L'etnologia (dal greco ethnos: popolo) è una branca dell'antropologia che si occupa di studiare e confrontare le popolazioni attualmente esistenti nel mondo.

Rispetto all'antropologia culturale l'etnologia ha tradizionalmente fatto un maggior utilizzo della comparazione tra le diverse culture. Entrambe le discipline sono comprese nelle scienze demo-etno-antropologiche.

Rimane contrapposta invece l'etnografia, lo studio di singoli gruppi attraverso il contatto diretto con la cultura, rispetto alla quale l'etnologia è sempre stata un complemento "teorico".

Indice

ObiettiviModifica

Tra i suoi obiettivi vi è la ricostruzione della storia dell'uomo e la formulazione culturale di invarianti universali, come ad esempio del tabù dell'incesto del cambiamento culturale, e la formulazione di generalizzazioni riguardo alla "natura umana", un concetto ampiamente criticato sin dal XIX secolo da vari filosofi.

L'etnologia compie ricerche sistematiche e tenta di stabilire relazioni comparative tra le caratteristiche dei diversi popoli umani sotto diversi aspetti, quali:

  • le diversità culturali in relazione alle diversità ambientali;
  • rapporti e reciproche influenze tra le diverse popolazioni;
  • sistemi di sussistenza e sistemi economici;
  • religione ed espressioni simboliche del trascendente;
  • organizzazioni familiari, sistemi sociali e politici.

StoriaModifica

Adam František Kollár coniò il termine ethnologia nel 1783 e la definì come:

(LA)

« notitia gentium populorumque, sive est id doctorum hominum studium, quo in variarum gentium origines, idiomata, mores, atque instituta, ac denique patriam vetustasque sedes eo consilio inquirunt, ut de gentibus populisque sui aevi rectius judicium ferre possint. »

(IT)

« la scienza delle nazioni e dei popoli, ossia, lo studio dei dotti che indaga le origini, le lingue, i costumi e le istituzioni delle varie nazioni e finalmente la patria e gli insediamenti antichi, per poter giudicare più correttamente le nazioni e i popoli nelle loro epoche »

(Adam František Kollár, Historiae ivrisqve pvblici regni Ungariae amoenitates, Vienna, 1783.)

La scoperta dell'America ebbe un ruolo importante nell'interesse occidentale verso l'Altro, spesso qualificato come "selvaggio", visto secondo i casi o come un barbaro o come un "nobile selvaggio". La civilizzazione era opposta in maniera dualistica alla barbarie, una opposizione classica costitutiva del comune tratto dei popoli di essere etnocentrici.

Il progresso dell'etnologia, per esempio con Claude Lévi-Strauss e la sua antropologia strutturale, condusse alla revisione delle concezioni del progresso lineare, o alla critica della pseudo opposizione tra "società con una storia" e "società prive di storia", giudicate dipendenti da una visione della storia come una realizzazione di un processo (progresso) progressivo e cumulativo.

Lévi-Strauss citava gli scritti di Montaigne sull'antropofagia come un primo esempio di "etnologia". Lévi-Strauss tentò, attraverso il metodo strutturale, di scoprire gli invarianti universali nella società umana, tra i quali può essere annoverata la proibizione dell'incesto (anche se, vedi sopra, tale concetto è stato criticato dalla filosofia degli ultimi due secoli).

BibliografiaModifica

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