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Juan De Marchi, nato Giovanni De Marchi (Torino, 10 giugno 1866 – ...), è stato un anarchico italiano. Emigrato da Torino in Cile, svolgeva il mestiere di calzolaio a Valparaíso e fu legato da una profonda amicizia con Salvador Allende, sulla cui formazione politica ebbe una importante influenza.

Indice

BiografiaModifica

Dell'amicizia con Allende è lo stesso uomo politico a fornire testimonianza[1]:

«Quando ero un ragazzo tra i quattordici o quindici anni, dopo avere finito le lezioni al Liceo di Valparaíso andavo da un calzolaio, un anarchico italiano di nome Juan De Marchi, dal quale mi fermavo per scambiare opinioni sulla situazione politica cilena e internazionale. De Marchi aveva allora 63 anni e accettava volentieri di parlare con me di cose della vita, mi prestava dei libri e, inoltre, mi insegnava a giocare a scacchi

Ancora Allende dichiarò al giornalista Régis Debray che De Marchi ebbe una forte influenza sulla sua formazione di adolescente.[2]

De Marchi emigrò in Argentina a ventisei anni, nel 1893. Fin dall'inizio aderì attivamente al movimento anarchico che faceva riferimento al gruppo di Umanità Nova guidato da Pietro Gori ed Errico Malatesta, molto attivi in America Latina. Trasferitosi in Cile, si impegnò sempre nella difesa dei lavoratori e delle persone più umili[3].

De Marchi è citato nel film-documento di Patricio Guzmán intitolato Salvador Allende.

NoteModifica

  1. ^ La testimonianza è riferita dallo scrittore e professore cileno Jaime Massardo nel capitolo Releyendo A Salvador Allende in Investigaciones sobre la historia del marxismo en América Latina; Bravo y Allende Editores, 2001. ISBN 956-7003-70-X, ISBN 978-956-7003-70-9
  2. ^ Le parole testuali di Allende, tratte dal libro Régis Debray, La via cilena: intervista con Salvador Allende, Feltrinelli, 1971.: «Appena finite le lezioni andavo a parlare con questo anarchico che ha avuto davvero molta influenza sulla mia vita di ragazzo. Aveva sessanta, o forse sessantatré anni, e chiacchierava volentieri con me. Mi ha insegnato a giocare a scacchi, mi parlava delle cose della vita e mi prestava libri». La stessa frase è ripetuta nel libro di Patricio Guzmán Salvator Allende - La memoria ostinata;
  3. ^ Ricerca su De Marchi Archiviato il 29 dicembre 2008 in Internet Archive.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica