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L'uomo che incontrò se stesso
Commedia drammatica in due atti
AutoreLuigi Lunari
Titolo originaleIncontro ravvicinato di tipo estremo
Lingua originaleItaliano
Composto nel1995
Prima assoluta10 ottobre 1995
Teatro Libero, Milano, regia di Alberto Ferrari.
Personaggi
  • Michele
  • Michele giovane
  • Gigliola
  • La signora Ottilia
  • Lamberto.
 

L'uomo che incontrò se stesso è una commedia teatrale scritta nel 1995 da Luigi Lunari e tradotta in francese e tedesco.

TramaModifica

È la storia di un uomo, Michele, che scopre come sua moglie, forse stanca di una vita coniugale piatta e banale e delusa dalla sua incapacità di far carriera, lo tradisca con il suo migliore amico. La scoperta avviene in una situazione tragica: quando il classico incidente della stufetta che non funziona sorprende i due amanti nello squallido monolocale che è sede dei loro incontri. Ma tutto questo è solo un lontano antefatto. La commedia è ambientata in un'isola immaginaria dove la realtà quotidiana si incontra con l'Aldilà. Sono passati molti anni; e Michele, che dopo il tragico incidente si è trasformato in un uomo di successo ed ha raggiunto potere e ricchezza, "vive" ora in una sorta di limbo dove incontra se stesso giovane, insieme alla moglie Gigliola, alla suocera signora Ottilia, e al suo migliore amico, Lamberto. È il giorno in cui Gigliola è destinata a morire, e Michele fa di tutto per convincere il se stesso giovane ad aprire gli occhi, e la giovane moglie a ravvedersi... Ma è possibile cambiare il corso di un evento che già si è verificato? È questa - forse - la condanna di Michele, che a suo tempo gli occhi non ha saputo aprirli: rivivere ogni giorno la possibilità illusoria di poter cambiare quel che è stato, ogni giorno fallire, ogni giorno sperare che il giorno dopo le cose andranno in modo diverso...

Altri allestimentiModifica

  • Catania, Teatro Brancati, 19 marzo 2009. Regia di Romano Bernardl, protagonista Romano Bernardi.
  • Merano, Compagnia Teatro Amico, marzo 2015. Regia di Alfred Holzner, protagonista Sergio Feller.

La criticaModifica

Tra Beckett e Pirandello. Lo spunto, trafugato ad Antonelli, si veste nella commedia dell'autore milanese di vesti assai diverse. Non solo per la durata e per il numero dei personaggi (che scende dai venti e passa di Antonelli a cinque) ma anche e soprattutto per le pretese sentimentali e culturali di cui si ammanta. Pretese che appaiono giustificate in uno spettacolo che funziona, tutto giocato com'è tra il paradosso e un senso lieve di malinconia.
(L'Arena, di Verona. 3 dicembre 1995)

Come nella favola visionaria di Antonelli anche nei due tempi di Lunari l'intento di Michele è quello di cambiare il corso degli eventi. Il ricalco tematico del lontano apologo si arresta qui, giacché Lunari ben altrimenti sviluppa non tanto la successione degli eventi, quanto le concatenazioni logiche, utilizzando un ben diverso tessuto linguistico. (...) Come nella fortunata "Tre sull'altalena" anche in quest'altra sua pièce Lunari affronta il tema della morte opponendo all'ineluttabilità della storia un impianto dialogico in cui convergono aforismi, divagazioni filosofiche, persino battute prese in prestito dal prediletto Shakespeare.
(Il Giornale, Milano, 19 ottobre 1995)

Molto più semplice, più divertente e al tempo stesso più drammaticamente intensa di quanto si riesca a raccontarla.
Cristiana, Milano, ottobre 1995)

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