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Assaggiatori di aceto

Una rappresentazione tradizionale degli "Assaggiatori di aceto"
Un'altra rappresentazione del tema.

Gli assaggiatori di aceto (三酸圖 , i tre aspri 嘗醋翁 anziani che assaggiano aceto 嘗醋圖, 尝醋图) è un soggetto tradizionale nella pittura religiosa cinese. La composizione allegorica mostra i tre fondatori delle principali tradizioni religiose e filosofiche della Cina: Confucianesimo, Buddhismo e Taoismo.[1] Il tema del dipinto è stato interpretato da alcuni come favorevole al taoismo e critico nei confronti delle altre due religioni.[2]

I tre anziani stanno immergendo le dita in un vaso colmo di aceto, assaggiandolo: un uomo reagisce con un'espressione aspra, un altro con un'espressione amara e l'ultimo reagisce con una dolce. I tre uomini sono rispettivamente Confucio, Gautama Buddha e Laozi.[1] L'espressione di ogni uomo rappresenta l'atteggiamento predominante della sua filosofia: il confucianesimo insegna che la vita è aspra, bisognosa di regole per correggere la degenerazione umana; Il buddhismo vede invece la vita come amara, dominata dal dolore e dalla sofferenza; infine il taoismo considera la vita come fondamentalmente buona nel suo stato naturale. Un'altra interpretazione di questa iconografia può essere che, poiché i tre uomini sono riuniti attorno ad uno stesso vaso di aceto, i " tre insegnamenti" sono in realtà uno. L'iconografia e il tema sono stati ampiamente descritti dallo scrittore taoista americano Benjamin Hoff nel suo libro The Tao of Pooh[2].

InterpretazioniModifica

ConfucianesimoModifica

Il confucianesimo vede la vita come aspra, bisognosa di regole per correggere la degenerazione delle persone, e all'epoca riteneva che il presente avesse perduto il contatto con il passato e che il governo non comprendesse la via dell'universo; la risposta giusta risiedeva nel culto degli antenati.[3]

Il confucianesimo dunque, essendo maggiormente interessato al mondo esterno ed alla dimensione politica, considera l'aceto come "vino inquinato".

BuddhismoModifica

Il buddhismo fu fondato da Siddhartha Gautama, un principe indiano che all'età di 35 anni dichiarò di aver raggiunto l'illuminazione. Siddhartha aveva vissuto fino ad allora un'esistenza molto riparata e lussuosa, isolato dal mondo all'interno del suo palazzo, ma verso i trent'anni si rese conto di tutta la bruttezza del mondo, questo lo spinse a lasciare il suo palazzo in cerca dell'illuminazione. All'inizio dei suoi viaggi Siddhartha divenne un mendicante e studiò filosofia; tuttavia i suoi studi non lo portarono alle risposte che tanto cercava. Tentò così la via dell'ascetismo a fianco di cinque monaci per sei anni; anche questa pratica però non riuscì a condurlo all'illuminazione. Dopo aver rinunciato all'ascetismo, Siddhartha decise di darsi alla pratica della meditazione, e così fece fino a quando non trovò l'illuminazione.Divenuto illuminato, fu da allora in avanti conosciuto come Buddha, che significa "risvegliato". Durante la sua meditazione ebbe una visione dell'umanità e del ciclo al quale essa è legata. Arrivò alla conclusione che siamo legati ai cicli della vita e della morte a causa del tanha (desiderio, sete, brama). Durante il suo primo sermone il Buddha predicò che "né l'estremo dell'indulgenza né gli estremi dell'ascetismo sono accettabili come stili di vita e gli estremi andrebbero evitati ,cercando di vivere nella via di mezzo". "Quindi l'obiettivo della pratica buddhista di base non è il raggiungimento di uno stato di beatitudine in un qualche paradiso, ma l'estinzione del tanha. Quando si estingue il tanha, si viene liberati dal ciclo della vita (nascita, sofferenza, morte e rinascita)"[4] e solo allora si potrà raggiungere il Nirvana.

Una possibile interpretazione è che il Buddhismo, essendo concentrato sul sé, vedesse l'aceto come un'inquinante per il corpo dell'assaggiatore per via del suo sapore estremo. Un'altra interpretazione può essere che il Buddhismo riporta i fatti per come sono in realtà, che l'aceto è aceto e non è dolce al gusto. Provare a renderlo dolce è ignorare la sua natura, far finta che lo sia vuol dire negarla, mentre l'estremo opposto, ugualmente sbagliato, sta nell'essere disturbati dalla sua asprezza.

Taoismo (taoismo)Modifica

«Dal punto di vista Taoista l'asprezza e l'amarezza sono generate dall'interferenza di una mente che non sa apprezzare. La vita stessa, se viene compresa ed utilizzata per ciò che è in realtà, è dolce. Questo è il messaggio degli "assaggiatori di aceto"»

(Benjamin Hoff)

[2]__ Benjamin Hoof, The Tao of Pooh

Nell'immagine degli assaggiatori di aceto, l'espressione di Laozi (Lao Tzu) è dolce e beata per via di come gli insegnamenti taoisti vedono il mondo. Secondo questa filosofia ogni cosa esistente in natura è intrinsecamente buona finché rimane fedele alla propria natura. Questa prospettiva consente a Laozi di provare il sapore dell'aceto senza giudicarlo. "Ah, questo," potrebbe star pensando, "questo è proprio aceto!" Da una tale prospettiva, il gusto non ha bisogno di essere dolce, aspro, amaro o insipido. È semplicemente il sapore dell'aceto. Sperimentando apertamente l'aceto in quanto aceto, Laozi riconosce e partecipa all'armonia della natura e proprio questo è l'obiettivo principale del Taoismo. Qualunque sia il sapore dell'aceto, dunque, l'esperienza sarà comunque buona.

Al centro della dottrina taoista c'è il concetto del Dao o de "la via". Secondo la filosofia taoista, l'universo ha origine dal Tao e il Tao domina l'universo. "Il Tao abbraccia ogni cosa, esiste in nessun luogo e ovunque pur essendo invisibile. Esso dà vita all'universo, il quale a sua volta darà vita a tutto ciò che esso contiene "[5]. Il Tao è dunque inteso come la via dell'universo, la forza motrice che sostiene tutto ciò che esiste in natura[6].

Voci correlateModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Okakura 2018.
  2. ^ a b c Hoff 2003.
  3. ^ Smith 1996, p. 8.
  4. ^ Hopfe/Woodward 2007, p. 176.
  5. ^ Sang Ji 2004, p. 87.
  6. ^ Smith 1958, p. 198.

BibliografiaModifica

  • (EN) Benjamin Hoff, The Tao of Pooh, illustrazioni di Ernest Howard Shepard, Edizione illustrata, ristampa, Egmont, 2003, ISBN 9781405204262.
  • (EN) Lewis M. Hopfe, Religions of the World, riveduto da Mark R. Woodward, Pearson Prentice Hall, 2007, ISBN 0-13-224045-9.
  • (EN) Sang Ji, Religions and Religious Life in China, China Intercontinental Press, 2004, ISBN non esistente.
  • (EN) Derek Lin, The Tao of Happiness: Stories from Chuang Tzu for Your Spiritual Journey, Penguin Publishing Group, 2015, ISBN 9780399175510.
  • Kakuzō Okakura, Lo zen e la via del tè, a cura di Marco Taddei, traduzione di Vincenzo Perna, Edizioni Lindau, 2018, ISBN 978-88-6708-966-6.
  • (EN) Huston Smith, The World's Religions, New York, Harper Collins Publishers Inc., 1958, ISBN non esistente.

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