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Whitesnake
Whitesnake - Wacken Open Air 2016-AL1161.jpg
I Whitesnake al Wacken Open Air 2016
Paese d'origineInghilterra Inghilterra
GenereHard rock[1][2][3]
Heavy metal[1][2][4]
Pop metal[1][2]
Hair metal[1][5][6]
Album-oriented rock[7]
Periodo di attività musicale1978 – 1990
1994
1997
2002 – in attività
EtichettaEMI
Geffen Records
SPV GmbH
Frontiers Records
Album pubblicati32
Studio11
Live6
Raccolte10
Logo ufficiale
Sito ufficiale

I Whitesnake sono un gruppo musicale hard & heavy[8][9] fondato nel 1978 a Londra, Regno Unito.

Con la formazione del gruppo, e con una band di eccellenza alle sue dipendenze, David Coverdale aveva lo scopo di creare un sound originale nel panorama del rock e contemporaneamente realizzare appieno le idee musicali del carismatico e dotato cantante, ex Deep Purple, vero e unico filo conduttore di tutte le intuizioni e composizioni.

Coverdale richiamò a sé, in varie fasi dell'origine e fondazione dei Whitesnake, diversi membri dei Deep Purple, fatta eccezione per il suo antagonista, Ritchie Blackmore. Persuasi dal suo ambizioso progetto, gli ex Purple e numerosi altri strumentisti di prim'ordine, si adattarono al ruolo di comprimari dietro alla verve compositiva e di front-man di Coverdale. Tra il 1978 e il 1982 troviamo Jon Lord e Ian Paice (ex Deep Purple) e Cozy Powell (ex Rainbow). Anche Glenn Hughes, bassista insieme con Coverdale nei Deep Purple, apparirà nei cori dell'album Slip of the Tongue. Alla fine degli anni '80, tre furono i brani dei Whitesnake del primo periodo, modificati e riproposti in chiave decisamente "heavy", grazie al contributo di nuovi artisti. Si tratta di Here I Go Again e Crying in the Rain, dall'album Saints and Sinners riproposti nel 1987, e Fool for Your Loving, da Ready an' Willing riproposta in Slip of the Tongue.

Indice

StoriaModifica

Origini (1977-1979)Modifica

Nel 1976, dopo i dissapori sfociati nella dissoluzione dei Deep Purple, David Coverdale rifiutò l'invito di unirsi al trio degli ex membri Paice, Ashton & Lord[10] decidendo di dare inizio alla carriera di solista attraverso il sound duro dell'hard rock, ma con una variante centrata sul suo carisma vocale melodico, prestato al grintoso stile heavy metal che si stava affermando proprio nel corso degli anni settanta. Il cantante, già nel 1976 aveva tentato di reclutare il chitarrista degli Uriah Heep, Mick Box per questo nuovo progetto, ma senza successo[3].

Coverdale successivamente collaborò con il chitarrista Micky Moody allo scopo di formare una nuova band. I musicisti coinvolti, oltre a Moody, furono il bassista dei Deep Purple, Roger Glover, il bassista Deslyle Harper, il tastierista Tim Hinkley e il batterista Simon Phillips[3]. Nel marzo 1977 Coverdale realizza l'album solista White Snake, proprio nel periodo della completa affermazione del punk rock britannico. Questo album mescolava sonorità hard rock e rhythm and blues e venne composto durante il periodo in cui il cantante militava ancora nella formazione dei Deep Purple,[3] mentre la produzione venne infine affidata allo stesso Glover[11]. L'impatto dell'omonimo album ispirò Coverdale a formare da questo progetto una vera e propria band. L'album solista successivo Northwinds, pubblicato nel 1978, includeva ancora una volta Moody, Glover, Phillips, con i nuovi membri, il batterista Tony Newman e il bassista Alan Spenner. Lee Brilleaux dei Dr. Feelgood contribuì all'armonica. Il disco fu nuovamente prodotto da Glover[3].

L'inizioModifica

Nel 1978, Coverdale fondò i Whitesnake come una vera e propria band,[12][13] ispirato dal nome del suo primo omonimo disco solista. Il frontman e Moody decisero così di allestire una nuova formazione. La prima scelta della coppia cadde sul bassista Chris Stewart, che declinò l'offerta, optando per raggiungere la band di Frankie Miller. Neil Potts partecipò alle audizioni come batterista, ma infine non venne arruolato. Finalmente la formazione venne composta dal bassista Neil Murray, il chitarrista Bernie Marsden, il tastierista Pete Solley e il batterista Dave Dowle[3]. Questa formazione organizzò un tour presso diversi club britannici. Tuttavia, il concerto inaugurale della band, che avrebbe dovuto svolgersi il 23 febbraio 1978 al Nottingham Skybird Club, venne cancellato[3]. Un altro concerto, annunciato al London Dixieland Showbar per il 27 febbraio 1978, venne anch'esso annullato, cosicché i Whitesnake esordirono il 3 marzo 1978 al Lincoln College of Technology. Il tour del marzo 1978 prevedeva dieci date, successivamente ampliate a 18. Le date supportavano l'esordio di un EP di 4 tracce intitolato Snakebite, con ottimi riscontri di vendite. Il primo concerto dei Whitesnake in Europa, nei Paesi Bassi, risale al 17 giugno 1978 al fianco degli Status Quo all'Alkmaar Pop 78 festival[3].

Capitalizzato il successo con l'esordio, il gruppo passerà, nell'ottobre del 1978, alla pubblicazione dell'album dal titolo Trouble, album al quale diede un contributo il tastierista Jon Lord, già compagno di Coverdale nei Deep Purple. Il primo importante tour intrapreso dalla band nel Regno Unito avvenne nel novembre 1978, supportato dai Magnum[3]. Nel febbraio 1979 la band esordì in Germania, aprendo per i Nazareth. Nel corso dell'estate il gruppo partecipò a ulteriori date in Germania come headliner, oltre a partecipare a diversi grandi festival al fianco dei Police, dei Dire Straits e dei Barclay James Harvest[3]. Fu proprio durante questo periodo che venne presa la decisione di allontanare Dave Dowle. Verso la metà del tour, Coverdale contattò quindi il batterista dei Deep Purple, Ian Paice, che acconsentì a collaborare al progetto, ma l'avvicendamento nella band venne annunciato ufficialmente una volta terminate le date del luglio 1979[3]. Pare fu lo stesso Paice a confidare all'amico Mike Ralph che gli sarebbe piaciuto entrare nei Whitesnake, e, una volta che Coverdale venne a conoscenza del fatto, lo contattò immediatamente[10].

Nel 1979, la pubblicazione dell'album Lovehunter provocò l'ira delle femministe a causa della copertina, disegnata da Chris Achilleos, che ritraeva una donna nuda vista di schiena e avvinghiata da un enorme serpente[3]. Anche negli Stati Uniti questa copertina provocò diverse polemiche. Tuttavia, questi eventi non servirono a intimidire il gruppo britannico per cui il primo concerto negli USA avvenne il 23 settembre 1979 in occasione di una sola esibizione all'UCLA Royce Hall di Los Angeles. Il gruppo partecipò poi a ulteriori tour nel Regno Unito, concludendo l'anno con il supporto dei Marseille[3].

Gli anni '80Modifica

Dal 1980 Ian Paice entrò ufficialmente nella formazione, e ciò portò alcuni critici a supporre che Coverdale stava sostanzialmente per formare una nuova versione dei Deep Purple[3]. I tour britannici li vedevano supportati dalla nuova band di Gary Moore, chiamata G Force. Il disco Ready an' Willing, registrato ai Ridge Farm Studios da Martin Birch[3], entrò nelle classifiche trascinato dal singolo Fool for Your Loving. Quest'ultimo brano era stato inizialmente scritto da Moody e Coverdale per il gigante del blues B.B. King, tuttavia la coppia decise poi di tenere il brano per i Whitesnake[3]. L'album conteneva anche la canzone Blindman, originariamente inclusa nel primo disco solista di Coverdale. Più tardi, sempre nel 1980, venne pubblicato l'album dal vivo Live...In the Heart of the City. Il gruppo partecipò anche a un tour in Europa aprendo per gli AC/DC, e negli States di supporto ai Jethro Tull[3].

 
I Whitesnake in concerto all'Hammersmith Odeon nel 1981

Con il quinto album, Come an' Get It, il 1981 vede nuovamente i Whitesnake ottenere un grande successo nelle classifiche britanniche. Questo disco venne registrato al parco di Tittenhurst di Ascot, noto per essere stato luogo di diverse sessioni sia di John Lennon, sia di un altro Beatles, Ringo Starr[3]. Il conseguente tour nel Regno Unito raggiunse un grande successo, grazie a cinque date "tutte esaurite" all'Hammersmith Odeon di Londra[3]. La band suonò anche nel ruolo di headliner al famoso festival Monsters of Rock di Donington Park. Tuttavia, al termine degli intensi tour europei, nella formazione incominciarono a emergere degli attriti, attriti che causarono l'annullamento di alcune date. Si assistette così all'inizio di una crisi, tanto che, alla fine del 1982, Marsden e Paice vennero allontanati da Coverdale, mentre Moody decise spontaneamente di abbandonare la band, ma venne poi convinto a restare nella formazione dallo stesso Coverdale. Prima dell'effettivo scioglimento del gruppo, erano già state incominciate le sessioni per il sesto album, sessioni che vennero poi accantonate. Dopodiché, Coverdale decise di sciogliere il progetto Whitesnake. Gli si presentarono successivamente diverse opportunità, come nel gennaio 1982, quando venne pressato dal suo management a unirsi al Michael Schenker Group[3]. Tuttavia, dopo alcune sessioni, i due non conclusero l'accordo. Il passo successivo fu la proposta da parte dei Black Sabbath. Coverdale incontrò a Los Angeles il chitarrista Tony Iommi e il tastierista Geoff Nicholls, per discutere su un eventuale rimpiazzo dell'uscente Ronnie James Dio[3]. Ancora una volta l'accordo non produsse i risultati sperati.

Coverdale decise quindi di rimettere in piedi il progetto Whitesnake neanche un anno dopo lo scioglimento, e nel settembre 1982 riallestì, oltre a Moody e Lord, una nuova formazione con nuovi entrati, Mel Galley alla chitarra, Colin Hodgkinson al basso e Cozy Powell ai tamburi. Il gruppo pubblicò il sesto album dal titolo Saints & Sinners nel novembre 1982, al quale aveva partecipato anche il chitarrista Mel Galley in qualità di corista, prima ancora di entrare nella band. Il disco era stato infatti registrato dalla precedente formazione, prima del breve scioglimento del progetto. Entrambe le hit, Here I Go Again e Crying in the Rain, ottennero, tramite la radio, un buon successo.

Nuove sonoritàModifica

Le sessioni per un nuovo album incominciarono nel luglio 1983, prima che la band intraprendesse un nuovo tour, durante il quale parteciparono nuovamente, nell'agosto 1983, al Monsters of Rock di Donington.[3] Il settimo album, Slide It in, pubblicato nel febbraio 1984, venne pubblicato per la EMI e prodotto sempre da Martin Birch. Questo album conteneva i singoli Guilty of Love e Slow an' Easy, brani che presto divennero dei classici della band. Seguirono ulteriori date americane di spalla ai Judas Priest[3].

 
John Sykes con la band nel 1984

Il frontman durante questo periodo si trasferì negli Stati Uniti[3] deciso ad avere successo anche nel nuovo continente. Concluderà quindi un contratto con la Geffen Records tramite il nuovo manager, John Kalodner, che decise di pubblicare negli Stati Uniti l'album Slide It In, ma in una versione aggiornata e rimasterizzata dal produttore Keith Olsen[10]. Coverdale, sperando in un maggior successo, acconsentì e si preparò a rientrare in studio per adattare il sound di Slide It In al mercato americano. Secondo il manager, il disco possedeva una grossa potenzialità ma necessitava di sonorità più potenti[10]. A questo punto Moody, non concordando con il cantante sulla manovra, decise di abbandonare la band. Coverdale quindi sacrificò anche Colin Hodgkingson richiamando il bassista dei tempi d'oro Neil Murray e affidando il posto vacante di Moody alla giovane promessa delle sei corde John Sykes[10], proveniente dai Tygers of Pan Tang e dai Thin Lizzy, per i quali avesse, pare, suonato diversi assoli di chitarra della nuova versione del disco[3]. Slide It In venne pubblicato nel nuovo continente con la tracklist in un ordine modificato rispetto alla precedente versione. Si trattava comunque degli stessi brani, ma la versione rivisitata, prodotta sempre da Birch, segnò una svolta in termini di sound, più orientato sul pubblico americano, e fu generalmente riconosciuto come migliore del precedente[3]. La ballad Love Ain't No Stranger raggiunse ottimi riscontri grazie ai passaggi nelle radio statunitensi. Anche questa volta Coverdale licenziò gran parte dei membri.

I tour del gruppo nel luglio 1984 li videro affiancati dai Dio e dai Black 'N Blue, in un periodo durante il quale vennero abbandonati dal tastierista Jon Lord che tornò nella formazione dei Deep Purple[10] ma temporaneamente sostituito da Richard Bailey[3]. Mel Galley si infortunò a una mano cadendo dalle scale e il gruppo senza un chitarrista proseguì il tour con una sola chitarra[10]. Alla fine del tour i Whitesnake vennero poi chiamati a sostituire i Def Leppard al festival di Rock in Rio[10]. Powell abbandonò poco dopo il gruppo nel 1985 per raggiungere gli Emerson, Lake and Palmer, che, con la sua entrata al posto di Palmer cambiarono nome in Emerson, Lake and Powell.

L'epoca hair metalModifica

Coverdale, dopo un'operazione alle corde vocali[10], tornò sulle scene mantenendo Murray e Sykes e arruolando il batterista Aynsley Dunbar[10]. Verso la fine del 1985 incominciarono le sessioni per l'ottavo album, dove si assiste all'entrata del chitarrista olandese Adrian Vandenberg, proveniente dai Vandenberg, gruppo sciolto pochi mesi prima. Durante questo periodo avvengono i "soliti" cambi di formazione, dove Sykes venne licenziato nell'agosto 1986, e sostituito da vari turnisti. Quest'ultimo fonderà successivamente un supergruppo chiamato Blue Murder, gruppo che vedrà il passaggio di diversi rinomati musicisti, come Carmine Appice, Ray Gillen, lo stesso Cozy Powell e diversi altri. Successivamente Sykes intraprenderà la carriera solista. Nell'aprile 1987 subentrò il bassista Rudy Sarzo (ex Quiet Riot e Ozzy Osbourne)[14], mentre Tommy Aldridge (ex Black Oak Arkansas, Pat Travers, Gray Moore e Ozzy Osbourne) prese il posto di Dunbar dietro i tamburi. Curiosamente entrambi i musicisti, assieme al chitarrista Tony MacAlpine e al cantante Rob Rock, erano reduci da un superprogetto chiamato M.A.R.S., con il quale, nell'agosto 1986, pubblicarono il disco Project: Driver[15].

 
David Coverdale nel 1987

Dopo oltre un anno dall'inizio delle sessioni, il 7 aprile del 1987 vede la luce l'omonimo Whitesnake, prodotto da Mike Stone e Keith Olsen. Nonostante i recenti cambi di formazione, il disco venne registrato da tutti gli ex membri, ovveroː Sykes (con il contributo di Vandenberg), Neil Murray, Don Airey e Aynsley Dunbar alla batteria[3]. Più tardi, l'ex chitarrista dei Dio, Vivian Campbell, coprì il ruolo di chitarrista solista. Nonostante Campbell non avesse suonato nelle sessioni del disco, apparì nella copertina del singolo di Give Me All Your Love, oltre ai videoclip di Here I Go Again, Is This Love e Still of the Night[3]. In Europa l'album venne intitolato 1987, con la tracklist disposta in un altro ordine e con l'aggiunta di due tracce extra: Looking for Love e You're Gonna Break My Heart Again. In Giappone l'album venne invece intitolato Serpens Albus (che in latino significa serpente bianco, ovvero white snake).

Non fu solo l'alto livello dei musicisti a rendere i Whitesnake un gruppo di spessore, ma anche il look, curato all'estremo[3]. In occasione dei video sembrò che la band puntasse più sulla loro immagine che sulla musica[3]. Coverdale, come il resto della band, si presentò con un nuovo look, con capelli cotonati biondo acceso, costumi di scena pieni di fronzoli e lustrini e altri elementi stilistici caratterizzante soprattutto la scena degli USA. Quest'omonimo album era testimone infatti di un cambio di rotta, orientato completamente al mercato statunitense, ricalcando le tipiche caratteristiche delle hair metal band americane, non solo nell'abbigliamento appariscente e curato, ma anche nelle sonorità, più vellutate, melodiche, con atmosfere AOR e una maggior presenza di power ballad. I primi accenni di questo cambiamento erano già manifestati in passato con la pubblicazione della ristampa statunitense di Slide It In, dove era emerso l'obiettivo, attraverso tale rivoluzione stilistica, di rivolgersi al pubblico a stelle e strisce.

Negli USA l'omonimo album riuscì a vendere attorno a otto milioni di copie, raggiungendo la seconda posizione delle classifiche di Billboard[3], superando il suo predecessore, Slide It In, e ottenendo ben otto dischi di platino. Nonostante questa rivoluzione stilistica, il disco conteneva buona parte delle tracce composte in collaborazione con John Sykes, e inoltre presentava due vecchi brani del gruppo rivisitati, ovvero Here I Go Again e Crying in the Rain (entrambe da Saints & Sinners). Un intensivo tour statunitense confermò la popolarità del gruppo. Nel febbraio 1989 Coverdale sposò l'attrice Tawny Kitaen[3]. La Kitaen giocò un ruolo importante nell'ascesa di popolarità dei Whitesnake, apparendo nelle copertine e in svariati videoclip della band[3]. Curiosamente l'attrice era stata coinvolta in precedenza in una relazione con il chitarrista Robbin Crosby dei Ratt[16], oltre ad apparire sulle copertine dei dischi di svariate hair metal band di quegli anni. I tour per il supporto del disco partirono al fianco dei Mötley Crüe e successivamente nel ruolo di headliner.

Nel 1988 Campbell, per divergenze musicali, lasciò il gruppo[10]. Coverdale non si scompose e così si rivolse, per sostituirlo, al virtuoso chitarrista Steve Vai[3]. Il gruppo si preparò quindi alle incisioni del nuovo album. Poco dopo l'entrata in sala, Vanderberg però accusò problemi di tendinite, pare a causa di esercizi pianistici[10], per cui non poté partecipare alle sessioni. Il vecchio collega di Coverdale Glenn Hughes, partecipò ai cori del disco[3]. Il nono album Slip of the Tongue, pubblicato nel novembre 1989, ottenne anch'esso un grande successo, apparendo nella top 10 statunitense[3]. I Whitesnake vennero già in precedenza criticati per aver tratto, probabilmente, troppa ispirazione dai Led Zeppelin, e proprio in questo periodo le critiche si accentuarono, quando Gary Moore e Ozzy Osbourne registrarono un brano dal titolo Led Clones, album che attaccava i cloni dei Led Zeppelin citando esplicitamente gruppi come Whitesnake o Kingdom Come[17]. Nel 1989 il brano venne inserito nel disco After the War, di Gary Moore[18].

Anni '90Modifica

 
I Whitesnake nel backstage al Monsters of Rock di Donington Park nel 1990 (Adrian Vandenberg e David Coverdale)

Nel 1990 Coverdale apparì nel disco solista Passion and Warfare di Steve Vai, recitando la voce narrante alla fine del brano For the Love of God[3]. Le promozioni per il disco Slip of the Tongue nel 1990, vennero preparate per il tardo gennaio, e includevano il ritrovato Adrian Vandenberg, in occasione di un tour statunitense nel ruolo di headliner concluso a Charleston, Virginia Occidentale[3]. Il tour cominciò il 2 febbraio ai Patriot Center in Virginia con il supporto dei Kix. Questo tour finì per risultare "tutto esaurito" come nelle prime date del tour di 1987[3], e li vedeva successivamente supportati dai Bad English, concludendo le esibizioni in Canada durante giugno. Uno di questi show, il 15 giugno a Toronto, vedeva incredibilmente i Whitesnake supportati dai Kiss[3], gruppo di spessore, non certo abituato a suonare di spalla ad altre band. I concerti in agosto vedevano il gruppo suonare in Spagna e per la terza volta al Monsters of Rock, questa volta al fianco di Aerosmith, Poison, Thunder, Vixen e The Quireboys. La band continuò il Monsters of Rock in Germania. Parteciparono poi ad alcuni show a Reykjavík in Islanda prima di intraprendere le date in Giappone. Verso la fine del tour mondiale di Slip of the Tongue, il 26 settembre 1990 al Budokan Honshu di Tokyo, David Coverdale annunciò improvvisamente lo scioglimento dei Whitesnake[3].

Dopo lo scioglimentoModifica

Vandenberg ricevette un invito da parte dell'ex frontman dei Mötley Crüe, Vince Neil, per entrare nel suo nuovo progetto solista, tuttavia il chitarrista rifiutò l'offerta[19]. In seguito Vandenberg, Sarzo e Aldridge formarono il supergruppo Manic Eden, inizialmente arruolando James Christian, ex cantante degli House of Lords[3]. Il singer però non fu soddisfatto delle direzioni musicali intraprese dal gruppo, ritenendo di essere soltanto un sostituto di David Coverdale, in una sorta di "nuovi" Whitesnake[20]. Quindi dopo la sua dipartita, il trio contattò l'ex Little Caesar Ron Young a sua sostituzione, passando alla pubblicazione di un album omonimo nel 1994, che non otterrà però alcun successo[3]. Dopo l'esperienza nei Manic Eden, Sarzo tornò nella formazione dei Quiet Riot[3] nel 1997. Allo stesso tempo Steve Vai riprese la sua attività solista dopo aver militato brevemente nella band di Ozzy Osbourne ma senza aver mai registrato alcun materiale[3]. Un altro ex Whitesnake, il chitarrista Vivian Campbell, formò la band Shadowking assieme al frontman Lou Gramm dei Foreigner pubblicando un album omonimo, prima di raggiungere i pluripremiati Def Leppard[3] nel 1992.

Nel frattempo Coverdale si riunì con l'ex chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page, dando vita al progetto Coverdale/Page[3]. Nel 1993 verrà pubblicato il disco Coverdale•Page di indubbia qualità, al quale parteciparono diversi musicisti noti, come Ricky Phillips e Denny Carmassi. Le intenzioni di suonare negli USA però sfumarono e il gruppo si esibì solo in Giappone, suonando anche materiale dei Led Zeppelin e Whitesnake[3].

La reunionModifica

Nel 1994, a seguito del moderato successo del progetto Coverdale/Page, Coverdale riformò i Whitesnake pubblicando la raccolta Whitesnake's Greatest Hits, che conteneva, tra le varie tracce, anche i due brani che erano presenti solo nella versione europea di 1987. Inizialmente il chitarrista Luke Morley dei Thunder divenne un possibile candidato a raggiungere il gruppo, ma questa unione venne subito smentita dagli stessi Thunder[3] quando il chitarrista decise di continuare con la sua band. Altre voci affermavano che nella nuova formazione figurava niente meno che Ritchie Blackmore[3], noto per essere stato l'antagonista di Coverdale nei Deep Purple. Naturalmente questa voce si rivelò falsa, mentre la vera formazione dei nuovi Whitesnake risultò composta da Adrian Vandenberg e Rudy Sarzo, reduci dall'esperienza fallimentare con i Manic Eden, il chitarrista Warren DeMartini dei Ratt, il batterista Denny Carmassi e Paul Mirkovich, proveniente dai Nelson, alle tastiere[3]. Questa formazione ottenne presto un ottimo successo attraverso i tour europei, esordendo il 20 giugno in Russia, al "White Night" festival di San Pietroburgo. Altre performance live li vedevano in Finlandia, Danimarca, Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Svizzera e Regno Unito, supportati dai Pride & Glory, progetto southern rock fondato da Zakk Wylde (chitarrista di Ozzy Osbourne). Tuttavia, il successo della nuova raccolta Greatest Hits non riuscì a raggiungere gli Stati Uniti, dove il disco venne ignorato a causa della dilagante esplosione del fenomeno grunge[3]. In ottobre il gruppo partì per alcuni tour in Giappone e Australia.

La band sciolse inoltre il contratto con la Geffen, a causa delle scarse vendite e della dipartita dell'A&R John Kalodner[3]. Alcune voci vedevano Coverdale nuovamente coinvolto nei Deep Purple nel 1996, ma queste vennero poi smentite dal fatto che i Whitesnake erano recentemente entrati in studio per le sessioni del nuovo album[3]. Il disco, dal titolo di Restless Heart, registrato ai Sierra Sonics, Reno, Nevada, venne accreditato come David Coverdale & Whitesnake e pubblicato nel marzo 1997. I musicisti coinvolti furono Vandenberg, il bassista Guy Pratt, il tastierista Brett Tuggle, oltre a Denny Carmassi e la partecipazione di Tommy Funderburk ai cori[3]. Pratt e Tuggle avevano già lavorato con Covedale nel tour giapponese del progetto Coverdale/Page[10]. Venne quindi estratto il singolo Too Many Tears, originariamente pensato come brano per un progetto tra Coverdale e Nancy Wilson degli Heart nel 1988, che non vide la luce[3]. La versione giapponese del disco presentava in aggiunta i brani Anything You Want, Can't Stop Now e Oi[3]. Poco dopo la pubblicazione, Coverdale e Vandenberg intrapresero qualche data live acustica a Varsavia e Tokyo.

Coverdale poi assemblò una nuova formazione in occasione dei nuovi tour, composta dai chitarristi Adrian Vandenberg e Steve Farris (ex Mr. Mister e Eddie Money), il bassista Tony Franklin (ex The Firm e Blue Murder), Denny Carmassi dietro i tamburi, mentre il ruolo di tastierista venne assegnato a Derek Hilland[3]. Nel frattempo venne pubblicato nel 1997 il live acustico Starkers in Tokyo, registrato dai soli Coverdale e Vandenberg ai Toshiba EMI Studios di Tokyo il 5 luglio dello stesso anno[3]. La lista dei brani comprendeva anche Fool For Your Loving, Only My Soul e la reinterpretazione dei Vandenberg Burning Heart, ma queste vennero incluse solo nel video del concerto. Al termine delle date con la nuova formazione, che si chiusero nell'estate del 1998, Steve Farris raggiunse la band di Gary Wright[3] (ex Spooky Tooth).

Nel 1998 alcuni ex membri della prima era dei Whitesnake si unirono sotto il nome di The Snakes. Questi erano i chitarristi Micky Moody e Bernie Marsden e il bassista Neil Murray, che realizzarono un disco in Giappone. Dal 1999 Moody, Marsden e Murray, vennero poi raggiunti dall'ex-cantante dei Bad Company, Robert Hart, e dal tastierista Don Airey, cambiando nome in Company of Snakes[3].

Anni 2000Modifica

 
David Coverdale live a Milano nel 2003

Nel 2000 Coverdale emerse con il terzo album solista intitolato Into the Light. Dalla metà del 2002 emersero altre false voci che non solo annunciavano il ritorno dei Whitesnake per alcune date europee, ma sostenevano anche che John Sykes era tornato nella formazione[3]. Da ottobre fonti ufficiali, senza rivelare la formazione della band, annunciarono il ritorno in tour dei Whitesnake previsto per l'anno seguente. Le speculazioni sul coinvolgimento di Sykes continuarono, specialmente dopo che Vandenberg aveva annunciato l'intenzione di voler riformare la sua vecchia band degli anni '80, i Vandenberg[3]. Tuttavia, Sykes negò ogni relazione con il gruppo, così emersero altre false voci sul coinvolgimento del chitarrista Paul Gilbert. I Whitesnake annunciarono il loro ritorno nel gennaio 2003 in occasione di un tour statunitense con i Dokken e Scorpions[3]. Il gruppo era ora composto da Coverdale, il bassista Marco Mendoza, il chitarrista Doug Aldrich, Warren DeMartini come chitarrista ritmico, e Tommy Aldridge alla batteria. Tuttavia DeMartini venne poi sostituito dal chitarrista Reb Beach. Le date britanniche in maggio vedevano il gruppo al fianco di Gary Moore e Y&T.

Nel 2003, gli ex membri dei Whitesnake Bernie Marsden, Micky Moody e Neil Murray (gli stessi che avevano fondato i The Snakes), fondarono una nuova band chiamata M3, che proponeva cover dei Whitesnake del primo periodo[3]. Alla formazione vennero aggiunti Tony Martin (ex Black Sabbath) alla voce, Josh Phillips (ex Arthur Brown e Big Country) alle tastiere, e Jimmy Copley (ex Jeff Beck, Deep Purple e Paul Rodgers) alla batteria[3]. Questa formazione pubblicò un disco dal vivo chiamato Classic Snake Live nello stesso 2003, che includeva appunto vecchio materiale dei Whitesnake, oltre a interaprendere alcuni tour europei[3].

Allo stesso tempo i Whitesnake parteciparono negli States al Rock Never Stops tour in estate assieme a Slaughter, Warrant e Kip Winger[3]. Seguirono altre date in Giappone e Regno Unito. Verso metà 2004 i membri dei Whitesnake Reb Beach e Timothy Drury annunciarono un nuovo progetto. Assieme a Doug Pinnick dei King's X alla voce e basso e, inizialmente, con il batterista Frankie Banali dei Quiet Riot, il gruppo venne originariamente nominato Devil Children dalla loro etichetta discografica, la italiana Frontiers Records. Tuttavia i membri declinarono questo titolo, e con la sostituzione di Banali con Kelly Keagy dei Night Ranger, verranno ribattezzati The Mob[3].

Vennero poi annunciati altri concerti statunitensi dei Whitesnake previsti per il 2005, che si sarebbero svolti senza Marco Mendoza al basso, che optò per abbandonare il gruppo in aprile. In maggio la band assiste all'entrata del nuovo bassista Uriah Duffy. Durante giugno la Recording Industry Association of America (RIAA) rivelò che i Whitesnake durante la loro carriera avevano venduto oltre 12 milioni di dischi solo negli USA[3].

Nel 2006 verrà pubblicato un DVD intitolato Live... In the Still of the Night, registrato all'Hammersmith Apollo di Londra. Partì poi il tour sud americano in Messico, Brasile, Cile, Porto Rico e Argentina assieme ai Judas Priest. Al termine di queste performance, Doug Aldrich optò per entrare nei Dio come temporanea sostituzione a Craig Goldy. Coverdale annunciò agli inizi del 2006 l'intenzione di pubblicare un nuovo disco dei Whitesnake, dopo 9 anni. L'immediato tour previsto per maggio venne però sospeso a causa di malattia di Coverdale. In agosto il gruppo firma per la tedesca SPV GmbH per la pubblicazione dell'album dal vivo Live... In the Shadow of the Blues, che includeva inoltre quattro nuove tracce in studio Ready to Rock, If You Want Me (I'll Come Running), All I Want Is You e Dog. Una versione limitata del disco conteneva in aggiunta una versione live di Crying in the Rain con un assolo di batteria di Tommy Aldridge[3]. In ottobre Coverdale rivelò ufficialmente i piani per la pubblicazione di un nuovo album in studio e una nuova versione di 1987 in occasione del ventesimo anniversario. Nel frattempo Live... In the Shadow of the Blues venne pubblicato in novembre. In questo periodo il giornale Classic Rock nominò i Whitesnake miglior band dell'anno e miglior DVD dell'anno riferendosi a Live... In the Still of the Night[3].

Nel 2008 viene finalmente annunciata l'uscita dell'undicesimo album dei Whitesnake dal titolo di Good to Be Bad, che verrà pubblicato il 21 aprile. La formazione che partecipò alle sessioni era composta da Coverdale, Doug Aldrich e Reb Beach alle chitarre, Uriah Duffy al basso, il nuovo entrato Chris Frazier alla batteria e Timothy Drury alle tastiere. Il 13 settembre 2010 il tastierista Timothy Drury lascia la band per seguire la sua carriera solista.

 
Whitesnake in concerto a New Haven durante il The Purple Tour nel 2015

Nel marzo del 2011 esce Forevermore, dodicesimo studio album della band e primo edito per l'etichetta italiana Frontiers Records. Il relativo tour porterà i Whitesnake a esibirsi, il 22 giugno 2011, al festival italiano Gods of Metal, al fianco di Judas Priest, Europe e Mr Big.

Il 9 aprile 2013 viene pubblicato l'album dal vivo Made in Japan registrato durante l'esibizione del gruppo al festival Loudpark di Saitama, Giappone il 15 ottobre 2011.

Il 9 maggio 2014 il chitarrista Doug Aldrich annuncia di lasciare la band. Al suo posto è entrato l'ex Night Ranger Joel Hoekstra. Successivamente la band torna al lavoro su un nuovo album, che si intitolerà The Purple Album e consisterà in una raccolta di rifacimenti di brani dei Deep Purple nelle formazioni che vedevano David Coverdale alla voce.

Il 17 aprile 2015 viene ufficializzato l'ingresso nella band dell'italiano Michele Luppi come tastierista e corista[21].

Il 19 ottobre 2017 la band annuncia la pubblicazione di un nuovo album dal vivo intitolato The Purple Tour, che è stato registrato durante il tour promozionale legato al The Purple Album[22]. Il concerto sarà pubblicato nei formati CD, doppio LP, CD/DVD e CD/Blu-ray il 19 gennaio 2018[23].

Verso la fine del 2018 viene dato alle stampe Unzipped, una raccolta di rare e inedite performance acustiche registrate dal gruppo, contenente cinque dischi e il concerto Starkers in Tokyo del 1997 per la prima volta in DVD.[24] Il 12 novembre 2018 la band annuncia invece la pubblicazione del nuovo album, Flesh & Blood, al quale farà seguito un tour mondiale nel 2019[25].

FormazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Formazione degli Whitesnake.

Formazione principaleModifica

TimelineModifica

 

DiscografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Allmusic.com - Whitesnake
  2. ^ a b c nolifetilmetal.com - Whitesnake
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh bi bj bk bl bm bn bo bp bq br bs bt bu musicmight.com - Whitesnake bio Archiviato il 26 maggio 2010 in Internet Archive.
  4. ^ TOP 100 Heavy Metal - Whitesnake "Slide It In" e "1987"
  5. ^ Whitesnake citati nel libro "American Hair Metal"
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