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Virgilio Malvezzi

scrittore, militare e politico italiano
Virgilio Malvezzi
Virgilio Malvezzi.jpg
8 settembre 1595 – 11 agosto 1654
Nato aBologna
Morto aCastel Guelfo di Bologna
Luogo di sepolturaBasilica di San Giacomo Maggiore, Bologna
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoSpagna
ComandantiGómez Suárez de Figueroa y Córdoba
BattagliePresa di Acqui, Assedio di Verrua
Altre caricheStorico, scrittore
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Virgilio Malvezzi (Bologna, 8 settembre 1595Castel Guelfo di Bologna, 11 agosto 1654) è stato uno scrittore, militare e politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

 
Stemma della famiglia Malvezzi

Figlio di Piriteo, barone di Taranta, e della sua seconda moglie, Beatrice Orsini, nel 1613 ottenne il dottorato in utroque iure all'Università di Bologna e poi si recò a Siena, dove il padre prestava servizio come governatore al servizio di Cosimo II de' Medici. A Siena divenne amico intimo dell'umanista Fabio Chigi, il futuro papa Alessandro VII. A contatto con gli ambienti culturali senesi[1], nel 1622 pubblicò la sua prima opera, i Discorsi sopra Cornelio Tacito dedicati al Granduca di Toscana. Nel 1625 partì per militare sotto il comando del duca di Feria, governatore di Milano, ma a causa di problemi di salute - era debole, mangiava poco e soffriva di frequenti capogiri[2] - dopo un solo anno abbandonò la carriera militare per fare ritorno a Bologna.

Alla morte del padre, nell'ottobre del 1627, ereditò insieme al fratello Marco Antonio i suoi titoli e il feudo di Castel Guelfo, dove si dedicò allo studio delle opere di Tito Livio senza perdere il contatto con i circoli intellettuali bolognesi. Strinse amicizia con importanti pittori bolognesi, come Alessandro Tiarini e Guido Reni, che fu poi autore dei frontespizi delle sue opere maggiori e di un suo ritratto.[3][4] Iniziò anche un rapporto epistolare con Juan Antonio de Vera y Figueroa, ambasciatore di Spagna a Venezia, che gli fornì l'aiuto necessario per la stesura del Ritratto del privato politico christiano.

Il successo editoriale del Ritratto, immediatamente tradotto in spagnolo da Francisco de Balboa y Paz con il titolo Retrato del privado Christiano Político deducido de las acciones del Conde Duque (Napoli, 1635), garantì al Malvezzi la protezione del Conte di Olivares, e gli aprì le porte della Corte di Madrid, dove si recò nel luglio 1636. A Madrid Olivares gli commissionò una storia della Spagna dal Regno di Filippo III, che Malvezzi iniziò a scrivere in castigliano, lasciandola tuttavia incompiuta per far fronte ai nuovi incarichi che gli furono affidati.

 
Filippo IV di Spagna

Nel 1639 diede alle stampe La libra, analisi delle vittorie e delle sconfitte della Spagna durante il «felice regno di Filippo IV il Grande», con un bilancio decisamente favorevole alle armi spagnole nel confronto con la Francia e ad Olivares come grande architetto dei suoi successi militari, primo fra tutti la vittoriosa difesa di Fuenterrabìa assediata dall'esercito francese.[5] La stessa intenzione propagandistica e polemica hanno i Sucesos principales de la monarquia de España en el año 1639, pubblicati in spagnolo a Madrid, nel 1640, e in italiano un anno dopo, ad Anversa.[6]

I suoi servizi alla monarchia spagnola vennero ricompensati nel 1640 con un seggio nel Consiglio di Stato e Guerra di Filippo IV e la nomina ad ambasciatore straordinario a Londra[7], affiancato dall'ambasciatore ordinario, Alonso Cárdenas, con l'incarico di concludere un'alleanza con Carlo I d'Inghilterra contro le Province Unite dopo la sconfitta inflitta inflitta dalla Marina Olandese all'Armada Española nella battaglia delle Dune, avvenuta in acque territoriali inglesi, violando la neutralità dell'Inghilterra. Malvezzi doveva anche entrare in contatto con gli esuli francesi, che la Spagna si offriva di sostenere. La missione si concluse con un fallimento, a causa delle eccessive richieste inglesi e delle difficoltà economiche che la Spagna stava attraversando, e Malvezzi fu inviato nelle Fiandre come consigliere di Ferdinando d'Asburgo.[8]

Dopo la morte di Ferdinando nel novembre del 1641 Malvezzi rimase in carica sotto il nuovo governatore Francisco del Melo, ma dopo la caduta in disgrazia di Olivares gli fu ordinato di tornare in Spagna e nel 1645, dopo aver rinunciato per motivi di salute a una nuova missione diplomatica presso il duca di Baviera, fu autorizzato a tornare a Bologna, dove fu nominato Senatore e Gonfaloniere di Giustizia. Fu eletto principe dell'Accademia dei Gelati, con il nome di Esposto.

A Bologna non perse i contatti con la Spagna, come dimostrano, tra le altre cose, le lettere che Malvezzi ricevette da Velázquez, che aveva avuto occasione di incontrare a Madrid, nelle quali il pittore sivigliano gli parlava di Pietro da Cortona e della possibilità, suggerita da Malvezzi e infine scartata, di chiamarlo in Spagna per lavorare agli affreschi del Real Alcázar di Madrid, che furono infine realizzati dai bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.

Malvezzi morì a Castel Guelfo l'11 agosto 1654.

OpereModifica

«Il gusto poi che si riceve dal modo di Tacito consiste prima nello stile laconico, il quale tanto più piace dello asiatico quanto il vino puro dell'inacquato. Secondo, è di gran sodisfazione il non perder tempo a legger molte righe nelle quali non sia qualche insegnamento. Terzo, l'oscurità sua dà grandissimo gusto a chiunque, affaticandosi, ne trova il vero senso, giudicandolo parto del proprio intelletto; il quale, ricevendo occasione da quelle sentenze d'uscir fuori della cosa che legge ed uscendo senza ingannarsi, riceve quel godimento che trar sogliono gli uditori delle metafore per consentimento di chi ne ha scritto.»

(Virgilio Malvezzi, Venezia, Discorsi sopra Cornelio Tacito, Presso Marco Ginammi, 1635, introduzione.)

Notevole storico e moralista, dallo stile preciso e profondo nella sua concisione, Malvezzi è da considerare uno dei maggiori "senechisti" del Seicento.[9][10] Scrisse in italiano e spagnolo, e fu presto tradotto in latino, spagnolo, tedesco, olandese e inglese.[11][12]

Con i Discorsi sopra Cornelio Tacito (1622), opera "dall'elegante laconismo"[13][14] inaugurò quello stile spezzato e aforistico che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione successiva.[15] John Milton, che corredò di ampie postille la sua copia dei Discorsi nella traduzione inglese di sir Richard Baker, si riferì a Malvezzi come a "colui che è capace di ridurre Tacito in mille pezzi" (Malvezzi that can cut Tacitus into slivers and steaks).[16]

Notevoli Il ritratto del privato politico christiano (1635), biografia del conte-duca di Olivares, e soprattutto le biografie moralizzate di personaggi della storia antica: il Romulo (1629), il David perseguitato (1634), il Tarquinio il Superbo (1634) e le Considerationi con occasione d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade, e di Coriolano (1648), parte del progetto mai realizzato di discutere le Vite di Plutarco.[17] «La riflessione etico-politica che correda le vite malvezziane è un interessante tentativo di coniugare l'eredità classica con le acquisizioni del pensiero del Machiavelli e del Guicciardini, sotto l'influsso della rinascita stoica cristiana promossa a livello europeo da Giusto Lipsio, il grande studioso di Seneca e Tacito. »[18]

Malvezzi scrisse anche opere di storia contemporanea, come i Successi principali della monarchia di Spagna nell'anno 1639 (1641), già pubblicato nel 1640 in lingua spagnola, e Introduttione al racconto de' principali successi accaduti sotto il comando del potentissimo re Filippo IV (1651).

Malvezzi «godette non poca reputazione, che non fu già quella vana e fittizia degli elogi iperbolici allora assai comuni, ma la reputazione presso gl'intendenti, i quali in lui salutarono un moralista e stilista che rinnovava ed emulava Seneca, e il maggiore, se non il primo per tempo, dei «senechisti» italiani.»[19] Le sue opere furono lette e ammirate da scrittori come Baltasar Gracián[20][21], Francisco de Quevedo (che nel 1632 tradusse in spagnolo il Romulo)[22], Charles de Vion d'Alibray (che tradusse in francese il Romulo e il Tarquinio)[12], Nicolas Caussin[12] e Diego de Saavedra Fajardo.[23] Benedetto Croce inserisce Malvezzi tra i grandi moralisti del seicento (cfr. B. Croce e S. Caramella (a cura di), Politici e moralisti del Seicento. Strada-Zuccolo-Settala-Accetto-Brignole Sale-Malvezzi, Bari, 1930, pp. 255 sgg.).[24]

NoteModifica

  1. ^ A Siena Malvezzi si dedicò allo studio dei classici: «oltre a Tacito, soprattutto Seneca, il cui studio il M. approfondì grazie a un'altra conoscenza senese, Ettore Nini, e Plutarco» (Clizia Carminati, voce su Virgilio Malvezzi nel DBI). Sul cenacolo intellettuale frequentato dal Malvezzi negli anni senesi cfr. anche: Eleonora Belligni, Lo scacco della prudenza: precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi, Firenze, Olschki, 1999, p. 29, ISBN 978-8822247797.
    «Furono fuor di dubbio anni dedicati all'apprendimento, alle riflessioni sulla storia, sulla letteratura e la filologia. Virgilio aveva preso a frequentare una cerchia di intellettuali di formazione umanistica, quali Volumnio Bandinelli, Ettore Nini, Agnolo Cardi, che furono grandi maestri per il giovane cavaliere. Nella stessa cerchia nacque l'amicizia con Fabio Chigi, adolescente senz'altro precoce per cultura e sensibilità, che costituì uno dei pochi riferimenti stabili della vita del marchese. È proprio dalla corrispondenza del Chigi che possiamo apprendere qualche notizia sui membri più anziani del cenacolo. Sappiamo, anzitutto, che erano filologi: latinisti di fama, dal momento che Fabio Chigi volle che fosse il Nini, membro dei Filomati e degli Umoristi, a tradurgli le tragedie di Seneca; molto probabilmente versati in filologia greca, dal momento che restano tracce delle esercitazioni del Chigi e sembra improbabile che egli non ne facesse materia di discussione con gli amici.».
  2. ^ Elliott (1990), p. 559.
  3. ^ Silvia Bulletta, Virgilio Malvezzi e la storiografia classica, Istituto di propaganda libraria, 1995, p. 22, ISBN 978-88-7836-410-3.
    «L'amore per la pittura spinse il Malvezzi a stringere amicizia con i più illustri pittori bolognesi del tempo, in particolare con Guido Reni, il quale disegnò «tutti li frontespizi per le opre sue famose», affidandone l'esecuzione alla bottega dei Coriolani. Dall'epistolario dello scrittore si evince che il Reni dovette ritrarre il Malvezzi stesso.».
  4. ^ Edoardo Ripari, Virgilio Malvezzi (1595-1653) tra letteratura, politica e pittura (PDF), su italianisti.it. URL consultato il 10 marzo 2019.
  5. ^ Elliott (1990), p. 528.
  6. ^ Elliott (1990), p. 537.
  7. ^ Benedetto Croce, Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 1931, p. 98.
  8. ^ Elliott (1990), pp. 558-561.
  9. ^ Virgilio Malvezzi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  10. ^ Natalino Sapegno, Compendio di storia della letteratura italiana, vol. 2, La Nuova Italia, 1974, p. 74, ISBN 88-221-0500-1.
    «Assai più sostanziosa e ricca d'anima, pur nella sua preziosità formale, è la prosa del primo e maggiore fra i nostri « senechisti », il bolognese Virgilio Malvezzi (1595-1654), che piacque al Graciàn, e influì per i modi stilistici su di lui e sul Quevedo e in genere sullo svolgersi in Ispagna del «cultismo» e del «concettismo».».
  11. ^ (EN) Howard D. Weinbrot, Augustus Caesar in Augustan England: The Decline of a Classical Norm, Princeton University Press, 2015, pp. 42 e sgg., ISBN 978-0-691-06344-7.
  12. ^ a b c Edoardo Ripari, Virgilio Malvezzi da Bologna all'Europa, su bibliomanie.it. URL consultato il 6 marzo 2019.
  13. ^ George Alexander Kennedy, The Cambridge History of Literary Criticism, vol. III, 1989, p. 357.
  14. ^ Jon R. Snyder, Mare Magnum: the arts in the early modern age, p. 162, in John A. Marino, editor, Early modern Italy, 2002.
  15. ^ Silvia Bulletta, Etica, retorica e 'dramma' politico nelle storie romane di Virgilio Malvezzi, in Studi Secenteschi, nº 36, Firenze, Leo S. Olschki, 1995, p. 5.
    «Senechismo, tacitismo, magistero aristotelico e pensiero moderno sono i grandi poli fra i quali si muove la prosa del Malvezzi, che, a partire dal Romulo, diviene modello di stile laconico, ossia di quella maniera spezzata che si era imposta in alternativa all'ortodossia ciceroniana.».
  16. ^ John Milton, Of Reformation in England, Book II. Cfr. J. Milton, Marginalia on Virgilio Malvezzi, in The Works of John Milton, edited by Th. O Mabbot and J. Milton French, New York, Columbia University Press, 1938, vol. XVIII, pp. 346, 493-500, 574, 640. Si veda altresì J. Milton French, The life records of John Milton, Gordian Press, 1966, vol. II, p. 52.
  17. ^ Nel Preambolo «Al Lettore» alle Considerationi con occasione d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade, e di Coriolano Malvezzi riferisce di avere "discorso sopra otto di quelle Vite che ha scritto Plutarco d'huomini segnalati.", ma le altre vite risultano oggi perdute.
  18. ^ Silvia Bulletta, Etica, retorica e 'dramma' politico nelle storie romane di Virgilio Malvezzi, in Studi Secenteschi, nº 36, Firenze, Leo S. Olschki, 1995, pp. 4-5.
  19. ^ B. Croce, S. Caramella (1930), p. 310.
  20. ^ (ES) Baltasar Gracián y Morales, Agudeza y arte de ingenio, Espasa Calpe Austral, 1947, p. 331.
    «En otro género, el Rómulo y Tarquino, del marqués Virgilio Malvezzi, en la profundidad, en la concisión, en la sentencia, deja otros muchos poemas, y de quien se puede decir con verdad, que nihil molitur inepte, pues no tiene palabra que no encierre un alma; todo es viveza y espíritu.».
    Cfr. anche B. Gracián, L'acutezza e l'arte dell'ingegno, trad. it. G. Poggi, Palermo, Aesthetica, 1986, pp. 365-366.
  21. ^ Andrea Battistini, Vico tra antichi e moderni, Il Mulino, 2004, p. 109, ISBN 978-8815101969.
    «Nelle sue Considerazioni d'alcuni luoghi delle vite d'Alcibiade e Coriolano edite nel 1648 Malvezzi mette a frutto le sue ardite competenze letterarie che ne fanno il capofila dello stile laconico, e al tempo stesso la sua esperienza politica svolta ai massimi livelli europei, da cui trae materia per i suoi densi aforismi ispirati alla prudenza della ragion di stato, meritandosi tutto l'apprezzamento di Graciàn, entusiasta per il «mixto admirado» che scaturisce dalla congiunzione del «estilo sentencioso de los filósofos con el critico de los historiadores»».
  22. ^ Mercedes Blanco, Quevedo lector de Malvezzi (PDF), in Alicante : Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes, 2008. URL consultato il 6 marzo 2019. Carmen Isasi ha recentemente curato un'edizione critica della traduzione Quevediana del Romulo (Francisco de Quevedo, El Rómulo de Virgilio Malvezzi, a cura di C. Isasi Martínez, Bilbao: Universidad de Deusto, 1993), e uno studio linguistico-stilistico molto rigoroso de "Il Romulo" di Malvezzi nella traduzione di Quevedo.
  23. ^ Maravall (1986), pp. 424-425.
  24. ^ Cfr. anche AA. VV., Letteratura italiana: Le questioni, a cura di Alberto Asor Rosa, Giulio Einaudi Editore, 2015 [1986], p. 861, ISBN 9788806551865.

Opere principaliModifica

Edizioni moderneModifica

BibliografiaModifica

  • Benedetto Croce e Santino Caramella (a cura di), Politici e moralisti del Seicento. Strada-Zuccolo-Settala-Accetto-Brignole Sale-Malvezzi, Bari, Casa editrice Giuseppe Laterza & figli, 1930, OCLC 971190518.
  • Rodolfo Brändli, Virgilio Malvezzi, politico e moralista, Basilea, Tipografia del'USC, 1964.
  • (ES) John Huxtable Elliott, El Conde-Duque de Olivares. El político en una época de decadencia, Barcelona, Editorial Crítica, 1990, ISBN 84-7423-439-5.
  • (ES) Beatriz Antón Martínez, El tacitismo en el siglo XVII en España. El proceso de receptio, Valladolid, Secretariado de Publicaciones de la Universidad, 1991, ISBN 84-7762-226-4.
  • (ES) José Antonio Maravall, La cultura del Barroco. Análisis de una estructura histórica, 4ª ed., Barcelona, Editorial Ariel, 1986, ISBN 84-344-8339-4.
  • Eleonora Belligni, Lo scacco della prudenza: precettistica politica ed esperienza storica in Virgilio Malvezzi, Firenze, Olschki, 1999, ISBN 978-8822247797.
  • (ES) María Teresa Cid Vázquez, Tacitismo y razón de Estado en los comentarios políticos de Juan Alfonso de Lancina, Madrid, Fundación Universitaria Española, 2002, ISBN 84-7392-494-0.

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