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Marco Dino Rossi (Genova, 1922Sanremo, 10 settembre 1944) è stato un partigiano italiano, medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

BiografiaModifica

Al momento dell'armistizio era ufficiale di complemento in artiglieria. Decise subito di entrare nella Resistenza e si aggregò ai partigiani della II Divisione Garibaldi "F. Coscione", operante in Liguria. Rossi, che si era distinto in azioni di guerriglia a Castel Vittorio e a Pigna, fu nominato capo di stato maggiore della formazione. Nell'agosto del 1944, il giovane ufficiale - che aveva assunto come nome di battaglia quello di "Fuoco" - fu incaricato di svolgere una missione in Francia, per accertarsi se gli Alleati fossero riusciti a prendere Mentone.

Il 18 agosto, da Pigna (Imperia) si diresse in bicicletta verso la costa, ma al ponte di Bonda fu catturato dai tedeschi e trasportato a Sanremo. Qui le SS lo rinchiusero nella loro base di Palazzo Vascian e per giorni e giorni lo sottoposero ad ogni genere di sevizie. Anche la promessa di risparmiargli la vita non servì ad ottenere da Rossi informazioni sui reparti partigiani. Condannato a morte, il giovane fu portato di fronte al plotone d'esecuzione. Cadde gridando: "Viva l'Italia!"

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Entrava nelle file partigiane distinguendosi per capacità e ardire e partecipando a numerosi, duri combattimenti. Nel corso di una di queste azioni, alla testa di alcuni commilitoni, incurante del pericolo, si slanciava contro una forte colonna avversaria che aveva travolto un posto avanzato partigiano. Nell'impari lotta, circondato, resisteva intrepido fino all'ultima cartuccia infliggendo al nemico dure perdite. Catturato e sottoposto a torture e sevizie, malgrado la promessa di avere salva la vita, nulla rivelava che potesse tradire commilitoni e reparti partigiani. Condannato a morte, immolava la sua esistenza alla causa della libertà gridando fieramente: «Viva l'Italia».»
— Pigna (Imperia), 2 settembre 1944 - Imperia, 10 settembre 1944[1].

NoteModifica

  1. ^ Marco Dino Rossi, su Quirinale.it. URL consultato il 20 novembre 2018.

BibliografiaModifica