Marrana

tipo di corso d'acqua

Con il termine marrana (o marana) vengono indicati, soprattutto nella campagna romana (o nel Tavoliere delle Puglie), i fossi e i piccoli corsi d'acqua che attraversano zone suburbane, o comunque territori non montani.

L'Almone nella Valle della Caffarella (1986)

Il termine sembra derivi da Ager maranus, zona nei pressi della via Appia, dove scorreva (e in parte scorre tuttora) il fosso dell'Acqua Mariana. Per estensione la parola passò poi a indicare tutti i fossi romani.[senza fonte]

Le marrane romane modifica

Le principali marrane romane sono:

Altre marrane minori, che prendono generalmente il nome dalle zone in cui sorgono sono: la marrana di Val Melaina, la marrana di Settecamini, la marrana dell'acqua vergine, la marrana di Lunghezza, la marrana di San Vittorino.

 
Il fosso delle tre Madonne fuori Porta San Giovanni nell'attuale via Sannio in una foto del 1868

Alcune marrane sono state interrate nel secolo scorso durante i lavori di sviluppo urbanistico che poco spazio hanno lasciato all'originaria idrografia della città (marrana del Fosso di S. Agnese[1], marrana di Centocelle, marrana di Bravetta, marrana di Casal de' Pazzi, la marrana del Mandrione, la marrana di Torre Angela)[2].

Le marane del Tavoliere modifica

Analogamente a quanto avviene nella Campagna romana, nel Tavoliere delle Puglie, per marana si intende un fosso o ruscello derivante dall'affioramento di una falda freatica locale (diversamente dai fiumi e torrenti, che invece discendono dall'Appennino campano o dalle sue propaggini, costituite dai Monti della Daunia).[3]

Note modifica

  1. ^ Fosso di Sant’Agnese, su roma2pass.it.
  2. ^ academia.edu, https://www.academia.edu/4371384/L_acqua_Crabra_un_fiume_scomparso._Vicende_del_confine_naturale_tra_Roma_e_la_Civitas_Tusculana.
  3. ^ Giuliano Volpe, La Daunia nell'età della romanizzazione: paesaggio agrario, produzione, scambi, Edipuglia, 1990, p. 19, ISBN 9788872280614.

Bibliografia modifica

  • Bruno Rizzi, Roma cento anni fa, nelle foto della raccolta Parker, Edizioni Quasar Roma 1975
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