Vittorio Staccione

calciatore italiano
Vittorio Staccione
Staccione Vittorio.jpg
Nazionalità Italia Italia
Altezza 171 cm
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Centrocampista
Ritirato 1935
Carriera
Giovanili
1919-1923 Torino
Squadre di club1
1923-1924 Torino 2 (0)
1924-1925 Cremonese 25 (0)
1925-1927 Torino 18 (0)
1927-1931 Fiorentina 94 (0)
1931-1934 Cosenza 77 (0)
1934-1935 Savoia[1] 2 (0)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al febbraio 2009

Vittorio Staccione (Torino, 9 aprile 1904Gusen, 16 marzo 1945) è stato un calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

Negli almanacchi sportivi viene riportato anche come Staccione I, per distinguerlo dal fratello Eugenio Staccione II, anch'egli calciatore.

CarrieraModifica

Primo periodo al TorinoModifica

La famiglia di Vittorio abitava in viale Madonna di Campagna 4, in una piccola casa che non esiste più.

Tifoso del Toro fin da bambino, inizia a giocare per strada, prendendo a calci un pallone di stracci, insieme al fratello minore Eugenio.

Scoperto nei campetti della periferia torinese, da Enrico Bachmann, capitano del Toro; inserito nelle giovanili granata nel '19; esordio nella massima divisione nazionale il 3 febbraio '24 (contro l'Hellas Verona) al fianco del coetaneo Antonio Janni (nel Toro dal '18 al '37)

2 presenze nel Toro, nel campionato '23-'24.

CremoneseModifica

in prestito alla Cremonese (era militare a Cremona); vi gioca la stagione '24-'25 con profitto, 25 presenze;

Cremona è la città di Farinacci, 'ras' fascista; Staccione è socialista:

«Staccione era talmente inviso al fascismo che nelle cronache sportive sul giornale il suo nome non veniva mai pubblicato ma veniva chiamato giocatore X»

spiega Veltri.

Le prestazioni in maglia grigiorossa convincono la società granata a farlo rientrare.

Ritorno al TorinoModifica

Nella prima stagione di ritorno al Toro, campionato '25-'26, colleziona 6 presenze.

Non può partecipare alla festa di inaugurazione dello stadio Filadelfia, il 17 ottobre '26: alcuni fascisti gli hanno rotto 2 costole.

Nel '26-'27 (Toro Campione d'Italia per la 1° volta - titolo poi revocato -) ha 11 presenze, su 28 partite;  il 20 marzo '27 la sua ultima partita nel Toro, contro la Sampierdarenese, a Genova

(nel contempo debutta il fratello Eugenio Staccione, portiere)

FiorentinaModifica

 
La Fiorentina nel 1928-29, da sinistra;Tommasi, Staccione, Paniati, Meucci, Salvatorini, Borgato e Pilati Accosciati; De Santis, Sernagiotto, Bassi e Giacomelli

Nella stagione successiva Vittorio è alla Fiorentina del Marchese Ridolfi, che ha evidenti ambizioni di serie A.

Nelle 4 stagioni successive, dal '27 al '31, colleziona ben 94 presenze nei viola, record per quei tempi; diviene un pilastro insostituibile del centrocampo, contribuendo in modo decisivo alla promozione, nel '30-'31, della Fiorentina in serie A.

Durante la permanenza a Firenze Vittorio è colpito, nel '30, da un gravissimo lutto familiare: durante il parto muoiono la moglie Giulia Vannetti e la figlioletta neonata, Maria Luisa.

Vittorio è distrutto da questa tragedia; il suo rendimento sportivo ne risente, inizia il declino agonistico.

«Da quel momento mio zio è cambiato» racconta il nipote Molinario.

«Mia madre mi ha sempre detto che da allora si è chiuso in sé stesso, diventando ancora più solitario e taciturno.

Da quella tragedia non si è mai ripreso davvero».


Ultimi anniModifica

E' ceduto al Cosenza; vi gioca per i 3 successivi campionati di Serie B (dal '31 al '34) trovando come allenatore un vecchio compagno di squadra del Toro, Balacics.

Dopo un'ultima breve esperienza di gioco, come giocatore/allenatore, nel Savoia di Torre Annunziata (campionato di Prima Divisione '34-'35) torna a Torino e al suo lavoro, operaio alla FIAT.

PoliticaModifica

il nipote Federico Molinario:

«Mio zio era una persona buona, riservata, dava poca confidenza.

Fin da ragazzino aveva iniziato a frequentare i circoli socialisti torinesi, per quello è sempre stato inviso al fascismo.

Spesso veniva aggredito dagli squadristi; se tentava di difendersi veniva arrestato, con l’accusa di resistenza.

Ma non era un esagitato o un violento, anzi, aveva modi talmente gentili da apparire dimesso».

Noto antifascista, è spesso arrestato dall'OVRA, la polizia segreta del regime fascista.

Dopo lo scoppio della guerra è sempre più spesso tenuto sotto controllo;

Spesso viene arrestato, schedato, fotosegnalato dall’Ovra.

A condannarlo è la sua partecipazione all’organizzazione dello sciopero del 1° marzo '44.

Il 12 marzo viene arrestato dalla polizia di Madonna di Campagna, che lo cede alle SS, assieme al fratello maggiore, Francesco:

«Il commissario di polizia cercò di salvarlo: gli spiegò che doveva andare a lavorare in Germania, dove faceva molto freddo e gli disse di andare a casa e mettere in valigia abiti pesanti:

gli stava offrendo la possibilità di fuggire, ma lui non lo fece.

Tornò, con la valigia, consegnandosi ai tedeschi; qualche giorno dopo fu caricato su un treno»

Questo dice tanto della natura di mio zio».

(racconta Federico Molinario, nipote di Eugenio Staccione - fratello minore di Vittorio, anche lui calciatore, campione d’Italia sia con il Toro che con la Juventus, prima della guerra)

Vittorio e Francesco sono deportati il 16 marzo '44, sul convoglio ferroviario n. 34; arrivano a Mauthausen il 20 marzo; a Vittorio viene tatuato il n. di matricola 59160; categoria 'prigionieri politici', con il 'triangolo rosso' sul braccio.

Viene assegnato alla cosiddetta «scala della morte», una cava attraversata da 186 gradini, lungo i quali i detenuti devono trasportare grossi blocchi di granito.

«I sopravvissuti di Mauthausen raccontano che ogni tanto i 2 fratelli riuscivano a incontrarsi.

La loro è una storia tragica di cui, tuttavia, nella mia famiglia si è parlato sempre molto poco:

non per omertà ma perché molte informazioni non erano proprio conosciute, visto che i loro familiari non sono vissuti abbastanza per tramandarle ai posteri — continua il nipote —

Ricostruirle attraverso verbali di polizia e cronache sportive è stato un lavoro importante per restituire alla memoria collettiva un personaggio che merita di essere ricordato».

In prigionia Vittorio conosce Ferdinando Valletti, mediano del Milan; Carlo Castellani attaccante dell'Empoli.

Per le loro capacità sportive vengono notati dalle SS, che li reclutano nella squadra del campo.

Lo ricordano alcuni sopravvissuti: hanno raccontato di quando le SS, non avendo abbastanza calciatori in campo, chiamavano a giocare i prigionieri.

Proprio l'immagine di Vittorio Staccione, ridotto a pelle e ossa, che entra in campo per l’ultima volta, con la casacca a righe da detenuto, apre il libro "Il mediano di Mauthausen".

Dopo un anno di prigionia, Vittorio viene trasferito a Gusen.

Lì un pestaggio delle guardie gli procura una profonda ferita alla gamba.

Privato delle cure necessarie, muore di setticemia e cancrena, all’alba del 13 febbraio 1945.

Suo fratello Francesco lo segue 9 giorni dopo, il 25 marzo.

MemoriaModifica

«Simbolo dello Sport come impegno civile, sociale e politico, giocò da protagonista nei campi della vita per la libertà e la fratellanza degli uomini»

(Iscrizione della lapide in memoria di Vittorio Staccione I)


In memoria di Vittorio Staccione, il 16 giugno  2015, all'interno dello Stadio Giovanni Zini, di Cremona, è stata dedicata una lapide in marmo, come simbolo di tutti quegli atleti che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, hanno pagato con la loro vita l'opposizione al regime fascista.

A scolpire l’immagine in bronzo (un pallone dietro a un filo spinato) è l’artista Mario Coppetti, classe 1913: a 11 anni aveva visto giocare Staccione nella Cremonese, a 102 ha voluto rendere omaggio a un eroe della sua gioventù.

Il 6 ottobre 2012 Vittorio Staccione è stato inserito nella Hall Of Fame della Fiorentina come miglior giocatore viola tra gli anni '20 e '30.

Il 22 gennaio 2019 è stata posta in Via San Donato 27, a Torino (dove abitava al momento della deportazione), una pietra d'inciampo a lui dedicata, a perenne ricordo del suo sacrificio in nome della libertà.

Nel 2020 una pietra d’inciampo è posizionata anche in via Pianezza 3, dove abitò il fratello Francesco.


"Vittorio è stato un bravo mediano, un marito sfortunatissimo, un uomo con la schiena dritta"

"Questa è la storia di un calciatore.

Ma non un calciatore qualunque.

Si chiama Vittorio Staccione.

La sua vita cambia radicalmente in un freddo pomeriggio d'inverno, nella Torino operaia.

Ha appena 11 anni, sta giocando a pallone insieme ai suoi amici del quartiere: viene notato da Bachmann (quasi sempre nel Toro, tra il '10 e il '24 - Turbenthal, 30 ottobre 1888Ventimiglia, 4 novembre 1980) )

«Ti andrebbe di allenarti con i ragazzi del settore giovanile?»

Vittorio risponde di sì.

Una svolta che è per sempre.

In pochi anni diventa un elemento importante della compagine della sua città, insieme a campioni come Libonatti, Baloncieri, Rossetti.

Ma alla passione per il calcio, Vittorio, spinto dal fratello Francesco, aggiunge quella per la militanza politica, dalla parte degli operai, degli sfruttati, degli assetati di giustizia.

Scelta che, in un periodo in cui la prepotenza del regime fascista perseguita chi non si allinea alle sue regole, pagherà molto cara, ma sempre a testa alta"

IL MEDIANO DI MAUTHAUSEN - Autore: Veltri Francesco - Editore Diarkos, 2019 - pagine: 178Modifica


PalmarèsModifica

Torino: 1926-1927[2]
Fiorentina: 1930-1931
  • Nel 2012 inserito nella "Hall of Fame" Viola della Fiorentina, come miglior giocatore degli anni '20 e '30.

NoteModifica

  1. ^ Calvelli, Lucibelli, Schettino, p. 113.
  2. ^ A seguito delle decisioni del Direttorio Federale in merito ai fatti riguardanti il caso Allemandi, lo scudetto vinto dal Torino nel campionato 1926-1927 fu revocato e non più assegnato.

Il 24 settembre 2019 esce nelle librerie italiane il libro “ Il mediano di Mauthausen” edito da Diarkos, scritto dal giornalista cosentino Francesco Veltri.

BibliografiaModifica

  • "La maglia Granata", Federico Molinario, ed. Scramasax Firenze 2007
  • Chrystian Calvelli, Giuseppe Lucibelli; Raffaele Schettino, Savoia storia e leggenda dall'Oncino al Giraud, Gragnano, Stampa Democratica '95, dicembre 2000. ISBN non esistente
  • Francesco Veltri, Il mediano di Mauthausen, Reggio Emilia, Diarkos Editore, 2019

Collegamenti esterniModifica