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Claude Clerselier (Parigi, 1614Parigi, 1684) fu amico, seguace ed editore di numerose opere di Cartesio e tradusse in francese dall'originale latino i cartesiani Principia philosophiae [1].

Indice

BiografiaModifica

 
Tractatus de formatione foetus, 1672

«...La passione che aveva concepito per la filosofia e gli scritti di Cartesio si estese talmente alla sua persona che ogni interesse dell'uno divenne l'interesse dell'altro.» [2]

Clerselier apparteneva a una famiglia dove ricorreva la professione di avvocato e fu lui stesso avvocato che dopo la morte di Marin Mersenne, "il segretario dotto d'Europa", tenne una vasta corrispondenza con gli intellettuali europei e nel 1648 fu il contatto principale di Descartes a Parigi.

Dopo la morte di Cartesio, Clerselier ricevette per nave nel 1654 da Pierre Chanut, ambasciatore in Svezia [3] che aveva sposato nel 1626 la sorella di Clerselier, Margherita, il patrimonio degli scritti cartesiani rimasti a Stoccolma che si incaricò di pubblicare e rivedere: in particolare curò l'edizione delle Lettres (Paris, 1657, 1659 e 1667),de L'Homme, e un Traité de la formation du fœtus du mesme auteur avec les remarques de Louys de La Forge, (1664), L'Homme...et...Le Monde, (1667) e la quarta edizione riveduta dei Principes de Philosophie, (1681).

Nel 1676, permise a Leibniz, che soggiornava a Parigi, di leggere gli inediti di Descartes in suo possesso; le trascrizioni di Leibniz furono pubblicate col titolo Cogitationes privatae da Foucher de Careil nel 1860.[4]

Fervente praticante cattolico volle dare di Cartesio una rappresentazione edificante e moralista fondandola su una particolare selezione delle sue lettere.[5]

NoteModifica

  1. ^ Ove non indicato diversamente, le informazioni contenute nel paragrafo "Biografia" hanno come fonte Encyclopaedia Universalis
  2. ^ Adrien Baillet, Vie de Descartes (1691)
  3. ^ Pierre Chanut (1601-1662), per migliorare i rapporti tra Francia e Svezia aveva convinto Cartesio, che da più di venti anni risiedeva in Olanda, ad accettare l’invito della regina Cristina di trasferirsi a Stoccolma come suo insegnante di filosofia.
  4. ^ Oeuvres inédites de Descartes, 2 voll. Parigi, 1859-1860; vol. I, pp. 2-56.
  5. ^ Enciclopedia Britannica

BibliografiaModifica

  • René Descartes, Lettres, esemplare annotato dell'Institut de France (edizione di Claude Clerselier, 1666-1667), a cura di Jean-Robert Armogathe e Giulia Belgioioso, Lecce, Conte Editore, 2005 (tre volumi).
  • Siegrid Agostini, Claude Clerselier. Editore e traduttore di René Descartes, Lecce, Conte editore, 2007.
  • Giulia Belgioioso, "Les 'correspondances' de Descartes" in DesCartes et DesLettres. Epistolari e filosofia in Descartes e nei cartesiani, a cura di Francesco Marrone. Firenze, Le Monnier, pp. 8–33.
  • Paul Dibon, "Clerselier, éditeur de la correspondance de Descartes", in Regards sur la Hollande dus Siècle d'Or, Napoli, Vivarium, 1990, pp. 495-522.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN46759049 · ISNI (EN0000 0000 8124 6053 · LCCN (ENn86870744 · GND (DE131847198 · BNF (FRcb118970696 (data) · CERL cnp01316875 · WorldCat Identities (ENn86-870744
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