Visio Wettini

opera letteraria medievale in lingua latina

La Visio Wettini (tradotto: Visione di Wetti) è un testo in prosa scritto nell'824 da Heito di Reichenau in lingua latina. Dell'opera esiste anche una redazione in versi scritta nell'826 dall'allora diciottenne Valafrido Strabone, che probabilmente si occupò in tale occasione di revisionare anche il primo testo scrivendone, inoltre, la prefazione in cui la narrazione è attribuita a Heito di Reichenau[1]. L'opera è una delle tre visioni dell'aldilà inquadrabili all’interno del contesto dell'abbazia di Reichenau nei primi decenni del IX secolo, insieme alla Visio cuiusdam pauperculae mulieris e alla Visio Baronti[2].

Trama[3]Modifica

L'opera racconta di visioni dell'oltretomba avute dal monaco Wetti, maestro della scuola del monastero di Reichenau, pochi giorni prima della sua morte.

La malattia e la prima visioneModifica

Il testo si apre con una descrizione molto precisa della malattia del monaco Wetti, iniziata come un disturbo digestivo, dovuto all'assunzione di un intruglio fortificante assunto insieme ai confratelli, e poi degenerata fino a causarne nel giro di qualche giorno la morte. Il racconto seguente è quindi la restituzione delle due visioni ultramondane avute da Wetti nei momenti di dormiveglia e sonno durante la malattia, secondo un topos abbastanza comune nel genere delle visioni. La prima visione è molto più breve della seconda: Wetti, con gli occhi chiusi ma ancora lucido, vede apparire prima un monaco tremendamente deformato intenzionato a torturarlo, che lascia poi spazio a un’orda di diavoli che gli si stringono attorno; quando ormai il malato è convinto che sia giunta la propria ora, prima dei monaci dall’aspetto venerabile cacciano gli spiriti maligni, poi un angelo in vesti purpuree gli si rivolge con parole di conforto a cui Wetti risponde chiedendo misericordia e affidandosi nelle mani del Signore.

La seconda visioneModifica

Terminata la visione, il monaco, estremamente scosso, chiede ai confratelli di intercedere per i suoi peccati e si immerge nella lettura dei Dialogi di Gregorio Magno, opera considerata tra i capostipiti del genere. In seguito, profondamente addormentato, ha un’altra visione in cui l’angelo precedentemente apparso, ma vestito di abiti candidi, lo guida attraverso i meravigliosi luoghi dell’aldilà. Le numerose anime incontrate da Wetti durante il suo viaggio, non sempre identificate chiaramente con un nome, sono divisibili in tre categorie: dannati, variamente sparsi in diversi luoghi di pena in un paesaggio montuoso, e eletti, cui è riservato un posto all’interno di una magnifica struttura, splendente per i materiali preziosi da cui è naturalmente costituita, tuttavia, a metà tra le due è riconoscibile anche un’altra serie di anime, sofferenti le stesse pene dei dannati negli stessi luoghi, ma a cui è riservato un destino di redenzione; tra queste è identificabile la figura di Carlo Magno, citato come re d’Italia e del Popolo Romano. Alla fine della visione, viene annunciata a Wetti la sua imminente morte.

ConclusioneModifica

Svegliatosi, Wetti informa immediatamente i confratelli delle visioni avute e si premura che il contenuto del suo racconto venga immediatamente trascritto su tavolette cerate. Il mattino seguente, alla presenza di una ristretta cerchia di monaci, tra cui sono sicuramente presenti Heito e Erlebaldo, abate del monastero di Reichenau, racconta nuovamente dell'esperienza vissuta nell'aldilà e ne fa produrre un rapporto ufficiale. Trascorre poi le ultime ore prima della morte, che giungerà con la sera, raccomandandosi con i confratelli riguardo all'importanza della preghiera, soprattutto per i defunti, e della rettitudine mortale e scrivendo lettere per assicurarsi l'intercessione di più persone possibili.

Interpretazione politica e didatticaModifica

L’opera, pur inserendosi sicuramente nel filone delle visioni politiche per la citazione di figure contemporanee in un contesto fortemente giudicante, mantiene comunque un forte valore di insegnamento morale, condannando atteggiamenti e stili di vita immorali (soffermandosi in particolare sui peccati di lussuria e avidità) e promulgando il valore di comportamenti virtuosi legati alla pratica della preghiera, dimostrando così la spiccata sensibilità dell’autore per la riforma morale del monachesimo[4].

Dal punto di vista politico[5], invece, la visione può essere letta come una riabilitazione, dopo l’ammenda ad Attigny nell’822, della figura di Ludovico il Pio, il cui entourage, indirettamente citato tra gli eletti, è virtuosamente contrapposto a Carlo Magno e alla schiera dei monaci peccatori, tra cui spicca Waldo[6], portatori di valori corrotti in un mondo precedente alla ventata riformistica dell’epoca di Ludovico il Pio.

Principali differenze tra le due redazioni[7]Modifica

La versione in prosa di Heito fu la prima a essere scritta, probabilmente a ridosso dell'evento stesso nell'824. La versione in versi fu invece redatta da Valafrido Strabone nell'826, su commissione di Adalgiso, altro monaco che avrebbe assistito alle visioni di Wetti e fu in un momento successivo dedicata all'arcicappelano di corte Grimaldo.

La redazione di Valafrido Strabone, che costituisce la prima elaborazione in versi dell’aldilà nell’occidente, non si limita a trasferire dalla prosa ai versi il contenuto dell’opera di Heito, ma la amplia incrementando i discorsi diretti e inserendo riflessioni morali (soprattutto invettive contro simoniaci e lussuriosi) e coraggiosi appelli politici a Ludovico il Pio accompagnati da critiche a Carlo Magno. Tuttavia, la struttura essenziale e le caratteristiche sostanziali dell’aldilà non sono modificate, così come è lasciata immutata la cornice narrativa della malattia di Wetti, a cui si aggiunge però anche la cornice più ampia del monastero di Reichenau nel suo complesso, trattato quasi come un vero e proprio personaggio. Una delle principali variazioni apportate riguarda sicuramente l’identificazione esplicita di numerosi personaggi (spesso attraverso l’espediente dell’acrostico) rimasti anonimi nella redazione in prosa. Valafrido Strabone dimostra inoltre una maggiore consapevolezza nell’utilizzo del genere delle visioni, incastonando all’interno dell’opera anche visioni concentriche in dialogo tra loro e conferendo maggiore spessore ai personaggi incontrati.

Tradizione manoscritta[8]Modifica

La tradizione manoscritta della redazione in prosa della Visio Wettini è estremamente abbondante[9]; essa è stata studiata da Dümmler e da Kleinschmidt[10] che hanno selezionato un numero ridotto di manoscritti per la loro chiarezza o per la loro provenienza da Reichenau. Incrociando i due studi è possibile individuare due diversi rami della tradizione.

1) Composto dai codici e contenenti il testo originale di Heito, privo di prefazione e divisione in capitoli

  • Stuttgart, Württembergische Landesbibliothek, Donaueschingen 704, ff. 232v-238r (Ds), copia di un manoscritto di Reichenau, eseguita dal conte Wilhelm Werner von Zimmern (1485-1575) nella prima metà del XVI secolo.[11]
  • Karlsruhe, Badische Landesbibliothek, Aug. Perg. CXI, ff. 92r-97r (Aug), proveniente da Reichenau, risalente al primo quarto del IX secolo.[12]

Secondo Kleinschmidt questo ramo della tradizione deriva dal cosiddetto Codice-Reginberto, perduto ma databile come precedente all’842, poiché descritto nell’inventario stilato dal bibliotecario di Reichenau Reginberto tra l’835 e l’842, tale codice sarebbe da ritenersi l’archetipo della tradizione. Secondo lo studio condotto da Christine E. Ineichen-Eder, è da considerarsi appartenente a questo ramo anche il codice Milano, Biblioteca Ambrosiana, I 89 sup., ff. 169r-172v, la cui storia è difficilmente ricostruibile: risalente al IX-X secolo, attestato a Bobbio nel XV secolo, ma quasi sicuramente prodotto in un altro monastero, si avanza l’ipotesi possa trattarsi di San Gallo, data la stretta relazione tra i due, ma anche Reichenau, che a sua volta ha un rapporto privilegiato con San Gallo

2) Composto dai codici contenenti la versione dell’opera in prosa di Heito rivista da Valafrido Strabone:

  • Zürich, Zentralbibliothek, Rh. hist. 28, ff. 96r-107v (A), proveniente da Reichenau, risalente all’XI secolo.
  • Bruxelles, Bibliothèque Royale «Albert Ier», 10615-729, ff. 85v-87r (B), proveniente dall’abbazia di San Mattia a Treviri, risalente al XII secolo.
  • Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, 573, pp. 294-319 (D), proveniente da San Gallo, risalente al IX-X secolo.[13]
  • Paris, Bibliothèque Nationale de France, lat. 18095, ff. 87r-95v (P), prodotto in area francese nel X secolo, posseduto dalla biblioteca capitolare di Notre Dame a Parigi dal XV secolo.[14]
  • Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 598, ff. 9v-16r (R), frammento di provenienza incerta risalente al X secolo, unito nell’attuale codice composito nel XIII-XIV secolo.

NoteModifica

  1. ^ La revisione di Valafrido del testo in prosa, che è soprattutto evidente per l’aggiunta della prefazione, la divisione in capitoli e la loro titolazione, è stata dimostrata in J. Autenribth, Heitos Prosaniederschrift der Visio Wettini - von Walafrid Strabo redigiert ?, in Festschrift fur H. Lôwe. Geschichtschreibung und Geistiges Leben im Mittelalter, Colonia-Vienna 1978, pp. 172-178.
  2. ^ C. Carozzi, Le Voyage de l’âme dans l’au-delà, Roma, 1994, pp. 319-320
  3. ^ Per la redazione della sezione si fa riferimento, oltre all’opera pubblicata in Heito, Visio Wettini, ed. Dummler, Berlino, 1884, pp. 267-275 (MGH Antiquitates, Poetae latini II), anche a C. Carozzi, op. cit., pp. 325-331.
  4. ^ F. Stella, Carlo e la sua ombra nelle testimonianze poetiche. Dalle visioni oltremondane alle narrazioni antiagiografiche, in Il secolo di Carlo. Istituzioni, letterature e cultura del tempo carolingio, Firenze 2016 pp. 9-36, p. 17.
  5. ^ Per l’interpretazione politica si fa riferimento a C. Carozzi, op. cit., pp. 340-341.
  6. ^ Il monaco, maestro di Heito e stretto collaboratore di Carlo Magno, non è esplicitamente nominato nella prima redazione in prosa, ma viene identificato come tale da Valafrido Strabone che ne riporta il nome nel titolo del paragrafo e nella propria redazione della vicenda lo identifica tramite l’uso di un acronimo.
  7. ^ Per la stesura della seguente sezione, il riferimento è F. Stella, op. cit.
  8. ^ Per la stesura della seguente sezione, il riferimento sono la già citata edizione Dummler, p. 266 e C. E. Ineichen-Eder, Addendum to the Manuscript Transmission of Heito's Visio Wettini : Ambrosianus I 89 Sup, Scriptorium, Tome 37 n°1, 1983, pp. 98-104.
  9. ^ Per un più ampio elenco dei manoscritti della Visio Wettini: http://sip.mirabileweb.it.pros.lib.unimi.it/title/visio-wettini-title/13189
  10. ^ E. Kleinschmidt, Zur Reichenauer Ûberlieferung der Visio Wettini im 9. Jahrhundert, DA 30 (1974), p. 199-207.
  11. ^ Riprodotto digitalmente al link: http://digital.wlb-stuttgart.de/sammlungen/sammlungsliste/werksansicht/?no_cache=1&tx_dlf%5Bid%5D=7250&tx_dlf%5Bpage%5D=1
  12. ^ Riprodotto digitalmente al link: https://digital.blb-karlsruhe.de/urn/urn:nbn:de:bsz:31-18963
  13. ^ Riprodotto digitalmente al link: https://www.e-codices.unifr.ch/it/list/one/csg/0573
  14. ^ Riprodotto digitalmente al link: https://gallica-bnf-fr.pros.lib.unimi.it:2050/ark:/12148/btv1b10036419m

BibliografiaModifica

EdizioniModifica

  • E. Dümmler (MGH Poetae, 2), 1884, pp. 267-275 (redazione in prosa di Heito); pp. 301- 333 (redazione in versi di Valafrido Strabone).
  • Hermann Knittel, Heito und Walahfrid Strabo Visio Wettini. Einführung, lateinisch-deutsche Ausgabe und Erläuterungen, Heidelberg 2004.

TraduzioniModifica

  • Maria Pia Ciccarese (trad. comm.), Visioni dell'aldilà in Occidente. Fonti modelli e testi,Firenze 1987, pp. 406-38 (traduzione italiana di entrambe le redazioni).
  • E. Gardiner, Visions of Heaven and Hell before Dante, New York 1989, 65-79 (traduzione inglese della redazione in prosa di Heito).
  • Hermann Knittel, Heito und Walahfrid Strabo Visio Wettini. Einführung, lateinisch-deutsche Ausgabe und Erläuterungen, Heidelberg 2004, (traduzione tedesca di entrambe le redazioni).
  • Francesco Stella (trad. comm.) Francesco Mosetti Casaretto (adiuv.) Valafrido Strabone, La visione di Vetti. Il primo viaggio poetico nell'Aldilà Ospedaletto (Pisa) 2009 (traduzione italiana di entrambe le redazioni).

StudiModifica

  • Benet de Núrsia, La Règle de Saint Benoît nouvellement traduite et expliquée selon son véritable esprit par l’auteur des Devoirs de la vie monastique, Chez la Veuve François Muguet, Premier imprimeur du Roy Muguet et du Clergé de France, Paris, 1703, 669 p.
  • Samuel IJsseling, Rhetoric and Philosophy in Conflict: An Historical Survey, Springer Science & Business Media, 1976, pp. 46–53. ISBN 978902471901-3
  • Heito de Bâle (trad. Jean Verdon), «Visio Wettini», La chronique de Saint-Maixent (751–1140), éd. et trad. Jean Verdon, Paris, Société d'édition les Belles lettres, 1979, coll. « Les Classiques de l'histoire de France au Moyen Âge, 33 », 264 p. ISBN 9782251340425
  • C. E. Ineichen-Eder, Addendum to the Manuscript Transmission of Heito's Visio Wettini : Ambrosianus I 89 Sup, Scriptorium, Tome 37 n°1, 1983, pp. 98-104
  • Rosamond McKitterick, The Frankish Kingdoms Under the Carolingians, 751-987, New York – London, Longman, 1983, 414 p. ISBN 9780582490055
  • C. Carozzi, Le Voyage de l’âme dans l’au-delà, Roma, 1994, pp. 324-341.
  • Lester K. Little (trad. Odile Demange), « Moines et religieux », dans Jacques Le Goff, Jean-Claude Smith, Dictionnaire raisonné de l’Occident médiéval, New York, Paris, Fayard, 1999, pp. 741–757. ISBN 9782213602646
  • Francesco Stella, in collaboration with F. Mosetti Casaretto (ed. transl.comm.) Valafrido Strabone, "Visione di Vetti", Pisa, Pacini 2009
  • Wettin of Reichenau (trans. Priscilla Throop), The Life of Saint Gall, Charlotte, MedievalMS, 2010, 32 p.
  • Richard Matthew Pollard, Nonantola and Reichenau. A New Manuscript of Heito’s Visio Wettini and the Foundations for a New Critical Edition, « Revue Bénédictine », Vol. 120, Issue 2, 2010, 53 p.
  • Richard Matthew Pollard, Julian Hendrix, Digital Devotion from Carolingian Reicheneau and St. Gall, « Digital Philology », Fall 2012, Johns Hopkins University Press, 2012, 12 p.
  • Marios Costambeys, Matthew Innes, Simon MacLean, The Carolingian World, Cambridge, Cambridge University Press, 2014, 505 p. ISBN 9780511973987
  • Walafrid Strabo (trans. Richard Matthew Pollard), Visio Wettini, Vancouver, UBC Dept. of History, 2015, 31 p. accès en ligne, su drive.google.com.
  • Albrecht Diem, Teaching Sodomy in a Carolingian Monastery: A Study of Walahfrid Strabo’s and Heito’s Visio Wettini, « German History Society », Oxford, Oxford University Press, 2016, 17 p.

Voci correlateModifica

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