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Il simbolo AFI per lo scevà

In linguistica e fonologia, col termine scevà[1][2][3] (dal tedesco Schwa, a sua volta dall'ebraico shĕwā) si designa una vocale centrale media, oltre che il simbolo dell'alfabeto fonetico internazionale /ə/ con cui questo suono viene indicato.

EtimologiaModifica

Il termine scevà è un adattamento del tedesco Schwa (AFI: [ʃvaː]), il quale a sua volta deriva dalla parola ebraica שווא (šěwā’, /ʃəˈwaʔ/) che può essere tradotta come "insignificante". Si riferisce a un particolare niqqud, un segno vocalico dell'alfabeto ebraico, scritto con due punti verticali al di sotto delle consonanti. Può indicare sia una vocale debole (come lo Schwa), sia l'assenza totale di una vocale. Fonologicamente queste due letture in ebraico vengono considerate equivalenti.

Lo scevà in ingleseModifica

Lo scevà è il suono vocalico più diffuso nella lingua inglese; molti grafemi e di- o trigrammi vengono infatti resi con un suono vocalico centrale medio. Alcuni esempi: apart, supply, taken, pencil, reckon, circus, righteous, e, nelle varietà non rotiche, anche liar, dinner, favour. In alcune varietà della lingua, specialmente nell'inglese americano, esiste una versione rotica di questa vocale, che si indica con questo simbolo: [ɚ] (p. es. better). In altre varietà rotiche si può invece avere una sequenza di scevà + /r/ in parole come liar, dinner e favour.

Lo scevà nelle altre lingueModifica

In molte lingue lo scevà è atono. In bulgaro e afrikaans possano trovarsi scevà accentati. Molte lingue caucasiche e alcune lingue uraliche (per esempio anche il komi) utilizzano lo scevà fonetico ed è possibile trovare gli scevà accentati. Nello sloveno questo suono è spesso accentato quando supporta la erre vocalica (cioè dove la erre fa le veci di una vocale), ad esempio nei monosillabi (grd /gərd/ brutto, prst /pərst/ dito), ma non solo (drzen /dərzen/ ardito, trnek /tərnek/ amo), Brda /bərda/Collio); interessante la parola srce (cuore), dove l’accento cade sulla "e" per cui lo scevà è atono, ma nei diminutivi srčece e srček l’accento è sulla "r", dunque sullo scevà. Nella lingua olandese, la vocale del suffisso -lijk, come in waarschijnlijk (probabilmente) è pronunciata come uno scevà. Nei dialetti catalani, includendo la varietà della lingua standard situata nel dialetto parlato all'interno e nei dintorni di Barcellona, una "a" o una "e" atone sono pronunciate come uno scevà leggermente più aperto (chiamato "vocale neutra"). Nei dialetti catalani parlati nelle isole Baleari, può capitare uno scevà accentato.

Alcune lingue hanno un suono simile allo scevà.

È simile alla e atona breve del francese, che in questa lingua è arrotondata e meno centrale, più come un'aperta-centrale o vocale chiusa-centrale anteriore arrotondata. Altre pronunce di altri suoni includono è nel lituano, ă nel rumeno, ed ë nell'albanese.

In ItaliaModifica

La lingua romanza in cui è indubbiamente più frequente lo scevà è di gran lunga quella dell'italoromanzo meridionale intermedio[senza fonte], conosciuta anche come lingua napoletana[4]: nella sola parola mammeta ("tua madre") ve ne sono due, una nella seconda sillaba e una nella terza (e ultima), nonché nel dialetto ciociaro, sia per la predetta parola, che per la maggior parte delle vocali al termine della parola, come ad esempio Gnaziə ("Ignazio") o addirittura per tutte le vocali non accentate come stənnəturə ("stenditore per la pasta fatta in casa").

Lo scevà è presente anche nella lingua piemontese. In Piemonte è detto anche terza vocale poiché essa, aggiungendosi alle due vocali tipiche delle lingue gallo-italiche dell'Italia Settentrionale - /ø/ ed /y/ (ö, ü) - lo differenzia dal resto della famiglia linguistica galloitalica e dal francoprovenzale. La pronuncia dello scevà in piemontese ha comunque una certa variabilità; a seconda delle parlate locali[5], in alcuni casi può essere pronunciata come una a /a, ɑ/. Lo scevà in piemontese è presente negli articoli e nelle preposizioni ad es. ël /əl/ ("il"), ëd /əd/ ("di"), ma anche in parole polisillabiche, casi in cui lo scevà può essere tonico, ed è sempre seguito da una doppia consonante ad es. fëtta /ˈfətːa/ ("fetta"), përché /pərˈke/ ("perché"). Dal piemontese si estende tuttavia alle varietà occidentali dell'emiliano (tortonese, oltrepadano, pavese e piacentino). In pavese le a e le e atone acquisiscono il suono scevà leggermente più aperto che hanno in catalano, ma questo ricorre anche in diverse sillabe accentate (si indica con ä o ë, a seconda dell'etimo) e si presenta anche in versione nasalizzata, ad esempio nella parola tänt ("tanto").

Il simbolo əModifica

Il simbolo ə ("e capovolta", maiuscolo Ə o Ǝ) si usa come grafema in varie lingue:

  • Nell'azero la vocale a anteriore, /æ/. Però, quando si usa ə, la lingua azera ha problemi con l'ISO 8859-9, così a volte si usa ä al suo posto.
  • Nell'alfabeto latino ceceno. L'uso di questo alfabeto è politicamente significativo in quanto in Russia si preferisce l'uso dell'alfabeto cirillico, mentre i separatisti preferiscono l'alfabeto latino.
  • Nella traslitterazione dell'avestico. La corrispondente vocale lunga è iscritta come uno scevà con il segno di lunga ə̄.
  • In alcuni alfabeti cirillici includendo: kazako, baškiro, udmurto e altre lingue dell'ex-URSS; vedi Schwa in cirillico.

Nelle lingue in cui lo scevà rappresenta un fonema pieno, e potrebbe apparire all'inizio della parola, talvolta è richiesta una versione maiuscola. In alcuni casi, lo scevà maiuscolo sembra una versione più grande del simbolo scevà, codificato come U+018F Ə, però è usata anche una E maiuscola invertita, per esempio nei nomi propri avestani di persona (U+018E) Ǝ, con una minuscola codificata separatamente, U+01DD ǝ.

Lo scevà in linguisticaModifica

Il termine scevà è usato anche per vocali di qualità indefinita (piuttosto che suoni naturali) nella ricostruzione dell'indoeuropeo. Si osservò che, mentre nella maggior parte dei casi a in latino e nel greco classico corrisponde alla a nel sanscrito, ci sono casi in cui il sanscrito presenta una i là dove in latino e in greco vi è una a, ad esempio pitar (sanscrito) rispetto a pater (latino e greco antico). L'ipotesi di questo "scevà indoeuropeo" si evolse poi nella teoria delle laringali. La maggior parte degli studiosi di indeuropeistica ora postulano tre differenti fonemi piuttosto che un singolo e indistinto scevà. Altri studiosi ne ipotizzano ancora di più, per spiegare ulteriori problemi nel sistema delle vocali proto-indoeuropeo. La maggior parte delle ricostruzioni di *-ə- nella letteratura più antica corrisponderebbero a *-h2- nella notazione contemporanea.

NoteModifica

  1. ^ Luciano Romito, Scevà, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011. URL consultato il 7 agosto 2018.
  2. ^ Scevà, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 7 agosto 2018.
  3. ^ Scevà, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 7 agosto 2018.
  4. ^ https://huszthy.files.wordpress.com/2011/04/otdk_napoletano2.pdf
  5. ^ L. Canepari, Manuale di fonetica, München, Lincom Europa, seconda ed., 2005, pag. 256 e apress

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • (EN) BBC Learning English Pagina dedicata con esempi sulla sua corretta pronuncia nella lingua inglese.