Gli yangban erano la più importante classe sociale della Corea nel periodo della dinastia Joseon (1392-1910). Ispirata all'ideale confuciano del funzionario-studioso, era costituita da funzionari sia civili (munban) sia militari (muban), da cui l'origine del nome yangban che significa, letteralmente, "due classi".

Yangban (1863)

Inizialmente infatti il termine, nato al tempo della dinastia Goryeo (935-1392), designava in senso stretto i funzionari del governo o i titolari di incarichi che avevano superato gli esami di ammissione al servizio statale, suddivisi nei due rami munkwa (civile) e mukwa (militare) e volti a verificare la conoscenza, da parte dei candidati, dei classici confuciani e dei loro interpreti neoconfuciani. Gli yangban erano quindi a tutti gli effetti i corrispondenti coreani dei funzionari-studiosi, o mandarini, della Cina imperiale.

Nel corso dei secoli, tuttavia, il termine ampliò il suo significato finché, al tempo della dinastia Joseon, giunse a ricomprendere l'intera classe dei proprietari terrieri.

EtimologiaModifica

Il termine “yangban” si compone di due diverse sillabe, il cui significato complessivo suggerisce il senso originario della parola: “yang” (cor. 양, 兩) due, entrambi, e “ban” (반), gruppo, classe, ordine. Il termine ban implica già di per sé la carriera bipartita degli yangban, indicando sia lo stato civile o “orientale” (tongban), sia lo stato militare o “occidentale” (soban).

Da questa etimologia è possibile comprendere perché, in periodo Goryeo, il termine “yanban” facesse originariamente riferimento ai due rami distinti di questa casta: il ramo civile (cor. 문반) e quello militare (cor. 무반). Attualmente questo vocabolo ha perso la sua connotazione politica e sociale, se non per i pochi eredi che ancora affermano una discendenza diretta dall’antica classe elitaria. Nel linguaggio comune “yangban”, viene utilizzato nel significato di “gentiluomo”, “brav’uomo”, o in alcuni casi “marito”.

Repertorio StoricoModifica

La figura dello Yangban comincia ad affacciarsi sulla storia della penisola coreana a partire dal medio periodo Goryeo, con personaggi illustri quali Kim Busik (autore the Samguk Sagi, Storia dei Tre Regni, 1145) a rappresentare uno dei due ordini in cui la classe era convenzionalmente suddivisa: civile e militare. Kim apparteneva al primo ordine, quello civile, il quale godeva al tempo di supremazia indiscussa nella società e negli affari di stato. Questa distinzione era fonte di non pochi conflitti interni, che porteranno eventualmente il ramo militare a prendere il potere con un colpo di stato nel 1170. La parabola militare, molto simile allo Shogunato presente in Giappone, ha vita breve in quanto l’ordine verrà restaurato nel giro di un secolo.

La società del periodo Joseon eredita da Goryeo la rigorosa suddivisione gerarchica; tuttavia, la distinzione tra ramo militare e ramo civile si fa via via più nebulosa, e il termina Yangban comincia ad essere impiegato per riferirsi a tutta quella classe sociale elitaria che domina quasi indiscussa sino al tardo periodo Joseon. Come nel periodo Goryeo, così nel primo periodo Joseon, l’appartenenza alla classe degli Yangban era determinata dal superamento degli esami, tuttavia, mentre sotto Goryeo gli esami erano accessibili a tutti i coreani maschi, liberi e di maggiore età, la transizione alla dinastia Joseon determina un cambiamento considerevole: solo gli yangban e affiliati possono accedere a un’educazione superiore e quindi agli esami. Per questa ragione, molti nobili non gradiscono che, con la diffusione dell’alfabeto hangul (1446), coloro cui era stata preclusa un’istruzione adeguata (donne e classi inferiori) possano ora imparare a leggere, scrivere e prendere parte più attiva alla vita politica.

Sotto la dinastia Yi (la dinastia regnante durante tutti i cinquecento anni di regno), gli yangban erano la classe più prestigiosa, a seguire: i chungin (media-borghesia), i sangmin (la gente comune), e i ch’ommin, la categoria più infima che includeva schiavi e baekjeong (letteralmente macellai, ma in senso più lato tutto coloro che praticavano lavori considerati squallidi). In particolare, gli yangban del periodo Joseon erano veri e propri latifondisti, grandi proprietari terrieri che ricevevano dal governo sussidi e/o terre, la cui lavorazioni era affidata a braccianti e servi.

Dal canto loro, gli yangban non si occupavano direttamente dei loro appezzamenti, piuttosto si dedicavano a studi accademici e incarichi governativi. Con l’ascesa della nuova dinastia e del Neoconfucianesimo a ideologia di stato, gli yangban diventano i custodi di tale morale ed esponenti per eccellenza della Dottrina Confuciana e della coltivazione interiore ed esteriore del se, in particolare attraverso arte, calligrafia, letteratura e studio dei classici cinesi.

Oltre che privilegi, quest’élite aveva anche degli obblighi: verso il governo pagare le tasse e prendere parte al servizio di leva; verso la propria classe eseguire riti e pratiche cerimoniali per onorare gli antenati (rigorosamente riservate ai maschi primogeniti, secondo i dettami di una società patriarcale e patrilineare), seguire una condotta consona a uno yangban entro i canoni della pietà filiale, e sposarsi esclusivamente entro i confini della propria casta.

Se in origine quella degli Yangban era una classe meritocratica, e quindi posizione ottenuta attraverso lo studio e il superamento degli esami, con il passare dei decenni e soprattutto nel tardo periodo Joseon, diventa piuttosto una carica ereditaria marchiata da nepotismo. Ragione per cui, non era raro trovare yangban che conservavano il titolo ma non la ricchezza, si trattava di yangban caduti in disgrazia, nobili di nome ma non di fatti, e che spesso diventavano oggetto di derisione in opere popolari, quale lo “Yangban chŏn” (Storie degli Yangban) di Pak Chi-won (1737-1805), il quale ne descrive le abitudini in maniera poco lusinghiera.

La rispettabilità della classe entra in crisi a partire dal 1592, anno della prima invasione giapponese da parte del generale Toyotomi Hideyoshi, che si protrarrà sino al 1598 in quella che viene ricordata come “Guerra Imjin” (guerra dell’anno Imjin). Il governo comincia a vendere le cariche a coloro abbastanza ricchi da potersele permettere, seppur non yangban, in modo da garantire un maggior fluire di tasse nelle casse dello stato per finanziare la guerra. A questo periodo risalgono inoltre molte genealogie fabbricate da sangmin arricchiti desiderosi di diventare Yangban. Avendo l’esercito Hideyoshi distrutto molti registri genealogici era difficile dire chi appartenesse a quale classe e soprattutto stabilire la falsità o l’autenticità da tali registri.

La classe degli yangban va via via perdendo prestigio e influenza con lo sgretolarsi della dinastia Joseon, nell’arco di tutto il secolo XIX e inizi del secolo XX. Specialmente nella regione dell’Andong, tuttavia, patria per eccellenza delle più nobili famiglia di yangban del tardo Joseon, vi sono ancora coloro che vantano una parentela con le antiche classi nobiliari. In particolare, molti di questi eredi mantengono viva la tradizione attraverso riti e cerimonie, quali i riti ancestrali, inscenandole davanti a pubblico, e offrendo le proprie case, chongtaek (“case di lignaggio”) come ostello.

Yangban nella societàModifica

Nonostante la nomea di letterati impeccabili e rigorosi, gli Yangban erano più che semplici studiosi. Subordinati solamente alla famiglia reale (su carta quanto meno), costituivano la classe dominante sotto la dinastia Joseon, e in quanto tali si occupavano di preservare pratiche, costumi, politiche e dimensione sociale. L’ambizione era una caratteristica comuni a queste élite, e nome di essa molti Yangban finivano col prendere parte attiva agli affari di corte, sia come ufficiali e consiglieri che, come poeti, artisti e letterati.

Era pertanto imperativo costruire e coltivare un’adeguata rete di relazioni, che permettesse loro di interagire sia con le più alte sfere, che tra clan – diverse realtà regionali ospitavano clan diversi. Queste interazioni erano regolate all’interno della hyanghoe (cor. 향회), letteralmente “assemblea locale”, l’organo governativo per eccellenza che sanciva l’appartenenza alla nobiltà di Joseon. Quando uno Yangban veniva ufficialmente ammesso all’ordine il suo nome e la data di ammissione venivano inseriti nella hyang’an (cor. 향안), “elenco locale”, contenente tutti i membri appartenenti al circolo locale, scritta a mano e preservata con cura dall’élite del posto. Queste liste venivano conservate nel hyangch’ong (cor. 항청), bureau locale, o nelle hyanggyo, scuole locali (cor. 햑교). I membri più anziani o direttamente imparentati con i redattori della prima lista godevano ovviamente di molti più benefici e minori restrizioni rispetto ai membri più giovani o ai nuovi arrivati.

Il sistema di classi, o meglio di caste, del periodo Joseon, era estremamente rigido e non a tutti erano concesso il titolo di Yangban. I criteri di selezione per entrare a far parte della hyanghoe erano severi, e, nonostante potessero variare da regione a regione, determinate credenziale erano comuni a tutte le assemblee

  1. Condurre la vita propria da Yangban
  2. Essere imparentati con un’importante letterato o qualcuno che abbia superato l’esame di stato
  3. Avere legami generazionali con uno dei clan locali
  4. Avere preso moglie in una famiglia di yangban in possesso delle credenziali sopracitate

Al difuori della capitale, e quindi nei vari villaggi e realtà regionali, i signorotti locali detenevano un potere assai esteso, tant’è che i magistrati assegnati alle stesse zone di residenza dei clan Yangban si rivolgevano spesso ad essi per pacificare le rivolte e mantenere lo status quo. Queste collaborazioni potevano, in casi estremi, diventare vera e propria sudditanza, rimettendosi gli ufficiali nelle mani delle élite.

Un altro importante nucleo di ritrovo sociale per Yangban e letterati era il samaso. Qui si riunivano i candidati (Jinsa, 진사) al gwageo (cor. 과거), gli esami di ammissione al servizio civile (mungwa, 문과). Ai candidati era richiesta una conoscenza dei Classici cinesi e la stesura di un componimento basato sulla struttura e il tema assegnati. I primi cento candidati avevano accesso alla Reale Accademia Confuciana. Superare l’esame era fonte di grande prestigio e ammirazione – nonostante il 90% del licetiates, lungi dal ricoprire cariche ufficiali, si ritrovavano disoccupati. Ad ogni modo, un ambiente stimolante in cui mettere alla prova le proprie capacità di compositori e studiosi era l’ideale per prepararsi agli esami. Il samaso era frequentato da Yangban che coltivavano i testi classici (saengwon) e Yangban letterati (jinsa), solitamente in età che compresa tra 20 ai 30 anni. La funzione ufficiale del samaso era quella di ritrovarsi per studiare, tuttavia, tra un componimento e l’altro, non era raro per i partecipanti indugiare in cibo, danze, musica e giochi.

Yangban come letteratiModifica

Gli Yangban erano principalmente dei letterati. Conoscevano e studiavano i classici confuciani e neoconfuciani. I testi scritti dagli yangban hanno un ruolo importante per la comprensione del pensiero politico e delle nuove idee sviluppate in quel periodo. Scrivevano principalmente in cinese classico, anche dopo la creazione dell’alfabeto coreano (hangul) nel 1443. Gli strumenti utilizzati dagli yangban sono legati alla loro professione di scrittori e letterati quindi erano essenzialmente pennelli, carta e pietra dell’inchiostro. Possedevano anche oggetti pregiati come porta pennelli in porcellana o legno e contagocce in porcellana. Gli yangban studiavano nelle cosiddette sarangbang, ovvero stanze decorate con gli oggetti utilizzati per la scrittura, e la cui altra funzione era quella di accogliere degli ospiti del nobile. Le case dell'élite erano divise in due quartieri: maschili e femminili. La sarangban era riservata esclusivamente agli yangban ed era in assoluto la parte più importante. Gli yangban erano legati ai principi confuciani tanto da celebrare riti tipici del confucianesimo. In particolare, ce n’erano quattro considerati principali: coronamento, matrimonio, funerale e culto degli antenati.

Yangban come artistiModifica

Oltre che alla letteratura, alla poesia, e allo studio dei classici, gli yangban erano dediti anche a pittura e calligrafia. I loro dipinti, principalmente a inchiostro monocromatico, come voleva lo stile del tempo, rappresentavano scenari naturali e piante come bambù, orchidea, fiori di prugno e crisantemi, tutti elementi rappresentativi dello studioso confuciano. I sovrani della nuova dinastia, influenzati dal neoconfucianesimo e animati da uno spirito di indipendenza nazionale, si fanno promotori di varie attività artistiche, e presso la corte, questi yangban-artisti, trovano l’appoggio di ricchi mecenati.

Non sono molte le testimonianze pittoriche risalenti alla prima metà del periodo Joseon, (molte opere sono andate perdute nel corso delle guerre Imjin), se non per alcuni esempi di pittura paesaggistica offertici dal rinomato pittore di corte An Kyŏn (data di nascita sconosciuta, periodo di attività principale 1440-1470). La seconda metà del periodo Joseon è invece un tripudio di coreanità: gli yangban si cimentano alla paesaggistica true-view (che vede in Jeong Seon uno dei suoi principali esponenti), sviluppatasi all’inizio del secolo XVIII, e nella pittura di genere (per cui ricordiamo Kim Hong-do e Sin Yunbok).

Yangban nelle danze in mascheraModifica

Lo Yangban appare anche nel teatro in maschera. È una maschera atta a criticare la classe nobile che spesso considerata corrotta e incompetente. In ogni regione il personaggio dello yangban è rappresentano da una maschera e un nome differenti.

BibliografiaModifica

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  • Moon Okpyo, Guests of Lineage Houses (pp. 88-104), tratto da, Laurel Kendall (ed.) (2011). Selected chapters from Consuming Korean Tradition in Early and Late Modernity: Commodification, Tourism, and Performance. University of Hawaii Press

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