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Spedizione dei Mille (storia · guerra)Modifica

Ciao a tutti, apro questo vaglio perché ho intenzione sottoporre la voce ad una profonda revisione. Nei mesi precedenti la voce era arrivata a pesare addirittura 400.000 byte, risultando in questo modo di difficile fruizione. Sì è quindi convenuto, in accordo con Bramfab e Claudio.stanco (uno dei maggiori contributori), di effettuare alcune procedure di scorporo, che di seguito elenco:

A cui vanno aggiunte altre voci scorporate precedentemente, come Diversione Zambianchi e Cavour e la spedizione di Garibaldi, portando ad avere sia una dimensione più adeguata (ora siamo a circa 240.000 byte) sia un migliore utilizzo dell'ipertesto.

Ora, dopo aver scritto ciò che è stato fatto, vi elenco le mie prossime idee:

  • Riscrivere la voce utilizzando come fonte principale il libro Garibaldi. Battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo di Alfonso Scirocco, tenendo solo le citazioni fondamentali ed eliminando quelle non necessarie, formattando correttamente le note e cercando di trattare gli argomenti, per quanto possibile, in modo sintetico ed equilibrato (valorizzando le pagine collegate).
  • Terminare le operazioni di scorporo creando le voci Spedizione dei Mille nella cultura di massa e Storia del Regno delle Due Sicilie nel 1860, unendo alcune pagine sopracitate ed utilizzando materiale presente nella voce principale.
  • Decidere cosa fare delle illustrazioni in fondo alla voce e di quelle che non saranno utilizzate per la riscrittura.
  • Nuova struttura:
Proposta struttura voce
== Premesse ==
== Contesto storico ==
=== La situazione nel Regno delle Due Sicilie ===
=== L'indipendentismo siciliano ===
=== La rivolta della Gancia ===
== La preparazione ==
=== I dubbi di Garibaldi ===
=== La politica piemontese ===
=== L'organizzazione del corpo di spedizione
== Lo svolgimento ==
=== La partenza da Quarto ===
=== Il viaggio ===
=== In Sicilia ===
==== Lo sbarco di Marsala ====
==== La proclamazione della Dittatura ====
==== Insurrezione di Palermo ====
==== La formazione del governo dittatoriale e dell'esercito meridionale ====
==== Francesco II concede la costituzione ====
==== La conquista del resto dell'isola ====
==== La battaglia di Milazzo e la presa di Messina ====
==== Le rivolte contadine ====
=== Sul continente ===
==== Lo sbarco a Melito e la battaglia di Reggio ====
==== Le operazioni sul continente ====
==== La fine di un regno ====
==== L'ingresso a Napoli di Garibaldi ====
==== La reazione borbonica nel centro-nord del regno ====
==== L'intervento piemontese ====
==== La battaglia del Volturno ====
==== L'incontro di Teano e l'assedio di Gaeta ====
==== La partenza di Garibaldi per Caprera ====
== Le conseguenze ==
=== La proclamazione del Regno d'Italia e le ripercussioni diplomatiche ====
=== Lo scioglimento dell'esercito meridionale=
=== Questione meridionale e brigantaggio post-unitario ===
== Il dibattito storiografico ==
== Nella cultura di massa ==

Aspetto speranzoso vostri suggerimenti e/o critiche! Buona serata, --CansAndBrahms (msg) 18:16, 4 feb 2019 (CET)

RevisoriModifica

SuggerimentiModifica

  • Manca totalmente un paragrafo su alcuni particolari della conquista di Palermo, cioè su fatti accaduti dal primo al terzo armistizio, sottoscritto da Garibaldi e dai borbonici (30 maggio-31 maggio-6 giungo 1860). L'armistizio del 31 maggio 1860 prevedeva, al paragrafo 2, la consegna a Garibaldi del Banco di Palermo, con tutto l'edificio in piazza della Marina e gli uffici finanziari (cassa di sconto, borsa valori, uffici riscossione tasse, magazzino del bollo, dei pegni, ecc.) comprese le riserve in denaro (contenuto delle casse dell'argento e del rame). La regolare consegna avvenne il giorno successivo, 1 giungo 1860, nella mani di Crispi. Il resoconto ufficiale, originale, è firmato da Crispi a nome di Garibaldi, dal capitano Borrelli a nome del generale borbonico Lanza (che in quel momento aveva la nomina regia di governatore della Sicilia, con pieni poteri civili e militari), dal cassiere capo e e da uno dei tre governatori del Banco. Il resoconto è conservato in originale all'Archivio centrale dello stato ed è stato pubblicato cent'anni dopo dall'Ora di Palermo, il 1 giugno 1960. Le riserve del Banco palermitano furono trovate intatte, corrispondenti ai conteggi precedenti dei cassieri del Banco (precedenti cioè all'arrivo di Garibaldi a Palermo) e ammontavano alla somma 5.333.000 ducati d'argento del Regno di Napoli. Su questa somma, sui proventi di successive tasse siciliane e su requisizione di somme e di beni appartenenti ad opere Pie e alla Corona ci furono poi molte polemiche e accuse al prodittatore Mordini e ai suoi ministri.

Nel 1867, la Legge del Regno d'Italia che ripianava i danni economici subiti dal Banco in Sicilia e da quello a Napoli prevedeva che l'Italia avrebbe ripianato tutti i debiti, contratti da Garibaldi per realizzare nel Meridione l'Unità d'Italia; ma dietro presentazione di regolari pezze d'appoggio. Mancarono le pezze d'appoggio per circa 1.000.000 di ducati d'argento, che si trovavano sicuramente nelle casse del Banco a Palermo e l'Italia non li restituì alla Sicilia. Il testo dei tre armistizi di Palermo fu pubblicato da tutti i giornali dell'epoca, usciti nell'Italia del nord. In quanto ai denari del Fondo per un Milione di fucili, lanciato da Garibaldi nel 1859, 70.000 lire arrivarono a Genova la sera del 4 maggio 1860, con l'ultimo treno da Milano, portati dal capitano Migliavacca che poi morì a Milazzo. Altri denari furono anticipati quella sera a Bertani da suoi amici genovesi, dietro promesse di Garibaldi. Il 5 maggio nella casse dell'Intendenza garibaldina c'erano 90.000 lireː con quelle si arrivò a Marsala e da Marsala si giunse a Palermo. 3.500 ducati furono requisiti a Marsala da Crispi che li prese dall'esattore locale delle tasse. Lo sgombero dei borbonici da Palermo avvenne tra il 6 e il 19 giugno 1860 (secondo l'accordo del terzo arimistizio). Lanza lasciava Palermo con armi e bagagli e forse pensava che i borbonici avrebbero fermato Garibaldi nella successiva battaglia di Milazzo, ma lìp la flotta borbonica passò a Garibaldi.

Un importo di 5 milioni di lire, raccolto a Genova da Bertani e proveniente da sottoscrizioni private nella sua Cassa per il Soccorso a Garibaldi fu utilizzato per acquistare a Londra due navi (Authion e Oregon) che servirono per portare in Sicilia le successive spedizioni di Garibaldini, con armi, divise, munizioni - alla fine i Garibaldini (portati via mare o arruolati in Sicilia-Calabria-Napoletano) arrivarono a quasi 50 mila. A gennaio 1861 Bertani diede alle stampe il suo resoconto di 5 milioni di lire, che era stato approvato a fine dicembre da Garibaldi. Di questo resoconto Bertani abbiamo quindi un dettagliato opuscolo d'epoca, oggi leggibile su Google. Nel Regno di Napoli le lire turche d'oro non erano considerate moneta, non si trovavano nelle riserve delle banche che non le accettavano ed erano materia di scambio tra gli orafi, a peso e per il solo valore dell'oro. Le piastre turche d'argento erano monete spicciole, corrispondenti a un centesimo di lira d'oro turca e giravano unicamente nei territori dell'Impero Turco. A Palermo non c'erano.--Fausta Samaritani (msg) 20:11, 5 feb 2019 (CET)

Ciao Fausta Samaritani, ti ringrazio per l'intervento in questo vaglio. Sicuramente (vedi Scirocco, pp.226-229) bisogna sottolineare le difficoltà, anche da parte garibaldina, per esempio quando il 30 le truppe di ritorno nella città di Von Meckel rischiarono di cambiare ancora gli equilibri ma vennero sorprese dall'armistizio ed il fatto che Garibaldi ottenne il controllo della Zecca. Quello che avvenne anni dopo lo tratterei in voce più specifica.
Lo stesso per quanto riguarda il fondo per il milione di fucili.
Cosa ne pensi? Nel prossimo periodo avevo anche intenzione di presentare una nuova proposta di struttura. --CansAndBrahms (msg) 00:14, 7 feb 2019 (CET)

Non era il 30 maggio, ma il 6 giugno. La beffa di Corleone (Orsini con i pochi carriaggi mandato a sud - con il compito di far più chiasso possibile - finanziato da fondi arrivati da notabili siciliani, coordinati da La Masa. Vedi resoconto ufficiale di questi fondi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, a Palermo, a giungo 1860) aveva attirato in una trappola illusoria una parte dell'esercito borbonico. Fu Busco che se ne accorse e tornò a Palermo, arrivando la mattina del 6 giugno, mentre a palazzo delle Aquile Garibaldi riceveva i due generali borbonici Letizia e Bonopane, venuti per prolungare sine die la seconda tregua di cinque giorni. Garibaldi disse al suo aiutante di campo (era Abba) Fate che cessinoǃ. Il generale borbonico Lanza, avvertito, fece fermare i suoi, che stavano travolgendo quello che restava delle barricate garibaldine e ordinò che Bosco fosse messo agli arresti. Bosco poi scrisse al re di Napoli una memoria, in cui spiegava come avrebbe riconquistato Palermo, ma non fu preso in considerazione. Non era solo la Zecca, dove c'erano 5.330.000 ducati, in monete d'argento e di rame, tutti appartenenti a conti correnti di notabili siciliani, (i fondi dello Stato, a Palermo, ammontavano in quel momento appena a 120.000 ducati)ː era il sistema di riscossione delle tasse siciliane che passava Garibaldi, per cessione dell'intero palazzo delle Finanze, in piazza della Marina. (Per farla breveː come se il governatore della Banca d'Italia avesse ceduto alle Brigate Rosse tutte le riserve auree e tutti i denari depositati in tutte le banche di Romaː è solo un esempio). Un decreto di Garibaldi di giungo 1860 (tutti i decreti della Dittatura e della Prodittatura garibaldina furono poi ritenuti validi, per legge del Regno d'Italia) stabiliva che un premio in denaro sarebbe stato dato a chi tra i borbonici disertava e passava ai garibaldini. Il premio sarebbe stato dato alla fine della guerra. Alcuni appunti di Crispi (Fondo Crispi, Archivio centrale dello Stato di Roma, copia microfilmata all'Archivio di Stato di Palermo) dimostrano chiaramente che i compensi ai disertori furono dati a giugno, a Palermo. Ma di che cosa stiamo parlando? Niente Zecca, niente presa di Palermo, niente Unità d'Italia. Senza la Zecca, come avrebbe fatto Garibaldi a pagare? In succoː i siciliani si comprarono la libertà da Napoli, che li aveva spolpati con le tasse. Il buco nei conti a Palermo fu enorme, in gran parte mai ripianato. Alcuni responsabili dell'accordo finanziario, dalla parte di Garibaldi, pagarono di persona (un ministro prese una baionettata alla schiena, ma poi fu premiato come sindaco di Palermo) e Florio (che era uno dei tre Governatori del Banco a Palermo) ebbe, senza regolare gara, (perché la prima gara era andata deserta) il trasporto postale marittimo da Napoli in giù e la Rubattino-FLory ebbe il corrispondente trasporto postale marittimo da Napoli verso il nord (legge dello Stato, giungo 1861). Rubattino nello stesso periodo ottenne un risarcimento per il Lombardo - rimasto incastrato nel porto di Marsala e depredato dai locali - per 1 milione e mezzo di lire e gli fu restituito il Piemonte che i borbonici avevano portato come trofeo a Napoli. (Documenti originali nel Fondo Crispi, ACS di Roma, microfilm AS di Palermo). Ne vogliamo parlare? Dei circa settanta componenti siciliani dei Mille, due furono trovati, qualche anno più tardi, assassinati in un aranceto, a Palermo e tre furono internati e morirono nel Manicomio di Palermo. Ne vogliamo parlare? I fondi in denaro e i due collegi dei gesuiti requisiti (gli edifici oggi ospitano le due grandi Biblioteche palermitane). Nessuno si aspettava che Garibaldi arrivasse quella notte a Palermoː eppure poche ore prima egli aveva ricevuto la visita di un giornalista inglese e del proprietario del lussuoso Hotel Trinacria che lo aveva invitato a soggiornare nel suo albergo palermitano. Ne parliamo? 700 garibaldini laceri, contro 25.000 borbonici asserragliati a Palazzo reale e nel forte accanto a Porta Felice (forte costruito su basi fenicee e poi distrutto), più cinque fregate borboniche, all'ancora nel porto di Palermo e che bombardarono la città. Ne parliamo? Che poi questi garibaldini avessero un fagataccio è fuori discussioneː ma il Regno di Napoli era marcio di traditori.--Fausta Samaritani (msg) 10:21, 7 feb 2019 (CET)

No, le truppe di Von Meckel e Bosco tornarono in città il 30 maggio ed il 3° reggimento di ussari era considerato un'unità di élite (prima di morire Turr disse a Trevelyan: "se il Von Meckel fosse arrivato il giorno avanti saremmo stati perduti"). Non dimentichiamo che a Palermo non ci furono solo i garibaldini, ma anche anche i palermitani come dimostrano La Gancia ed i moti del '48; la città, come riportò il colonnello Buonopane, con le sue barricate era dalla parte di Garibaldini. Il bombardamento dalle unità navali era stato infruttuoso e ricominciarlo avrebbe significato incorrere nell'indignazione internazionale (ricordiamoci che c'erano anche navi straniere al largo di Palermo e pure ciò che avvenne nel 1848, con le numerose proteste nei confronti di Ferdinando II delle Due Sicilie).
In ogni caso, come ho già affermato, secondo me i fatti da te esposti meritano di essere trattati, ma nella Insurrezione di Palermo (1860) ed magari in quella del dibattito storiografico. Scirocco, nel suo libro su Garibaldi, tratta l'insurrezione come un evento all'interno di una complessa catena. È quello che dobbiamo cercare di fare con questa voce: dare una visione di insieme senza però perderci nel singolo episodio. A proposito, segnalo anche questa discussione sulla dimensione delle voci: sono sicuro che, vista l'importanza dell'evento per la storia d'Italia, si possa chiudere un occhio su qualche aspetto, ma davvero lo scopo che ci prefiggiamo con questa voce è creare un resoconto iper-dettagliato di quello che avvenne? Con il rischio, magari, che il lettore non arrivi nemmeno a Quarto. --CansAndBrahms (msg) 19:23, 8 feb 2019 (CET)

Leggi le lettere di Ippolito Nievoː I palermitani non ci diedero aiuto alcuno. Le informazioni sul 6 giugno sono nel libro di Abba. Alla Gancia c'era una decina di patrioti che furono traditi da un frate e abbattuti o feriti gravemente. I superstiti fucilati. Palermo non partecipò affatto all'insurrezione della Gancia - morta sul nascere - ma ci furono episodi isolati in Sicilia. I moti del '48 sono tutta un'altra storiaː scoppiarono il 12 gennaio e furono i primi in Italia, anzi in Europa. Ma lì il Regno di Napoli non era preparato. Alla notizia che Garibaldi era a Talamone, il re di Napoli convocò invece il Consiglio della Corona. Furono mandate in Sicilia tutte le navi militari possibili e furono requisiti i postali di Florio, armati con cannoni e mandati in Sicilia. Fu mandato a Palermo il vecchio generale Lanza, con pieni poteri civili e militari. Alla fonda a Palermo, la notte in cui Garibaldi entrò da Porta Termini, c'erano 5 fregate napoletane e dietro navi battenti bandiera straniera (una era americana) dove avevano trovato rifugio i componenti delle comunità straniere, ognuno sulla propria nave. C'era anche il Governolo, sardo, ma il comandante rifiutò di far salire a bordo suoi concittadini del Regno di Sardegna, giurando che Garibaldi non sarebbe arrivato. Dietro le navi straniere c'erano pescherecci, perfino barche, assoldati da palermitani che avevano lasciato le loro case per rifugiarsi sul mare. Quella notte il direttore dell'Ucciardone dimenticò le chiavi e uscirono dal carcere i detenuti, politici e comuni. Nove ostaggi, scelti tra i rampolli delle casate nobili palermitane (uno era un prete), erano stati trasferiti dall'Ucciardone al Castelluccio del Faro, in cima al molo cinquecentesco, detto la Muraglia d'argento. Erano innocenti ed erano stati presi in ostaggio dal capo della Polizia palermitana Maniscalco, per ricattare i palermitani. La loro liberazione fu concordata, a voce, il 6 giungo 1860. Furono poi lasciati liberi, sul molo, il 19 giugno, alla partenza dell'ultima nave che portava truppe borboniche lontano da Palermo. Più che le battaglie (notissimeǃ), sono i particolari che contano nella vicenda dei Mille, la cui storia si chiude a Palermo, quando inizia quella dell'Esercito Italia Meridionale, come da metà giugno in poi furono chiamati ufficialmente i Cacciatori delle Alpi in Sicilia. I Mille finiscono a Palermo. Poi, inizia un'altra storiaː esercito contro esercito. --Fausta Samaritani (msg) 20:10, 8 feb 2019 (CET)

No, le truppe Von Meckel e Bosco arrivarono a Palermo il 30 maggio (vedi Scirocco, Trevelyan ed Abba), ma furono fermate dall'avviso dell'armistizio e circondate dalle barricate. Lo stesso Abba, che tu prima citi, nella Storia dei Milleracconta di come i palermitani si prodigassero nelle costruzioni. La Gancia fallì, ma i moti che ne seguirono non furono affatto isolati, infatti si diffusero nell'entroterra e confluirono nella spedizione (almeno fino a Messina). Comunque, se vogliamo riscrivere la voce su Palermo parteciperò molto volentieri, ma secondo me se vogliamo parlare nella spedizione nella sua interezza è necessario fare un lavoro di sintesi e seguire ciò che c'è scritto nei volumi che trattano l'argomento da un posto di vista generale. Durante la spedizione ci furono numerosi eventi che meritano di essere trattati approfonditamente, ma questo non può avvenire tutto in questa unica voce. Il fatto di essere un ipertesto è uno dei grandi punti di forza di Wikipedia, e non sfruttarlo è a mio parere un peccato. --CansAndBrahms (msg) 04:29, 9 feb 2019 (CET)
Fausta, ho provato a creare una proposta di struttura per la voce, dimmi cosa ne pensi:
Proposta struttura voce
== Premesse ==
== Contesto storico ==
=== La situazione nel Regno delle Due Sicilie ===
=== L'indipendentismo siciliano ===
=== La rivolta della Gancia ===
== La preparazione ==
=== I dubbi di Garibaldi ===
=== La politica piemontese ===
=== L'organizzazione del corpo di spedizione
== Lo svolgimento ==
=== La partenza da Quarto ===
=== Il viaggio ===
=== In Sicilia ===
==== Lo sbarco di Marsala ====
==== La proclamazione della Dittatura ====
==== Insurrezione di Palermo ====
==== La formazione del governo dittatoriale e dell'esercito meridionale ====
==== Francesco II concede la costituzione ====
==== La conquista del resto dell'isola ====
==== La battaglia di Milazzo e la presa di Messina ====
==== Le rivolte contadine ====
=== Sul continente ===
==== Lo sbarco a Melito e la battaglia di Reggio ====
==== Le operazioni sul continente ====
==== La fine di un regno ====
==== L'ingresso a Napoli di Garibaldi ====
==== La reazione borbonica nel centro-nord del regno ====
==== L'intervento piemontese ====
==== La battaglia del Volturno ====
==== L'incontro di Teano e l'assedio di Gaeta ====
==== La partenza di Garibaldi per Caprera ====
== Le conseguenze ==
=== La proclamazione del Regno d'Italia e le ripercussioni diplomatiche ====
=== Lo scioglimento dell'esercito meridionale=
=== Questione meridionale e brigantaggio post-unitario ===
== Il dibattito storiografico ==
== Nella cultura di massa ==
Ciao, --CansAndBrahms (msg) 19:44, 9 feb 2019 (CET)


Io penso - ma non sono solamente io - che la storia dei Mille inizia con i contatti fra Crispi e i rivoluzionari siciliani (viaggio di Crispi in Sicilia sotto9 falso nome). Contattato a Torino Garibaldi, a settembre 1959, disse che sarebbe intervenuto solamente quando in Sicilia sarebbe scoppiata la rivoluzione. A Torino erano venuti due capi rivoluzionari (uno fucilato dopo la Gancia), per organizzare la rivolta che doveva scoppiare ad ottobre 1859. Ma Garibaldi si spostò in Emilia Romagna, con l'idea di sfondare con una spedizione i confini dello Stato Pontificio, ma fu fermato dal governatore Farini e a Natale era a Milano. Quando arriva la notizia della rivoluzione della Gancia, Garibaldi si porta a Genova, a villa Spinola, dove iniziano a convergere i garibaldini. Passano alcune settimane in discussioni e preparativi, finché arriva un telegramma (rivelatosi poi un falso) che diceva la rivoluzione soffocata a Palermo ma ancora viva sull'isola. C'è il famoso colloquio Crispi-Garibaldi e dopo si parte. Non arrivano i fucili perché i contrabbandieri che li dovevano fornire, o intascarono i denari, oppure La Farina, incaricato di pagarli, evitò di farlo. L'organizzazione del corpo di spedizione avviene a Talamone (le divisioni, intendenza, ambulanza, ecc). Sosta a Porto Santo Stefano, un manipolo si stacca dai Mille, i cannoni trovati ad Orbetello, il carbone requisito a Porto Santo Stefano. Discussione dove si deve sbarcare in Sicilia. Durante una notte, le due navi si staccano per la nebbia e rischiano di spararsi addosso, credendosi nemiche fra loro. Poi c'è Marsala, lo sbarco protetto dalle navi inglesi e da Ingham che innalza la bandiera inglese sul suo stabilimento di marsala, che è al porto. Requisizione dei denari dell'esattore, fatta da Crispi a nome di Vittorio Emanuele re d'Italia. Poi vengono i carrettieri di Marsala che trasportano i cannoni. Poi Partinico dove i locali hanno massacrato soldati borbonici e dato alle fiamme i loro corpi. Poi la notte al Parco, sotto la pioggia e nella melma. Poi Calatafimi, la battaglia, Landi pagato con buoni sul Tesoro di Sicilia che si rivelarono poi falsi. Salemi, la Dittatura, il frate di Salemi. La notte prima della presa di Palermo. I diciassette cavalieri di Nulla che saltano la barricata a Porta Termini. Le navi borboniche in rada iniziano a bombardare Palermo. La presa della sede della polizia palermitana, la conquista di palazzo delle Aquile, le barricate, la conquista dei conventi dei gesuiti, dove si ricoverano i feriti. I tre armistizi e la consegna del Palazzo delle Finanze. Gli ostaggi in mano ai borbonici. I carcerati liberati dai borbonici. L'intervento del console inglese che organizza il primo incontro Garibaldi-Lanza su una nave inglese. L'ultimo armistizio, sine die. Siamo al 6 giungo 1860. Il giorno successivo nasce il primo governo della Dittatura, con ministri delle Finanze, della Guerra, degli Interni, del Culto, con ministri garibaldini e con ministri scelti fra notabili palermitani. Il ministro della Guerra richiede un completo rapporto sui garibaldini, presenti nei vari corpi e negli uffici. Per decreto viene rinominato il Corpo dei Cacciatori delle Alpi in Sicilia in Esercito Italia Meridionale e assimilato il regolamento di questo esercito a quello in vigore nel Regno di Sardegna. Intanto, il 1 giungo è sbarcato a Marsala Agnetta e il 19 è arrivato in Sicilia Medici, con due navi colme di volontari. I Mille sono finiti. Quello che viene dopo è un'altra storia. Si tratta di un nuovo Stato, con un suo governo, con un suo esercito, con una sua amministrazione finanziaria, con la riscossione delle vecchie tasse e l'imposizione di nuove, con una Gazzetta Ufficiale dove vengono pubblicati i decreti. Garibaldi manda in tutta la Sicilia occupata suoi volontari che si insediano in tutti i comuni, di guarnigione e aprono un ufficio dell'intendenza. Circola anche la carta intestata per l'Esercito e per i Ministeri. Se vogliamo parlare di storia della conquista del Regno delle Due Sicilie, bisogna andare da Quarto al Volturno; se invece vogliamo parlare dei Mille dobbiamo fermarci al 6 giungo. Inizia poi un'altra storiaː da Palermo al Volturno.--Fausta Samaritani (msg) 21:06, 9 feb 2019 (CET)

Però, ad oggi, come spedizione dei Mille si considera l'intera spedizione garibaldina al sud. Non sarà correttissimo da un punto di vista storico, ma ormai è così (vedi anche la Treccani)... --CansAndBrahms (msg) 20:30, 12 feb 2019 (CET)

Certamente Enciclopedia Italiana (Treccani) edizione 1934. Ma di che cosa stiamo parlando?--Fausta Samaritani (msg) 11:02, 13 feb 2019 (CET)

Trattandosi di storia del XIX secolo e non di laser a eccimeri, la Treccani del 1934 è ancora citabile. Altrimenti crollerebbero metà delle pagine di wp in italiano. --5.87.164.77 (msg) 11:51, 13 feb 2019 (CET)

Anche la storiografia (non solo la scienzaǃ) ha fatto passi da gigante. Leggiti la voce Treccani anni Trenta su Fascismo e Mussolini e poi ne riparliamo. Controlla se c'è la voce Bresci, il regicida. La Treccani non è il Vangelo. Anche il Dizionario Biografico degli Italiani, partito nel 1961, è ormai vecchio. Vedi se, per caso, ci trovi la voce di un capo mafioso italiano. Le nostre voci biografiche, qui, hanno bisogno di aggiornamenti, rispetto a questo Dizionario. Bisogna ripensare al concetto fonti attendibili. Lo dico qui, ma lo ho detto molte altre volte, in situazioni completamente diverse. Ma c'è un muro di gomma, forse non del tutto immune da favoritismi editoriali. Non crollerebbero le nostre voci, dovrebbero essere aggiornate, rispetto a lavori datati, anche se scritti da bravi storici. Confesso di non aver mai fatto un solo link alla Treccani. Non faccio regali a siti zeppi di pubblicità che disturba e impedisce la lettura. --Fausta Samaritani (msg) 12:13, 13 feb 2019 (CET)

"Passi da gigante" in questo campo, non so. Mentre, quanto a "fonti attendibili", so che, quando volevo preferire Antonio Favaro all'anonimo curatore di un articoletto della Treccani su un opuscolo galileiano, sono stato sbranato. --5.87.164.77 (msg) 12:41, 13 feb 2019 (CET)
La Treccani voleva essere un esempio, non intendevo aprire un dibattito sulla sua attendibilità. Il punto è che ormai per spedizione dei Mille si intende l’intera spedizione garibaldina al sud, sia sui libri scolastici sia in televisione.--CansAndBrahms (msg) 13:26, 13 feb 2019 (CET)

Appunto, allora teniamoci una voce di 440.000 byte. In alternativa, si fa il Progetto Spedizione dei Mille e dentro ci si mettono centinaia, migliaia di voci, garibaldini compresi. O avete paura di parlare dei finanziamenti della Spedizione, basandoci su testi che utilizzano documenti d'epoca, pubblicati o ancora inediti, conservati in Archivi dello Stato?--Fausta Samaritani (msg) 16:09, 13 feb 2019 (CET)

Ma è quello che si sta cercando di fare, creando pagine per ogni aspetto della spedizione, dalla Partenza dei Mille da Quarto alla Sosta dei Mille a Talamone, dal Fondo per il milione di fucili ai rapporti tra Cavour e Garibaldi, dalle Aspirazioni al trono del regno di Napoli nel 1860 alla Storia del Regno delle Due Sicilie nel 1860. --CansAndBrahms (msg) 16:18, 13 feb 2019 (CET)

Bene. Se c'è il Fondo per un Milione di Fucili facciamo anche la voce Cassa per il Soccorso a Garibaldi. L'opuscolo del 1861 è su Google e la corrispondenza è stata pubblicata parte nell'Ottocento e parte a inizio Novecento. Così leggiamo le lettere di Garibaldi (da Palermo) a Bertani per richiesta urgente di volontari e di armi, le risposte di Bertani che da Genova chiede un Decreto di Garibaldi che riconosca le cambiali sottoscritte da Bertani a Genova e caricate sul Tesoro di Sicilia (altrimenti niente navi, niente volontari e niente armi). Poi leggiamo la disperazione di Depretis che si trova buoni del Tesoro di Sicilia a scadenza di settimana in settimana. L'elemosina di Cavour alla Sicilia, che gli manda 1 milione e mezzo di lire e 25 carabinieri per proteggere Palermo, ecc. Va bene. Smontiamo la voce e facciamo più voci brevi, su singoli aspetti.--Fausta Samaritani (msg) 18:00, 13 feb 2019 (CET)

Ottimo allora! Della struttura proposta cosa ne pensi? --CansAndBrahms (msg) 22:20, 13 feb 2019 (CET)

Ma va tutto bene. Facciamo anche la Prodittatura Depretis, la Prodittatura Mordini su cui si tace sempre (tutti i decreti di Mordini raccolti in una pubblicazione ottocentescaː c'è da ridere, perché per decreto nominava anche i portieri degli stabili - decreti confermati per Legge dal Regno d'Italia - ed ebbe accuse di cattiva gestione delle Finanze in Sicilia). Facciamo anche la Stampa napoletana del 1860, facciamo il Passaggio dello stretto di Messina facciamo Cialdini conquista la rocca di Messina e poi Alessandro Dumas e Garibaldi e Destino dei prigionieri napoletani e tanto altro ancora. Mi sembra che si voglia buttare tutto in politica internazionale. Parliamo della tasse che i siciliani pagavano per il mantenimento della Corte che stava a Napoli (25 per cento delle tasse dei siciliani andavano a Napoli per mantenere la corte). Tutto si giocava in Sicilia, non a Napoli, altrimenti Garibaldi sarebbe sbarcato a Pozzuoli. Non è un caso che la conquista dell'Italia parte sempre dalla Sicilia (vedi gli Americani del 1943). Lì c'era una società dove comandavano i baroni che avevano al loro servizio i picciotti. E lo Stato era lontano. Ma vi rendete conto che in Sicilia, dopo la riconquista del '49, era stato proibita dai Borboni la vendita delle lime, per paura che i siciliani con le lime si fabbricassero coltelli di grandi dimensioni? --Fausta Samaritani (msg) 00:25, 14 feb 2019 (CET)

Ho suddiviso la voce nella nuova struttura. Chiedo scusa a Pulciazzo se l'ho conflittato, ora cerco di recuperare le sue modifiche.--CansAndBrahms (msg) 19:32, 16 feb 2019 (CET)
Ti ringrazio. Ho la testa tra le mani. C'è ancora molto lavoro da fare e stavo dando una prima "sgrassata". La voce è scritta in maniera veramente "faticosa" con un uso spropositato della punteggiatura, molte ripetizioni, overlinking... E ancora non siamo entrati nel merito di quanto scritto. -- Pulciazzo 19:37, 16 feb 2019 (CET)
Syrio grazie dell'informazione, ho aggiunto un riferimento. Ciao, --CansAndBrahms (msg) 18:48, 20 feb 2019 (CET)
  •   Commento: Cambierei il titolo del paragrafo "Svolgimento" in Cronologia o qualcosa di simile. Svolgimento fa pensare a un tema scolastico e non a un evento storico. Idraulico liquido (✉) 09:19, 28 feb 2019 (CET)
Wikipedia:Convenzioni di stile/Conflitti consiglia il termine "Svolgimento". --CansAndBrahms (msg) 16:17, 28 feb 2019 (CET)

Ho letto le prime righe. I picciotti furono messi insieme da un gruppo di notabili siciliani, organizzati da La Masa. Egli, a Palermo, presentò a Garibaldi un prospetto con i nominativi dei picciotti (originale all'Archivio di Stato di Torino, Fondo Esercito Italia Meridionale) che dovevano essere liquidati, con un compenso per il servizio svolto. Garibaldi scrisse in calce Pagare e mise la firma. Il numero dei picciotti, sulla carta, era arrivato a quasi 10.000, ma Garibaldi di fatto impedì il controllo dei nominativi. La maggior parte dei picciotti tornò a casa e una parte scelta entrò nell'Esercito Italia Meridionale. In pochi passarono lo Stretto e arrivarono a Napoli.--Fausta Samaritani (msg) 16:48, 1 mar 2019 (CET)

Dimenticavoː l'insurrezione a Palermo, a fine maggio 1860, non ci fu. I palermitani o si chiusero in casa, o presero il largo su barche affittate a pescatori.--Fausta Samaritani (msg) 16:52, 1 mar 2019 (CET)

Sì avevo letto l’incipit e contavo di ritornarci finita la revisione. In effetti numericamente fu molto consistente l’apporto dei volontari delle spedizioni successive. La leva proclamata degli uomini dai 16 ai 50 anni diede scarsi risultati. Se vuoi puoi correggere tu stessa l’incipit, altrimenti ci torno successivamente.--CansAndBrahms (msg) 20:09, 1 mar 2019 (CET)

Dubbi di GaribaldiModifica

Utente:Bramfab Scirocco riferisce che il 27 Crispi ricevette il telegramma cifrato e il 29 diede la nuova interpretazione favorevole. Il 30 poi Garibaldi si convinse a dare l'assenso. Direi che si può ampliare il discorso nel breve paragrafo sulla Gancia ed eliminare la ripetizione, lasciando questo breve richiamo a conclusione del paragrafo: "Ma era stato Francesco Crispi, nel 1859, a pensare concretamente a una spedizione in Sicilia per aiutare la sollevazione popolare antiborbonica nell’isola e avrebbe avuto anche un ruolo importante nel convincere Garibaldi a intraprendere la spedizione e a fugare gli ultimi dubbi sorti due giorni prima della partenza, a causa dei pericoli prospettati da alcuni fedeli del nizzardo sulla difficoltà dell’impresa, che poteva concludersi male come per Murat, Pisacane e i fratelli Bandiera". Ciao, --CansAndBrahms (msg) 19:39, 8 mar 2019 (CET)

io questa frase la lascerei tutta o quasi :Il 30 aprile 1860, nonostante i preparativi in corso per la partenza imminente, le notizie negative pervenute dalla Sicilia il giorno prima avevano generato ripensamenti, al punto che Garibaldi aveva già scritto ai direttori del Fondo per il milione di fucili che la spedizione era annullata. Questa decisione aveva prodotto una grande confusione e pesanti critiche, tanto che alcuni proponevano di partire anche senza Garibaldi: Nino Bixio si offriva di guidare il bastimento di Giuseppe La Masa e dei siciliani; i partigiani di Mazzini esclamavano "Garibaldi ha paura". L'unico che sembrava avere mantenuto la calma era Crispi, il quale si rendeva conto che, senza Garibaldi, la spedizione sarebbe stata destinata all'insuccesso e che era necessario fornire al generale notizie positive pervenute con telegrammi e dispacci che, secondo alcuni suoi compagni, sarebbero stati modificati o falsificati, ma non se ne ha prova certa
in quanto è indicativa di molte cose: gli stati d'animo del momento, le diverse personalità, mazziniani, cani sciolti, Bixio, diffidenze e paure, la cautela di Garibaldi altro che avventuriero e la spregiudicatezza di Crispi.--Bramfab Discorriamo 22:27, 8 mar 2019 (CET)
Ho sistemato --CansAndBrahms (msg) 00:38, 18 mar 2019 (CET)