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Zeffiro (cacciatorpediniere 1905)

cacciatorpediniere della Regia Marina italiana varato nel 1905
Zeffiro
RN Zeffiro 1905.jpg
Lo Zeffiro all'ormeggio nel Golfo di La Spezia
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere (1905-1921)
torpediniera (1921-1924)
ClasseNembo
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriPattison, Napoli
Varo14 ottobre 1904
Entrata in servizioaprile 1905
Radiazionemarzo 1924
Destino finaledemolito
Caratteristiche generali
Dislocamentonormale 330 t
a pieno carico 360 t
Lunghezzatra le perpendicolari 63,4 m
fuori tutto 64 m
Larghezza5,94 m
Pescaggio2,29 m
Propulsione3 caldaie Thornycroft
2 motrici alternative
potenza 5.200 HP
2 eliche
Velocità30 nodi (56 km/h)
Autonomia2200 miglia a 9 nodi
Equipaggio4 ufficiali, 51 tra sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria5 pezzi da 57/43 mm
Siluri4 tubi lanciasiluri da 356 mm
Note
dati riferiti all’entrata in servizio

dati presi da Warship 1900-1950, Navypedia e Sito ufficiale della Marina Militare italiana

voci di cacciatorpediniere presenti su Wikipedia

Lo Zeffiro è stato un cacciatorpediniere della Regia Marina.

StoriaModifica

Nel 1912 l'unità, come del resto tutte le navi gemelle, fu sottoposta a radicali lavori di modifica: l'alimentazione delle caldaie, inizialmente a carbone, divenne a nafta, mentre l'armamento vide la sostituzione dei cannoni da 57/43 mm con 4 pezzi da 76/40, e dei quattro tubi lanciasiluri da 356 mm con altrettanti da 450 mm[1][2]. Anche la sagoma della nave fu profondamente modificata: dai due corti e tozzi fumaioli esistenti si passò a tre fumaioli di minori dimensioni e forma più snella[2][3].

Lo Zeffiro partecipò ad uno dei primi scontri della guerra italo-turca. Nel pomeriggio del 29 settembre 1911 prese parte, insieme a numerose altre siluranti, ad uno scontro con due torpediniere turche, la Tokat e l’Antalya, uscite dal porto di Prevesa. Lo Zeffiro, insieme ai cacciatorpediniere Alpino e Carabiniere ed alla torpediniera Spiga, circondò l’Antalya, che, gravemente danneggiata, andò ad incagliarsi e venne catturata, per poi essere finita a cannonate dall’Alpino (anche la Tokat fu poi affondata da altre navi italiane insieme ad una cannoniera)[4][5][6][7].

 
Lo Zeffiro nella configurazione originaria a due fumaioli

Nel 1914-1918, a seguito di ulteriori modifiche, sullo Zeffiro furono installate le attrezzature necessarie a posa 10-16 mine[2][3].

All'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale lo Zeffiro faceva parte della IV Squadriglia Cacciatorpediniere, di base a Brindisi, che formava unitamente ai cacciatorpediniere Ascaro, Alpino, Carabiniere, Pontiere e Fuciliere[8]. Comandava la nave il capitano di corvetta Arturo Ciano[8].

A due ore dalla dichiarazione di guerra, alle due di notte del 24 maggio 1915, lo Zeffiro imboccò il canale navigabile che portava a Porto Buso, località della laguna di Grado ove sorgevano una caserma ed un porticciolo austroungarici[8][9][10]. Giunto a circa 500 metri dalla caserma (intorno alle 3 di notte), il cacciatorpediniere lanciò un siluro contro il pontile, danneggiandolo, distrusse i motoscafi e le imbarcazioni lì ormeggiate, cannoneggiò la caserma e la torretta di guardia danneggiandole ed incendiandole; della guarnigione, 11 uomini rimasero uccisi nel cannoneggiamento od annegarono nel tentativo di fuggire, 23 – solo 6 dei quali, tuttavia, erano effettivamente a Porto Buso al momento dell'attacco – raggiunsero le proprie linee, 48, compreso l'ufficiale comandante, tenente Mareth, si arresero e furono presi a bordo dello Zeffiro, che li condusse a Venezia, ove giunse alle 6 del mattino[8][9][10].

Il 30 aprile 1916 la nave salpò per posare un campo minato al largo di Sebenico, ma s'imbatté nelle navi ospedale Anfitride e Tirol e dovette quindi rientrare alla base[8]. Nelle notti tra il 3 ed il 4 e tra il 4 ed il 5 maggio lo Zeffiro ed il Fuciliere poterono effettuare la posa di un campo minato nelle acque di Sebenico[8].

All'alba del 12 maggio 1916 l'unità – al comando del capitano di fregata Costanzo Ciano, fratello del precedente comandante, e con a bordo in qualità di pilota il tenente di vascello ed irredentista Nazario Sauro –, con l'appoggio dei cacciatorpediniere Alpino e Fuciliere e delle torpediniere costiere 40 PN e 46 OS, penetrò nel porto di Parenzo; un gruppo di marinai dello Zeffiro (frattanto raggiunto anche dalle altre navi), tra cui lo stesso Sauro, catturarono un gendarme e si fecero indicare la posizione di un hangar per aerei, contro il quale alle 4.50 iniziò un cannoneggiamento che durò una ventina di minuti[8][9]. Mentre l'hangar era danneggiato da qualche colpo da 76 mm delle navi italiane, queste venivano a loro volta prese di mira dal tiro delle batterie costiere e poi da 10 idrovolanti (che si scontrarono con due velivoli italiani ed uno francese); tutte le unità riuscirono comunque a rientrare alla base, lamentando però qualche danno, quattro morti ed alcuni feriti[9].

 
Lo Zeffiro in navigazione

Il 18 luglio dello stesso anno lo Zeffiro trainò – fino ad una ventina di miglia da Meleda – ed appoggiò, insieme alle torpediniere Climene e Procione, tre idrovolanti («L 141», «L 156», «L 157») che effettuarono un'infruttuosa incursione nel canale della Morlacca (tra Pago e la costa dalmata), che si risolse senza risultati e con la perdita di due velivoli[8].

Il 24 settembre 1917 Zeffiro, Pontiere e Carabiniere salparono da Venezia per intervenire in uno scontro tra le torpediniere costiere 9 PN, 10 PN, 11 PN e 12 PN e quattro cacciatorpediniere austro-ungarici, ma il combattimento ebbe termine, in seguito all'intervento di aerei italiani, prima dell'arrivo delle navi salpate da Venezia[8].

Nel primo dopoguerra, tra il 1919 ed il 1921, la nave subì nuove modifiche alle sovrastrutture ed all'apparato motore: vennero eliminati una caldaia e di conseguenza uno dei tre fumaioli, mentre la sovrastruttura della plancia venne arretrata[2][3]. In seguito a tali modifiche la potenza dell'apparato motore scese a 3400 HP, e la velocità a 25 nodi[3]. Venne inoltre sbarcato un pezzo da 76 mm, rimpiazzato da una mitragliera contraerea da 6,5/80 mm[3].

Declassato a torpediniera nel luglio del 1921, lo Zeffiro fu radiato nel marzo 1924[2][3] ed avviato alla demolizione.

NoteModifica

  1. ^ Italian Zeffiro - Warships 1900-1950 Archiviato il 2 dicembre 2013 in Internet Archive..
  2. ^ a b c d e http://www.marina.difesa.it/storia/almanacco/parte05/Navi0504-05.asp.
  3. ^ a b c d e f Nembo destroyers (1902 - 1905) - Regia Marina (Italy).
  4. ^ TDT Antalya - Warships 1900-1950[collegamento interrotto].
  5. ^ TDT Tokat - Warships 1900-1950[collegamento interrotto].
  6. ^ La Guerra Italo Turca - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici.
  7. ^ La Guerra Italo Turca Del 1911 - Blitzkriegmilitaria Forum.
  8. ^ a b c d e f g h i Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, pp. 67-69-98-127-129-162-170-171-207.
  9. ^ a b c d Giorgio Giorgerini, Attacco dal mare. Storia dei mezzi d'assalto della Marina italiana, pp. da 35 a 38.
  10. ^ a b Prima Azione Della R. Marina - Betasom - XI Gruppo Sommergibili Atlantici.
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