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La Camera dei rappresentanti (in francese: Chambre des reprèsentants) era la camera bassa eletta popolarmente del Parlamento francese durante i Cento giorni. Istituita dalla Carta del 1815, la camera era composta da 629 con mandato quinquennale.[1] La camera alta era la Camera dei pari (in francese: Chambre des pairs).

Jean Denis Lanjuinais servì come Presidente della camera per tutta la sua esistenza.[2]

La Camera dei rappresentanti ebbe vita breve. Al termine dei Cento giorni, con la sconfitta di Napoleone a Waterloo, la Camera ricchiese a Napoleone di abdicare al trono di Imperatore dei francesi.[3] Il 22 giugno 1815 la Camera elesse tre membri (Lazare Carnot, Joseph Fouché e il Paul Grenier) di una commissione di cinque membri, la Commission de gouvernement, per costituire un nuovo governo, e il 3 giugno 1815 la Camera nominò Napoleone II imperatore.[3]

Le potenze alleate della settima coalizione occuparono velocemente Parigi, e la Camera capitolò il 3 luglio. Divenne immediatamente chiara l'intenzione degli occupanti di restaurare la monarchia borbonica. L'8 luglio 1815 le forze armate impedirono alla Camera di riunirsi, facendone cessare l'esistenza.[3]

In seguito alla restaurazione dei Borboni la Camera dei deputati venne ricostituita come camera bassa del Parlamento. La Camera reazionaria e ultrarelista che aprì i suoi lavori l'ottobre 1815 venne soprannominata Chambre introuvable.

NoteModifica