Roberto Maroni

Roberto Ernesto Maroni
Roberto Maroni-Festival dell'Economia 1.jpg

Ministro dell'Interno
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Giuliano Amato
Successore Anna Maria Cancellieri

Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Nicola Mancino
Successore Antonio Brancaccio

Ministro del Lavoro
Durata mandato 11 giugno 2001 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Cesare Salvi
Successore Cesare Damiano

Vicepresidente del Consiglio dei Ministri
Durata mandato 10 maggio 1994 –
17 gennaio 1995
Predecessore -
Successore -

Dati generali
Partito politico Lega Nord
Monogramma della Camera dei deputati Parlamento italiano
Camera dei deputati
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Partito Lega Nord
Legislatura XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo Lega Nord Padania
Circoscrizione Milano (XIII), Como (XI, XV, XVI)
Collegio Varese (XII, XIV)
Pagina istituzionale

Roberto Ernesto Maroni (Varese, 15 marzo 1955) è un politico italiano, Ministro dell'Interno nei governi Berlusconi I e Berlusconi IV e Ministro del Lavoro nei Berlusconi II e Berlusconi III.

Dal 1971 al 1979

Maroni musicista dei Distretto 51

Dal 1983 Roberto Maroni ricopre il ruolo di tastierista (suona l'organo Hammond) nei Distretto 51[1], band di Varese che ripropone noti brani pop, rock e soul. Nel 2005 il gruppo ha pubblicato il primo album "Live @ Molina" assieme allo Greensleeves Gospel Choir e con la collaborazione di Vince Tempera, nel quale sono contenute cover di artisti quali Bob Dylan, Bruce Springsteen, Marvin Gaye, Sam Cooke, Paul Simon, Traffic e Carole King. Nel 2008, in occasione del venticinquennale della band, è uscito il libro "Shot Gun Blues, La Vera Storia del Distretto 51", scritto dal giornalista Gianni Beraldo ed edito dalla Macchione.

All'età di 16 anni, nel 1971, Roberto Maroni milita in un gruppo marxista-leninista [2] di Varese; fino al 1979 frequenta il movimento d'estrema sinistra Democrazia Proletaria [3].

L'inizio dell'attività politica

Nello stesso anno, il 1979, Roberto Maroni conosce Umberto Bossi[4]. Tra i due inizia una collaborazione politica[5]. Maroni e Bossi contattano i primi partiti autonomisti; quello più importante dell'epoca è l'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta guidato da Bruno Salvadori. Dopo la morte prematura di Salvadori (1980), Maroni e Bossi proseguono da soli l'organizzazione di un movimento autonomista in Lombardia. Nel 1984 Bossi e Maroni fondano, con Giuseppe Leoni, la Lega Lombarda. Mentre Bossi è segretario politico, Maroni contribuisce all'organizzazione del nuovo partito nella provincia di Varese[6]. Nel 1985 Maroni è eletto consigliere comunale a Varese. La Lega elegge i primi rappresentanti anche a Gallarate e nel consiglio provinciale.

Laureato in giurisprudenza, lavora per diverse società: nell'ufficio legale del Banco Ambrosiano [7] guidato da Roberto Calvi [8], poi è manager legale della multinazionale statunitense Avon cosmetici [9] e consulente per la Mythos [10]; inoltre esercita la professione di avvocato.

Nel 1989 Roberto Maroni partecipa alla fondazione della Lega Nord di cui ricopre dal 2002 l'incarico di Coordinatore della Segreteria politica federale presieduta dal Segretario Federale Umberto Bossi (fino al 2012) chiamata a decidere la linea politica del Movimento a livello nazionale e locale.[1]

Dal 2007 al 2011 è il secondo Presidente del Parlamento del Nord.In precedenza ricopre anche l'incarico di "primo ministro della Padania" succedendo a Francesco Speroni.

Il 4 dicembre 2011 è nominato Presidente della Commissione Cittadinanza, Immigrazione, Sicurezza del Parlamento del Nord.

Il primo mandato da deputato (1992-94)

È deputato alla Camera dal 1992, dove ha ricoperto la carica di presidente del gruppo parlamentare leghista. Entra nel Consiglio federale della Lega e segue per conto della segreteria di Bossi le più importanti vicende politiche di quegli anni. Sempre nel 1992 contribuisce alla vittoria della Lega Nord alle elezioni amministrative, culminata nell'elezione del primo sindaco leghista in una città capoluogo di provincia, Varese. Maroni entra in quella prima giunta leghista come assessore.

Ministro dell'Interno nel primo governo Berlusconi (1994-1995)

È stato Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio dei ministri, per otto mesi, nel 1994, sotto il primo governo Berlusconi.

Il caso del "decreto Biondi"

In quei mesi, si è distinto per la polemica instaurata in merito al "decreto Biondi" sull'abolizione della custodia cautelare, che ha suscitato numerose polemiche perché è servita a far uscire di prigione i corrotti di Tangentopoli [11] e a proteggere certe categorie economiche privilegiate. Firmato da Maroni stesso, oltre che dal ministro della Giustizia Alfredo Biondi, il Ministro dell'Interno Maroni, il giorno successivo accusa di essere stato imbrogliato e di non aver compreso realmente l'entità del provvedimento: Faccio autocritica perché il governo ha dato l' impressione di voler proteggere alcuni amici [12]. Si trattava di un segnale di crisi, primo indizio dell'uscita della Lega dalla coalizione di maggioranza [13], con la conseguente caduta del governo Berlusconi avvenuta qualche mese dopo e le elezioni politiche italiane del 1996.

La fase secessionista (1996-2001)

È al fianco di Umberto Bossi nella svolta secessionista [14] della Padania (15 settembre 1996) e viene indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale e accusato di aver causato uno stato di "depressione del sentimento nazionale" tra i propri concittadini a causa della diffusione delle proprie opinioni sull'indipendenza della Padania.

I fatti di via Bellerio

Il 12 agosto 1996 il Procuratore della Repubblica di Verona Guido Papalia avviò delle indagini sulla Guardia Nazionale Padana [15], sospettata di essere un'organizzazione paramilitare [16], tesa ad attentare all'unità dello Stato [17] (reato previsto dagli articoli 241 e 283 del Codice penale) [14].[18].

Il 18 settembre venne così disposta la perquisizione delle residenze di Corinto Marchini, capo delle "camicie verdi" [19], Enzo Flego e Sandrino Speri, dell'ufficio di Speri nella sede leghista di Verona e di un locale della sede federale di Milano della Lega Nord, ritenuto nella disponibilità dello stesso Marchini. Le operazioni iniziarono alle 7 del mattino e alle 11 due pattuglie della Digos di Verona si presentarono alla sede della Lega di via Bellerio a Milano con Marchini a bordo. A tale perquisizione, operata dalla Polizia di Stato [20], si opposero alcuni militanti e politici leghisti fra cui Maroni, che ne contestavano la validità. Tuttavia nel pomeriggio, dopo una consultazione con la Procura di Verona e un nuovo mandato di perquisizione, la Polizia decise di fare irruzione, incontrando la resistenza dei militanti e dirigenti padani. A questo punto scattò la carica per superare l'ostacolo e raggiungere l'ufficio indicato dall'indagato. Corinto Marchini aveva infatti indicato come proprio ufficio un locale che si rivelò invece essere, come scritto sulla porta, l'ufficio di Roberto Maroni; nessun altro locale venne identificato come un possibile ufficio dell'indagato. Il Procuratore decise di ignorare tale informazione e di far perquisire ugualmente l'ufficio. Si contarono contusi da entrambe le parti. Maroni, caricato su una barella, venne portato in ospedale[21].

Contro la perquisizione la Camera dei deputati nel 2003 avanzò ricorso per «conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiarare che non spetta all'autorità giudiziaria (ed in particolare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verona) di disporre e di far eseguire la perquisizione del domicilio del parlamentare Roberto Maroni». Nel 2004 la Corte Costituzionale darà ragione alla Camera[22].

Procedimenti giudiziari anni 1990

Resistenza a pubblico ufficiale

Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale [23], [24]. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato[25]. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di 5.320 euro[26]. Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva (...) e proprio per questo del tutto ingiustificabili»[27].

Processo alla Guardia Nazionale Padana

Maroni è stato anche imputato a Verona [28] come ex capo delle camicie verdi, insieme al altri 44 leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge[29]. Ma i primi due reati sono stati ampiamente ridimensionati dalla Legge 24 febbraio 2006, n. 85[30] varata dal centrodestra allo scadere della legislatura[31][32]. Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009[33], e comunque il divieto di associazioni di carattere militare previsto dal Decreto Legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 è stato poi abrogato dal Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (art. 2268, c. 1, punto 297)[34].

Il 1 ottobre 2010, dopo le pause di qualche anno per aspettare la delibera prima di Strasburgo e poi della Corte Costituzionale, sulla posizione dei 36 indagati che al tempo ricoprivano cariche di eurodeputato o di parlamentare, la difesa ha sollevato un’eccezione, con riferimento all’entrata in vigore imminente, l'8 ottobre, del nuovo Codice di ordinamento militare che abroga l’associazione a carattere militare[35][36].

Il 26 febbraio 2012 il giudice ha sollevato dubbio di legittimità sui 2 decreti con cui nel 2010 il governo Berlusconi aveva cancellato articoli di legge per il reato di associazione militare con fini politici.[19]

Ministro del Welfare (2001-06)

Lavora, nell'ambito della nuova coalizione della Casa delle Libertà, quale delegato leghista alla definizione del programma per le elezioni politiche del 2001, nelle quali viene rieletto deputato nel collegio uninominale di Varese.

Nei governi Berlusconi II e III ha ricoperto l'incarico di Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (Welfare).

Il caso Marco Biagi

Nel 2001 Roberto Maroni riceveva una lettera dal giuslavorista Marco Biagi, suo collaboratore al Ministero del Lavoro che lamentava una non adeguata protezione per minacce telefoniche anonime, ripetutamente ricevute [37]. Roberto Maroni, preoccupato, in nota scritta del 29 agosto 2001, scriveva al prefetto Giuseppe Romano: Ritengo pertanto di sottoporre alle necessarie valutazioni una situazione che necessita di ogni attenzione [38]. Malgrado la sollecitazione non furono adottati adeguati provvedimenti di protezione e Marco Biagi fu ucciso dalle Nuove Brigate Rosse.

Lo scalone pensionistico

Tra le norme volute da Maroni in qualità di Ministro del Lavoro, anche il discusso "Scalone", che innalza l'eta pensionabile dai 57 ai 60 anni. Inizialmente previsto di cinque anni, lo scalone è stato infatti poi ridotto a tre. Lo scalone è entrato in vigore nel 2008, aspramente criticata dalle forze di centrosinistra; il governo Prodi non l'ha mai abolita, nonostante fosse tra le priorità del programma elettorale, anche a causa delle pressioni ricevute dall'UE.

Il superbonus

Voluto da Maroni anche il "superbonus": dal gennaio 2008, i lavoratori che hanno usufruito del bonus potranno continuare a lavorare senza andare in pensione. I contributi versati o accreditati daranno diritto alla liquidazione di un supplemento di pensione, che di fatto andrà ad aggiungersi alla pensione maturata fino ad allora, secondo gli stessi criteri di calcolo seguiti fino a quel momento.

Deputato (2006-08)

È stato rieletto deputato nel elezioni politiche del 2006 per le liste della Lega nella circoscrizione Lombardia 2. Nella XV Legislatura è membro della Commissione Affari Esteri e della Giunta delle Elezioni. È stato capogruppo della Lega Nord Padania alla Camera.

Il sostegno al download di musica p2p

Nel settembre 2006 fece scalpore la dichiarazione di Maroni a Vanity Fair nella quale asseriva di scaricare musica digitale illegalmente[39]: la provocazione, a suo avviso, serviva a portare il caso della difficile reperibilità di mp3 a basso costo nel web al Parlamento. Il fatto costrinse la FIMI ad un comunicato stampa con cui la federazione dell’industria musicale italiana condannava le parole dell'ex-ministro, affermando che oltre sedici milioni di download legali venivano effettuati ogni anno in Italia[40].

Indagine per finaziamento illecito

Nel 2009 Maroni viene indagato a Milano per finanziamento illecito, relativamente a somme ricevuto tra 2007 e 2008 per conzulenze dalla società Mythos.[41] Nel 2010 però la procura di Roma (dove era stata trasferita l'inchiesta), chiede l'archiviazione, che viene poi disposta dal Giudice per le indagini preliminari della capitale, essendo stato accertato dal PM che "quei soldi erano il pagamento di una consulenza legale resa regolarmente da Maroni alla Mythos".[42][43]

Consigliere Comunale a Porretta Terme

Nel 2009 è diventato consigliere Comunale del Comune di Porretta Terme in provincia di Bologna. Candidato alle elezioni amministrative del 2007 non era stato eletto. Diventa Consigliere Comunale in seguito alla rinuncia di altri suoi colleghi di opposizione.Il 3 luglio 2010, l'edizione locale de Il Resto del Carlino dà la notizia delle sue dimissioni, rassegnate per mancanza di tempo.[44]

Ministro dell'Interno (2008-11)

Roberto Maroni nel 2009

Il 7 maggio 2008 Silvio Berlusconi gli ha affidato l'incarico di Ministro dell'Interno. La sua proposta di prendere le impronte digitali a chi non fosse in grado di documentare la propria identità, con particolare attenzione ai bambini rom, viene da lui definita "Un provvedimento atto a tutelare i minori stessi, obbligati dai genitori ad andare a rubare o mendicare", mentre gli oppositori la definiscono "Un atto xenofobo e razzista, che costringe i bambini a pagare per colpe non loro".

Primo decreto sicurezza

Il 20 maggio il consiglio dei ministri approva il "Decreto sicurezza" varato da Maroni. Questi i provvedimenti principali:

Provvedimenti accolti con favore da una parte dell'opinione pubblica ed aspramente criticati dall'altra parte. Gli oppositori contestano l'idea di "trasformare i sindaci in sceriffi".

Secondo decreto sicurezza

Il decreto Maroni (legge 23 aprile 2009, n. 38), è un pacchetto di norme approvato dal Senato (261 sì, 3 no e un astenuto) in data 22 aprile 2009 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 95 il 24 aprile 2009. Esso prevede:

Condanna della Corte europea dei diritti umani sui respingimenti in mare

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia, quando era sotto il controllo dell'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni, per aver respinto verso la Libia, fuggiaschi libici, somali ed eritrei. È stato violato due volte l'articolo 3, della Convenzione europea per i diritti dell'uomo che proibisce trattamenti inumani e degradanti, perché i ricorrenti sono stati esposti al rischio di maltrattamenti in Libia e di rimpatrio in Somalia ed Eritrea. È stata riscontrata anche una 'violazione dell'articolo 4 del protocollo 4', che si riferisce al divieto delle espulsioni collettive[45]. A 35 miglia a Sud di Lampedusa, il 6 maggio 2009, circa 200 persone (comprese donne e bambini) di origine somala ed Eritrea, viaggiavano in acque internazionali, per sfuggire le persecuzioni nel proprio paese. Le autorità italiane intercettarono il gommone e dopo avere trasferito i profughi a bordo di un'imbarcazione italiana le condussero in Libia. Di questi esuli, 24 furono ritrovati e hanno portato la loro denuncia al tribunale europeo dei diritti umani.

Attività politica nella Lega Nord (2012)

Nella Lega Nord, Maroni assume posizioni politiche molto spesso diverse, ed in contrapposizione, rispetto a quelle decise dal leader Bossi e dalla sua cerchia più stretta, creando una corrente, i Barbari sognanti, in contrapposizione al cerchio magico attorno ad Umberto Bossi[46].

Dal 5 aprile 2012, a seguito delle dimissioni di Umberto Bossi dalla carica di segretario federale della Lega Nord per via dello scandalo Belsito, Maroni fa parte, insieme a Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, del comitato incaricato dal partito di occuparsi transitoriamente della gestione ordinaria dello stesso [47], fino alla celebrazione del congresso federale da svolgersi nelle giornate di sabato 30 giugno e domenica 1º luglio[48].

Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Piano
— 3 ottobre 2008[49]

Note

  1. ^ Distretto 51. Sito ufficiale. Foto di Roberto Maroni all'organo.
  2. ^ Roberto Maroni. Partito Marxista-leninista Italiano. Biografia.
  3. ^ Maroni: solo, ma vado al congresso. Corriere della Sera. Archivio storico. 28 gennaio 1995.
  4. ^ «Il parlamento degli inquisiti». la Repubblica, 22 luglio 2011.
  5. ^ http://2011.festivaleconomia.eu/node/3658 Pagina su Roberto Maroni.
  6. ^ Maroni è anche membro Consiglio nazionale del movimento.
  7. ^ La lezione del crac Ambrosiano. Corriere della Sera. Editoriale. 8 agosto 2007
  8. ^ Gialli finanziari, talmente veri da sembrare finti. Il Sole 24 ore. Tempo libero e cultura. 16 giugno 2006.
  9. ^ Soldi a Maroni, parla il manager. Repubblica/Espresso. Dettaglio. 15 ottobre 2010.
  10. ^ L'altro stipendio di Maroni. Repubblica/Espresso. Dettaglio. 7 ottobre 2010.
  11. ^ Il decreto Biondi era per i poveri cristi. No, aiutava i tangentisti. Corriere della sera. Archivio storico. 19 agosto 1996.
  12. ^ Ma a chi faceva comodo il DECRETO SALVA-LADRI?. Repubblica. Archivio. 24 luglio 1994.
  13. ^ Forza Italia. Treccani.
  14. ^ abLa Lega secessionista. Repubblica. Inchieste. 26 dicembre 2011.
  15. ^ Maroni, la passione delle ronde. Nel '96 reclutava le Guardie padane. Repubblica. Politica. 12 maggio 2009.
  16. ^ Lega a processo per banda armata. Corriere del Veneto. Cronaca. 23 Gennaio 2010.
  17. ^ "All'armi siam leghisti". Così la Lega minacciava lo Stato. Repubblica. Inchieste. 22 dicembre 2011.
  18. ^ Napolitano: il governo non c'entra, l'ordine è partito da Verona
  19. ^ abGuardia padana, dopo 16 anni processo rinviato alla Consulta. Corriere della Sera. Archivio storico. 26 febbraio 2012.
  20. ^ Lega ore 18: la Polizia da' la carica. Corriere della Sera. Archivio storico. 19 settembre 1996.
  21. ^ da corriere.it - Lega ore 18: la Polizia da' la carica
  22. ^ Corte Costituzionale - Sentenza 58/2004
  23. ^ Maroni il moralista: l’unico ministro dell’ Interno denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Stop Censura. Notizie e foto. 7 febbraio 2011.
  24. ^ Zuffa con la Digos, Bossi condannato
  25. ^ Bossi condannato rischia il carcere Sono pronto, ai leader succede
  26. ^ Via Bellerio, da rifare il processo a Bossi
  27. ^ Cass. pen. Sez. VI, (ud. 09-02-2004) 09-03-2004, n. 10773
  28. ^ Maroni incalza: sabato la guardia nazionale. Corriere della Sera. Archivio storico. 18 settembre 1996.
  29. ^ "Bossi contro lo Stato", chiesto il rinvio a giudizio
  30. ^ "Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione"
  31. ^ Reati di opinione, niente più carcere
  32. ^ Ora il vilipendio alla bandiera è meno grave della lite di condominio
  33. ^ Le "Camicie verdi" un'associazione militare 36 rinvii a giudizio, c'è anche un deputato
  34. ^ Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n.66 "Codice dell'ordinamento militare"
  35. ^ Processo alle «Camicie verdi». Udienza rinviata a novembre. Corriere del Veneto. Politica. 1 ottobre 2010.
  36. ^ Legge salva Lega, stop al processo. Corriere del Veneto. Cronaca. 4 ottobre 2010.
  37. ^ da Le lettere di Marco Biagi a Roberto Maroni. Repubblica. Speciale. 23 settembre 2001.
  38. ^ Scorta tolta a Biagi, ecco la lettera di Maroni. Corriere della Sera. Archivio storico. 31 marzo 2002.
  39. ^ da corriere.it - "Maroni: sul web scarico canzoni illegalmente"
  40. ^ Comunicato stampa FIMI - 14 settembre 2006
  41. ^ L'Espresso, L'altro stipendio di Maroni, ottobre 2010
  42. ^ «La Procura chiede l'archiviazione per Maroni sul caso Mythos». Corriere della Sera, 30 novembre 2010. URL consultato in data 29 dicembre 2010.
  43. ^ «Maroni prosciolto per il caso Mythos». Corriere della Sera, 17 dicembre 2010. URL consultato in data 29 dicembre 2010.
  44. ^ Maroni non ha tempo per Porretta. viaemilia.net, 03-07-2010. URL consultato il 07-07-2010.
  45. ^ Rainews24.it
  46. ^ Lega ad alta tensione: rottura ufficiale tra Bossi e Maroni. Julienews - Rottura ufficiale tra Bossi e Maroni
  47. ^ Lega: triumvirato e' Maroni, Dal Lago, Calderoli
  48. ^ Maroni: "Si riparte, congresso evento storico" giorni contati anche per l'assessore Rizzi
  49. ^ Claudio Del Frate. «Maroni diventa "cavaliere" del Vaticano». Corriere della Sera, 14 10 2008. URL consultato in data 13-10-2009.

Bibliografia

Altri progetti

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