Dry deck shelter

Un dry deck shelter (DDS) è un modulo removibile che può essere agganciato a un sottomarino al fine di facilitare l'uscita e l'entrata di sommozzatori durante le fasi di immersione del natante. Il sottomarino deve essere appositamente predisposto all'installazione di un dry deck shelter, dato che essa richiede la configurazione di un apposito portello di accoppiamento, nonché la realizzazione di connessioni elettriche appropriate e di un sistema di drenaggio dell'acqua e di ventilazione per la fornitura di aria ai sommozzatori .[1]

Lo USS Dallas (SSN-700) mentre lascia il porto della baia di Suda nel 2004. Si nota il dry deck shelter agganciato su di esso.

Il DDS può essere utilizzato non solo per far sbarcare unità di sommozzatori della marina militare, ma anche piccoli veicoli sommergibili, quali il SEAL Delivery Vehicle, o speciali gommoni quali il Combat Rubber Raiding Craft (CRRC).[2]

Sottomarini in attività e futuri dotati di DDSModifica

 
Una coppia di RHIB mentre opera lungo lo USS Archerfish (SSN-678) durante un'esercitazione nel 1993. Sul ponte dell'Archerfish è possibile notare un dry deck shelter.

Marina militare britannicaModifica

Sottomarini della classe Astute: [3]

Marina militare statunitenseModifica

I DDS della marina militare statunitense sono larghi 12 m, alti 2,7 m e larghi altrettanto, e aggiungono un peso di circa 30 tonnellate alla stazza del sottomarino che li ospita. Essi vengono solitamente trasportati grazie a camion o ad aeroplani C-5 Galaxy e la loro installazione necessita da uno a tre giorni di lavoro. I dry deck shelter sono formati tra sezioni di acciaio HY-80 rivestite da una carena in vetroresina (VTR); queste sono una camera iperbarica sferica, posta all'estremità anteriore, per soccorrere sommozzatori feriti, un piccolo locale sferico di passaggio[4] e un hangar cilindrico dalle entrate ellittiche. L'hangar può ospitare un piccolo sommergibile come il SEAL Delivery Vehicle (SDV), sei appartenenti ai Navy SEAL per guidare l'SDV (che fanno parte del Naval Special Warfare Group 3) e un gruppo di sommozzatori della marina per attivare il DDS e lanciare l'SDV, o, in alternativa, venti membri dei Navy SEAL con quattro gommoni di tipo Combat Rubber Raiding Craft (CRRC).[2] La squadra necessaria al lancio dell'SDV è formata da due ufficiali, due tecnici e diciotto sommozzatori.[5]

Attualmente la marina militare statunitense dispone di sei dry deck shelter, il primo dei quali è stato costruito dalla Electric Boat nel 1982 e chiamato DDS-01S (dove la "S" sta per "starboard opening outer door", letteralmente "apertura estena di tribordo"), mentre gli altri cinque, DDS-02P (dove la "P" sta per "port opening", ossia "porta anteriore"), -03P, -04S, -05S e -06P, sono stati costruiti tra il 1987 e il 1991 dalla Newport News Shipbuilding. Tutti i moduli sono poi sotto la manutenzione degli stessi sommozzatori della marina e di compagnie private, come la Oceaneering International,[6][7] e si ritiene abbiano una vita utile di circa 40 anni.[2]

Il primo sottomarino dotato di un DDS funzionante è stato lo USS Cavalla (SSN-684), modificato nel 1982 per l'alloggiamento di un DDS che vi è stato installato per la prima volta nel 1983.[8]

Sottomarini della classe Virginia: [2]

Nota: è prevista la realizzazione di un totale di trenta sottomarini della classe Virginia.[9]

Sottomarini della classe Los Angeles:[10]

Sottomarini della classe Seawolf:[11]

Sottomarini della classe Ohio:[12]

Nota: I sottomarini della classe Ohio sono in grado di ospitare due DDS.[12]

Sottomarini non più in attività dotati di DDSModifica

I sottomarini non più in attività capaci di alloggiare un dry deck shelter includono:

Sottomarini della classe Ethan Allen:[13]

Sottomarini della classe Sturgeon:[13]

Sottomarini della classe Benjamin Franklin:

Nota: I sottomarini della classe Benjamin Franklin erano in grado di ospitare due DDS.[14]

Anche cinque sottomarini della classe Permit erano stati predisposti per alloggiare un DDS.

NoteModifica

  1. ^ R. S. Lillo, W. R. Porter e J. M. Caldwell, Development of Oxygen Monitoring Capability for the Existing Hyperbaric Carbon Dioxide Analyzer Used in Dry Deck Shelter Operations, in US Navy Experimental Diving Unit Technical Report, NEDU-TR-01-01, 2001. URL consultato il 7 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2015).
  2. ^ a b c d e Dry Deck Shelters—Deploying Special Operations Forces from Submarines, Federation of American Scientists, febbraio 1999. URL consultato il 7 settembre 2018.
  3. ^ Lee Willett, The ''Astute''-Class Submarine, Capabilities and Challenges (PDF), RUSI, 2004. URL consultato il 7 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2011).
  4. ^ F. K. Butler, Jr e D. J. Smith, Tactical Management of Diving Casualties in Special Operations. 46th Undersea and Hyperbaric Medical Society Workshop., in Undersea and Hyperbaric Medical Society Workshop, UHMS Publication Number USSOCOM 3-93., 1997. URL consultato il 7 settembre 2018.
  5. ^ John Pike, Dry Deck Shelter, GlobalSecurity.org.
  6. ^ Staff, Oceaneering Announces Dry Deck Shelter Planning Yard and Maintenance Contract, Oceaneering International, 5 settembre 2006. URL consultato il 7 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2014).
  7. ^ Staff, Oceaneering to provide maintenance services for dry-deck shelter, strategicdefenceintelligence.com, 19 luglio 2013. URL consultato il 7 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 2 gennaio 2014).
  8. ^ John Klose, SDV Units in Great Demand as Speed, Range Improve, in Seapower, luglio 2003. URL consultato il 5 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 6 settembre 2018).
  9. ^ US Navy 21st Century - SSN Virginia Class, Jeff Head. URL consultato il 6 settembre 2018.
  10. ^ Norman Polmar e K. J. Moore, Cold War Submarines: The Design and Construction of U.S. and Soviet Submarines, 1945-2001, Potomac Books Inc., 30 novembre 2003, p. 263, ISBN 1-57488-530-8.
  11. ^ Seawolf-class nuclear-powered attack submarine, Federation of American Scientists. URL consultato il 6 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2014).
  12. ^ a b SSGN, A Transformational Force for the U.S. Navy, su public.navy.mil. URL consultato il 5 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2015).
  13. ^ a b John Pike, Dry Deck Shelter, su Military Analysis Network, Federation of American Scientists, 2 gennaio 2000. URL consultato il 5 settembre 2018.
  14. ^ Robert Gardiner e Stephen Chumbley, Conway's All The World's Fighting Ships 1947-1995, Naval Institute Press, 1995, p. 612, ISBN 1-55750-132-7.

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