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Vittorio Cossio (Udine, 21 novembre 1911Roma, 7 aprile 1984) è stato un fumettista italiano.[1][2]

BiografiaModifica

Si trasferì a Milano coi fratelli Carlo[1][2] e Gino dove insieme si dedicarono inizialmente a decorare chiese e qualche palazzo nobiliare[senza fonte] e poi al cinema di animazione realizzando cortometraggi.[1][2]

Poi collaborò negli anni trenta con la SAEV di Lotario Vecchi, realizzando storie a fumetti pubblicate su Primarosa, seguite poi da altre pubblicate sul settimanale Jumbo come "I tre moschettieri", "Quarant'anni dopo" e "T.B.4" sul settimanale Rin Tin Tin (1936-1937), su testi di Gianluigi Bonelli;[3] nello stesso periodo collabora con il Corriere dei Piccoli disegnando le serie di Balilla Venturino (1935-1936) e poi Centaurino (1939)[3][1][2] oltre che alla serie Il Piccolo Aiace, con grandi tavole a colori sulla guerra di Troia.[senza fonte] Due storie a fumetti, "La Grande Barriera" e "La Fine di Marcus" vengono ristampate in Inghilterra, altre vengono pubblicate dall'editore Lotario Vecchi nella Francia ancora occupata.[senza fonte]

Negli anni quaranta collabora alla realizzazione della serie Furio Almirante ideata dal fratello Carlo e scritta da Bonelli.[4][5]

Nel 1942 i tre fratelli Cossio vengono chiamati a Roma dalla Macco film per realizzare un cartone animato dal titolo "Pulcinella" ma un incendio distruggerà però lo stabilimento cinematografico e la storia verrà pubblicata in seguito solo a fumetti. I fratelli Carlo e Gino tornano a Milano, ma Vittorio resta a Roma, dove si sposa e dove ebbe due figlie, Gabriella e Claudia.[senza fonte]

Nel dopoguerra collaborò con la casa editrice Universo, disegnando per il settimanale L'Intrepido le serie a fumetti di Capitan Sparviero e Cuore Garibaldino. L'attività principale di Vittorio resta comunque il fumetto, lavora per "Il Vittorioso", "Vera Vita" e altre testate. Si cimenta anche con manifesti cinematografici.[senza fonte] Lavora anche per settimanali umoristici come Travaso, Calandrino e Marc'Aurelio.[3][2] oltre che per le Edizioni Juventus, nell'Albogiornale.[senza fonte] Con il fratello Carlo realizza alcuni fumetti di guerra per il mercato inglese. Poi torna al cinema d'animazione, realizzando alcuni animazioni per il film "Giove in Doppio Petto" e per il film "L'Acciarino Magico", tratto da una favola di Andersen, per la INCOM.[senza fonte]

Negli anni settanta disegnò alcune storie per la serie Sexy Favole edita dalla Geis.[3][2]

Morì a Roma il 7 aprile del 1984.[senza fonte]

NoteModifica

  1. ^ a b c d (EN) Vittorio Cossio, su lambiek.net. URL consultato l'8 aprile 2019.
  2. ^ a b c d e f Informazioni Autore: Vittorio Cossio, su www.dylandogofili.com. URL consultato l'8 aprile 2019.
  3. ^ a b c d FFF - Carlo COSSIO, su www.lfb.it. URL consultato l'8 aprile 2019.
  4. ^ Audace > Albo Audace, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 27 aprile 2017.
  5. ^ FURIO, su guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 27 aprile 2017.

BibliografiaModifica

  • Articolo di Bruno Scalzi su Fumetto, n. 7, 1993