Vittoria Colonna

poetessa e nobildonna italiana
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Vittoria Colonna
Sebastiano del Piombo - Vittoria Colonna (?) - Google Art Project.jpg
Ritratto della marchesa Vittoria Colonna di Sebastiano del Piombo, 1520 circa, Museo nazionale d'arte della Catalogna, Barcellona
Marchesa di Pescara
Stemma
In carica 1504 – 25 febbraio 1547
Predecessore Diana di Cardona
Successore Laura Sanseverino
Trattamento Donna
Altri titoli Marchesa consorte d'Avalos
Nascita Marino, aprile 1490 o 1492
Morte Roma, 25 febbraio 1547
Luogo di sepoltura Collegiata di Sant'Andrea, Paliano
Dinastia Colonna
Padre Fabrizio I Colonna
Madre Agnese di Montefeltro
Consorte Fernando Francesco d'Avalos
Religione Cattolicesimo

Vittoria Colonna (Marino, aprile 1490 o 1492Roma, 25 febbraio 1547) è stata una nobile e poetessa italiana.

BiografiaModifica

InfanziaModifica

Non è chiara la data di nascita di Vittoria Colonna: oltre alla data canonica del 1490 è stata proposta, in un importante studio monografico tedesco del 1916, quella del 1492.[1] Appartenente alla nobile famiglia romana dei Colonna, in quanto figlia di Fabrizio Colonna e di Agnese di Montefeltro, dei Duchi di Urbino, ottenne il titolo di marchesa di Pescara.

MatrimonioModifica

I Colonna erano, in quegli anni, alleati della famiglia D'Avalos e, per suggellare tale alleanza, concordarono il matrimonio fra Vittoria e Fernando Francesco quando ancora erano bambini. I due si sposarono il 27 dicembre 1509 ad Ischia, nel Castello Aragonese.

La sua vita si svolse in un momento culturalmente assai felice e infatti la poetessa fu circondata dai migliori artisti e letterati del secolo, tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, Jacopo Sannazaro, Giovanni Pontano, Bernardo Tasso, Annibale Caro, Pietro Aretino, Girolamo Britonio, Angelo di Costanzo e molti altri.

Il matrimonio con D'Avalos, sebbene combinato per servire le politiche di famiglia, riuscì anche dal punto di vista sentimentale, anche se i due coniugi non trascorsero molto tempo insieme a Ischia dove si erano stabiliti. Nel 1511 Fernando Francesco partì in guerra agli ordini del suocero per combattere per la Spagna contro la Francia, venendo catturato durante la battaglia di Ravenna nel 1512 e deportato in Francia. Successivamente, divenne un ufficiale dell'esercito di Carlo V ma rimase gravemente ferito durante la battaglia di Pavia, nel 1525. Vittoria partì subito per raggiungerlo ma la notizia della sua morte la colse mentre era in viaggio. Cadde in depressione e meditò il suicidio ma riuscì a riprendersi anche grazie alla vicinanza degli amici.

Decise di ritirarsi in convento a Roma (il convento delle Clarisse allora annesso alla Chiesa di San Silvestro) e strinse amicizia con varie personalità ecclesiastiche che alimentavano una corrente di riforma all'interno della Chiesa Cattolica, tra cui, soprattutto, Juan de Valdés e Bernardino Ochino.

Non rimase a lungo in pace perché il fratello, Ascanio I Colonna, entrò in conflitto con papa Clemente VII, e in tale occasione si trasferì a Marino e poi di nuovo a Ischia per cercare di mediare fra i contendenti. Questo le evitò di vivere in prima persona la traumatica esperienza del Sacco di Roma del 1527 e le consentì di prestare aiuto alla popolazione e di riscattare prigionieri anche grazie ai propri beni.

Amicizia con MichelangeloModifica

 
Un disegno di Vittoria Colonna di Cesare Giuliani

Ritornata a Roma nel 1531, conobbe Pietro Carnesecchi nel 1535 e intrecciò con l'umanista fiorentino un rapporto di amicizia. In seguito volle compiere un viaggio in Terra Santa; si trasferì quindi a Ferrara nel 1537, in attesa di ottenere i permessi dal Papa, con l'intenzione di imbarcarsi da Venezia. Tuttavia non partì: la salute malferma la costrinse a rinunciare all'idea. Nel 1536 o 1538 è da collocarsi il primo incontro con Michelangelo Buonarroti.[2] Nel 1539 rientrò a Roma dove crebbe l'amicizia con Michelangelo, che la amò (almeno dal punto di vista platonico) enormemente e su cui ebbe una grande influenza, verosimilmente anche religiosa. A testimonianza dell'affetto e della stima che il Buonarroti provò per Vittoria vanno ricordati i componimenti poetici che egli le dedicò, in particolare il madrigale 235, in cui afferma: "Un uomo in una donna, anzi uno dio / per la sua bocca parla, / ond'io per ascoltarla, / son fatto tal, che ma' più sarò mio."[3] Inoltre, Ascanio Condivi riferisce il rammarico provato da Michelangelo quando, al cospetto del cadavere di Vittoria, si rammaricò di averle baciato la mano, ma non la fronte o la guancia.

La Marchesa mantenne anche per molti anni una stretta corrispondenza epistolare con il grande artista, di cui restano oggi due missive michelangiolesche e cinque della marchesa. Il Buonarroti nel 1540 le inviò un piccolo quadro, una Crocifissione per la propria cappella privata; i bozzetti della Crocifissione sono conservati al British Museum di Londra e al Louvre di Parigi: l'artista aveva dipinto soltanto il Cristo, la Vergine e la Maddalena e, quando nel 1547 Vittoria morì, Michelangelo modificò il quadro raffigurando Vittoria come Maddalena. Una copia si trova nella concattedrale di Santa Maria de La Redonda a Logroño.

Ultimi anni e morteModifica

 
Vittoria Colonna in un ritratto immaginario di Jules Lefèbvre

Nel 1541 il fratello entrò per la seconda volta in conflitto con papa Paolo III, giungendo a fomentare una rivolta. Vittoria, allora, si trasferì a Viterbo dove conobbe il cardinale Reginald Pole.

Nel 1544 rientrò a Roma dove, nel 1547 morì, salvandosi da una probabile inchiesta dell'Inquisizione che perseguitò molti dei suoi amici.

Il nome di Vittoria Colonna fu inciso in un distico commemorativo in una delle quattro testate laterali del nuovo Ponte Risorgimento di Pescara nel 1949[4], insieme a quelli per Francesco Fernando d'Avalos, di Gian Girolamo Acquaviva e Muzio Attendolo Sforza. Sempre a Pescara sono dedicati a Vittoria una strada, la biblioteca comunale del Museo delle Genti d'Abruzzo e la Galleria civica di arte moderna e contemporanea.

Vittoria Colonna nella letteratura[5]Modifica

La profonda amicizia tra Michelangelo Buonarroti e la marchesa di Pescara è indubbiamente uno dei fattori che contribuiscono alla fama di Vittoria; tuttavia, quest'ultima viene menzionata già dall'Ariosto, nell'Orlando Furioso,[6] dove è lodata sia per la bellezza dei versi dedicati alla memoria del marito, sia per la fedeltà coniugale. Accanto al marito, Vittoria è protagonista della novella "La tentazione del Pescara" (1887-88), di Conrad Ferdinand Meyer. [7]In ambito teatrale, la Colonna compare nell'ultimo atto de "La Renaissance" di Joseph A. de Gobineau[8] accanto a Michelangelo, che la considera sua pari per grandezza spirituale; inoltre, è tra i personaggi del dramma "Michael Angelo" di Henry Wadsworth Longfellow,[9] che nell'opera cita quasi letteralmente diversi brani del suo carteggio. Nel "Michelangelo" di Hans K. Abel,[10] Vittoria, grazie al suo equilibrio e alla sua maturità, svolge il ruolo di guida spirituale dell'artista, mentre Eberlein, nell'introduzione al suo Michelangelo, in cui Vittoria è amata senza speranza dallo scultore, la definisce "la donna spiritualmente più ricca del suo tempo".[11] Nella commedia "Michelangelo" di Pfordten[12], Vittoria è determinante per il lieto fine della vicenda; nel "Michelangelo" di Nedden[13], è un'immagine evocata dalla fantasia del protagonista, che però gli darà la forza di riprendere il lavoro a San Pietro; nel Michelangelo di Krleza[14], diviene simbolo della forza salvifica della donna, nonché ispiratrice dell'artista. Giacometti[15] intitola "La Marchesa di Pescara" la seconda parte del suo "Michelangelo Buonarroti"; qui Vittoria è una presenza costante, attiva anche nelle questioni politiche. Anita Barbiani,[16] nel suo "Michelangelo", propone un ritratto storicamente attendibile della marchesa. In Bussotti[17], Vittoria rappresenta la Verità, mentre in Veronesi[18], pur incarnando la figura di Diotima, è anche un personaggio reale. La presenza della Colonna in opere tanto eterogenee dimostra come la sua figura abbia lasciato un segno profondo nell'immaginario letterario.

ScrittiModifica

Le sue opere comprendono poemi d'amore per il marito, le Rime, suddivise in Rime amorose e Rime Spirituali, ispirate allo stile di Francesco Petrarca, e composizioni in prosa di tema religioso tra cui il Pianto sulla passione di Cristo e l'Orazione sull'Ave Maria. Segue un elenco essenziale di alcune edizioni degli scritti di Vittoria Colonna, a cominciare da quelle pubblicate come poetessa ancora in vita

  • Rime de la diuina Vittoria Colonna, in Parma, Antonio Viotti, 1538; e successive numerosissime edizioni
  • Le rime spirituali della illustrissima signora Vittoria Colonna marchesana di Pescara. Non più stampate da pochissime infuori, le quali altroue corrotte, et qui corrette si leggono, In Vinegia, appresso Vincenzo Valgrisi, 1546; e successive edizioni
  • Pianto della marchesa di Pescara sopra la passione di Christo. Oratione della medesima, sopra l'Aue Maria. Oratione fatta il Venerdì santo, sopra la passione di Christo, In Venetia, Paolo Manuzio, 1556; e successive edizioni
  • Sonetti in morte di Francesco Ferrante d'Avalos marchese di Pescara, edizione del ms. XIII.G.43 della Biblioteca nazionale di Napoli a cura di Tobia R. Toscano, Milano, G. Mondadori, 1998

Lettere e carteggiModifica

  • Rime e lettere di Vittoria Colonna, marchesana di Pescara, Firenze, G. Barbera, 1860;
  • Lettere di Vittoria Colonna tratte da un codice della Capitolar biblioteca di Verona, a cura di Barbara Masutti, Verona, Vicentini e Franchini, 1868;
  • Lettere inedite di Vittoria Colonna marchesana di Pescara e altri documenti storici relativi ai Colonnesi, Roma, Tip. Barbera, 1875
  • Lettere inedite di Vittoria Colonna e Benedetto Varchi, pubblicate con note da Abd-El-Kader Salza, Firenze, Tip. Pei minori corrigendi, 1898;
  • Nuove lettere inedite di Vittoria Colonna, a cura di Pietro Tacchi Venturi, Roma, tip. Poliglotta, 1901;
  • Carteggio di Vittoria Colonna marchesa di Pescara, raccolto e pubblicato da Ermanno Ferrero e Giuseppe Muller, Torino, E. Loescher, 1889.

NoteModifica

  1. ^ Johann J. Wyss, Vittoria Colonna. Leben, Wirken, Werke: eine Monographie, Frauenfeld, Huber, 1916
  2. ^ Emidio Campi, Michelangelo e Vittoria Colonna. Un dialogo artistico-teologico ispirato da Bernardino Ochino, Torino, Claudiana, 1994, p.11
  3. ^ Michelangelo Buonarroti, Rime, Milano, Rizzoli, 1981, p. 268.
  4. ^ L'antichità di Pescara: dibattito in Comune
  5. ^ Bruna Foglia, Michelangelo nel teatro, in La Ricerca Umanistica, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, 2009, pp. 354-374.
  6. ^ Ludovico Ariosto, canto XXXVII, ottave XV-XXI, in Orlando Furioso, Torino, Einaudi, 1966, pp. 1099-1102.
  7. ^ Conrad Ferdinand Meyer, Novelle, Torino, 1967.
  8. ^ Joseph Arthur Gobineau, La Renaissance, Monaco, 1947.
  9. ^ Henry Wadsworth Longfellow, The poetical works, Boston, 1975.
  10. ^ Hans K. Abel, Michelangelo, Stuttgart, 1909.
  11. ^ Gustav Eberlein, Michelangelo, Roma, 1942, p. 12.
  12. ^ Otto von der Pfordten, Michel-Angelo, Berlin, 1897.
  13. ^ Otto zur Nedden, Michelangelo, 1950.
  14. ^ Legende, Zagreb, 1956.
  15. ^ Paolo Giacometti, Michelangelo Buonarroti, Milano, 1874.
  16. ^ Anita Barbiani, Michelangelo, Sarzana, 1955.
  17. ^ Sylvano Bussotti, Nottetempo, Milano, 1976.
  18. ^ Giorgio Veronesi, L'ultima notte di Michelangelo a Roma. La cometa e la peste., Roma, 1991.

BibliografiaModifica

  • Alessandro Morpurgo, Vittoria Colonna. Cenni storici e letterari, Trieste, Stab. Tip. G. Caprin, 1888;
  • Alfred von Reumont, Vittoria Colonna marchesa di Pescara. Vita, fede e poesia nel secolo decimosesto, versione di Giuseppe Muller ed Ermanno Ferrero, 2. ed., Torino, Firenze, Roma, E. Loescher, 1892;
  • Guido Cimino, Il crocifisso di Michelangelo per Vittoria Colonna, storia di un ritrovamento, Roma, Cremonese, 1967;
  • Ettore Bonora " Le donne poetesse" in Storia della letteratura italiana Garzanti, vol.IV 1966;
  • Giorgio Patrizi, COLONNA, Vittoria, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 27, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1982. URL consultato il 28 dicembre 2015.
  • Vittoria Colonna, Rime, Bari, G. Laterza, 1982.
  • Giuseppe Pietrocola, Vittoria Colonna (1492-1547), Vasto, Histonium, 1993;
  • Amy A. Bernardy, La vita e l'opera di Vittoria Colonna, Firenze, Felice Le Monnier, 1927;
  • Isabella Teotochi Albrizzi, Ritratti e Vita di Vittoria Colonna, coi frammenti di un romanzo autobiografico di Ugo Foscolo; a cura di Tommaso Bozza, Roma, Tumminelli, 1946;
  • Carlo De Frede, Vittoria Colonna e il suo processo inquisitoriale postumo, Napoli, Giannini, 1989;
  • Emidio Campi, Michelangelo e Vittoria Colonna. Un dialogo artistico-teologico ispirato da Bernardino Ochino, Torino, Claudiana, 1994;
  • Restituta Carboni, Vittoria Colonna d'Avalos, Pescara, Ianieri, 2009;
  • Anderson Magalhães, All'ombra dell'eresia: Bernardo Tasso e le donne della Bibbia in Francia e in Italia, in Le donne della Bibbia, la Bibbia delle donne. Teatro, letteratura e vita, Atti del XV Convegno Internazionale di Studio organizzato dal Gruppo di Studio sul Cinquecento francese, Verona, 16-19 ottobre 2009, a cura di R. Gorris Camos, Fasano, Schena, 2012, pp. 159–218;
  • Maria Musiol, Vittoria Colonna. A Woman's Renaissance. An Approach to her life and to herself, Berlino, 2013.
  • Anderson Magalhães, Vittoria Colonna, donna di governo e mecenate al Castello Aragonese d’Ischia, in «Studi giraldiani. Letteratura e teatro», V (2019), pp. 139-183.
  • Bonaventura Zumbini - Vittoria Colonna.

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