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Firmissimam Constantiam

Firmissimam Constantiam
Lettera enciclica
Stemma di Papa Pio XI
Pontefice Papa Pio XI
Data 28 marzo 1937
Anno di pontificato XVI
Traduzione del titolo La (vostra) ferma costanza
Argomenti trattati La situazione della chiesa in Messico
Enciclica papale nº XXIX di XXX
Enciclica precedente Divini Redemptoris
Enciclica successiva Ingravescentibus Malis

Firmissimam Constantiam (in italiano La ferma costanza) è un'enciclica di Papa Pio XI, promulgata il 28 marzo 1937, e dedicata alla difficile situazione della Chiesa cattolica in Messico. È la terza enciclica che il Pontefice dedicò alla Chiesa messicana perseguitata, dopo l'Iniquis Afflictisque (1926) e l'Acerba Animi (1932).

L'enciclica è anche nota con il titolo spagnolo di Nos Es Muy Conocida (È a Noi ben nota).

StoriaModifica

La rivoluzione messicana del 1914 portò all'instaurazione di un regime fortemente anticlericale e anticattolico criticato apertamente dalla Chiesa cattolica, fino ad arrivare al divieto di celebrare pubblicamente il culto nel 1926.

Negli ultimi anni del pontificato di Pio XI i rapporti diplomatici con il Messico ebbero un leggero miglioramento, per le promesse del governo, che però furono del tutto disattese: gli stati messicani fecero a gara per limitare il numero dei sacerdoti autorizzati (l'importante stato di Veracruz impose addirittura un solo sacerdote ogni centomila abitanti) aggiungendo come clausole una specifica età per i sacerdoti e addirittura l'obbligo di contrarre matrimonio civile e altri vescovi furono espulsi dal paese. Molti sacerdoti si rifugiarono all'estero. Alcuni, rimasti in patria, celebravano clandestinamente e furono per questo imprigionati e non di rado assaliti durante la celebrazione: alle violenze si accompagnava la profanazione. Trattamento forse peggiore subirono le religiose, condannate a patire ogni tormento in carcere.

L'enciclica Firmissimam Constantiam fu la terza ad essere pubblicata dal papa riguardante situazione della Chiesa messicana.

ContenutiModifica

L'enciclica inizia con un'esortazione e un riconoscimento verso i numerosi fedeli cattolici, laici e sacerdoti, che hanno continuato a professare la fede cattolica nonostante la persecuzione:

«È a Noi ben nota, Venerabili Fratelli, e per il Nostro cuore paterno gran motivo di consolazione, la costanza vostra, dei vostri sacerdoti, della maggior parte dei fedeli messicani, nel professare ardentemente la fede cattolica e nel resistere alle imposizioni di coloro che, ignorando la divina eccellenza della religione di Gesù Cristo e conoscendola solo attraverso le calunnie dei suoi nemici, si illudono di non poter compiere riforme a bene del popolo se non combattendo la religione della grande maggioranza»

(Incipit)

Nell'esortazione, il pontefice invita inoltre i sacerdoti a una «efficace collaborazione dei laici» che sono «in qualche modo partecipi di un sacerdozio santo e regale»: la formazione dei laici è vista come il miglior rimedio all'apostasia di quei fedeli che «sia per rispetto umano, sia per timore di mali terreni, si rendono, almeno materialmente, partecipi della scristianizzazione di un popolo [quello messicano] che alla religione deve le sue più belle glorie».

Le esortazioni alla resistenza dei fedeli, già contenute nelle precedenti encicliche, si concentravano ora sulla vita religiosa domestica e familiare, visto che pubblicamente l'istruzione cattolica era proscritta e la pastorale tradizionale non poteva essere garantita per l'assenza forzata dei sacerdoti.

Voci correlateModifica

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