Commedia della Restaurazione

Con commedia della Restaurazione, nota anche con il nome inglese di Restoration comedy, si intende la produzione teatrale comica prodotta in Inghilterra tra il 1660 ed il 1710, il periodo detto appunto della Restaurazione.[1] Dopo la chiusura dei teatri voluta dal regime puritano e durata diciotto anni, i teatri riaprirono nel 1660, dando vita a un nuovo rinascimento del teatro inglese dopo gli splendori del teatro elisabettiano e giacobita. Le commedie di maniera scritte in questo periodo di rinnovamento sono caratterizzate da una studiata amoralità e da un linguaggio e tematiche sessualmente esplicite, per rispecchiare il clima licenzioso del primo periodo del regno di Carlo II e della sua corte. L'uso di teatri al chiuso, i cambiamenti di scenografia, un'acustica ben studiata che permetteva uno stile di recitazione più naturalistico influenzarono gli autori del periodo a sfruttare pienamente i nuovi mezzi scenici, scrivendo commedie notevolmente diverse da quelle che veniva portate in scena all'inizio del secolo in teatri come il Globe o il Fortune.[2][3] Rispetto al periodo precedente, inoltre, le donne assunsero un ruolo di maggior rilievo, potendo finalmente diventare le protagoniste sia sulla scena in veste di attrici (Nell Gwyn, Elizabeth Barry e Anne Bracegirdle) che fuori scena come commediografe e autrici (Aphra Behn, Susanna Centlivre).[4] Per quanto riguarda il pubblico, esso era composto non solo da aristocratici ed il loro servitori, ma anche dalla sempre più numerosa società borghese.

Carlo II d'Inghilterra in un dipinto di Simon Pietersz Verelst

Contesto storicoModifica

Grande amante del teatro, appena restaurato al trono nel 1660 Carlo II concesse patenti reali per la messa in scena di opere teatrali a due compagnie gestite da commediografi del periodo carolino: la King's Company di Thomas Killigrew e la Duker's Company di William Davenant.[5] Le due compagnie costruirono i rispettivi teatrali a Drury Lane e Dorset Gardens - entrambi progettati da Christopher Wren - e, rinunciato al genere johnsoniano della satira, si dedicarono quasi esclusivamente alla commedia di maniera, un genere capace di rispecchiare acriticamente lo stile di vita e il codice sociale dell'aristocrazia inglese. Il bacino del pubblico però non era abbastanza numeroso per far prosperare le due compagnie, per le quali la messa in scena della stessa opera per dieci repliche successive poteva già considerarsi un autentico trionfo. Per accattivarsi le simpatie del pubblico, i commediografi divennero particolarmente ricettivi nei confronti del gusto degli spettatori, tanto che stili e genere passavano di moda e cambiavano di settimana in settimana invece che di stagione in stagione. Questo inevitabilmente portò a una ricerca assidua e frenetica di nuove opere da portare in scena per assicurare pubblico e guadagni alla compagnia. La King's Company e la Duke's Company non si contendevano quindi solo il pubblico, ma anche gli scrittori e gli attori più amati dagli spettatori.[6]

La quantità di nuove opere scritte ogni anno calò notevolmente nel 1682, quando la Duke's Company assorbì la King's Company per formare la più grande United Company. Il clima politico incerto e la crisi del potere portarono anche a una crisi nel mondo del teatro: non solo la quantità, ma anche la qualità delle nuove commedie diminuì, così come anche i salari degli attori.[7] Questo portò a un'autentica crisi dietro alle quinte, soprattutto quando il nuovo impresario e avvocato Christopher Rich diminuì i privilegi e i salari dei primattori per favorire l'afflusso di finanziatori esterni. Come scrive Colley Cibber, questa decisione portò ad un autentico sciopero da parte di alcuni degli attori più amati del periodo, tra cui Thomas Betterton, Elizabeth Barry ed Anne Bracegirdle, che lasciarono i teatri insieme con il loro vasto pubblico di fedelissimi.[8] Per raggirare Rich ed il suo monopolio del teatri e delle messe in scena, gli attori ottennero una licenza e fondarono una loro nuova compagnia, fondata e gestita dai dieci maggiori attori del periodo, con un rigido contratto che regolava i salari e limitava il potere degli impresari. La nuova compagnia fece il suo debutto nel 1695 con la commedia di William Congreve "Love For Love", ottenendo subito un enorme successo al botteghino. Come nel decennio precedente, Londra si trovò nuovamente con due compagnie teatrali in competizione che, se da una parte rivitalizzarono il mondo della commedia per accaparrarsi il pubblico, dall'altra finirono per sacrificare definitivamente la qualità a favore della popolarità, ricorrendo ad intrattenimenti da fiera come giocolieri e animali da circo.[9]

Storia e generi della commediaModifica

 
William Wycherley, autore di numerose commedie aristocratiche.

Nell'arco dei circa quarant'anni del periodo della commedia della Restaurazione, molteplici stili e generi si susseguirono rapidamente per assecondare il gusto del pubblico e la moda del momento, ma anche gli intensi cambiamenti politici e sociali. I due massimi momenti artistici del periodo furono durante gli anni 1670, con la commedia aristocratica, e durante gli anni 1690, con nuove commedie rivolte a un pubblico maggiore e socialmente diversificato.[10]

La commedia aristocratica, 1660-1680Modifica

La produzione degli anni 1660 e 1670 fu caratterizzata dalla rivalità delle due compagnie teatrali, ma anche dall'interesse di Carlo II e della sua corte per il teatro. La grande domanda di nuove commedie spinse gli autori a prendere temi, trame e stili dal teatro contemporaneo francese e spagnolo, ma anche dalla precedente produzione inglese di età carolina e giacobita, oltre che alle antiche commedie greche e romane. Al più raffinato modello di Molière, con la struttura drammatica semplice ma ben studiata, il pubblico preferiva commedie con numerosi sub-plot e una grande varietà stilistica era molto apprezzata all'interno della stessa opera: i sub-plot rispecchiavano questo desiderio presentando trame solo vagamente intrecciate che spaziavano dalla farsa alla tragedia eroica.[11][12] Le commedie poco sentimentali ("hard comedies") di John Dryden, William Wycherley e George Etherege rispecchiavano i valori della corte ed un certo maschilismo dell'aristocrazia, con un interesse per l'intrigo e la conquista sessuale preferito alla più tradizionale ricerca romantica.[13] Alcuni personaggi di corte diventavano autentici protagonisti delle commedie del periodo, come il libertino John Wilmot, conte di Rochester, rappresentato favorevolmente da Etherege in The Man of Mode (1676).[14]

La crisi, 1678-1690Modifica

La fine dell'antagonismo tra le due compagnie portò la scena teatrale londinese a stagnare e declinare rapidamente in quantità e qualità, in un periodo in cui i cambiamenti politici e sociali allontanarono il gusto del pubblico dalla commedia di maniera in favore dei drammi politici. Il complotto papista (1678) e la Crisi dell'Esclusione (1682) monopolizzarono l'attenzione del pubblico sia nei fatti di cronaca che sulle scene e anche le commedie del periodo (scritte da Aphra Behn, Dryden e Thomas Shadwell) sono caratterizzati da sottotoni politici.[15]

La ripresa e la fine, 1690-1710Modifica

Le commedie dell'ultimo decennio del diciassettesimo secolo cominciarono a rispecchiare la maggior diversità e stratificazione sociale del pubblico, favorendo la classe media e le donne presenti tra gli spettatori.[16] Le nuove commedie, dette "morbide", non volevano più presentare una giovane generazione che si dimostrava più astuta della precedente, ma provò a conquistare un pubblico maggiore con scene di vita relativamente più quotidiana.[17] La battaglia tra sessi non si svolgeva più a colpi di intrighi, ma all'interno del matrimonio, e le commedia di William Congreve e John Vanbrugh presentano la vita di coniugi che imparano a conoscersi meglio dopo le nozze.[18][19] I temi più licenziosi vennero relegati al sub-plot e la gara in astuzia tra i due protagonisti romantici non era più esasperata come nei decenni precedenti, ma più che altro volta a scoprire se tra i due futuri coniugi esistesse una vera intesa.[20][21] Con il finire del secolo, un atteggiamento più moralistico si era ormai impadronito del pubblico e la crisi della commedia di maniera fu esacerbata da fattori quali i cambiamenti demografici, la Gloriosa Rivoluzione, le continue cause legali intentate ai danni dei commediografi da parte della Society for the Reformation of Manners, ma anche una mancanza di interesse e addirittura disprezzo dei regnanti Guglielmo III e Maria II per il teatro.[22] L'ultima opera di Congreve, La via del mondo, fu accolta freddamente dal pubblico nel 1700, che alla commedia di maniera ormai preferiva opere sentimentali e moraleggianti.

Autori e opere principaliModifica

 
Un'illustrazione per la commedia di Aphra Behn The Rover (1677)

NoteModifica

  1. ^ (EN) George Winchester Stone, British Dramatists from Dryden to Sheridan, SIU Press, 1975, ISBN 9780809307432. URL consultato il 26 maggio 2019.
  2. ^ George Clark, The Later Stuarts, 1660-1714 (1956) p 369.
  3. ^ (EN) Acting in Restoration Comedy, Applause Theatre Books, 1991, ISBN 9781557831194. URL consultato il 26 maggio 2019.
  4. ^ (EN) J. L. Styan, Restoration Comedy in Performance, Cambridge University Press, 29 agosto 1986, ISBN 9780521274210. URL consultato il 26 maggio 2019.
  5. ^ (EN) Philip Major, Thomas Killigrew and the Seventeenth-Century English Stage: New Perspectives, Routledge, 24 febbraio 2016, ISBN 9781317010395. URL consultato il 26 maggio 2019.
  6. ^ (EN) Richard W. Bevis, English Drama: Restoration and Eighteenth Century 1660-1789, Routledge, 6 giugno 2014, ISBN 9781317870920. URL consultato il 26 maggio 2019.
  7. ^ (EN) Norman S. Poser, The Birth of Modern Theatre: Rivalry, Riots, and Romance in the Age of Garrick, Routledge, 20 settembre 2018, ISBN 9780429820038. URL consultato il 26 maggio 2019.
  8. ^ (EN) Felicia Hardison Londré e Margot Berthold, The History of World Theater: From the English Restoration to the Present, A&C Black, 1º gennaio 1999, ISBN 9780826411679. URL consultato il 26 maggio 2019.
  9. ^ (EN) David Womersley, Restoration Comedy, John Wiley & Sons, 15 aprile 2008, ISBN 9780470756812. URL consultato il 26 maggio 2019.
  10. ^ (EN) Thomas Hikaru Fujimura, The Restoration Comedy of Wit, Princeton University Press, 1952. URL consultato il 26 maggio 2019.
  11. ^ (EN) Harold C. Knutson, The triumph of wit: Molière and restoration comedy, Ohio State University Press, 1988. URL consultato il 26 maggio 2019.
  12. ^ (EN) Harold C. Knutson, The triumph of wit: Molière and restoration comedy, Ohio State University Press, 1988. URL consultato il 26 maggio 2019.
  13. ^ (EN) David Roberts, Restoration Plays and Players: An Introduction, Cambridge University Press, 30 ottobre 2014, ISBN 9781107027831. URL consultato il 26 maggio 2019.
  14. ^ (EN) William Russell Taliaferro, The Fop and Fashion in Restoration Comedy, University of California, Berkeley, 1989. URL consultato il 26 maggio 2019.
  15. ^ (EN) Pat Gill, Interpreting Ladies: Women, Wit, and Morality in the Restoration Comedy of Manners, University of Georgia Press, 1994, ISBN 9780820316642. URL consultato il 26 maggio 2019.
  16. ^ (EN) Suzanne M. Ramczyk, Delicious Dissembling: A Compleat Guide to Performing Restoration Comedy, History Ink Books, 2002, ISBN 9780325003757. URL consultato il 26 maggio 2019.
  17. ^ (EN) Gellert Spencer Alleman, Matrimonial Law and the Materials of Restoration Comedy, University of Pennsylvania, 1942. URL consultato il 26 maggio 2019.
  18. ^ (EN) Peggy Thompson, Coyness and Crime in Restoration Comedy: Women's Desire, Deception, and Agency, Lexington Books, 2012, ISBN 9781611483727. URL consultato il 26 maggio 2019.
  19. ^ (EN) Lemuel N. Norrell, The Cuckold in Restoration Comedy, University Microfilms, 1967. URL consultato il 26 maggio 2019.
  20. ^ (EN) Kathleen Martha Lynch, Social Mode of Restoration Comedy, Macmillan, 2000. URL consultato il 26 maggio 2019.
  21. ^ (EN) Douglas M. Young, The feminist voices in Restoration comedy: the virtuous women in the play-worlds of Etherege, Wycherley, and Congreve, University Press of America, 1997-05, ISBN 9780761806806. URL consultato il 26 maggio 2019.
  22. ^ (EN) J. Douglas Canfield, Tricksters and Estates: On the Ideology of Restoration Comedy, University Press of Kentucky, 13 gennaio 2015, ISBN 9780813157528. URL consultato il 26 maggio 2019.
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