Grand Canyon dello Yellowstone

canyon nel parco di Yellowstone
Grand Canyon dello Yellowstone
Grand Canyon of the Yellowstone
Grand Canyon of Yellowstone and Lower falls, Wyoming, United States.jpg
Grand Canyon di Yellowstone e Cascata Inferiore
StatoStati Uniti Stati Uniti
Stati federatiWyoming
GrandCanyonoftheYellowstoneMap.JPG
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Stati Uniti d'America
Grand Canyon dello Yellowstone
Grand Canyon dello Yellowstone

Il Grand Canyon dello Yellowstone è il primo grande canyon sul fiume Yellowstone a valle della cascata Inferiore di Yellowstone nel Parco Nazionale di Yellowstone nel Wyoming, Stati Uniti d'America. Il canyon è lungo circa 39 km., ha una profondità tra i 240 e i 370 metri ed è largo da 400 metri ad un 1,2 km.[1]

StoriaModifica

 
Zio Tom Trail

Sebbene cacciatori e cercatori d'acqua che visitarono la regione di Yellowstone fossero a conoscenza del canyon, le prime descrizioni significative furono pubblicizzate dopo la spedizione Cook–Folsom–Peterson del 1869 e la spedizione Washburn-Langford-Doane del 1870.

Quando Charles W. Cook vide per la prima volta il canyon dopo aver viaggiato verso ovest dalla valle di Lamar il 20 settembre 1869, scrisse successivamente nel suo diario:

(EN)

«I was riding ahead, the two pack animals following, and then Mr. Folsom and Mr. Peterson on their saddle horses. I remembered seeing what appeared to be an opening in the forest ahead, which I presumed to be a park, or open country. While my attention was attracted by the pack animals, which had stopped to eat grass, my saddle horse suddenly stopped. I turned and looked forward from the brink of the great canyon, at a point just across from what is now called Inspiration Point. I sat there in amazement, while my companions came up, and after that, it seemed to me that it was five minutes before anyone spoke.»

(IT)

«Stavo cavalcando, seguito dai due animali da soma, e dal signor Folsom e dal signor Peterson sui loro cavalli da sella. Ricordo di aver visto quella che sembrava essere un'apertura nella foresta davanti a me, che presumo fosse un parco o un'aperta campagna. Mentre la mia attenzione era attirata dagli animali da soma, che avevano smesso di mangiare l'erba, il mio cavallo da sella si fermò improvvisamente. Mi voltai e guardai avanti dall'orlo del grande canyon, in un punto proprio di fronte a quello che ora viene chiamato Inspiration Point. Mi sono seduto lì stupito, mentre i miei compagni si avvicinavano, e dopo mi è sembrato che fossero passati cinque minuti prima che qualcuno parlasse.»

(Charles W. Cook[2])

Un anno dopo, durante la spedizione di Washburn, dal 30 al 31 agosto 1870, il tenente Gustavus C. Doane descrisse il canyon con un po' più di dettagli scientifici:

(EN)

«As we approached the Grand Cañon a dull roaring sound warned us that the falls were near at hand. ... I had descended the cañon at a point where the creek joined the river, precipitated into a gorge just above its juncture in a lovely cascade of three falls, in the aggregate 100 feet in height. This was named Crystal Cascade, and the stream Cascade Creek. In the bed of the gorge were to be found an infinite variety of volcanic specimens, quartz, feldspar, mica, granites, lavas, basalts, composite crystals; in fact, everything, from asbestos to obsidian, was represented by fragments in the bed of this stream. There were also beautiful clay stone specimens, of which we afterward learned the origin. At the foot of the gorge and on the margin of the Yellowstone stood a high promontory of concretionary lava, literally filled with volcanic butternuts. Many of these were loose, and could be taken out of the rock with the hand; broken open they were invariably hollow, and lined with minute quartz crystals of various tints. This formation is rare, but occurs frequently in the great basin. From the outer point of this promontory can be seen the foot of the upper fall of the Yellowstone, and I climbed to the summit to obtain a view. In scenic beauty, the upper cataract far excels the lower. It has life, animation, while the lower one simply follows its channel; both, however, are eclipsed, as it were, by the singular wonders of the mighty cañon below. This deepens rapidly; the stream flowing over rapids continually. ... Several of the party descended into the chasm a short distance below the fall, but could not reach its foot. ... The walls of the cañon are of gypsum, in some places having an incrustation of lime white as snow, from which the reflected rays of the sun produce a dazzling effect, rendering it painful to look into the gulf. In others the rock is crystalline and almost wholly sulphur, of a dark yellow color, with streaks of red, green and black, caused by the percolations of hot mineral waters, of which thousands of springs are seen, in many instances, flowing from spouts high up on the walls on either side. The combinations of metallic lusters in the coloring of the walls is truly wonderful, surpassing, doubtless, anything of the kind on the face of the globe. The ground slopes to the cañon on the opposite or east side, and from it to the low valley on the west. Three miles below the fall the chasm is 1,050 feet deep. In some places masses of the rock have crumbled and slid down in a talus of loose material at the foot; in others, promontories stand out in all manner of fantastic forms, affording vistas of wonder utterly beyond the power of description. On the caps of these dizzy heights, mountain sheep and elk rest during the night. ... We had come down the ravine at least four miles, and looking upward the fearful wall appeared to reach the sky. It was about 3 o'clock p.m., and stars could be distinctly seen, so much of the sunlight was cut off from entering the chasm. Tall pines on the extreme verge appeared the height of two or three feet. The cañon, as before said, was in two benches, with a plateau on either side, about half way down. This plateau, about a hundred yards in width, looked from below like a mere shelf against the wall; the total depth was not less than 2,500 feet, and more probably 3,000. There are perhaps other canons longer and deeper than this one, but surely none combining grandeur and immensity with peculiarity of formation and profusion of volcanic or chemical phenomena.»

(IT)

«Mentre ci avvicinavamo al Grand Cayon, un sordo ruggito ci avvertì che le cascate erano vicine. ... Ero disceso dal cayon in un punto in cui il torrente si univa al fiume, precipitando in una gola appena sopra il suo punto di congiunzione in una bella cascata divisa in tre salti, in totale circa 30 metri di altezza. Questa era chiamata Crystal Cascade e il torrente Cascade Creek. Nel letto della gola si trovava un'infinita varietà di esemplari vulcanici, quarzi, feldspati, miche, graniti, lave, basalti, cristalli compositi; tutto infatti, dall'amianto all'ossidiana, era rappresentato da frammenti nel letto di questo torrente. C'erano anche bellissimi esemplari di pietra argillosa, di cui in seguito abbiamo appreso l'origine. Ai piedi della gola e sul margine dello Yellowstone sorgeva un alto promontorio di lava concrezionale, letteralmente riempito di "butternut" (sorta di noce) vulcaniche. Molte di queste erano sciolte e potevano essere estratte dalla roccia con la mano; rotte erano invariabilmente vuote e rivestite di minuti cristalli di quarzo di varie tinte. Questa formazione è rara, ma si verifica frequentemente nel grande bacino. Dal punto più esterno di questo promontorio si può vedere la base della cascata superiore dello Yellowstone, e sono salito in cima per avere una vista globale. Nella bellezza paesaggistica, la cataratta superiore eccelle di gran lunga rispetto a quella inferiore. Ha vita, animazione, mentre quella inferiore segue semplicemente il suo corso; entrambe, tuttavia, sono eclissate, per così dire, dalle singolari meraviglie del potente canyon sottostante. Questo sprofonda rapidamente; il ruscello scorre continuamente sulle rapide.... Molti del gruppo sono scesi nell'abisso poco sotto la cascata, ma non sono riusciti a raggiungere la sua base.... Le pareti del canyon sono di gesso, in alcuni punti con un'incrostazione di calce bianca come la neve, dalla quale i raggi riflessi del sole producono un effetto abbagliante, rendendo doloroso guardare. In altre la roccia è cristallina e quasi interamente solforosa, di colore giallo scuro, con striature rosse, verdi e nere, dovute alle percolazioni di acque minerali calde, di cui si vedono migliaia di sorgenti, in molti casi, sgorgare da getti in alto sulle pareti su entrambi i lati. Le combinazioni di lucenti metallici nella colorazione delle pareti sono davvero meravigliose, superano, senza dubbio, qualsiasi cosa del genere sulla faccia del globo. Il terreno degrada verso il canyon sul lato opposto o est, e da esso verso la bassa valle a ovest. A circa cinque chilometri sotto la cascata il baratro è profondo circa 315 metri. In alcuni punti masse di roccia si sono sbriciolate e sono scivolate in un astragalo di materiale sciolto alla base; in altri, i promontori si stagliano in ogni sorta di forme fantastiche, offrendo panorami di meraviglia completamente al di là del potere di descrizione. Sulle cime di queste altezze vertiginose, le pecore di montagna e gli alci riposano durante la notte.... Eravamo scesi dal burrone per almeno sei chilometri, e guardando in alto, la parete spaventosa sembrava raggiungere il cielo. Erano circa le tre del pomeriggio e le stelle si potevano vedere distintamente, dato che gran parte della luce solare era oscurata dall'ingresso del baratro. Al confine estremo apparivano alti pini. Il canyon, come detto prima, era tra due colline, con un altopiano su entrambi i lati, a circa metà della cascata. Questo altopiano, largo un centinaio di metri, visto dal basso sembrava un semplice ripiano contro le pareti; la profondità totale non era inferiore ai 750 metri e più probabilmente ai 900. Ci sono forse altri canyon più lunghi e profondi di questo, ma sicuramente nessuno combina grandezza e immensità con peculiarità di formazione e profusione di fenomeni vulcanici o chimici.»

(Gustavus C. Doane)

Nel 1890, H.F. Richardson (noto come Zio Tom), residente a Bozeman, ottenne un permesso per operare un traghetto attraverso il fiume Yellowstone, vicino al sito dell'odierno ponte di Chittenden, e portare i turisti nel canyon sotto le cascate inferiori su Uncle Tom's Trail. Sebbene il sentiero originale non esista più, c'è ancora una ripida scalinata che scende alla base delle cascate inferiori che si chiama Uncle Tom's Trail.[3][4] Uncle Tom's Trail è un'escursione di circa 4,8 km.[5]

 
Calcite Spring

Importanti punti di riferimento del CanyonModifica

GeologiaModifica

Le specifiche della geologia del canyon non sono ben comprese, tranne che si tratta del risultato dell'erosione del fiume Yellowstone e non della glaciazione. Dopo l'eruzione della Caldera di Yellowstone, di circa 600.000 anni fa, l'area è stata coperta da una serie di colate laviche ed è stata colpita anche dall'azione a cupola della caldera prima dell'eruzione. Il sito dell'attuale canyon, così come tutti i canyon precedenti, è stato probabilmente il risultato di questo sollevamento e della relativa fagliatura, che ha consentito all'erosione di procedere a un ritmo accelerato. L'area era anche ricoperta dai ghiacciai formatisi durante diverse ere glaciali. I depositi glaciali probabilmente hanno riempito il canyon tutto in una volta, ma da allora sono stati erosi, lasciando poche o nessuna prova della loro presenza.

Il canyon sotto le cascate inferiori di Yellowstone era un tempo il sito di un bacino di geyser che era il risultato di flussi di lava, estese faglie e calore sotto la superficie (correlato al punto caldo). Nessuno è sicuro di quando si sia formato il bacino dei geyser nell'area, anche se probabilmente era presente al momento dell'ultima glaciazione. L'azione chimica e termica del bacino del geyser ha causato l'alterazione idrotermica della roccia riolite, rendendola molto morbida e friabile e più facilmente erodibile (a volte paragonata alla cottura di una patata). La prova di questa attività termale esiste ancora nel canyon sotto forma di geyser e sorgenti termali che sono ancora attive e visibili. Anche l'area del Clear Lake, alimentata da sorgenti termali, a sud del canyon è probabilmente un residuo di questa attività. Secondo Ken Pierce, geologo dell'US Geological Survey, alla fine dell'ultimo periodo glaciale, circa 14.000-18.000 anni fa, si formarono dighe di ghiaccio alla foce del Lago Yellowstone. Quando le dighe di ghiaccio si sciolsero, un grande volume d'acqua si riversò a valle provocando imponenti alluvioni improvvise e un'erosione immediata e catastrofica dell'attuale canyon. Queste inondazioni improvvise probabilmente si verificarono più di una volta. Il canyon è una classica valle a forma di V, indicativa di erosione di tipo fluviale piuttosto che di glaciazione. Oggi il canyon è ancora eroso dal fiume Yellowstone.

I colori nel canyon sono anche il risultato di alterazioni idrotermali. La riolite nel canyon contiene una varietà di diversi composti di ferro. Quando il vecchio bacino dei geyser era attivo, la "cottura" della roccia causava alterazioni chimiche in questi composti del ferro. L'esposizione agli elementi ha fatto cambiare colore alle rocce che si stanno ossidando; in effetti, il canyon sta arrugginendo. I colori indicano la presenza o l'assenza di acqua nei singoli composti del ferro. La maggior parte dei gialli nel canyon sono il risultato del ferro presente nella roccia piuttosto che, come molti pensano, dello zolfo.

 
Panorama del canyon con le cascate inferiori.

NoteModifica

  1. ^ NPS:Grand Canyon of the Yellowstone
  2. ^ Charles W. Cook, The Valley of the Upper Yellowstone: An Exploration of the Headwaters of the Yellowstone River in the Year 1869, Norman, OK, University of Oklahoma Press, 1965, p. 31.
  3. ^ Mary Shivers Culpin, For the Benefit and Enjoyment of the People: A History of Concession Development in Yellowstone National Park-1872-1966, Yellowstone National Park, WY, Yellowstone Center for Resources, 2003, p. 120.
  4. ^ Aubrey L. Haines, Yellowstone Place Names-Mirrors of History, Niwot, Colorado, University Press of Colorado, 1996, pp. 179-180, ISBN 0-87081-382-X.
  5. ^ Uncle Tom's Trail, su hikemasters.com. URL consultato il 21 settembre 2017.

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