Apri il menu principale
Gilles
Jean-Antoine Watteau - Pierrot, dit autrefois Gilles.jpg
AutoreAntoine Watteau
Data1718-1719[1]
TecnicaOlio su tela
Altezza184x149 cm
UbicazioneMuseo del Louvre, Parigi

Gilles (conosciuto anche come Pierrot detto Gilles[1][2]) è un olio su tela (184x149) di Antoine Watteau, completato tra il 1718 ed il 1719.[3] È custodito al museo del Louvre di Parigi.

Indice

StoriaModifica

L'opera fu richiesta a Watteau dall'amico attore Belloni, già noto per aver vestito i panni di Pierrot,[4] affinché questa divenisse l'insegna della sua nuova caffetteria, Au Caffè Comique;[4] l'attore decise di concludere la sua carriera teatrale e condurre questo esercizio dopo il 1718, fatto che ci permette di ricavare la datazione del dipinto.[4] Inoltre Belloni aveva in quel periodo superato i 35 anni, un'età paragonabile a quella del protagonista del dipinto;[4] questo ha fatto ipotizzare gli studiosi che il Pierrot di Watteau fosse proprio lui, anche se ciò è impossibile da stabilire dato che non conosciamo nessun altro ritratto di Belloni.[4] Alle spalle di Gilles si trovano altri personaggi della Commedia dell'arte; anche per loro non si sa se abbiano avuto come modelli attori realmente esistiti. Il critico Paul Mantz riporta il nome Bianconelli per il comico sopracitato, senza però escludere altre identificazioni;[5] tra queste Erwin Panofsky cita il possibile autoritratto.[5]

Altra ipotesi per la datazione è data dai critici Emile Dacier e Albert Vuaflart, i quali accostano il dipinto di Watteau ad un cartellone per un'opera messa in scena al teatro della Foire il 25 luglio 1721,[5] pochi giorni dopo la morte di Watteau; Doris Panofsky accoglie l'idea, pur ventilando un rapporto tra la tela e delle parades di Thomas-Simon Gueullette.[5][6]

Il quadro divenne insegna per la bottega del mercante d'arte Meunier, situata a Place de Carousel,[7][8][9] per poi essere acquistata nel 1804 dal barone Dominique Vivant-Denon,[7][9][10] primo direttore del Louvre.[11] Nel 1869 passò alla collezione del Museo del Louvre grazie ad un lascito di Louis La Caze,[1][12] collezionista che si era procurato l'opera proprio da Vivant-Denon;[1] le sue opere formarono il primo nucleo del museo parigino riguardante la pittura francese del XVIII secolo.[1]

Descrizione e stileModifica

Pierrot, nota maschera della Commedia dell'arte, è raffigurata da Watteau come un attore dal volto fortemente malinconico, con uno sguardo triste perso verso lo spettatore.[13] Alle sue spalle si trovano altri personaggi teatrali, probabilmente intenti a schernire Gilles in primo piano.[13] Le varie figure si trovano in un ambiente esterno, caratterizzato da una leggera vegetazione ai lati del dipinto; le tinte dell'intera opera non sono particolarmente brillanti, con l'eccezione della veste rossa dell'uomo all'estrema destra.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e Pierrot, dit autrefois "Gilles" [collegamento interrotto], su louvre.fr. URL consultato il 26 dicembre 2010.
  2. ^ Titolo originale Pierrot, dit autrefois "Gilles".
  3. ^ Rimane l'ipotesi di una datazione al 1721, anche se attualmente tenuta in minor considerazione.
  4. ^ a b c d e Donald Posner, Antoine Watteau, Cornell University Press, 1984, vol. II, p. 270.
  5. ^ a b c d Aa.Vv., L'opera completa di Watteau, Milano, Rizzoli editore - Classici dell'arte, 1968, p. 119.
  6. ^ Si tratta di L'education de Gilles, nella cui trama rientrano inoltre i personaggi alle spalle di Pierrot nella tella di Watteau.
  7. ^ a b Giovanna Magi, Il grand Louvre e il Museo d'Orsay, Casa Editrice Bonechi, 1992, p. 40.
  8. ^ Jacques-Henri Bornecque, al contrario di Doris Panofsky, ritiene che si trovasse a Place de la Bourse.
  9. ^ a b Louisa E. Jones, Pierrot-Watteau: a nineteenth century myth, Gunter Narr Verlag, 1984, p. 13.
  10. ^ Doris Panofsky propende invece per il 1812.
  11. ^ Allora Museo Napoleone.
  12. ^ Parigi e l'Ile de France: Versailles, Chantilly, Chartres, Fontainebleau, Compiègne, Touring Editore, 2000, p. 174.
  13. ^ a b Peter Wagner, Icons, texts, iconotexts: essays on ekphrasis and intermediality, Walter de Gruyter, 1996, p. 122.

Altri progettiModifica