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Le Figlie del Sacro Cuore di Gesù (in spagnolo Hijas del Sagrado Corazón de Jesús) sono un istituto religioso femminile di diritto pontificio: le suore di questa congregazione pospongono al loro nome la sigla H.S.C.J.[1]

Indice

StoriaModifica

 
María Venegas de la Torre, prima superiora generale della congregazione

La congregazione venne fondata da Atenógenes Silva y Álvarez Tostado (1848-1911), canonico cattedrale a Guadalajara (poi vescovo di Colima e Michoacán), assieme a cinque sue penitenti che avevano manifestato l'intento di abbracciare la vita religiosa: il 2 febbraio 1886 aprirono a Guadalajara l'ospedale gratuito del Sagrado Corazón, per l'assistenza ai malati cronici poveri.[2]

Nel 1905 entrò nella congregazione María Venegas de la Torre (1868-1959), che venne eletta superiora nel 1921 e diede un notevole contributo all'organizzazione e alla diffusione dell'ancor giovane istituto, tanto da esserne considerata cofondatrice. La Venegas redasse anche le prime costituzioni delle Figlie del Sacro Cuore, approvate dall'arcivescovo di Guadalajara José Francisco Orozco y Jiménez il 26 luglio 1930. L'istituto ha ricevuto il pontificio decreto di lode il 26 luglio 1930.[2]

Beatificata nel 1992, la Venegas de la Torre è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II il 21 maggio 2000.[3]

Attività e diffusioneModifica

Le Figlie del Sacro Cuore si dedicano all'assistenza agli infermi, all'educazione religiosa e all'apostolato missionario.

Oltre che in Messico, sono presenti in Guatemala, nell'Honduras e in Guinea;[4] la sede generalizia è a Guadalajara.[1]

Al 31 dicembre 2005 l'istituto contava 188 religiose in 30 case.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c Ann. Pont. 2007, p. 1681.
  2. ^ a b DIP, vol. III (1976), col. 1686, voce a cura di G. Pettinati.
  3. ^ Tabella riassuntiva delle canonizzazioni avvenute nel corso del pontificato di Giovanni Paolo II, su vatican.va. URL consultato il 9-10-2009.
  4. ^ María Concepción Dávalas, La profonda spiritualità della prima donna messicana che sarà proclamata santa, L'Osservatore Romano del 21 maggio 2000, su paginecattoliche.it. URL consultato il 9-10-2009 (archiviato dall'url originale il 12 dicembre 2007).

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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