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Witiza
34-WITIZA.JPG
Re dei Visigoti
In carica 702 - 710
Predecessore Egica
Successore Roderico
Nascita ca. 681
Morte Toledo, 710
Padre Egica
Madre Cixilona
Consorte più d'una di cui non si conoscono i nomi
Figli Agila
Artavasde
Olmundo

Witiza dei Visigoti, Witiza anche in spagnolo, Vitiza in catalano e in portoghese (... – Toledo, 710), è stato Re dei Visigoti dal 702 al 710.

OrigineModifica

Figlio del re dei visigoti Egica e di Cixilona (663-?), figlia del predecessore di Egica, il re Ervige.

BiografiaModifica

Tra il 698 ed il 700 il padre Egica lo associò al trono e gli assegnò il governo dell'ex regno dei Suebi, la Galizia.

Succeduto al padre Egica, nel 702, si dimostrò un sovrano più clemente di quest'ultimo. Cosciente delle tensioni create dalle persecuzioni dei suoi predecessori, richiamò coloro i quali erano stati esiliati da suo padre, restituendo loro le proprietà e gli schiavi precedentemente confiscati.

L'inizio del suo regno coincise con la celebrazione del XVIII Concilio di Toledo, di cui non si sono conservati gli atti ma durante il quale, con tutta probabilità, venne riconosciuta l'autorità di Witiza;se ne conserva tuttavia parziale notizia in cronache posteriori come quella del vescovo Lucas di Tui, che colloca il Concilio nella Chiesa di Pietro e Paolo di Toledo e nella quale Witiza viene descritto come in aperta opposizione al clero cattolico locale per aver permesso a coloro che vennero esiliati dai suoi predecessori Ervige e Egica di far ritorno nel Regno (tra cui molti ebrei) e per aver reso praticabile la poligamìa (della quale si fa menzione anche in una cronaca del IX secolo nota come Chronicon Moissiacense (cod.Paris.lat.4886), che reca la descrizione dell'harem che Witiza creò all'interno del Palazzo Reale). Tale concilio fu presieduto dal metropolitano Felix, a cui succedette Gunderico o Gulderico. Quest'ultimo dovette forse restare in carica per pochi anni, poiché - verso la fine del regno di Witiza - la carica di metropolitano era rivestita da Sinderedo, che guidò il clero con mano ferrea, applicando rigidamente i dettami regi.

 
Moneta d'oro che rappresenta re Witiza, ritrovata a Braga, ducato visigoto di Galizia.

Poco si conosce del regno di Witiza: stando a un cronista anonimo, continuatore della Cronaca di sant'Isidoro di Siviglia, si trattò di un periodo di prosperità per la Spagna. Negli ultimi anni di governo, Witiza associò al trono il figlio Agila II, assegnandogli le province Settimania e Tarraconense, sotto la guida del nobile Rechsindo, probabilmente suo familiare; la mossa tuttavia non incontrò il favore della nobiltà gota. Infatti Witiza litigò col vescovo Sinderedo e dovette punire alcuni nobili: fece accecare Teodefredo, duca di Cordova e mandò in esilio Pelagio (colui che poi guidò l'insurrezione anti-araba, nelle Asturie), figlio del duca di Cantabria, Favila che era stato bandito da Egica e poi, sempre durante il regno di Egica, ucciso dallo stesso Witiza.

Verso il 708, vi fu un tentativo di invasione, da parte degli arabi e berberi di Ifriqiya, che prontamente Witiza respinse, e nello stesso periodo sembra (secondo il cronista Isidoro di Pax Julia) che rintuzzasse anche il tentativo dei Bizantini di ritornare sulla penisola iberica dalle Baleari.

Secondo Roderigo, cronista e arcivescovo del XII secolo, Witiza fu detronizzato ed accecato; gli storici sostengono che sia una leggenda e sostengono che morì di morte naturale tra il 709 ed il 710.

Dopo la morte di Witiza, nel 710, gli succedette il figlio Agila II, ma alcuni funzionari ed anche parte dei nobili goti (forse gli stessi che erano stati perseguitati da Égica) non vollero riconoscere il nuovo re, ma non ebbero la forza di detronizzarlo. Allora elessero al trono Roderico (conosciuto anche come Rodrigo), il quale però dovette affrontare l'opposizione di parte della nobiltà e di buona parte del clero, che invece appoggiava Agila II.

Discendenti[1]Modifica

Di Witiza si conoscono tre figli:

  • Agila, futuro re dei Visigoti
  • Olmundo (circa 700- ?), che dopo la conquista musulmana si stabilì a Siviglia, con possedimenti sulla parte orientale dell'Andalusia, e fu ascendente di una nobile casata.
  • Ardabasto (ca.702- circa760), che dopo la conquista musulmana si stabilì a Cordova, con possedimenti su parte dell'Andalusia occidentale, e fu ascendente di una nobile casata.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 743–779
  • The Goth in Spain, Oxford University Press, 1969

Voci correlateModifica

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