato. Secondo, è di gran sodisfazione il non perder tempo a legger molte righe nelle quali non sia qualche insegnamento. Terzo, l'oscurità sua dà grandissimo gusto a chiunque, affaticandosi, ne trova il vero senso, giudicandolo parto del proprio intelletto; il quale, ricevendo occasione da quelle sentenze d'uscir fuori della cosa che legge ed uscendo senza ingannarsi, riceve quel godimento che trar sogliono gli uditori delle metafore per consentimento di chi ne ha scritto.»

(Virgilio Malvezzi, Venezia, Discorsi sopra Cornelio Tacito, Presso Marco Ginammi, 1635, introduzione.)

Notevole storico e moralista, dallo stile preciso e profondo nella sua concisione, Virgilio Malvezzi è considerato il "primo e maggiore tra i nostri senechisti" (Sapegno), maestro indiscusso di quello stile laconico alternativo alla retorica asiana e ciceroniana di Góngora e del marinismo.[19][20][21][22]

Teorico e promotore del nuovo stile era stato il filologo fiammingo Giusto Lipsio nella seconda metà del secolo XVI, sia con le sue edizioni di Seneca e Tacito, sia con le sue opere latine: un'influenza che si diffuse nel corso del secolo successivo; Quevedo, per fare un esempio paradigmatico, si dimostra un ammiratore del lavoro letterario e filosofico di Lipsio. Anche Herycius Puteanus, discepolo di Lipsio, sostiene e teorizza l'oscurità laconica come norma di stile nel suo De laconismo syntagma (1609). Malvezzi (che nel nel 1641 era stato impegnato nelle Fiandre, nella veste di consigliere del Cardinale Infante Ferdinando, fratello di Filippo IV) intrattenne una corrispondenza epistolare con Puteano, e tale elemento sostanzia l'ipotesi che il diretto rapporto personale sia lo sfondo dell'influenza della teoria laconica sulle opere di tono aforistico del bolognese.

Se Lipsio e Puteano erano stati i maestri dello stile laconico in latino, Malvezzi fu il principale esponente del laconismo in lingua volgare[23]; le sue opere furono presto tradotte dall'italiano in latino, spagnolo, tedesco, olandese e inglese.[24][25] e Malvezzi ebbe ferventi imitatori e seguaci in tutta Europa.

I Discorsi sopra Cornelio Tacito e le opere storiograficheModifica

Con i Discorsi sopra Cornelio Tacito (1622), opera "dall'elegante laconismo"[26][27] Malvezzi inaugurò quello stile spezzato e aforistico che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva.[28] Le sententiae su cui si basano i Discorsi sono tratte dai libri 1–6 degli Annales e molte trattano i tradizionali cavalli di battaglia del tacitismo - il raggiungimento della stabilità politica e la condotta sordida di chi gravita nell'orbita del potere. Ma Malvezzi si concentrò intensamente anche sui paragrafi di apertura degli Annales, la transizione di Roma dalla Repubblica al Principato, confrontandosi sia direttamente con il testo di Tacito sia con i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio di Machiavelli, che si concentrano sull'ascesa e la decadenza delle repubbliche. Augusto era stato in grado di stabilire il governo di uno solo perché le persone preferiscono la sicurezza e il lusso alla libertà. A differenza di Scipione Ammirato, in Malvezzi la libertà è una condizione desiderabile, ma irraggiungibile nell'età moderna. Malvezzi accettò l'ineluttabilità della monarchia sia a Roma che nel mondo contemporaneo, ma in termini molto meno positivi: il declino della Repubblica fu il risultato dell'imperfettione de' Cittadini, che si erano allontanati dalla virtù necessaria a mantenere gli stati in regime di libertà. Malvezzi utilizza consapevolmente il vocabolario umanistico per dimostrare la sua inefficacia nei regimi monarchici. Né la Libertà né l'Egualità, possono esistere in uno stato governato da un sovrano.[29]

Notevoli le biografie «non tanto romanzate quanto ragionate e moralizzate» (Sapegno) di personaggi della storia antica: il Romulo (1629), il Tarquinio il Superbo (1632), il David perseguitato (1634) e le Considerationi con occasione d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade, e di Coriolano (1648), parte del progetto mai realizzato di discutere le Vite di Plutarco.[30] «La riflessione etico-politica che correda le vite malvezziane è un interessante tentativo di coniugare l'eredità classica con le acquisizioni del pensiero del Machiavelli e del Guicciardini, sotto l'influsso della rinascita stoica cristiana promossa a livello europeo da Giusto Lipsio, il grande studioso di Seneca e Tacito.»[31] Denso di significato è anche Il ritratto del privato politico christiano (1635), biografia del conte-duca di Olivares che gli guadagnò il sostegno della Corte di Spagna. In una prosa di stile barocco ma attenta anche ai modelli classici di Seneca e Tacito, Malvezzi compie un'acuta analisi della figura del «privato» di Spagna, ruolo che portava ad avere enorme potere pur rimanendo sempre dipendente dal re. Del conte spagnolo emergono le qualità, espresse principalmente in termini di prudenza, ossia capacità di mediazione, e fedeltà ai valori dell'impero universale spagnolo, ma anche gli errori, nel giudicare i quali Malvezzi espresse la consapevolezza di come nella realtà si consumi una spietata lotta per il potere. Nella sua opera Malvezzi giunse a una totale opposizione alla visione storica di Machiavelli, con la negazione di qualsiasi valore esemplare della storia.[32]

Malvezzi scrisse anche opere di storia contemporanea, come i Successi principali della monarchia di Spagna nell'anno 1639 (1641), già pubblicato nel 1640 in lingua spagnola, e l'Introduttione al racconto de' principali successi accaduti sotto il comando del potentissimo re Filippo IV (1651). Nella storiografia malvezziana si saldano «le due grandi correnti storiografiche dell'antichità che il pensiero umanistico aveva recepito e rielaborato in forme originali: il filone ciceroniano-quintilianeo, dalle finalità spiccatamente pedagogiche, e quello di Tucidide e di Luciano, promotori di uno stile brevis (celebrato dal Malvezzi nella versione tacitiana) atto a trattare argomenti di interesse politico.»[33]

Giudizio storicoModifica

Malvezzi «godette non poca reputazione, che non fu già quella vana e fittizia degli elogi iperbolici allora assai comuni, ma la reputazione presso gl'intendenti, i quali in lui salutarono un moralista e stilista che rinnovava ed emulava Seneca, e il maggiore, se non il primo per tempo, dei «senechisti» italiani.»[34] Le sue opere furono lette e ammirate da scrittori come Baltasar Gracián[35][36], Francisco de Quevedo (che nel 1632 tradusse in spagnolo il Romulo)[37], Charles de Vion d'Alibray (che tradusse in francese il Romulo e il Tarquinio)[25], Nicolas Caussin[25] e Diego de Saavedra Fajardo.[38] Malvezzi ebbe molto successo anche in Inghilterra nel periodo della Guerra Civile. Nel 1637 fu pubblicata la traduzione del Davide Perseguitato realizzata Robert Ashley. I Discorsi sopra Cornelio Tacito furono tradotti da Sir Richard Baker e pubblicati per la prima volta nel 1642. Henry Carey conte di Monmouth tradusse il Romulo e il Tarquinio dall'originale italiano nel 1637. L'edizione del 1648 della traduzione del Romulo di Monmouth era preceduta da versi di Robert Stapylton, Thomas Carew, John Suckling e William Davenant; due lettere di Malvezzi furono tradotte e pubblicate nel 1651 con il titolo di Stoa triumphans da Thomas Powell, caro amico del poeta Henry Vaughan. Powell tradusse anche il Ritratto del privato politico christiano; entrambe le traduzioni furono caldamente elogiate da Vaughan nell'Olor Iscanus (1651).[39] Robert Gentilis, figlio di Alberico Gentili, tradusse i Successi principali della Monarchia di Spagna nell'anno 1639 (Chief Events in the Monarchy of Spain in the Year 1639, 1647) e le Considerationi con occasione d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade, e di Coriolano (Considerations upon the Lives of Alcibiades and Coriolanus, 1650).

Non mancarono, peraltro, detrattori dello stile di Malvezzi. Era il caso di Daniello Bartoli, nel suo L'uomo di lettere difeso ed emendato (1645), e, prima ancora, di Agostino Mascardi nella sua Arte istorica (1636)[40]: bersaglio di entrambi, in modi e tempi diversi, fu proprio quel Malvezzi, "who can cut Tacitus into slivers and steaks" (che è capace di ridurre Tacito in mille pezzi), almeno a sentire John Milton, che corredò di ampie postille la sua copia dei Discorsi nella traduzione inglese di sir Richard Baker.[41]

Tra i critici recenti Benedetto Croce include Malvezzi tra i grandi moralisti del seicento (cfr. B. Croce e S. Caramella (a cura di), Politici e moralisti del Seicento. Strada-Zuccolo-Settala-Accetto-Brignole Sale-Malvezzi, Bari, 1930, pp. 255 sgg.).[42] «Ingiustamente» secondo Croce «è molto noto e stimato il Graciàn e lasciato in pieno oblio il Malvezzi, celebre a quei tempi, che ha aforismi politici e morali di merito non inferiori a quelli del Graciàn».[43] Ezio Raimondi giudica Malvezzi «un moralista politico di levatura europea, degno di un Quevedo o di un Graciàn, se non di un La Rochefoucauld».[44]

OpereModifica

Edizioni moderneModifica

NoteModifica

  1. ^ Calef (1967), p. 76.
  2. ^ A Siena Malvezzi si dedicò allo studio dei classici: «oltre a Tacito, soprattutto Seneca, il cui studio il M. approfondì grazie a un'altra conoscenza senese, Ettore Nini, e Plutarco» (Clizia Carminati, voce su Virgilio Malvezzi nel DBI). Sul cenacolo intellettuale frequentato dal Malvezzi negli anni senesi cfr. anche: Eleonora Belligni, Lo scacco della prudenza: precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi, Firenze, Olschki, 1999, p. 29, ISBN 978-8822247797.
    «Furono fuor di dubbio anni dedicati all'apprendimento, alle riflessioni sulla storia, sulla letteratura e la filologia. Virgilio aveva preso a frequentare una cerchia di intellettuali di formazione umanistica, quali Volumnio Bandinelli, Ettore Nini, Agnolo Cardi, che furono grandi maestri per il giovane cavaliere. Nella stessa cerchia nacque l'amicizia con Fabio Chigi, adolescente senz'altro precoce per cultura e sensibilità, che costituì uno dei pochi riferimenti stabili della vita del marchese. È proprio dalla corrispondenza del Chigi che possiamo apprendere qualche notizia sui membri più anziani del cenacolo. Sappiamo, anzitutto, che erano filologi: latinisti di fama, dal momento che Fabio Chigi volle che fosse il Nini, membro dei Filomati e degli Umoristi, a tradurgli le tragedie di Seneca; molto probabilmente versati in filologia greca, dal momento che restano tracce delle esercitazioni del Chigi e sembra improbabile che egli non ne facesse materia di discussione con gli amici.».
  3. ^ Brändli (1964), p. 54.
  4. ^ Calef (1967), pp. 76-7.
  5. ^ Saggi accademici dati in Roma nell'Accademia del sereniss. prencipe cardinal di Sauoia, da diuersi nobilissimi ingegni. Raccolti, e publicati da monsignor Agostino Mascardi, cameriere d'honore di n.s. Vrbano VIII., Venezia, per Bartolomeo Fontana, 1641, pp. 10-24.
  6. ^ Elliott (1990), p. 559.
  7. ^ Belligni (1999), p. 35.
  8. ^ Bulletta (1995), p. 22.
    «L'amore per la pittura spinse il Malvezzi a stringere amicizia con i più illustri pittori bolognesi del tempo, in particolare con Guido Reni, il quale disegnò «tutti li frontespizi per le opre sue famose», affidandone l'esecuzione alla bottega dei Coriolani. Dall'epistolario dello scrittore si evince che il Reni dovette ritrarre il Malvezzi stesso.»
    .
  9. ^ Edoardo Ripari, Virgilio Malvezzi (1595-1653) tra letteratura, politica e pittura (PDF), in L. Battistini, V. Caputo, M. De Blasi, G. A. Liberti, P. Palomba, V. Panarella, A. Stabile (a cura di), La letteratura italiana e le arti, Atti del XX Congresso dell’ADI - Associazione degli Italianisti (Napoli, 7-10 settembre 2016), Roma, Adi editore, 2018, ISBN 9788890790553.
  10. ^ Elliott (1990), p. 528.
  11. ^ Elliott (1990), p. 537.
  12. ^ Successi, pp. 184-5.
  13. ^ Il Coriolano, p. 36.
  14. ^ Virgilio Malvezzi, Lettere a Fabio Chigi, a cura di M.C. Crisafulli, Fasano, Schena, 1990, p. 129.
  15. ^ Denise Aricò (1997), p. 112.
  16. ^ Benedetto Croce, Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 1931, p. 98.
  17. ^ Elliott (1990), pp. 558-561.
  18. ^ Richard L. Kagan, Clio and the Crown: The Politics of History in Medieval and Early Modern Spain, Johns Hopkins University Press, 2009, p. 235, ISBN 9781421401652.
  19. ^ Virgilio Malvezzi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  
  20. ^ Natalino Sapegno, Compendio di storia della letteratura italiana, vol. 2, La Nuova Italia, 1974, p. 74, ISBN 88-221-0500-1.
    «Assai più sostanziosa e ricca d'anima, pur nella sua preziosità formale, è la prosa del primo e maggiore fra i nostri « senechisti », il bolognese Virgilio Malvezzi (1595-1654), che piacque al Graciàn, e influì per i modi stilistici su di lui e sul Quevedo e in genere sullo svolgersi in Ispagna del «cultismo» e del «concettismo».».
  21. ^ Jorge García López (2001), p. 157.
    «El laconismo se opone el asianismo retórico de la poesía seicentista, un estilo que solemos identificar con la poesía de Góngora, de amplio éxito a lo largo del siglo XVII.»
    .
  22. ^ (ES) Sagrario López Poza, Sobre el género y las fuentes del "Oráculo manual", in Aurora Egido, Fermín Gil Encabo, José Enrique Laplana Gil, Luis Sánchez Laílla (a cura di), Baltasar Gracián IV Centenario (1601-2001). Actas del Congreso Internacional "Baltasar Gracián: pensamiento y erudición" (Zaragoza, 22-24 de noviembre de 2001), Huesca; Zaragoza, Instituto de Estudios Altoaragoneses, 2003, pp. 73-74, ISBN 9788478207282.
    «Frente al estilo «asiático» de la corte parisina, con Giambattista Marino como modelo, en Madrid, en la corte de Felipe IV, el noble boloñés Virgilio Malvezzi, rivalizaba con la oratoria sagrada contemporánea y causaba gran admiración entre los intelectuales del momento. Al exceso de metáforas y ornamentos de Marino, el marqués Malvezzi oponía el recogimiento religioso y profundidad filosófica propia del estilo ático. Sus obras Romulus y el Il Tarquinio Superbo (1635) fueron las principales del aticismo senequista a la española, identificado con el laconismo.».
  23. ^ (ES) Sagrario López Poza, Sobre el género y las fuentes del "Oráculo manual", in Aurora Egido, Fermín Gil Encabo, José Enrique Laplana Gil, Luis Sánchez Laílla (a cura di), Baltasar Gracián IV Centenario (1601-2001). Actas del Congreso Internacional "Baltasar Gracián: pensamiento y erudición" (Zaragoza, 22-24 de noviembre de 2001), Huesca; Zaragoza, Instituto de Estudios Altoaragoneses, 2003, p. 74, ISBN 9788478207282.
    «Si Lipsio y Puteano habían sido los maestros en lengua latina, la gloria de Malvezzi se sustentaba en que escribía en lengua vulgar; sus obras se tradujeron del italiano al español y tuvo fervientes imitadores y seguidores, entre otros Quevedo.».
  24. ^ (EN) Howard D. Weinbrot, Augustus Caesar in Augustan England: The Decline of a Classical Norm, Princeton University Press, 2015, pp. 42 e sgg., ISBN 978-0-691-06344-7.
  25. ^ a b c Edoardo Ripari, Virgilio Malvezzi da Bologna all'Europa [collegamento interrotto], su bibliomanie.it. URL consultato il 6 marzo 2019.
  26. ^ George Alexander Kennedy, The Cambridge History of Literary Criticism, vol. III, 1989, p. 357.
  27. ^ Jon R. Snyder, Mare Magnum: the arts in the early modern age, p. 162, in John A. Marino, editor, Early modern Italy, 2002.
  28. ^ Silvia Bulletta, Etica, retorica e 'dramma' politico nelle storie romane di Virgilio Malvezzi, in Studi Secenteschi, n. 36, Firenze, Leo S. Olschki, 1995, p. 5.
    «Senechismo, tacitismo, magistero aristotelico e pensiero moderno sono i grandi poli fra i quali si muove la prosa del Malvezzi, che, a partire dal Romulo, diviene modello di stile laconico, ossia di quella maniera spezzata che si era imposta in alternativa all'ortodossia ciceroniana.».
  29. ^ (EN) A. J. Woodman (a cura di), The Cambridge Companion to Tacitus, Cambridge University Press, 2009, pp. 263-4, ISBN 9780521874601.
    «The sententiae on which the discourses were based are taken from Books 1—6 of the Annals, and many deal with the traditional hobby horses of Tacitean commentaries — the achievement of political stability and the grubby behavior of those who swarm round the nest of power. But Malvezzi also focused intensely on the opening paragraphs of Annals I, the transition of the Roman state into the Principate, engaging closely both with the meaning of Tacitus' words and vocabulary and with Machiavelli's discussion of the rise and decay of republican states, the Discorsi sopra ... Tito Livio. Augustus had been able to establish the 'rule of one' because of the people's preference for security and luxury rather than 'courageous' liberty. Unlike Ammirato, Malvezzi's concept of libertà is a desirable state of being, but one that is unattainable in the modern age. Malvezzi accepted the inevitability of monarchy in the contemporary and Roman worlds, but in far less positive terms: the decline of the republic was the result of l'imperfettione de' Cittadini, the imperfection of the citizens, who had fallen away from the virtue necessary to maintain states in strenuous liberty. Malvezzi consciously invoked the terminology of humanist vocabulary to show its inoperability in the world of the monarchical state. Neither la Libertà nor l'egualità, equality, could exist in a state governed by one ruler.».
  30. ^ Nel Preambolo «Al Lettore» alle Considerationi con occasione d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade, e di Coriolano Malvezzi riferisce di avere «discorso sopra otto di quelle Vite che ha scritto Plutarco d'huomini segnalati», ma le altre vite risultano oggi perdute. Sappiamo inoltre da una lettera inviata da Malvezzi a Pietro Sforza Pallavicino datata 14 novembre 1646 che il Malvezzi inviò al cardinale l’introduzione alla ‘Vita di Bruto’ - “ch’è di maniera laconica” come tutta la ‘Vita’ - insieme all’introduzione alla ‘Vita di Alcibiade’, “ch’è di stile più asiatico”, attendendone un parere (cfr.:Clizia Carminati, Il carteggio tra Virgilio Malvezzi e Sforza Pallavicino, “Studi secenteschi”, XLI, 2000, pp. 393-397, lettera 12).
  31. ^ Silvia Bulletta, Etica, retorica e 'dramma' politico nelle storie romane di Virgilio Malvezzi, in Studi Secenteschi, n. 36, Firenze, Leo S. Olschki, 1995, pp. 4-5.
  32. ^ Successi, p. 122.
    «Pericolose sono le deduttioni e consequenze del passato al presente: niente vagliono i suoi esempi. L'esperienza, s'è d'avvenimenti vicini, è fallace; se di lontani, falsa. Diverso hoggi il combattere; altri huomini, altr'età (lo dirò) altro mondo»
    .
  33. ^ Bulletta (1995), p. 57.
  34. ^ B. Croce, S. Caramella (1930), p. 310.
  35. ^ (ES) Baltasar Gracián y Morales, Agudeza y arte de ingenio, Espasa Calpe Austral, 1947, p. 331.
    «En otro género, el Rómulo y Tarquino, del marqués Virgilio Malvezzi, en la profundidad, en la concisión, en la sentencia, deja otros muchos poemas, y de quien se puede decir con verdad, que nihil molitur inepte, pues no tiene palabra que no encierre un alma; todo es viveza y espíritu.».
    Cfr. anche B. Gracián, L'acutezza e l'arte dell'ingegno, trad. it. G. Poggi, Palermo, Aesthetica, 1986, pp. 365-366.
  36. ^ Andrea Battistini, Vico tra antichi e moderni, Il Mulino, 2004, p. 109, ISBN 978-8815101969.
    «Nelle sue Considerazioni d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade e Coriolano edite nel 1648 Malvezzi mette a frutto le sue ardite competenze letterarie che ne fanno il capofila dello stile laconico, e al tempo stesso la sua esperienza politica svolta ai massimi livelli europei, da cui trae materia per i suoi densi aforismi ispirati alla prudenza della ragion di stato, meritandosi tutto l'apprezzamento di Graciàn, entusiasta per il «mixto admirado» che scaturisce dalla congiunzione del «estilo sentencioso de los filósofos con el critico de los historiadores»».
  37. ^ Mercedes Blanco (2004). Carmen Isasi ha recentemente curato un'edizione critica della traduzione Quevediana del Romulo (Francisco de Quevedo, El Rómulo de Virgilio Malvezzi, a cura di C. Isasi Martínez, Bilbao: Universidad de Deusto, 1993), e uno studio linguistico-stilistico molto rigoroso de "Il Romulo" di Malvezzi nella traduzione di Quevedo.
  38. ^ Maravall (1986), pp. 424-425.
  39. ^ Martin Dzelzainis, The Oxford Handbook of Andrew Marvell, Oxford University Press, 2019, p. 433, ISBN 9780191055997.
  40. ^ Carminati (2000), p. 359.
  41. ^ John Milton, Of Reformation in England, Book II. Cfr. J. Milton, Marginalia on Virgilio Malvezzi, in The Works of John Milton, edited by Th. O Mabbot and J. Milton French, New York, Columbia University Press, 1938, vol. XVIII, pp. 346, 493-500, 574, 640. Si veda altresì J. Milton French, The life records of John Milton, Gordian Press, 1966, vol. II, p. 52.
  42. ^ Cfr. anche AA. VV., Letteratura italiana: Le questioni, a cura di Alberto Asor Rosa, Giulio Einaudi Editore, 2015 [1986], p. 861, ISBN 9788806551865.
  43. ^ Benedetto Croce, Personaggi della storia italo-spagnuola. Il duca di Nocera Francesco Carafa e Baltasar Graciàn, in La Critica, XXXV (1937), p. 221.
  44. ^ Ezio Raimondi, Il colore eloquente: letteratura e arte barocca, Il Mulino, 1995, p. 44, ISBN 9788815051561.

BibliografiaModifica

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  • Clizia Carminati, Virgilio Malvezzi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 27 aprile 2020.

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