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Avvertenza
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Il gastroscopio è un particolare endoscopio ad uso medico, utilizzato per rendere possibile l'esame diretto dell'interno del lume delle vie digestive superiori: esofago, stomaco, duodeno. Questo esame è noto come esofagogastroduodenoscopia (o gastroscopia). Al gastroscopio può essere associata una particolare strumentazione per rendere possibile biopsie per un successivo esame istologico, brushing o aspirato per citologia. Attraverso l'utilizzo del gastroscopio è inoltre possibile compiere atti terapeutici.

Indice

Cenni storiciModifica

Il primo gastroscopio fu ideato e realizzato dal medico chirurgo tedesco Rudolph Schindler nel 1932[1][2][3]. Tuttavia già nel 1868 il medico tedesco Adolf Küssmaul (1822-1902) inserì per primo un rudimentale endoscopio nello stomaco di un "mangiatore di spade"[4]. Fu però costretto ad abbandonare questo progetto per la mancanza di una adeguata sorgente luminosa che illuminasse adeguatamente esofago e cavità gastrica. Pochi anni dopo in Austria, nel 1879, Max Nitze costruì un gastroscopio più evoluto. Tuttavia sia a causa delle dimensioni del tubo, che della tendenza ad emanare eccessivamente calore dalla fonte di luce interna (un filamento di platino in cui passava della elettricità), questo strumento fu utilizzato solo a scopo sperimentale[5][6].
Dopo un paio d'anni, nel 1881 Mikuliez Radecki ideò il "poliscopio elettrico", di dimensioni molto più contenute e con una fonte di luce che non riscaldava. Grazie a questo strumento per primo osservò gli aspetti della mucosa delle alte vie digestive e riuscì anche a descrivere la motilità del piloro.
Come già accennato la vera svolta avviene con il gastroscopio di Schindler. Il chirurgo tedesco aveva già pubblicato nel 1923 un primo atlante a colori di gastroscopia, ma si rendeva conto dei grandi limiti esplorativi e della scarsa tollerabilità degli endoscopi rigidi. Dopo la morte di un paziente a seguito di una perforazione esofagea nel 1932, ad una riunione medica a Monaco, presentò il primo gastroscopio semirigido[7][8]. Un esempio di questo gastroscopio di Wolf-Schindler è ancora oggi conservato presso il Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università degli Studi di Milano[9]
A partire dal 1957, grazie agli studi di Hirschowitz viene realizzato, in collaborazione con la ditta American Cystoscope Makers Inc., il primo modello di endoscopio flessibile, utilizzabile in ambito gastroenterologico, dotato di un fascio di fibre ottiche[10]. Nel 1990 si ha l'avvento della videoendoscopia. In quest'ultimo perfezionamento tecnico il sensore è costituito da un chip posto all'estremità distale dell'endoscopio. Il sensore trasforma l'energia luminosa in impulsi elettrici che vengono poi rielaborati da un videoprocessore che "costruisce" l'immagine visualizzandola su un monitor[11][12][13].

StrumentazioneModifica

Un gastroscopio è sostanzialmente un endoscopio composto da un tubo flessibile in fibra ottica dallo spessore di circa 8–12 mm. Alla estremità iniziale vi è una sorgente luminosa che viene ritrasmessa tramite un sistema a fibre ottiche permettendo l'illuminazione della zona che si vuole porre sotto osservazione. Alla altra estremità vi è un sistema di osservazione e quasi sempre anche di videoregistrazione delle immagini.

Fibrogastroscopio otticoModifica

Il fibrogastroscopio ottico si caratterizza per un'unità centrale di comando con valvole per infondere acqua ed insufflare aria e permetterne anche l'aspirazione. L'unità di comando e controllo prosegue con un tubo flessibile (sonda) che porta la luce guida e uno o più canali di servizio. All'apice della sonda vi è una punta flessibile che grazie alla azione su manopole collegate con tiranti di acciaio permette la retroversione (flessione di 180°) della punta stessa. Lo sguardo dell'operatore è posto direttamente nell'ottica e l'immagine viene trasportata da un fascio di migliaia di fibre di vetro rivestite da una guaina.
La lunghezza di un fibrogastroscopio ottico è variabile, a seconda del produttore e della tecnologia adoperata, intorno ai 110 cm. Anche il calibro varia, in genere tra gli 8 ed i 12 mm. Questo tipo di strumento risulta facilmente trasportabile e viene soprattutto impiegato in casi di emergenza o come supporto nel corso di interventi chirurgici.

Fibrogastroscopio digitaleModifica

Il fibrogastroscopio digitale rappresenta l'evoluzione del fibrogastroscopio ottico. Nello strumento digitale l'immagine, derivante da una illuminazione stroboscopica rossa verde e blu (RGB) proveniente da una luce alla xenon, è acquisita tramite un chip CCD posto sull'apice dello strumento e trasmessa come segnale elettronico a un monitor video. Il fibrogastroscopio digitale permette di acquisire una immagine qualitativamente migliore della zona indagata, con una illuminazione superiore e più potente garantita dalla fonte di illuminazione allo xenon. Il monitor permette inoltre all'intera équipe, e non solo all'operatore principale, di partecipare alla esecuzione e valutazione dell'esame.

Strumentario accessorioModifica

Al fibrogastroscopio inteso come strumento-base, si associano una serie di accessori che si utilizzano per il completamento dell'esame ed in particolare per procedure diagnostiche ed operative. Fra questi accessori si segnalano le pinze bioptiche, gli aghi per aspirato o iniezione, le spazzole per la citologia (brushing), il cestello o basket, le pinze da corpo estraneo, fino a miniapparati ecografici per l'esecuzione di ecoendoscopie.

Struttura del fibrogastroscopioModifica

Per quanto sopra riportato si evince che la struttura di un fibrogastroscopio è estremamente complessa e si compone di vari canali. Tra questi il canale di insufflazione dell'aria per la distensione del viscere; il canale dell'acqua per i lavaggi e la rimozione di particelle che ostacolano la visione; il canale di aspirazione di acqua ed aria che spesso coincide con il canale bioptico ed il canale della strumentazione. Il tutto è controllato da apposite valvole di apertura/chiusura (valvola dell'aria/acqua; valvola dell'aspirazione; valvola del canale bioptico; porta bioptica) poste sulla impugnatura dello strumento. Lo strumento vero e proprio a sua volta è collegato tramite un cavo di connessione della luce guida all'unità elettrica, generalmente posizionata sulla cosiddetta colonna endoscopica. Sulla colonna endoscopica in genere trova alloggiamento anche un apparecchio per la registrazione video delle immagini che permette una seconda visione più in là nel tempo di tutto l'esame.

NoteModifica

  1. ^ Stempien SJ, Dagradi AE. Dr. Rudolf Schindler, 1888-1968. Gastroenterology. 1969 Feb;56(2):367-9.
  2. ^ Modlin IM, Farhadi J. Rudolf Schindler--a man for all seasons. J Clin Gastroenterol. 2000 Sep;31(2):95-102.
  3. ^ Gordon ME, Kirsner JB. Rudolf Schindler, pioneer endoscopist. Glimpses of the man and his work. Gastroenterology. 1979 Aug;77(2):354-61.
  4. ^ Morgenstern L. From the sword to Schindler: a saga of gastroscopy. Surg Innov. 2009 Jun;16(2):93-6. Epub 2009 May 21.
  5. ^ Savary M. Origin and development of optic esophagoscopy. Rev Med Suisse Romande. 1992 Jan;112(1):13-8.
  6. ^ Grant AK. A century of upper gastrointestinal tract endoscopy. Med J Aust. 1973 Nov 10;2(19):903-6.
  7. ^ Schäfer PK, Sauerbruch T. Rudolf Schindler (1888--1968) "father" of gastroscopy. [Article in German] Z Gastroenterol. 2004 Jun;42(6):550-6. PMID 15190453
  8. ^ Hirschowitz BI. The development and application of fiberoptic endoscopy. Cancer. 1988 May 15;61(10):1935-41. PMID 3282637
  9. ^ Franchini A.F., Bianchi P.A. Il gastroscopio di Wolf-Schindler conservato presso il Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università degli Studi di Milano - In: Rendiconti. Scienze chimiche e fisiche, geologiche, biologiche e mediche, B (Istituto lombardo Accademia di scienze e lettere). - ISSN 0392-9531. - 53 (2005):B 139(2008), pp. 65-78.
  10. ^ Hirschowitz BI., Curtiss LE. Demonstration of a new gastroscope, the fiberscope. Gastroenterology 35(1):50; discussion 51-3 (1958) PMID 13562387
  11. ^ Vilardell F. The history of digestive endoscopy in the last century of the second millennium. Acta Gastroenterol Belg. 2002 Jan-Mar;65(1):12-6.
  12. ^ Hirschowitz BI. Endoscopy--40 years since fiber optics. Any light at the end of the tunnel? Dig Surg. 2000;17(2):115-7.
  13. ^ Koelsch KA. Progress in gastroenterologic endoscopy and biopsy in the last decades [Article in German] Dtsch Z Verdau Stoffwechselkr. 1973;33(2):79-84.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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