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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'era della storia giapponese, vedi Periodo Yayoi.
Yayoi
Yayoi II.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
TipoCacciatorpediniere
ClasseMutsuki
ProprietàMarina imperiale giapponese
Ordine1923
CantiereUraga (Tokyo)
Impostazione11 gennaio 1924
Varo11 luglio 1925
Completamento8 agosto 1926
Radiazione20 ottobre 1942
Destino finaleAffondato l'11 settembre 1942 a nord-ovest dell'Isola di Vakuta (Trobriand)
Caratteristiche generali
Dislocamento1 336 tonnellate
Stazza lorda1 800,40 tsl
Lunghezza102,41 m
Larghezza9,14 m
Pescaggio3,05 m
Propulsione4 caldaie Kampon e 2 turbine a ingranaggi a vapore Rateau; due alberi motore con elica (38 500 shp)
Velocità33,5 nodi (63,7 km/h)
Autonomia4 000 miglia a 14/15 nodi (7 400 chilometri a 27-28 km/h)
Equipaggio150
Armamento
Armamento
  • 4 cannoni Type 3 da 120 mm
  • 2 mitragliatrici Lewis da 7,7 mm
  • 6 tubi lanciasiluri Type 12 da 610 mm
  • 16 mine
  • 2 lanciabombe di profondità Type 81
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

Lo Yayoi (弥生? lett. "Terzo mese del calendario lunare/Marzo")[1], sino al 1º agosto 1928 denominato 23-Gō kuchikukan (第23駆逐艦? lett. "cacciatorpediniere Numero 23"), è stato un cacciatorpediniere della Marina imperiale giapponese, terza unità appartenente alla classe Mutsuki. Fu varato nel luglio 1925 dal cantiere navale di Uraga a Tokyo.

Appartenente alla 30ª Divisione, all'inizio delle ostilità in Estremo Oriente partecipò alla battaglia dell'Isola di Wake, rimanendo danneggiato, e alle diverse operazioni anfibie nell'arcipelago di Bismarck e nelle isole Salomone, culminate nell'operazione Mo e nella conseguente battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio 1942), cui fu presente poiché aggregato alla scorta del convoglio d'invasione diretto a Port Moresby. Raddobbato e riequipaggiato in patria, tornò in azione a fine agosto nei ranghi dell'8ª Flotta di stanza a Rabaul: completò due missioni nelle acque della Nuova Guinea ma nel corso della terza (sgombero di Goodenough) rimase vittima di un nutrito attacco aereo e affondò l'11 settembre con perdite non lievi tra l'equipaggio, incluso il comandante di divisione.

Indice

CaratteristicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: classe Mutsuki.

Lo Yayoi presentava una lunghezza fuori tutto di 102,41 metri, una larghezza massima di 9,14 metri, un pescaggio pari a 3,05 metri; il dislocamento a vuoto era di 1 336 tonnellate, la stazza a pieno carico ascendeva a 1 800,40 tonnellate. L'impianto propulsore era formato da quattro caldaie Kampon, due turbine a ingranaggi a vapore Rateau invece che modello Parsons, due alberi motore dotati di elica: sviluppava 38 500 shp e una velocità massima di 33,5 nodi (63,7 km/h), inferiore a quanto richiesto (37 nodi). La scorta di 420 tonnellate di olio combustibile consentiva un'autonomia massima di 4 000 miglia alla velocità di 14/15 nodi (circa 7 400 chilometri a 27–28 km/h). L'armamento, distribuito lungo l'asse longitudinale dello scafo, era composto da quattro cannoni Type 3 da 120 mm lunghi 45 calibri (L/45), piazzati su piedistalli e con propria scudatura, e da tre impianti trinati di tubi lanciasiluri Type 12 da 610 mm a brandeggio elettrico, parte più innovativa della classe. Erano poi disponibili due mitragliatrici leggere Lewis da 7,7 mm, sedici mine, un apparato di sminamento e due lanciabombe di profondità Type 81 con diciotto ordigni. L'equipaggio contava 150 uomini.[2][3][4]

Servizio operativoModifica

CostruzioneModifica

Il cacciatorpediniere Yayoi fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo nipponico nel 1923, inizialmente indicato come "cacciatorpediniere Numero 23" (23-Gō kuchikukan in lingua giapponese). La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Uraga, a Tokyo, l'11 gennaio 1924 e il varo avvenne l'11 luglio 1925; fu completato il 28 agosto 1926 e il 1º agosto 1928 assunse il suo nome definitivo, avendo la Marina imperiale abbandonato alla data il sistema di nomenclatura del naviglio leggero con soli numeri.[3] Assieme ai cacciatorpediniere Mutsuki, Mochizuki e Kisaragi formò la 30ª Divisione dipendente dal 6º Squadrone che, dalla fine del 1940, fu sottoposto alla 4ª Flotta di stanza nelle isole del Mandato.[5]

1941-1942Modifica

Il 29 novembre 1941, al comando del capitano di corvetta Masaki Kimotsuki, salpò dalla rada della base aeronavale di Truk con la divisione d'appartenenza e il resto del 6º Squadrone, fermandosi il 3 dicembre all'atollo di Kwajalein nelle isole Marshall. Fu quindi inquadrato nella froza d'occupazione dell'Isola di Wake guidata dal contrammiraglio Sadamichi Kajioka e comprendente, oltre la 30ª Divisione, i cacciatorpediniere Hayate, Oite, tre incrociatori leggeri (Yubari, Tatsuta, Tenryu), due cacciatorpediniere-trasporto rapido, gli incrociatori ausiliari Kinryu Maru e Kongo Maru e una nave appoggio sommergibili. L'8 dicembre la formazione salpò e giunse all'alba dell'11 dinanzi l'isola; Kajioka, con gli incrociatori leggeri, intraprese un bombardamento avvicinandosi man mano alla riva. Improvvisamente la guarnigione statunitense rispose al fuoco con qualche cannone da 127 mm, piazzando numerose granate sulle navi giapponesi: lo Yayoi, che con i gregari si era portato a ovest degli isolotti di Peale e Wilkes per cannoneggiarli, invertì precipitosamente la rotta e fu raggiunto da una granata, che provocò un morto e diciassette feriti. Poté comunque rimanere in azione e fu presente al secondo assalto anfibio all'isola, che il 23 dicembre ebbe successo. Rientrato a Kwajalein con i gemelli, il 31 prese in consegna un convoglio che condusse al sicuro a Truk il 3 gennaio 1942; dieci giorni, risolti i danni, dopo salpò con lo Yubari e la 29ª Divisione di scorta alla nave appoggio idrovolanti Kiyokawa Maru, due trasporti e un'unità ausiliaria per ricongiugersi, presso l'atollo di Woleai, alla forza di spedizione per Rabaul: il 17 la riunione fu compiuta e il 23, dopo una breve scaramuccia, Rabaul fu presa. Lo Yayoi rimase dunque per un paio di settimane nella zona, incaricato di pattugliamenti anti-sommergibile e compiti di scorta.[5]

Il 9 febbraio vigilò con altre navi da guerra sullo sbarco incontrastato a Gasmata in Nuova Britannia, per poi riprendere il servizio di sorveglianza; a inizio marzo fu aggregato al grosso della 4ª Flotta e presenziò l'8 all'invasione di Lae-Salamaua, sfuggendo senza danni alla pesante incursione aerea statunitense avvenuta due giorni dopo. Il 28 marzo fu presente all'invasione incontrastata delle isole Shortland e della baia di Kieta (Bougainville); richiamato a Rabaul, dall'8 aprile fece parte della forza d'invasione per le isole dell'Ammiragliato e poi, a fine mese, fu aggregato con il resto della divisione alla scorta del convoglio riunito per occupare Port Moresby, nella Nuova Guinea sud-orientale: fu perciò presente alla battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio), senza però partecipare agli scontri. Rientrato a Rabaul e poi spostatosi a Truk, il 1º luglio lo Yayoi salpò alla volta di Yokosuka e infine Sasebo, dove dal 9 luglio fu revisionato;[5] fu quindi dotato di una singola mitragliatrice pesante Type 93 da 13,2 mm e di tre installazioni triple di cannoni Type 96 da 25 mm L/60, rinunciando a una delle mitragliatrici da 7,7 mm.[6] Infine il fumaiolo anteriore fu ridotto di altezza per motivi non noti.[7] Passato al comando del capitano di corvetta Shizuka Kajimoto, il 15 agosto salpò con il Mutsuki in difesa del trasporto Sanuki Maru per Rabaul e le Shortland.[5]

 
Lo Yayoi sotto attacco, ripreso dai velivoli che lo affondarono nel settembre 1942

L'affondamentoModifica

La sera del 24 lo Yayoi lasciò l'arcipelago con i cacciatorpediniere Mutsuki, Isokaze, Kawakaze e nottetempo si unì al Kagero in un bombardamento di Henderson Field, l'aeroporto in mani statunitensi su Guadalcanal; si unì dunque in alto mare al convoglio guidato dal contrammiraglio Raizō Tanaka, che sotto la protezione della 2ª e 3ª Flotta (impegnate nella battaglia delle Salomone Orientali) era in rotta con rinforzi per Guadalcanal: tuttavia nel corso di due attacchi aerei il Kinryu Maru fu incendiato e il Mutsuki gravemente colpito. Entrambe le unità andarono a fondo e lo Yayoi trasse in salvo l'equipaggio del gregario compreso il comandante di divisione, capitano di vascello Shirō Yasutake. Il 27 rientrò a Rabaul assieme a due navi pattuglia, quindi il giorno seguente caricò a bordo un reparto di fanteria e lo recò sino al villaggio di Buna in Nuova Guinea, a sud-est di Salamaua, tornando alla base il 31. Il 4 settembre salpò e navigò a tutta forza sino alla baia di Milne, sulla punta orientale della grande isola, ove qualche giorno prima era avvenuto uno sbarco in forze: dopo aver preso a bordo 224 feriti, il capitano Yasutake rimase impressionato dalle difficoltà incontrate dal corpo di spedizione e consigliò allo stato maggiore dell'8ª Flotta di evacuare le restanti truppe. Fece dunque rotta per Rabaul assieme al pattugliatore No. 39, peraltro esso stesso con rinforzi. Il 10 settembre lasciò la piazzaforte con lo Isokaze per sgomberare la piccola guarnigione di Goodenough ma il giorno dopo, circa 8 miglia a nord-ovest dell'Isola di Vakuta (8°45′S 151°25′E / 8.75°S 151.416667°E-8.75; 151.416667), le due unità furono attaccate da un gruppo aereo alleato: lo Yayoi incassò una bomba a poppa e le macchine smisero di funzionare; fu quindi ripetutamente mitragliato e iniziò ad affondare con perdite piuttosto gravi tra l'equipaggio – sessantotto morti, compreso il capitano Yasutake. Il capitano Kajimoto e 82 altri uomini riuscirono a mettersi in salvo sulle scialuppe e raggiunsero l'Isola di Normanby, venendo recuperati il 26 dallo Isokaze e dal Mochizuki.[5]

Il 20 ottobre 1942 lo Yayoi fu eliminato dai registri della Marina imperiale giapponese.[5]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Japanese Ships Name, su combinedfleet.com. URL consultato il 1º giugno 2016.
  2. ^ Stille 2013, Vol. 1, pp. 16-17.
  3. ^ a b (EN) Materials of IJN (Vessels - Mutsuki class Destroyers), su admiral31.world.coocan.jp. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  4. ^ (EN) 19-go (Mutsuki) destroyers (1925-1927), su navypedia.org. URL consultato il 31 ottobre 2016.
  5. ^ a b c d e f (EN) IJN Tabular Record of Movement: Yayoi, su combinedfleet.com. URL consultato il 1º giugno 2016.
  6. ^ Mark E. Stille, The Imperial Japanese Navy in the Pacific War, Oxford, Osprey, 2014, p. 256, ISBN 978-1-4728-0146-3.
  7. ^ Stille 2013, Vol. 1, p. 17.

BibliografiaModifica

  • Mark E. Stille, Imperial Japanese Navy Destroyers 1919-1945, Vol. 1, Oxford, Osprey, 2013, ISBN 978-1-84908-984-5.

Voci correlateModifica

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