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Butteri (Giovanni Fattori)

dipinto di Giovanni Fattori
Butteri
Giovanni Fattori.jpg
AutoreGiovanni Fattori
Data1893
Tecnicaolio su tela
Dimensioni200×300 cm
UbicazioneMuseo civico Giovanni Fattori, Livorno

Butteri è un dipinto di Giovanni Fattori (1825-1908), firmato e datato 1893; è conservato a Livorno al Museo civico Giovanni Fattori.

StoriaModifica

Sono noti altri due dipinti di Fattori, sullo stesso soggetto: Butteri e mandrie in Maremma del 1894, e Conduttori di mandrie del 1894. Sono segnalati inoltre tre disegni preparatori di questo quadro: uno è alla Galleria degli Uffizi e gli altri due sono conservati al Museo civico Giovanni Fattori di Livorno.

Una Testa di buttero - un vero ritratto - è stata esposta a Firenze, in occasione della Mostra Giovanni Fattori, nel 1987. Il formato di questo dipinto rappresenta la massima grandezza che si poteva allora ottenere dal tessuto in tela. Alcune battaglie e Mercato a San Godenzo di Fattori, hanno all'incirca identiche dimensioni.

Questo dipinto fu esposto alla Biennale di Venezia del 1903, alla I Biennale di Roma nel 1921, alla mostra Giovanni Fattori di Livorno nel 1953, alla mostra di Firenze I macchiaioli nel 1976 e alla mostra Il lavoro dell'uomo da Goya a Kandinskij in Vaticano, Braccio di Carlo Magno, dicembre 1991-marzo 1992.

DescrizioneModifica

In questo dipinto la tavolozza di Fattori è una monotonia di grigi giallognoli. I contorni delle figure sono segnati da una linea grigia più scura: un segno sottile ma forte, che appare quasi inciso nella tela. L'occhio si placa nel lontano spicchio del mare, appena stemperato di pallido azzurro, con una piccola vela rosata. Tre sono i butteri: il primo è l'anziano, di fronte, in primo piano, con fluente barba bianca; il secondo è di spalle e l'altro cavalca in lontananza. Sono tre macchie scure e imponenti, sopra un groviglio di sterpi che spuntano da sabbie pestate e scomposte, dentro una disordinata sequenza di teste, di corna, di code, di fianchi dei bovini bianchi irrequieti.

StileModifica

In polemica con l'estetismo simbolista di fine Ottocento, che Fattori condannava perché decadente, le opere dei suoi ultimi anni assunsero carattere di estremo realismo: così egli esprimeva la naturale inclinazione alla rappresentazione del vero. Il quadro è imponente, quasi aggressivo.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Morello (a cura di), Il lavoro dell'uomo da Goya a Kandinskij, Milano, Fabbri Editori, 1991, pp. 148-149 e 316.
  • Emilia Baratta, Museo civico Giovanni Fattori, Livorno, Comune di Livorno, 2014.

Voci correlateModifica

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