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Macrobio Plotino Eustazio (latino: Macrobius Plotinus Eustathius) fu un politico romano, praefectus urbi di Roma nel 461/5, probabilmente figlio dello scrittore Ambrogio Teodosio Macrobio.

IdentificazioneModifica

Delle tessere bronzee quadrate con iscrizioni in argento e di provenienza ignota[1] attestano l'esistenza di un praefectus urbi di nome Plotinus Eustathius nel periodo in cui Ricimero tenne il rango di patricius, ovvero tra il 457 (anno in cui gli fu conferito) e il 472 (anno in cui morì).[2]

È stata spesso proposta la sua identificazione con l'Eustazio figlio di Macrobio,[2] a cui l'autore dedicò sia i Saturnalia sia i Commentarii in Somnium Scipionis;[3] il fatto che Macrobio considerasse Plotino il più grande filosofo insieme a Platone rende verosimile che suo figlio avesse ricevuto il nome di Plotino.[3]

La scoperta di una nuova iscrizione proveniente da Roma, in cui il nome del praefectus è dato come Macrobio Plotino Eustazio, ha dato nuova forza a questa ipotesi; se la dedica di Macrobio padre fosse stata vergata negli anni 430 per un figlio ancora bambino, il Macrobio praefectus urbi avrebbe potuto avere quarant'anni negli anni 460 e dunque essere dell'età giusta per tenere quella magistratura. Inoltre avrebbe potuto avere un figlio, Macrobio Plotino Eudossio, che negli anni 480 fosse ventenne e amico di quel Quinto Aurelio Memmio Simmaco console del 485 con cui Plotino Eudossio revisionò il testo del Commentarium del nonno Ambrogio Teodosio.[3] La nuova iscrizione attesta che Macrobio Plotino Eustazio si occupò di spostare a proprie spese delle statue antiche da luoghi ormai desolati e nascosti in zone più in evidenza.[3]

NoteModifica

  1. ^ CIL X, 8072,04 = CIL XV, 7109
  2. ^ a b PLRE.
  3. ^ a b c d Cameron.

BibliografiaModifica

  • «Plotinus Eustathius 13», PLRE II, p. 436.
  • Alan Cameron, The Last Pagans of Rome, Oxford University Press, 2010, pp. 238–9.