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I livelli di allerta vulcanica si utilizzano per segnalare sinteticamente, attraverso un colore o un termine, le eventuali condizioni di perturbazione (unrest) geochimica e geofisica [1] che potrebbero caratterizzare un distretto vulcanico o un apparato in particolare. Le valutazioni sono frutto di comparazione dei dati di monitoraggio acquisiti in continuo, che a loro volta devono essere valutati dai centri di competenza e dalla Commissione Grandi Rischi - sezione rischio vulcanico.

Livelli di allertaModifica

Usando una schematizzazione di tipo semaforica, adottata anche dalla protezione civile italiana, si distinguono quattro livelli di allerta caratterizzati da un colore: verde, giallo, arancione e rosso [2].

  1. Il livello di allerta base (verde), è quello che generalmente contraddistingue lo stato di quiete del vulcano. In questa fase la possibilità che il vulcano erutti è bassa ma non assente.
  2. Il livello di allerta attenzione (giallo), indica che alcuni parametri geofisici e geochimici presentano anomalie o concatenamenti al rialzo impossibili da decifrare, e per tale motivo potrebbe essere necessario accentuare le attività di monitoraggio del vulcano.
  3. Il livello di allerta preallarme (arancione), contrassegna un'ulteriore variazione dei parametri controllati del vulcano verso una condizione di unrest limite.
  4. Il livello di allerta allarme (rosso), indica che tutti i parametri fino a quel momento monitorati, lasciano ritenere che sono in corso dinamiche pre eruttive. L’eruzione è molto probabile che avvenga.

Classificazione neozelandeseModifica

In Nuova Zelanda è implementato un sistema di allerta suddiviso in 6 livelli, numerati da 0 a 5 [3]

0: Quiete vulcanica (No volcanic unrest)
1: segni di attività vulcanica (Minor volcanic unrest)
2: attività vulcanica da moderata ad evidente (Moderate to heightened volcanic unrest)
3: piccole eruzioni (Minor volcanic eruption)
4: eruzioni modeste (Moderate volcanic eruption)
5: eruzioni vulcaniche di maggior entità (Major volcanic eruption)

Utilizzo dei livelli di allertaModifica

I livelli di allerta vulcanica segnalano una eventuale progressione delle dinamiche interne di un vulcano a prescindere dal tipo di eruzione che non è possibile individuare in anticipo. Infatti, il sistema di allerta neozelandese si differenzia dal nostro perché include specifiche sull’intensità eruttiva che non è possibile cogliere dai valori strumentali. In altre parole, in Nuova Zelanda il concetto di allerta viene mantenuto anche durante l’eruzione, e quindi è possibile classificarla a posteriori con le dimensioni del fenomeno.

Un ulteriore elemento da tenere in debita considerazione, è che il passaggio di stato da un livello di allerta all'altro non ha logiche progressive aritmetiche a proposito degli intervalli di tempo. In altre parole, un livello di allerta vulcanica può permanere per anni oppure per un periodo talmente breve da saltare letteralmente un "colore". I livelli di allerta possono anche caratterizzarsi per una decrescita, che in genere è piuttosto lenta.

Nel valutare questi livelli occorre anche considerare l'indeterminatezza che regola la materia della previsione vulcanica: tutte le stime eruttive sono di taglio probabilistico, e in nessun caso possono raggiungere valori deterministici che sono dati solo dalla effettiva ripresa eruttiva. I rischi previsionali quindi, possono comprendere il mancato allarme e il falso allarme.

I livelli di allerta caratterizzano quindi l’attività di un vulcano a fronte di un pericolo eruttivo che può essere effusivo, misto o esplosivo.

 
Tavola ad oggetto i livelli di allerta vulcanica utilizzati in Italia.

Il rischio vulcanico subentra quando i fenomeni legati a un'eruzione, possono investire un certo territorio (zona rossa), comprendente un certo numero di abitanti o di beni, che nella loro interezza formano il valore esposto al pericolo eruttivo.

Nella difesa dal pericolo vulcanico, ogni livello di allerta scientifica ha un suo corrispettivo operativo chiamato fase. I piani di emergenza che si elaborano per proteggere i residenti delle zone rosse, spesso includono un piano di evacuazione. Molto dipende dalla storia eruttiva del vulcano in esame, e dall'eruzione di riferimento adottata per circoscrivere le zone a rischio; quindi, partendo da questi due dati, si elaborano i piani di salvaguardia. Il rischio vulcanico dipende dal tipo di eruzione attesa e dalla quantizzazione del valore esposto alle fenomenologie vulcaniche. Un vulcano collocato al centro di un deserto ad esempio, rappresenta, in assenza di popolazione, un pericolo ma non un rischio. Di contro, un vulcano come il Vesuvio ma anche i Campi Flegrei, sono straordinariamente rischiosi perché possono produrre eruzioni esplosive in un contesto territoriale metropolitano, che conta circa 3.000.000 di abitanti. In questi due casi allora, atteso che sussiste il pericolo che si formino colate piroclastiche, il piano di evacuazione è esso stesso piano di emergenza, perché non ci sono strategie difensive diverse dall'evacuazione preventiva.

NoteModifica

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