Apri il menu principale

Wilhelm Keitel

generale e criminale di guerra tedesco
Wilhelm Keitel
Bundesarchiv Bild 183-H30220, Wilhelm Keitel.jpg
22 settembre 1882 – 16 ottobre 1946
(64 anni)
SoprannomeLakeitel
Nato aHelmscherode
Morto aNorimberga
Cause della morteImpiccagione
Dati militari
Paese servitoGermania Impero tedesco
Germania Repubblica di Weimar
Germania Germania nazista
Forza armataKaiserstandarte.svg Deutsches Heer
War Ensign of Germany (1921-1933).svg Reichswehr
War ensign of Germany (1938–1945).svg Wehrmacht
ArmaHeer
Anni di servizio1901 - 1945
GradoFeldmaresciallo
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Comandante diOberkommando der Wehrmacht
voci di militari presenti su Wikipedia

Wilhelm Bodewin Johann Gustav Keitel (Helmscherode, 22 settembre 1882Norimberga, 16 ottobre 1946) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco. Fu il capo dell'Oberkommando della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale e uno dei principali imputati al processo di Norimberga, dove venne giudicato colpevole per crimini di guerra e contro l'umanità e condannato a morte.

Indice

Carriera militareModifica

Nato da una ricca famiglia di proprietari terrieri, Wilhelm Keitel entrò nell'esercito nel 1901, dando presto prova del proprio valore sul campo. Partecipò infatti alla prima guerra mondiale con il grado di tenente di artiglieria[1], venendo ferito due volte e guadagnandosi la Croce di ferro di 1ª classe e l'Ordine degli Hohenzollern. Al termine della guerra rimase nei quadri dell'esercito, entrando a far parte, nel 1922, della Reichswehr, il piccolo esercito di soli centomila uomini, ultimo residuo dell'antica potenza militare prussiana, concesso alla Repubblica di Weimar in base alle clausole del Trattato di Versailles.

Nel 1929, presso il ministero della Guerra, diventava responsabile dell'ufficio di riorganizzazione di questo esercito per promuovere l'opera di riarmo: riorganizzazione chiaramente segreta perché illegale, in aperta violazione al trattato di pace. Negli anni successivi, Keitel inanellò numerose promozioni nelle gerarchie dell'esercito. Nel 1933 divenne Generalmajor, nel 1935 capo del Wehrmachtsamt, dipartimento delle forze armate, e nel 1940 fu promosso Generalfeldmarschall.

Ma l'anno in cui la fortuna di Keitel giunse al culmine fu quello successivo. Già dall'ascesa al potere dei nazisti, egli era stato uno dei membri del corpo degli ufficiali più vicini ad Adolf Hitler e ai suoi accoliti. Nel 1938, Hitler dovette liberarsi per mezzo dello Scandalo Fritsch-Blomberg dell'allora ministro della Guerra, generale Werner von Blomberg, e del comandante in capo delle forze armate, generale Werner von Fritsch (in quest'ultimo caso tramite un'accusa di omosessualità, grazie ad un'ignobile montatura del capo delle SS, Heinrich Himmler), temendo che essi, legati alle vecchie tradizioni prussiane che sancivano l'indipendenza delle forze armate dal governo dello Stato, non sarebbero stati facilmente disposti a sottomettersi all'autorità del Führer. Keitel fu fra i responsabili della campagna denigratoria che portò al siluramento dei due ufficiali[2].

A capo dell'OKWModifica

Per prevenire una rivolta delle alte gerarchie militari, indignate a causa di quel vero e proprio "colpo basso" ai danni delle due più alte personalità dell'esercito, Hitler, il 4 febbraio 1938, abolì di fatto il ministero della Guerra, istituendo al suo posto l'ufficio dell'OKW, Oberkommando der Wehrmacht, il comando supremo delle forze armate. Egli investì allora lo stesso Keitel della carica di capo dell'OKW[1]. L'opera di "nazificazione dei vertici delle forze armate" fu completata, ponendo nelle altre posizioni chiave personaggi vicini al Führer o che comunque ne subivano l'ascendente: il generale Walther von Brauchitsch, già dal 1932 iscritto allo NSDAP, fu nominato comandante in capo dell'Esercito; l'ammiraglio Erich Raeder, già sedotto dalle promesse del dittatore nazionalsocialista, comandante in capo della Marina ed Hermann Göring, braccio destro di Hitler e "numero due" del partito e già asso dell'aviazione durante il primo conflitto mondiale, divenne comandante in capo della Luftwaffe, l'aviazione militare. Lo Stato maggiore del generale Keitel ebbe il compito di mettere a punto e ratificare i piani delle future operazioni militari. Entro il primo anno della sua istituzione, progettò l'annessione dell'Austria o Anschluss, mentre pochi mesi dopo fu il turno della Cecoslovacchia.

Rapporti con gli altri gerarchiModifica

Nell'agosto 1939, meno di un mese dallo scoppio della guerra, Keitel chiamò un suo vecchio amico, il generale Alfred Jodl, a presiedere l'Ufficio Comando e Operazioni dell'OKW. Tuttavia, benché fosse il "numero due" del Reich almeno nei quadri dell'Esercito, Keitel era di indole arrendevole, fu sempre disposto ad assecondare la volontà inflessibile di Hitler e non seppe mai far valere le proprie ragioni di fronte al suo Führer. Probabilmente per questo egli riuscì sempre a conservare la propria carica fino all'ultimo, mentre innumerevoli altri ufficiali capaci furono allontanati dai loro posti in occasione delle prime sconfitte, colpevoli di non obbedire troppo entusiasticamente agli ordini del Reichskanzler (uno su tutti Heinz Guderian)

Gli avversari di Keitel e molti dei suoi collaboratori non mancavano di indirizzargli pesanti ironie e feroci stilettate, attribuendo, forse non a torto, alla sua silenziosa acquiescenza anche di fronte ai più assurdi propositi del Führer gli innumerevoli disastri e le perdite subite dalla Wehrmacht. Era spesso indicato con epiteti dispregiativi, come "il generale signorsì", "General Jawohl" o addirittura "lacchè", in un gioco di parole "Lakeitel", poiché "lacchè" in tedesco è "Lakai". Ma, benché egli fosse stato conquistato dall'ideologia nazionalsocialista, posizione non del tutto condivisa dalla maggioranza degli alti ufficiali, Keitel era pur sempre un militare di professione e certo vide più chiaro del suo Führer in occasione dei vari rovesci subiti dai tedeschi durante la guerra.

Hitler, che pure aveva assunto personalmente la carica di comandante supremo delle forze armate, non sapeva nulla di tattica e strategia militare e non voleva sentir parlare di ritirata, nemmeno quando questa fosse l'unica soluzione ragionevole. Questa sua ostinazione sul lungo periodo avrebbe comportato per la Germania perdite umane ingenti, che avrebbero potuto essere evitate con una condotta di guerra più accorta. Ci fu tuttavia un'occasione in cui questo fedele esecutore delle direttive hitleriane avanzò delle obiezioni.

 
Keitel che firma la capitolazione tedesca agli alleati.

Nel dicembre 1941 Keitel, pressato dai comandanti militari impegnati nella campagna di Russia, osò per la prima e unica volta nella sua carriera opporsi a una decisione del Führer, proponendo che le truppe sfinite e male equipaggiate si ritirassero dalle posizioni davanti a Mosca per ricostituire un fronte più solido diversi chilometri indietro, in attesa che fosse possibile riprendere l'offensiva dopo la fine dell'inverno. Hitler lo aggredì con un "Lei è un imbecille", che lo portò a un passo dal suicidio. Pare che il generale Jodl lo avesse trovato intento a scrivere una lettera di dimissioni al capo del governo con una rivoltella posata al suo fianco. Jodl gli sottrasse la pistola e lo convinse, sembra senza incontrare troppa resistenza, a rinunciare ai suoi orgogliosi propositi per continuare ad ingoiare le umiliazioni quotidiane impostegli dal dispotico capo, cosa che Keitel continuò poi stoicamente a fare fino alla fine.

Keitel svolse un ruolo importante nello sventare il complotto del 20 luglio 1944 contro Hitler. Dopo il suicidio del Fuhrer, il 30 aprile 1945, fu per breve tempo membro del governo dell'ammiraglio Karl Dönitz. Nonostante si fosse fin da subito dichiarato contrario ad accettare la proposta di una resa incondizionata agli Alleati[3], toccò proprio a lui siglare, l'8 maggio 1945, l'atto di resa della Germania all'Unione Sovietica nel quartier generale del comandante Georgij Žukov, a Berlino.

Il processo di NorimbergaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Processo di Norimberga.
 
Il cadavere di Keitel dopo l'esecuzione, 16 ottobre 1946.

Arrestato a Flensburg il 12 maggio 1945[4], fu a causa del suo grado uno dei principali imputati al Processo di Norimberga. Accusato di aver diramato ordini illegali contro le popolazioni dei paesi occupati e i prigionieri di guerra, Keitel fu riconosciuto colpevole di tutti e quattro i capi di accusa a lui contestati e fu il secondo ad essere impiccato, subito dopo Joachim von Ribbentrop, nelle prime ore del mattino del 16 ottobre 1946.

Keitel aveva però espresso il desiderio a Norimberga di essere fucilato come un soldato, invece di essere impiccato[5], ma il Tribunale rifiutò la proposta. Le sue ultime parole furono:

(DE)

«Ich rufe den Allmächtigen an, er möge sich des deutschen Volkes erbarmen. Über zwei Millionen deutsche Soldaten sind vor mir für ihr Vaterland in den Tod gegangen. Ich folge meinen Söhnen nach. Alles für Deutschland!»

(IT)

«Chiedo all'Onnipotente di avere pietà per il popolo tedesco. Prima di me, oltre due milioni di soldati tedeschi sono andati incontro alla morte per la loro patria. Ora vado a riunirmi ai miei figli. Tutto per la Germania!»

(Wilhelm Keitel)

Il cadavere di Keitel venne cremato e le ceneri vennero sparse (insieme a quelle di Alfred Jodl) a Monaco di Baviera nel Wenzbach, un piccolo ruscello affluente del fiume Isar.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, p. 2740, ISBN non esistente.
  2. ^ Biagi, p. 2504
  3. ^ Biagi, p. 2514
  4. ^ Biagi, p. 2741
  5. ^ Biagi, p. 2759

PubblicazioniModifica

  • Wilhelm Keitel, The memoirs of Field Marshal Wilhelm Keitel, edited by W. Gorlitz, Cooper Square Press, 2000

BibliografiaModifica

  • Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale - Una storia di uomini, Milano, Gruppo editoriale Fabbri, 1983, ISBN non esistente.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74027425 · ISNI (EN0000 0001 0916 0711 · LCCN (ENn79114250 · GND (DE118721577 · BNF (FRcb136160786 (data) · NLA (EN35879595