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La legge La Pergola – Legge 9 marzo 1989, n. 86 – è un importante atto normativo nell'ambito dell'ordinamento giuridico italiano, così detta dal Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie proponente del tempo, Antonio La Pergola.

È stata abrogata e sostituita dalla legge Buttiglione (legge 4 febbraio 2005 n. 11), che ha riprodotto numerose norme della legge del 1989, ed ha adeguato la legislazione in materia comunitaria alla legge Cost. n. 3/2001, ed ha infine istituito il CIACE (Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei). Peraltro, la stessa legge Buttiglione è stata, da ultimo, sostituita con la legge 24 dicembre 2012, n. 234, Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea.

Caratteristiche e contenutoModifica

Essa di fatto ha segnato un sensibile cambiamento a livello sostanziale della ricezione, in Italia, degli atti normativi dell'Unione europea, in particolar modo le direttive. Prima dell'emanazione di tale norma, l'Italia, era uno degli stati più lenti nel recepire le prescrizioni comunitarie.

La legge istituì un meccanismo annuale, con il quale il Parlamento italiano è tutt'oggi tenuto ad approvare una legge comunitaria contenente provvedimenti volti a conformare l'ordinamento italiano agli obblighi comunitari sorti nell'anno in questione, quindi regolamenti, direttive, decisioni e raccomandazioni CECA, ma anche obblighi derivati da sentenze della Corte di giustizia europea.

Procedimento di attuazioneModifica

Erano previsti tre metodi per attuare il meccanismo di cui sopra.

1. Attuazione diretta: è la stessa legge comunitaria che abroga o modifica le disposizioni contrastanti con il diritto comunitario. È il procedimento più macchinoso e lento, in quanto richiede la deliberazione delle camere, e pertanto viene usato per adempimenti puntuali o di definizione legislativa o in casi di urgenza. Viene così disposto:

«disposizioni modificative o abrogative di vigenti norme di attuazione di direttive comunitarie che costituiscono oggetto di procedure di infrazione avviate dalla Commissione delle Comunità europee nei confronti dell'Italia»

(Legge 9 marzo 1989, n. 86, art. 3 a-bis)

2. Attuazione con delega: molte volte la disciplina viene delegata con decreto legislativo all'iniziativa del Governo, come previsto dalla lettera b dello stesso art. 3 della legge. I criteri di delega sono stati fissati dalla legge comunitaria 2001.

3. Attuazione in via regolamentare: è l'elemento di maggior rilievo introdotto dalla legge, oltre che lo strumento più diffuso di attuazione. Con tale soluzione, si snellì e facilitò il procedimento e allo stesso tempo favorì quel necessario processo di delegificazione tanto auspicato dal mondo politico e giuridico. I regolamenti chiamati in causa, avendo delega di legge, hanno anche la capacità di abrogare norme di rango superiore.

Così previsto:

«[la legge comunitaria può contenere] l'autorizzazione al Governo ad attuare in via regolamentare le direttive o le raccomandazioni CECA a norma della art. 4»

(Legge 9 marzo 1989, n. 86, art. 3-c)

«[Il Governo può essere autorizzato ad utilizzare tale metodo anche] nelle materie già disciplinate con legge, ma non riservate alla legge»

(Legge 9 marzo 1989, n. 86, art. 4)

Nella legge era disciplinata anche l'iniziativa delle regioni, che possono attuare il diritto comunitario immediatamente tanto nelle materie a competenza esclusiva tanto in quella concorrente. Lo Stato ha la facoltà di intervenire, secondo l'art. 11, indipendentemente dalle competenze, nel caso in cui non ci sia l'adempimento da parte dell'ente subordinato.

Voci correlateModifica