Magistero della Chiesa cattolica

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Con il termine magistero della Chiesa, la Chiesa cattolica indica il proprio insegnamento, con il quale essa conserva e trasmette attraverso i secoli il deposito della fede, ovvero la dottrina rivelata agli apostoli da Gesù.

Il magistero comprende non solo il deposito della fede ma anche quello che dal deposito si deriva e che serve per conservarlo, così come quello che implica la fede e la morale.

Tipologie modifica

Il magistero può essere ordinario o straordinario. All'interno di queste due distinzioni si distinguono ulteriori due sottotitologie di magisteri.[1] Il magistero ordinario è suddiviso in magistero ordinario e autentico e in magistero ordinario e universale. Il magistero ordinario e autentico è così chiamato perché comunque si intende assistito dallo Spirito Santo, sebbene non dogmatico e per sé fallibile:[2] ad esso appartengono ad esempio le esortazioni apostoliche oppure i provvedimenti disciplinari di un papa o di un vescovo nei confronti di singoli oppure entità collettive. Il magistero ordinario e universale è provvisto del carisma certo di verità e indica quelle formulazioni che hanno ricevuto il consenso dei vescovi, sebbene non radunati in un concilio e dispersi nelle loro sedi episcopali, in unità col Papa. Ne sono esempi: la Ordinario sacerdotalis e il divieto perenne del sacerdozio femminile, l'Humanae vitae e la non liceità della contraccezione, l'Evangelium vitae e la non liceità dell'aborto. L'espressione "Magistero ordinario e universale è menzionata esplicitamente dalla Evangelium vitae (nn. 57 e 62). Sempre Giovanni Paolo II dichiarò che anche l'Humanae vitae apparteneva a questo tipo di magistero.[3] Invece, il dogma di Maria avvocata di giustizia, mediatrice di ogni grazia e corredentrice di salvezza non appartiene al Magistero ordinario e universale perché, malgrado le firme di vari cardinali e più di 500 vescovi, è stato giudicato più che negativamente da papa Francesco.[4]

Il magistero straordinario, oltre a quello ex cathedra che compete esclusivamente al Sommo Pontefice, include i concili di tipo ecumenico e le loro deliberazioni assunte dalla maggioranza dei Vescovi presenti in comunione col Papa.[5] Il Magistero straordinario non include i concili di tipo pastorale, vale a dire quelli che non aggiungono nuovi dogmi alla dottrina.

In merito al Magistero ordinario e universale, nonché ai concili ecumenici, la Lumen Gentium afferma:

«[...] Quantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell'infallibilità, quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo. La cosa è ancora più manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l'ossequio della fede. [...]»

Ogni fedele cattolico è moralmente obbligato ad assentire e a credere sia alle dichiarazioni proposte dal magistero straordinario, sia a quelle proposte dal magistero ordinario. Tale assenso, che riguarda sempre argomenti di Fede e Morale, non va riferito esclusivamente a quelle dottrine che sono proposte dal magistero come divinamente rivelate (cioè contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizione), ma si deve estendere anche a tutte quelle dottrine cattoliche che non sono state ancora proposte come divinamente rivelate. Tutto questo è stato dettagliatamente spiegato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.[6]

Il magistero ordinario è la modalità normale con cui la Chiesa comunica il suo insegnamento: esso si può esercitare tramite encicliche, lettere pastorali, altri atti scritti, o attraverso la predicazione orale da parte del papa e dei vescovi, quando questi sono uniti al papa.

Il magistero straordinario, invece, consiste in un pronunciamento ex cathedra del papa, che definisce una verità di fede di natura dogmatica secondo le forme dettate dal dogma dell'infallibilità papale o in alcuni tipi di pronunciamenti dei concili ecumenici quali le costituzioni dogmatiche. Le dichiarazioni conciliari, come la Nostra aetate, sono invece documenti appartenenti al magistero ordinario.

Inoltre, san Tommaso d'Aquino distingueva fra un magisterium cathedrae pastoralis ("magistero della cattedra pastorale", proprio di sacerdoti e vescovi) e un magisterium cathedrae magisteralis ("magistero della cattedra magistrale", proprio dei magister docenti di teologia, gli odierni teologi anche laici).[7] Il vescovo era il grado più alto del magisterium cathedrae pastoralis al cui vertice sta il Vescovo di Roma, successore di Pietro.

Note modifica

  1. ^ Custodire, approfondire e trasmettere la Rivelazione - Il testo del video, su lanuovabq.it. URL consultato il 16 maggio 2024.
  2. ^ Teodicea deviata nella Spe Salvi - Studio del Prof. Enrico Maria Radaelli, su www.unavox.it. URL consultato il 16 maggio 2024.
  3. ^ ACI Prensa, Reacting to pontifical academy, theologian says teaching of Humanae vitae can't change, su thebostonpilot.com, 9 agosto 2022.
  4. ^ ZENIT - Cardinals' Letter Promoting Marian Dogma, su zenit.org. URL consultato il 9 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2008).. Per avere un riferimento, al Concilio di Nicea erano presenti 300 vescovi.
  5. ^ Giuseppe Tanzella-Nitti, La Rivelazione e la sua credibilità , Edusc, 2016, p. 253. ISBN 978-88-8333-573-0
  6. ^ Congregazione per la Dottrina della Fede - Nota Dottrinale illustrativa Professio Fidei, 1998 - Paragrafo 6
  7. ^ Commissione Teologica Internazionale, La teologia oggi: prospettive, principi e criteri, su vatican.va, 2012. (n. 39)

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