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Luis Alfredo Garavito

omicida seriale colombiano
Luis Alfredo Garavito Cubillos
SoprannomiLa Bestia, Tribilin ("Pippo"), El Loco, El Prete
NascitaGénova, 25 gennaio 1957
Vittime accertate140-172
Vittime sospettate200+
Periodo omicidi1992-inizio del 1999
Luoghi colpitiColombia, presumibilmente Ecuador
Metodi uccisioneAccoltellamento, taglio della gola, decapitazione, mutilazione
Altri criminiAbuso di alcol, adescamento di ragazzi e minorenni, stupro, tentato omicidio
ArrestoVillavicencio, 22 aprile 1999
Provvedimenti22 anni di carcere
Periodo detenzione1999 circa

Luis Alfredo Garavito Cubillos, conosciuto come la Bestia (Génova, 25 gennaio 1957), è un serial killer colombiano fortemente sospettato di 200 o 300 omicidi, di cui almeno 140 accertati; la media delle autorità è di 172.

È uno dei maggiori serial killer della Colombia insieme con Pedro Alonso López e Daniel Barbosa.

Indice

Le originiModifica

Garavito, come tanti altri serial killer, ebbe un'infanzia piuttosto difficile: il padre, un uomo rude e violento, lo picchiava per una qualunque sciocchezza commessa e inoltre dovette sopportare alcuni abusi compiuti dai vicini. L'educazione che ricevette fu scarsa: infatti sapeva a malapena leggere e scrivere.

Dopo l'infanzia sviluppò, probabilmente a causa delle umiliazioni subite, tendenze all'alcolismo, al suicidio e alla perversione sessuale (specialmente alla pedofilia). Gli eccessi di alcool e la depressione gli costarono un periodo di ricovero. A 16 anni abbandonò la casa dei genitori per trovare un lavoro e tirare avanti con il minimo necessario: diventò così un venditore ambulante di piccoli gadget religiosi. Intanto i suoi problemi di alcolismo e pedofilia non accennavano a diminuire.

Furia omicidaModifica

Nel 1992, all'età di 35 anni, Garavito, non riuscendo più a trattenere i suoi istinti feroci, incomincia un periodo di violenze che durerà circa otto anni, fino al 1999. Il suo modus operandi, quasi identico per tutti gli omicidi, era il seguente: assumeva, spesso travestendosi, false identità (un venditore ambulante, un mendicante in cerca di elemosina, un disabile in cerca di aiuto o un assistente umanitario); con un pretesto avvicinava le vittime designate e, dopo averle portate in un luogo appartato e deserto, le assaliva con un machete (un grosso coltello usato per disboscare), le uccideva e le decapitava.

Tutte le sue vittime erano bambini di età compresa tra gli 8 e 13 anni, eccetto tre ragazzi di 16. I loro cadaveri, ridotti quasi a scheletri, venivano trovati diverso tempo dopo sottoterra, spesso seppelliti congiuntamente in fosse comuni: se ne trovarono in tutto alcune decine. Garavito era camaleontico: infatti non venne mai fermato o arrestato durante questo periodo grazie al suo abilissimo modus operandi. Nonostante in Colombia l'omicidio non faccia normalmente notizia[1], si iniziò a parlare di una Bestia che si aggirava per lo stato seminando il terrore tra la popolazione.

La fineModifica

Luis Alfredo Garavito venne arrestato a Villavicencio il 22 aprile 1999 a seguito di un tentativo fallito di stupro ai danni di un bambino. Portato davanti a un investigatore, dopo una prima resistenza scoppiò in un pianto dirotto e confessò senza sosta 172 omicidi; diede ai poliziotti numerose informazioni su dove trovare i corpi e sul suo modo di agire. L'interrogatorio durò sette ore: a seguito di ciò la polizia lo ritenne fortemente sospettato di oltre 200 omicidi. Dopo ventotto processi venne giudicato colpevole di 138 omicidi dei 172/300 che gli erano stati attribuiti.

Non gli venne riconosciuta l'insanità mentale (nonostante le sue tendenze pedofile, l'alcolismo cronico, le tendenze suicide e l'elevato numero delle uccisioni) per cui fu dichiarato capace di intendere e di volere e accumulò un totale di condanne a 1.853 anni di carcere, che furono successivamente scalati a 22[2]. Infatti, secondo le leggi colombiane, un carcerato non può restare in cella per più di 30 anni; inoltre ottenne una riduzione di 8 anni perché si era offerto di aiutare gli agenti: il totale della pena inflitta è quindi di 22 anni, ma potrebbe essere rilasciato in anticipo per "buona condotta".

La prigioniaModifica

Luis Alfredo Garavito sta tuttora scontando la pena. Per paura che venga linciato dagli altri detenuti, è rinchiuso in una cella d'isolamento, separato dagli altri. Secondo testimonianze delle guardie e del direttore del carcere, Garavito ha un comportamento molto gentile ed educato, cosa che ha meravigliato le guardie. Ha fatto sapere che si è pentito delle sue azioni e che, una volta fuori dal carcere, ha intenzione di "aiutare i bambini che sono stati vittime di abusi"; tuttavia, considerati i fatti, ciò appare improbabile.

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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